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Final Fantasy VI – Dal Peggiore al Migliore #9

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando legga qui. La classifica completa:

  1. FFI
  2. FFIII
  3. FFV
  4. FFII
  5. FFIX
  6. FFVII
  7. FFIV
  8. FFVIII
  9. FFVI

 

Final Fantasy VI, o FFVI, è il mio gioco preferito di tutti i tempi ed è anche il miglior capitolo tra i primi 9 della saga, se non forse il miglior Final Fantasy in assoluto dopo il solo Lost Odyssey.

Il mio stesso nickname su praticamente ogni piattaforma incluso Nerdando viene da qui, ogni ambientazione di D&D che abbia mai creato ha sempre avuto una Narshe ed il mio sfondo da quando avevo 13 anni è uno screenshot del gioco. Questo per dire che, per chi mi conosce, vederlo qui in cima non sarà una sorpresa.

Rispetto ad FFVII ed FFVIII non ha riscosso il successo commerciale dovuto alla Play Station ed alla grafica 3d, ma è comunque considerato da molti come il migliore mai fatto. Tuttavia, come ho già avuto modo di dire per Final Fantasy VII, non considero il giudizio popolare o il numero di copie vendute come un indicatore del valore di un gioco (o quasi qualunque altra cosa, a dirla tutta).

Sono tanti i fattori che mi portano a considerare FFVI come il migliore di tutti e li spiegherò abbondantemente nelle prossime sezioni. Prima però, come al solito vorrei fare una premessa: come ho detto, FFVI è il mio gioco preferito, quello che sceglierei senza un attimo di esitazione se mi rimanesse una settimana da vivere.

Eppure, nel momento in cui mi accingevo ad iniziare questa serie di articoli ho messo da parte ogni sentimentalismo ed ho cercato in maniera più oggettiva possibile di valutarlo, confrontandolo con gli altri, ben sapendo che, sebbene fossero giochi che avessi adorato, mancavano di quel legame speciale.

Il risultato è stato quello che vedete ed anzi, ad ogni articolo, ad ogni ripasso di trama ed analisi di pregi e difetti del gioco in esame, mi rendevo conto di quanto FFVI fosse inequivocabilmente il migliore, al contrario di FFVII, FFIV ed FFVIII, sui quali ho dovuto ponderare a lungo sull’ordine che volevo dare, in quanto nessuno spiccava chiaramente sugli altri.

Con questo non voglio dire che sia un gioco perfetto e nei vari articoli precedenti ho già elencato vari aspetti che meritavano il primo posto in altri giochi (le musiche in FFVIII per fare un esempio), ma solo che il difetto significativo che ci trovo è essenzialmente solo uno e non è nemmeno eccessivamente rilevante rispetto a quelli che ho trovato in altri capitoli. Tutto il resto, se non è il migliore è comunque a quel livello.

Al solito, le premesse si dilungano troppo, perdonatemi. Lanciamoci invece nell’analisi del gioco e lasciate che vi spieghi che meraviglia FFVI sia.

Per precisione, la versione di cui parlerò è quella per Super Famicon, o SNES che dir si voglia.

Trama [5/5]

La storia di FFVI più che di ogni altro Final Fantasy si può spaccare in due parti, con ambientazioni, atmosfere ed obiettivi diverse (e secondo alcuni anche protagoniste differenti, ma questa è una visione con cui non sono d’accordo, come spiegherò nella prossima sezione).

Nel World of Balance abbiamo una trama più classica per un Final Fantasy, con il gruppo di eroi che deve salvare il mondo, combattendo contro un nemico immensamente più potente. Nel World of Ruin invece ci ritroviamo nell’insolita situazione degli eroi che hanno fallito e che ora devono ritrovare la speranza e salvare il salvabile.

A connettere le due metà ci sono le parole che Kefka proferisce prima del combattimento finale e che sono anche nel video iniziale della versione per Play Station: perché vivere se tanto tutto verrà distrutto e morirà?

La necessità di trovare una motivazione per continuare a vivere è infatti il tema principale, sviscerato magistralmente nelle vicende di ogni personaggio. Ogni membro del cast infatti, con l’eccezione dei tre personaggi opzionali, dovrà confrontarsi o con il proprio passato tragico o con gli avvenimenti della storia stessa e dovrà capire perché ha senso andare avanti nonostante tutto.

Nella parte del World of Balance, nonostante i protagonisti si battano per salvare il mondo, non trovano quelle risposte che cercano. In una visione del tutto opposta a quella di vari altri Final Fantasy e di molte altre storie infatti, in FFVI il combattere per un bene superiore non può essere abbastanza per colmare il vuoto che alcune perdite hanno lasciato in alcuni questi personaggi.

Questa tematica è portata fino alle estreme conseguenze, con quelli sono gli unici casi di suicidio di tutti i Final Fantasy: prima quello tentato di Celes, quando la rassegnazione la coglie perché non solo ha fallito a salvare il mondo, ma ha anche perso tutti quelli accanto a lei, finendo in un pozzo di disperazione che verrà superata solo dalla speranza che Locke (e quindi anche tutti gli altri) possa essere sopravvissuto.

Poi c’è quello di Shadow, per certi versi il più emblematico dell’approccio più cinico che FFVI ha alla storia. Shadow infatti sceglie di lasciarsi morire dopo che Kefka è sconfitto, quando in teoria il mondo si è salvato, una scelta opposta a quella che stava compiendo nello stesso momento Terra, che guidata dall’amore per gli orfani ritrova la forma umana ed un futuro.

Prende questa strada perché sente che non può esserci redenzione per uno come lui, che ha “ucciso i propri sentimenti” e che, schiacciato dal senso di colpa, quella ragione per vivere non l’ha mai ritrovata. Tra l’altro, trovo che dargli questa fine, che piaccia o meno, sia stata una scelta estremamente coraggiosa, laddove in quasi qualunque altro gioco avrebbe continuato a vivere per Relm, che così invece non scopre nemmeno mai che Shadow era suo padre.

Un’altra tematica importante è quella della guerra, che in FFVI ha una prospettiva simile, seppur diversa a quella di FFIX. In entrambi i giochi infatti, armi ancestrali (la magia in uno, le evocazioni nell’altro) usate in passato e che hanno portato quasi all’annientamento del mondo, sono state sigillate “per sempre”.

In FFVI più che mai, con l’introduzione sull’umanità che ripete gli errori del passato, possiamo individuare la metafora tra quelle armi e le armi nucleari del nostro mondo. Non a caso, quando Kefka le utilizza, ci ritroviamo in una sorta di mondo post-apocalisse nucleare.

Fino ad ora mi sono focalizzato sul lato più filosofico della storia, ma questo non deve sminuire quello più pratico. La trama di FFVI è infatti favolosa ed è un continuo di emozioni, oltre che estremamente divertente ed unica.

Nel World of Balance abbiamo i ribelli che combattono un impero molto più forte di loro, i protagonisti che vanno in giro per il mondo e, sebbene non riescano a salvare tutti, rallentano l’avanzata del nemico.

Nonostante un’idea di base piuttosto standard, lo svolgimento è entusiasmante, con momenti emozionanti come l’addio di Cyan alla sua famiglia e sconvolgenti, come la serie di tradimenti all’interno dell’Impero.

Durante questa prima parte, non solo non abbiamo mai la situazione del “vai nel dungeon x a prendere y” che criticavo in altri capitoli, ma al contrario abbiamo una trama che si sviluppa benissimo sul nucleo principale, dando l’occasione al giocatore di fare un sacco di cose diverse, come le missioni più stealth di Locke o la difesa del castello di Cyan o di Narshe.

In tal senso, è l’unico oltre a FFVIII a proporre dei passaggi di questo tipo, in cui il party non deve semplicemente andare dal punto A al punto B sconfiggendo un sacco di mostri ed un boss alla fine. In ogni passaggio poi, vi è l’intervento di Kefka, sempre presente con i suoi intrighi e la sua malvagità, rappresentazione della parte peggiore dell’Impero.

Il build-up del World of Balance è fatto così bene che, agli occhi di giocatori ignari che provano FFVI per la prima volta senza saperne niente, il continente volante altro non è che il dungeon finale. Ricordo che per me fu esattamente così ed ero pronto a combattere l’Imperatore e Kefka, finendo invece del tutto a bocca aperta quando invece il party essenzialmente fallisce.

Nel World of Ruin invece, più che un’avventura, abbiamo una lunga ricerca: Celes deve ritrovare i suoi compagni per prepararsi al confronto finale con Kefka, una metafora di quella ricerca della speranza e della ragione per vivere rappresentata dagli altri per rimuovere definitivamente l’ombra che occlude il suo cuore.

Tuttavia, in molti casi l’esplorazione del mondo post-apocalittico non è un semplice riunire la band come Jake ed Elwood, ma mostra tutte le conseguenze che l’ascesa di Kefka a divinità ha causato, oltre alle resistenze di alcuni membri a tornare nel party.

Dal punto di vista meramente del gioco, questa parte è più banale e più in linea con tutti gli altri Final Fantasy. Ha anche però dei momenti commoventi, come la resurrezione di Rachel e l’esplorazione dei sogni di Cyan.

Il dungeon finale, quello vero, ha dalla sua una delle caratteristiche uniche di FFVI, ovvero la possibilità di usare diversi party contemporaneamente (una di quelle cose che non ho mai capito perché è stata abbandonata quasi del tutto nei giochi successivi), ma oltre a questo non è nulla di speciale.

Quanto al finale in sé: lo scorrimento con la specie di titoli di coda, che ci mostra un frammento di ogni personaggio mentre in sottofondo possiamo sentire il suo tema è la sequenza finale migliore mai fatta in un videogioco. Chiariamoci: non intendo il finale migliore in sé. Anche perché, la conclusione di FFVI, per quanto giusta e sensata, è abbastanza “piatta”, nel senso che non c’è nessuna rivelazione o esito in dubbio, oltre alla sopravvivenza di Terra.

Tuttavia c’è qualcosa di magico in quella sequenza seppia, che nonostante abbia visto e rivisto decine di volte, mi prende il cuore come fosse la prima ad ogni singola volta che premo play.

Personaggi [5/5]

Il motivo per cui quel finale mi prende così tanto è per quello che è indubbiamente l’aspetto in cui FFVI surclassa qualunque altro Final Fantasy e forse qualunque altro gioco, ovvero il cast dei protagonisti.

Nel parlarne, sento prima di tutto il bisogno di chiarire una cosa che troppo spesso viene confusa quando si parla di FFVI, ovvero chi sia il protagonista.

La risposta che viene data di solito è Terra, che è anche quella presente in Dissidia. Io per anni ho sostenuto che fosse un’assurdità e che al massimo Terra potesse essere la protagonista del World of Balance, mentre quella del World of Ruin è Celes. Prima di spiegare perché anche questa visione è errata, vediamo però perché solitamente si crea questa confusione.

Innanzitutto ogni Final Fantasy con un cast ben definito ha anche un protagonista chiaro (FFV è l’unica eccezione, ma possiamo discutere se i suoi personaggi siano ben definiti). Questo porta tutti a cercare l’equivalente di Cloud o Squall in FFVI, che però semplicemente non c’è.

L’idea che Terra ricopra quel ruolo è totalmente assurda: non solo nel World of Ruin è un personaggio opzionale e nello stesso World of Balance per metà del tempo non è nemmeno nel party, ma non ha mai quel ruolo di leadership e collante tra i vari personaggi che hanno gli altri. Si potrebbe dire che da un certo punto di vista quel ruolo ce l’abbia Celes, lei sì personaggio obbligatorio e che è colei che si assume il compito di riunire il party nel World of Ruin.

Tuttavia anche questa sarebbe un’analisi imprecisa. Se prendete un qualunque Final Fantasy con un protagonista chiaro, la storia del gioco è “la storia di x”. Le vicende non solo coinvolgono il personaggio, ma ruotano essenzialmente attorno a lui o lei (ed all’antagonista, in FFIV, FFVII ed FFIX), al massimo questo ruolo viene condiviso da Rinoa, Dagger o Aerith.

In FFVI la storia non è mai quella di Terra e nemmeno di Celes, per quanto entrambe ne siano una parte integrante e fondamentale. Se proprio vogliamo centrarla su un personaggio, la storia è quella di Kefka.

Anche questo però sarebbe un errore: Kefka non è come Thanos in Infinity War, che è al contempo protagonista ed antagonista che percorre un tragitto ed intraprende una crescita di cui lo spettatore e testimone. Kefka è chiaramente il nemico, l’antagonista fatto e finito di cui non vediamo (quasi) mai il punto di vista.

La verità è che FFVI è una storia corale, in cui ogni personaggio ha il suo ruolo e partecipa ad una storia più grande che va avanti come un masso che rotola giù da una montagna. Non è differente dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, dove cercare un singolo protagonista sarebbe stupido. Questa cosa può piacere o meno ed è evidente dove si posizioni il penoso ed indegno subumano che sta scrivendo quest’inutile articolo.

Avendo chiarito ciò, possiamo parlare dei personaggi del party. In FFVI più che mai sono delineati ed hanno il loro spazio, le loro motivazioni e le loro storie (di nuovo, con l’eccezione dei tre personaggi opzionali).

Nonostante ognuno di loro abbia dovuto affrontare una tragedia nella vita però, il modo in cui ognuno ne mostra i segni è diverso, così come il modo in cui ne viene fuori. Ho già parlato di Shadow e Celes, ma se uno guarda ad ognuno dei personaggi del cast e come si comportano in relazione al loro passato, si può vedere come sia sempre diverso ed in linea con il tipo di personalità che hanno.

Anche l’interazione tra i diversi personaggi e le relazioni che hanno sono ben stabilite, un elemento la cui mancanza che mi aveva lasciato un po’ basito in FFIX. L’unico punto negativo in tal senso di FFVI è che la maggior parte di queste interazioni sono nel World of Balance. Essendo che nel World of Ruin non c’è un ordine prestabilito (né un obbligo, se non morale) in cui recuperare i vari personaggi dopo Edgar, per evitare problemi le interazioni sono state ridotte al minimo.

Potrei ora mettermi a parlare di ognuno dei protagonisti (tranne Relm e Mog) e perché mi piacciono e tutto, ma sarebbe eccessivo, per cui mi limiterò a riaffermare quanto detto prima: il cast di FFVI è il migliore di tutti i Final Fantasy.

Passiamo invece a parlare dei personaggi secondari, forse l’aspetto peggiore di FFVI per quel che riguarda questa sezione. Sono pochissimi (Cid, Banon e Leo, oltre alle Phantom Beast) e non fanno nemmeno troppo. Ci sono sì tante comparse, da Impresario a Duncan, che però appunto, sono solo comparse.

Parliamo invece degli antagonisti, iniziando dal miglior villain di tutti i Final Fantasy: Kefka (heil il)Palazzo.

Nell’articolo su FFVII, tracciando le somiglianze tra Kefka e Sephiroth, notavo come non si potesse parlare di loro come di semplici esperimenti falliti. Nel caso di Kefka poi, Dissidia ed il suo design gli hanno fatto per certi versi un disservizio, dipingendolo nell’immaginario collettivo come una sorta di Joker.

Sebbene possa essere possibile trovare dei parallelismi con il nemico di Batman, trovo che, di nuovo, si finisca per focalizzarsi su determinati aspetti di Kefka, come la sua crudeltà gratuita ed il suo sadismo, a discapito di altri.

Non che non siano importanti per il personaggio e sicuramente sono legati ad alcuni dei momenti più memorabili dell’intero gioco, come la sua decisione di avvelenare Doma o il siparietto sulla sabbia negli stivali (approvato da Anakin Skywalker).

Tuttavia, il punto per me più importante del personaggio di Kefka è come si metta all’antitesi di ciò che i protagonisti fanno e vivono, in particolare Terra e Celes. Se, come detto, il punto essenziale di FFVI è la ricerca di un motivo per vivere in un mondo orrendo, per Kefka la risposta è semplice: il punto non c’è e quindi tanto vale distruggere tutto.

Non si tratta però di nichilismo fine a sé stesso: non è come Exdeath, che vuole distruggere tutto perché sì, o Kuja, che ha completamente perso la testa nello scoprire la propria mortalità e vuole vendicarsi del mondo.

Paradossalmente, la risposta alla domanda a cui è arrivato Kefka è quella: non c’è un senso. Il suo obiettivo è quello di dimostrarlo e ciò che lo irrita di più dei protagonisti è proprio che sono la prova che invece una motivazione per vivere la si può trovare.

Difatti, nell’anno che trascorre tra un mondo e l’altro, Kefka è sostanzialmente inattivo e decide che vuole distruggere definitivamente tutto il mondo solo quando i protagonisti lo sfidano dal punto di vista ideologico, prim’ancora che pratico. Dal suo punto di vista, come possono permettersi di aver trovato un senso alla propria vita?

La reazione di Kefka è il ritorno alla distruzione incontrollata, quella con cui aveva sempre portato i suoi nemici nella disperazione, come Cyan a Doma o Celes sul continente volante.

Tra l’altro, non porta nemmeno alla classica situazione da shonen manga, con il cattivo che proclama che “niente ha senso perché siete deboli blablabla”. Kefka all’inizio non era nemmeno così potente e più volte durante la storia viene affrontato e sconfitto.

Tutti questi elementi però, uniti alla sua presenza costante nella storia, ne fanno un antagonista perfetto: i personaggi hanno tutte le motivazioni per odiarlo e combatterlo, idem i giocatori; non è un nemico astratto, come poteva esserlo Ultimecia (o volendo Sephiroth), ma è la materializzazione di paure ed insicurezze concrete che vediamo nelle nostre stesse vite.

Infine, per quanto riguarda gli antagonisti minori, Ultros è un buon escamotage comico per evitare di appesantire troppo la trama, mentre l’Imperatore Gestahl non è nulla di speciale, anche se a questo punto mi aspetto un nuovo capitolo in cui ritorna dal nulla per “l’ultimo ordine”.

Ambientazione [4/5]

Nel parlare dell’ambientazione di FFVI dobbiamo inevitabilmente dividerla tra quella del World of Balance e quella del World of Ruin, che le differenze sono così tante, palesi ed importanti da rendere un’analisi unica piuttosto inutile, se non solo per la lore generale del mondo (che, ad onor del vero, non è chissà quale originalità).

Parlando quindi del World of Balance, condivide l’atmosfera mista tra città cupe, come Zozo o Vector, e quella più fantasy classico, tra i vari dungeon e le città più anonime. Nel complesso, il mondo prima dell’ascesa di Kefka, nonostante alcuni punti interessanti, non ha niente di incredibile, ma non è nemmeno noiosa o banale.

L’aspetto più interessante è indubbiamente la commistione di tecnologia e magia ed in generale il senso di pericolo e paura provocato non solo dall’incapacità di controllare la magia, ma anche paradossalmente dai pericoli che una tale capacità potrebbe provocare.

Nel World of Ruin invece abbiamo un’atmosfera in generale decisamente più cupa ed unica tra tutti i Final Fantasy, con città semi-distrutte, piene di persone costrette a subire per paura di ritorsioni da parte di Kefka e persino una torre di suoi fedeli che lo venerano come un dio.

Più che mai, abbiamo un mondo da cui sembra sia stata tolta la speranza e fa constatare con mano la distruzione quando, tornando a Narshe, la si trova abbandonata ai mostri.

Nel complesso, non definirei le due ambientazioni di FFVI come eccezionali di loro, ma sono molto funzionali alla storia ed hanno la giusta dose di lore ed elementi da risultare più che interessanti da esplorare senza che la mappa sembri vuota.

Combattimenti e sistema di avanzamento [4/5]

Questo è sicuramente l’aspetto peggiore di FFVI, ma non per questo è un punto debole necessariamente.

Il combattimento in FFVI ha infatti molte cose ottime e fatte bene, dalla difficoltà per molto del gioco all’originalità di alcune sfide (tipo la difesa di Narshe o la Torre dei Fanatici di Kefka).

È anche interattivo al punto giusto da evitare che quasi tutto si riduca a fare “Attack” all’infinito ed ogni personaggio, nonostante le stat siano più o meno aggiustabili come si preferisce, ha un sapore unico quando lo si usa.

Più che in ogni altro gioco infatti, c’è una correlazione fortissima tra i personaggi e le loro abilità. Per esempio, l’essere un monaco è irrilevante ai fini della storia e non ha mai alcun impatto nei casi di Tifa e Zell, mentre al contrario è fondamentale nel passato e nel presente di Sabin e nelle sue azioni. Questo rende ancora più divertente applicare quelle abilità durante il combattimento.

È anche più o meno bilanciato, nonostante alcuni personaggi abbiano skill uniche chiaramente più forti (Sabin per esempio), grazie al fatto che la magia può essere insegnata a quasi tutti i personaggi, rendendoli più flessibili. Il sistema tramite il quale la magia si apprende, così come il modo in cui le stat vengono influenzate ad ogni level up, è anche curato e bilanciato.

Perché allora lo definisco l’aspetto peggiore? Fondamentalmente per un motivo semplice: manca di una vera sfida, che sia nella forma di un boss finale difficile o di uno opzionale. Kefka, così come tutto il dungeon finale, se uno sa cosa aspettarsi e non ha trascurato di livellare abbastanza personaggi, è semplice da battere. I sette draghi sono tutti nella media e persino la Torre dei Fanatici di Kefka, di gran lunga l’area più difficile di tutto il gioco, non è una gran sfida se uno l’affronta al momento giusto.

In generale, non c’è niente che invogli a sviluppare i personaggi per renderli veramente forti, perché il gioco lo si finisce tranquillamente intorno al livello 45, senza il bisogno di trovare armi finali o chissà cosa (giusto Ragnarok per imparare Ultima e la Battle Dance di Sabin, che però come Grand Train di Strago la si ottiene semplicemente facendo la side-quest a lui dedicata).

Non riesco sinceramente a spiegarmi perché non abbiano inserito dei boss opzionali come le Weapon o Shinryu per invogliare a usare a pieno il potenziale dei personaggi.

Musiche [5/5]

Se FFVIII ha le musiche migliori ed FFVII gli è vicinissimo, FFVI è quello con la terza miglior soundtrack di tutti i Final Fantasy, inclusa la miglior traccia per un boss finale, Dancing Mad, che racchiude tutta l’epicità di uno scontro finale, una ripresa di alcuni dei temi principali, ed in generale va alla perfezione con l’ascesa divina di Kefka, grazie ai suoi organi ed accordi dissonanti.

In linea con l’avere i migliori personaggi di tutti i capitoli, FFVI ha anche le migliori tracce dedicate, con ognuno dei 14 membri, persino quelli bonus, che ha ricevuto un proprio tema che lo descrive alla perfezione.

Il battle theme base e quello dei boss, Decisive Battle, sono unici, ma risentono un po’ troppo di essere pensate con le limitazioni tecniche del gioco.

Una traccia che invece decisamente non è stata composta in quel modo e che forse è la più famosa di FFVI è Aria de Mezzo Carattere, l’opera lirica cantata da Celes in quella che è una delle parti più memorabili di tutto Final Fantasy. Sentita nel gioco, ha tutte le limitazioni del caso; sentita con una vera orchestra e delle persone vere a cantare è… una vera opera lirica?

Quel che intendo dire è: se vi piace l’opera lirica, magari questa vi piace, magari no. Se come me, non siete esattamente dei fan del genere, apprezzerete più che altro l’idea ed il coraggio di inserirla e le memorie di quelle scene, ma la musica in sé… è un’opera lirica!

Conclusioni [5/5]

FFVI è un gioco incredibile in come riesce a trasmettermi emozioni intense ogni volta, nonostante l’abbia giocato una marea di volte e nonostante, con il passare degli anni, io stesso sia cambiato e così i miei gusti.

È il Final Fantasy che più di tutti è in grado di creare personaggi credibili, carismatici ed a cui non ci si può non affezionare. Siamo costretti a vederli attraverso i loro momenti peggiori, a vivere i loro drammi ed il loro più grande fallimento e abbiamo l’opportunità di guidarli verso la speranza.

Nonostante l’atmosfera cupa e le tragedie però, ammiriamo anche l’avventura che ci si presenta davanti agli occhi ed anche la commedia, quando ce n’è bisogno.

Più che in qualunque altro Final Fantasy e forse gioco in generale, quel “And You” alla fine dei della sequenza finale è un riconoscimento vero al modo in cui la storia di FFVI coinvolge il giocatore fino a farla sentire sua.

Considerazioni finali

Siamo arrivati alla fine della nostra scalata, dall’umile Final Fantasy I con i suoi personaggi senza nome, fino ad un mostro sacro del gaming come Final Fantasy VI.

Devo dirmi soddisfatto della mia classifica, della quale mi sento più che mai convinto dopo aver ripassato ed analizzato ogni gioco tra il primo ed il nono. Sono anche sicuro che molti avranno opinioni diverse e mi staranno considerando un cretino ignorante e supponente, cosa che non posso negare essere assolutamente vera.

Ricollegandomi a quanto dissi all’inizio, voglio riaffermare qualcosa che spero si sia notata leggendo quanto ho scritto: adoro Final Fantasy, il suo stile, le connessioni tra i vari capitoli ed alcuni di questi giochi sono tra i miei preferiti di tutti i tempi, a prescindere se trovo che uno sia meglio di un altro. Ho passato più di metà della mia vita a giocarli e passerei volentieri altrettanto tempo a rigiocarli, se non avessi altri jrpg altrettanto meritevoli di attenzioni.

Questa serie di articoli, al di là delle graduatorie, voleva essere una grande lettera d’amore. Per cui offendetemi pure per l’ordine da me scelto, per un’analisi che trovate incorretta o chissà che altro. Però, se avete tempo, giocate questi giochi e se l’avete già fatto e vi sono piaciuti, sappiate che non siamo così diversi.

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