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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Alla ricerca di Hip Hop Hurrà: un lost media dimenticato</title>
		<link>https://nerdando.com/2026/02/03/alla-ricerca-di-hip-hop-hurra-un-lost-media-dimenticato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:01:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Copertina_Hip Hop Hurrà_Lost Media" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Articolo a cura di Antonio Petito che trovate qui Instagram: https://www.instagram.com/ilpetito YouTube: https://www.youtube.com/@ilpetito Esistono contenuti che sappiamo di aver visto, ma che oggi sembrano non essere mai esistiti. Programmi televisivi, serie TV, film andati in onda su canali mainstream, seguiti da migliaia di persone e poi… spariti. Nessuna replica, nessuna piattaforma streaming, nessun archivio pubblico. Solo ricordi. Sul web, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Copertina_Hip Hop Hurrà_Lost Media" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-63672 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media.jpg" alt="Copertina_Hip Hop Hurrà_Lost Media" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Copertina_Hip-Hop-Hurra_Lost-Media-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Articolo a cura di <em><strong>Antonio Petito</strong></em> che trovate qui<br />
<em><strong>Instagram</strong></em>: <a href="https://www.instagram.com/ilpetito/">https://www.instagram.com/ilpetito</a><br />
<em><strong>YouTube</strong></em>: <a href="https://www.youtube.com/@ilpetito">https://www.youtube.com/@ilpetito</a></p>
<p><strong>Esistono contenuti che sappiamo di aver visto, ma che oggi sembrano non essere mai esistiti</strong>. Programmi televisivi, serie TV, film andati in onda su canali mainstream, seguiti da migliaia di persone e poi… spariti. Nessuna replica, nessuna piattaforma streaming, nessun archivio pubblico. <strong>Solo ricordi</strong>.</p>
<p>Sul web, questi contenuti vengono chiamati <strong>lost media</strong>: opere che sono andate perdute per colpa del tempo o di un disastro, o semplicemente perché nessuno ha pensato di conservarle. Prima dell’era dello streaming, la televisione funzionava così: ciò che non serviva più veniva dimenticato, sovrascritto o semplicemente lasciato indietro.</p>
<p>Durante questa ricerca mi sono reso conto che il fenomeno dei lost media <strong>non riguarda solo materiali antichi o di nicchia</strong>, ma anche programmi relativamente recenti, trasmessi su canali di una certa importanza. Ed è proprio questo a renderli così affascinanti: <strong>non dovrebbero essere scomparsi, eppure lo sono</strong>.</p>
<p><em><strong>Hip Hop Hurrà</strong></em> è uno di questi casi. Un programma andato in onda su <strong>Disney Channel Italia</strong>, ricordato da chi lo guardava, ma quasi impossibile da ritrovare oggi. Niente episodi completi, pochissime tracce online, nessuna presenza sulle piattaforme ufficiali.</p>
<p><strong>Questa è la storia di come un ricordo confuso si è trasformato in un’indagine</strong>, e di come, cercando di capire se <em>Hip Hop Hurrà</em> fosse davvero esistito, mi sono imbattuto in uno dei casi di lost media più curiosi e dimenticati della televisione italiana.</p>
<h2>Il reel di Sportitalia e una sensazione familiare</h2>
<p>L’inizio di questa indagine non è programmato, né nasce da una ricerca sui lost media. <strong>Parte da un reel</strong>.</p>
<p>Qualche mese fa infatti, mi capitò sotto gli occhi un video pubblicato dal <strong>profilo Instagram di Sportitalia</strong>. Nel contenuto compariva <strong>Marlon Brandão</strong>, showman, presentatore e creator, presente in studio come opinionista per commentare la Coppa d&#8217;Africa 2024, in quanto membro del progetto EssereNero. <strong>Il contesto è quello dell’attualità sportiva</strong>, ma il motivo per cui quel video cattura la mia attenzione è un altro.</p>
<p><strong>Il suo volto mi sembra incredibilmente familiare</strong>.</p>
<p>Non si tratta della classica sensazione del “l’ho già visto da qualche parte”, ma di <strong>qualcosa di più preciso e insistente</strong>. Un ricordo scollegato dal presente, che non ha nulla a che fare con il calcio o con i social. Un’immagine che sembra provenire da un’altra epoca, da un altro tipo di televisione.</p>
<p>Come spesso accade in questi casi, <strong>inizio quindi a cercare</strong>. All’inizio provo a ricostruire il percorso pubblico di Marlon: i suoi progetti, la sua carriera come presentatore, i contenuti online. Tutto torna, ma non spiega quella sensazione. Più scavo, più mi rendo conto che la risposta non è lì.</p>
<p>Dopo una dozzina di pagine web consultate, <strong>il collegamento giusto arriva quasi per caso</strong>, su un sito per ingaggiare artisti, che ricostruisce la carriera di Marlon sin dall&#8217;inizio, dandomi il nome che cercavo, il nome del suo primo lavoro nel mondo dello spettacolo: <em><strong>Hip Hop Hurrà</strong></em>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-63673 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Guida-TV-2009.jpg" alt="Guida TV 2009" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Guida-TV-2009.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Guida-TV-2009-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Guida-TV-2009-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2026/02/Guida-TV-2009-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>In quel momento <strong>il ricordo si ricompone</strong>. Quel programma andato in onda su Disney Channel Italia nel <strong>2009</strong>, che avevo archiviato come una vaga immagine dell’infanzia, riaffiora all’improvviso, collegato a un volto visto per pochi secondi in un reel. È lì che capisco che non sto inseguendo solo un ricordo personale, o un’impressione sbagliata ma qualcosa che è esistito per davvero.</p>
<h2>L&#8217;inizio dell’indagine</h2>
<p>Finalmente c&#8217;era un nome, e quando hai un nome, <strong>puoi iniziare a cercare seriamente</strong>.</p>
<p>La prima mossa è la più banale: <strong>Google</strong>.</p>
<p><strong>Mi aspettavo almeno il minimo sindacale</strong>. Una pagina Wikipedia, qualche clip su YouTube, magari un vecchio promo caricato da qualcuno. Dopotutto stiamo parlando di un programma televisivo andato in onda su un canale nazionale, non di un esperimento locale mai trasmesso o di qualche episodio pilota scartato brutalmente.</p>
<p>E invece, <strong>quasi niente</strong>.</p>
<p>Saltano fuori<strong> pochissimi risultati, frammentati</strong>. Qualche citazione sparsa, vecchi palinsesti archiviati male, discussioni di utenti che chiedono “ma ve lo ricordate anche voi?”.</p>
<p>Anche Wikipedia è scarna, quasi scheletrica. Poche righe, <strong>informazioni minime</strong>, nessun approfondimento, nessuna sezione “Episodi”, nessuna eredità. Sembra la pagina di qualcosa che non ha mai lasciato il segno.</p>
<p>L’Enciclopedia Libera però, lascia <strong>una singola traccia fondamentale</strong>.</p>
<p>Tra quelle poche informazioni compare una parola precisa: <strong>Disney Channel Italia</strong>.</p>
<p>E lì mi fermo <strong>un attimo</strong>.</p>
<p>Perché se fosse stato un programma di una rete minore, la scarsità di materiale avrebbe avuto senso. Ma Disney Channel? <strong>Parliamo di uno dei canali per ragazzi più seguiti degli anni 2000</strong>. Una macchina che sfornava serie, repliche continue, format rimasti impressi a un’intera generazione.</p>
<p>Com’è possibile che proprio lì dentro esista <strong>un programma praticamente fantasma</strong>?</p>
<p>Continuando a scavare, inizio a <strong>ricostruire il contesto</strong>. In quegli anni Disney Channel Italia produceva anche contenuti locali, spesso in formato breve: piccole sitcom, sketch, episodi da pochi minuti pensati per riempire il palinsesto tra un programma e l’altro, nel classico formato delle “pillole”.</p>
<p>Il caso più famoso era <strong><em>Quelli dell’Intervallo</em></strong>, diventato iconico e ancora oggi facilissimo da recuperare online. Ma accanto a lui c’erano altri esperimenti simili, meno fortunati, più effimeri.</p>
<p><em><strong>Hip Hop Hurrà</strong></em>, a quanto pare, era uno di questi.</p>
<p>Stesso formato compatto, stesso target giovane, stessa logica produttiva veloce. Solo che, a differenza degli altri, <strong>sembra essere stato inghiottito completamente dal tempo</strong>.</p>
<p>A quel punto capisco che non sto cercando solo “un vecchio programma”.<br />
<strong>Sto probabilmente entrando nel territorio dei lost media</strong>.</p>
<p>E quindi <strong>cambio metodo</strong>. Niente più ricerche superficiali.<br />
Inizio a cercarlo come si cerca qualcosa che potrebbe non esistere più davvero.</p>
<h2>Scavare dove Internet dimentica</h2>
<p>Se le ricerche superficiali non portano a nulla, significa che <em>Hip Hop Hurrà</em> non è semplicemente “vecchio”. <strong>È qualcosa che rischia di essere stato archiviato male</strong>, o peggio, mai digitalizzato davvero, quindi smetto di cercarlo come si cerca una semplice serie TV e inizio a cercarlo come si cerca un lost media.</p>
<p>La prima tappa sono le <strong>piattaforme ufficiali</strong>.</p>
<p>Controllo <strong>Disney+</strong>.<br />
Niente.</p>
<p>Cerco <strong>database televisivi</strong>, palinsesti storici, vecchi articoli.<br />
Solo citazioni sporadiche, mai contenuti veri.</p>
<p>È una sensazione strana: <strong>più cerco, più mi sembra di inseguire un fantasma</strong>.</p>
<p>Allora passo ai posti dove di solito finiscono le cose dimenticate: <strong>forum, Reddit, archivi amatoriali</strong>, blog di nostalgici della TV anni 2000. Quelle zone grigie di Internet dove sopravvive materiale che nessuna azienda si è mai preoccupata di conservare.</p>
<p>Ed è su Reddit che iniziano a comparire<strong> le prime tracce</strong>.</p>
<p><strong>Un vecchio thread</strong> mezzo morto con tre persone che cercano informazioni.</p>
<p>Proprio da quel thread però, approdo anche sulla <strong>Lost Media Wiki</strong>, contenitore e Santo Graal di tutto ciò che rientra in questa categoria. Poco importa se ritrovato per intero, parzialmente o ancora disperso, se un contenuto è davvero sparito, prima o poi qualcuno lì dentro l’ha segnalato.</p>
<p>E infatti <strong>trovo una piccola voce dedicata al programma</strong>: poche righe, giusto l’essenziale, ma abbastanza per confermare quello che stavo iniziando a sospettare.</p>
<p>Non ero l’unico a non trovarlo.<br />
Era considerato, a tutti gli effetti, <strong>materiale perduto o quasi</strong>.</p>
<p>Per la prima volta ho la sensazione concreta di non stare inseguendo solo una nostalgia personale. <strong>C’è un vuoto reale</strong>. Un pezzo di televisione che è passato davanti agli occhi di migliaia di bambini e che oggi sopravvive solo in descrizioni vaghe.</p>
<p>Poi, quando ormai mi sono rassegnato all’idea di trovare solo testo e zero video, succede quello che succede sempre nelle ricerche lunghe: <strong>spunta un indizio minuscolo</strong>, quasi invisibile.</p>
<p><strong>Delle clip</strong>.</p>
<p><strong>Qualità pessima</strong>. Registrate dalla TV. Caricate anni fa.<br />
Ma è abbastanza per farmi capire che forse, da qualche parte, qualcosa è sopravvissuto.</p>
<h2>Le clip ritrovate</h2>
<p>Seguendo i suggerimenti dell’algoritmo e scavando tra caricamenti vecchissimi, <strong>finisco su Dailymotion e su YouTube</strong>. Ed è lì che trovo quello che, di fatto, è tutto ciò che Internet conserva di <em>Hip Hop Hurrà</em>: spezzoni registrati direttamente dalla TV, in qualità pessima, con un audio che a definirlo “sporco” gli si fa un complimento.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/K7-DdPsZ9Ks?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>Niente file master.<br />
Niente episodi completi.<br />
<strong>Solo registrazioni casalinghe</strong>, vecchie di quasi 20 anni.</p>
<p><strong>Materiale salvato per caso</strong>, non per archivio.</p>
<p><strong>Ed è paradossale</strong>: quelle clip esistono solo perché qualcuno, anni fa, ha puntato una telecamera verso la propria TV a tubo catodico. Senza quell’atto casuale, oggi probabilmente non avremmo nemmeno una singola immagine in movimento del programma.</p>
<p>Poi <strong>noto un dettaglio diverso</strong>.</p>
<p>Tra quei caricamenti spunta anche <strong>la sigla</strong>, questa in una qualità nettamente migliore pubblicata da un canale che si chiama… Marlon Brandão.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/UjU3wrY_yyM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>A quel punto capisco che continuare a cercare frammenti online non basta più. Per capire davvero cosa fosse successo a <em>Hip Hop Hurrà</em>, <strong>devo andare alla fonte e parlare con chi c&#8217;era</strong>, con chi -seppur inconsapevolmente- ha fatto nascere tutto questo.</p>
<h2>Hello Marlon, my old friend</h2>
<p>Ebbene sì, l&#8217;ho contattato. <strong>C&#8217;è stata un’intervista</strong>. Il tutto non è stato proprio immediato: tra messaggi, disponibilità e organizzazione è passato circa un mese. Ma sia lui che i suoi collaboratori si sono dimostrati fin da subito super disponibili. <strong>Ed è proprio dalla chiacchierata con lui che l’indagine prende una piega diversa da quella che mi aspettavo</strong>.</p>
<p>Perché <strong>la verità è molto meno romantica</strong>.</p>
<p>Marlon infatti, mi rivela che <strong><em>Hip Hop Hurrà</em></strong> <strong>non è mai stato un piccolo cult dimenticato</strong>.</p>
<p><strong>È stato, semplicemente, un flop</strong>.</p>
<p>Mi racconta che il programma <strong>era stato pensato per raccogliere l’eredità di <em>Quelli dell’Intervallo</em></strong>, che in quegli anni aveva dominato il palinsesto di Disney Channel, ma che iniziava a vivere i primi cali fisiologici.</p>
<p><strong>L’idea era quella di restare su quel formato</strong>: episodi brevi, ambientazione fissa, ritmo veloce, cast giovane.</p>
<p>Il problema? <strong>Somigliava troppo al suo predecessore</strong>.</p>
<p>Stessa struttura, stesse dinamiche, stesso tipo di comicità. <strong>Ma senza la stessa “scintilla”</strong>. Il pubblico continuava a preferire <em>Quelli dell’Intervallo</em>, e <em>Hip Hop Hurrà</em> non è mai riuscito davvero a ritagliarsi un proprio spazio. Risultato? Ascolti bassi e un programma che non ingranerà mai.</p>
<p>E quando un prodotto nasce per sostituire un ex-successo e fallisce, <strong>la televisione fa quello che ha sempre fatto:</strong> lo rimuove in fretta e furia.</p>
<p>Niente repliche.<br />
Nessuna valorizzazione.<br />
<strong>Nessun motivo per conservarlo</strong>.</p>
<p>A quel punto tutto diventa più chiaro. <strong><em>Hip Hop Hurrà</em></strong> <strong>non è sparito per mistero o sfortuna</strong>. È sparito perché, industrialmente parlando, era sacrificabile. E proprio per questo nessuno si è preoccupato di preservarlo.</p>
<p>Se oggi ne restano solo poche clip sgranate,<strong> è quasi un incidente</strong>.</p>
<h2>Cosa resta di un programma che nessuno ha salvato?</h2>
<p>A questo punto <strong>il mistero non c’è più</strong>.</p>
<p>So cos’era <em>Hip Hop Hurrà</em>.<br />
<strong>So perché non ha funzionato</strong>.<br />
E so anche perché oggi è così difficile trovarne traccia.</p>
<p><strong>L’indagine</strong>, tecnicamente, <strong>potrebbe finire qui</strong>.</p>
<p>E invece <strong>la parte più interessante arriva proprio dopo</strong>.</p>
<p>Perché parlando con Marlon mi rendo conto di un qualcosa che ignoravo totalmente, ovvero che <strong>esiste uno “scarto di percezione” enorme</strong> tra il destino televisivo di un programma e il suo peso personale per chi ci ha lavorato.</p>
<p>Per il pubblico è stato un titolo minore, quasi invisibile.<br />
Per lui, invece, <strong>resta ancora oggi il progetto a cui è più legato</strong>.</p>
<p><strong>Il suo primo set vero</strong>.<br />
Il suo primo amore professionale.<br />
Le prime amicizie, i primi ritmi di produzione, le prime giornate passate davanti a una camera.</p>
<p>Insomma:<strong> l’inizio di tutto</strong>.</p>
<p>Ed è strano pensarci. Un programma che per una rete era solo un tentativo fallito, <strong>per chi l’ha vissuto è un pezzo di vita</strong>.</p>
<p>Forse <strong>è proprio questo che mi porto a casa</strong> da tutta questa ricerca.</p>
<p>I lost media non sono solo contenuti introvabili.<br />
<strong>Sono tracce di momenti, di persone, di epoche</strong>. Anche quando non sono capolavori. Anche quando si trovano in quella condizione semplicemente perché hanno fallito.</p>
<p>Soprattutto quelli.</p>
<p>Probabilmente <strong><em>Hip Hop Hurrà</em></strong> <strong>non arriverà mai su Disney+</strong>, né verrà restaurato in HD. E va bene così. Però oggi non è più solo un ricordo confuso o una voce di Wikipedia: ha di nuovo un volto, una storia e delle testimonianze.</p>
<p>Se vuoi ripercorrere tutta l’indagine nel dettaglio – dalle prime ricerche alle testimonianze dirette, fino alla chiacchierata con Marlon – ho raccolto tutto in un video dove <strong>ricostruisco passo dopo passo questa piccola caccia al tesoro digitale</strong>.</p>
<p>Perché magari <strong>non possiamo riportare davvero <em>Hip Hop Hurrà</em> dove stava</strong>, nel palinsesto di un pomeriggio qualunque di Disney Channel.</p>
<p>Ma possiamo fare qualcosa di più semplice:<br />
<strong>raccontarlo</strong>, documentarlo, e lasciare una traccia.</p>
<p>Così che,<strong> la prossima volta che qualcuno si chiederà “ma esisteva davvero?”</strong>, la risposta potrà essere un secco “sì”.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/TDN9rvb1NdM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Scott Pilgrim vs. The World: anatomia di un cult senza tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 09:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="scott pilgrim" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/11/scott-pilgrim.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Articolo a cura di Antonio Petito che trovate qui Instagram: https://www.instagram.com/ilpetito YouTube: https://www.youtube.com/@ilpetito Ok, parliamoci chiaro; il tempo è un giudice spietato, soprattutto con il cinema. Quante volte ci è capitato di rivedere un film che adoravamo da bambini solo per scoprire &#8211; con una punta di amarezza &#8211; che non era invecchiato affatto bene? È quasi un piccolo [&#8230;]</p>
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<p>Articolo a cura di <em><strong>Antonio Petito</strong></em> che trovate qui<br />
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<p>Ok, parliamoci chiaro; <strong>il tempo è un giudice spietato</strong>, soprattutto con il cinema. Quante volte ci è capitato di rivedere un film che adoravamo da bambini solo per scoprire &#8211; con una punta di amarezza &#8211; che <strong>non era invecchiato affatto bene?</strong> È quasi un piccolo tradimento, un momento in cui ci rendiamo conto che la magia era legata più al contesto che alla bellezza effettiva e che la polvere del tempo, alla fine, si posa inesorabilmente su quasi tutto.</p>
<p>Poi però, ci sono le <strong>eccezioni</strong>, quei <strong>piccoli miracoli cinematografici</strong> che, contro ogni previsione, con il passare degli anni non solo non perdono smalto, ma brillano di una luce ancora più forte. E forse nessun film moderno incarna questa idea meglio di <em><strong>Scott Pilgrim vs. The World</strong></em>, un&#8217;opera che, a quindici anni dalla sua uscita italiana, non sembra semplicemente invecchiata bene, ma <strong>quasi ringiovanita</strong>, come se il mondo avesse finalmente ottenuto i mezzi per stare dietro al suo strano linguaggio, soprattutto considerando il periodo d&#8217;uscita (2010), durante il quale Hollywood si preparava a sfornare una quantità enorme di film tratti da fumetti grazie a Marvel, DC e qualche altro esperimento sparso, andato più o meno bene.</p>
<p>Inizialmente infatti, Scott Pilgrim sembrava appartenere proprio alla categoria di quei film<strong> nati “un po&#8217; storti”</strong>, ma poi qualcosa è cambiato.</p>
<h2>Un glorioso fallimento</h2>
<p>Mettiamola così: il <strong>botteghino</strong> di <em>Scott Pilgrim vs The World</em> <strong>fu un disastro</strong>. Costato circa <strong>60 milioni di dollari</strong>, ne recuperò <strong>meno di 50</strong> a livello globale, diventando sulla carta uno dei più grandi flop del 2010. Il problema era semplice: <strong>nessuno sapeva come etichettarlo</strong>.</p>
<p>Era troppo strano per essere una <strong>commedia romantica</strong>, troppo surreale per essere un<strong> film d&#8217;azione</strong> e troppo autoreferenziale per il<strong> grande pubblico</strong>, che non capì il suo linguaggio fatto di estetica 8-bit, onomatopee a schermo e battaglie in stile videogioco.</p>
<p>Ma fu proprio quando le luci della ribalta si spensero che la vera fortuna del film ebbe inizio. Lontano dai cinema, grazie al <strong>passaparola</strong> e a un <strong>fandom</strong> che cresceva esponenzialmente e in modo quasi carbonaro, <strong>Scott Pilgrim guadagnò sempre più fama</strong>, e la sua ascesa divenne inarrestabile, fruttando più nel decennio successivo che durante la sua run cinematografica, dimostrando che, a volte, il <strong>giudizio più importante</strong> non è quello del presente, ma <strong>quello del tempo</strong>.</p>
<h2>Un film a tempo di musica (letteralmente)</h2>
<p>La verità è che per capire <em>Scott Pilgrim vs. The World</em> non basta guardarlo, ma bisogna… <strong>ascoltarlo</strong>.</p>
<p>La sua <strong>genialità sonora</strong>, va infatti ben oltre una semplice “soundtrack azzeccata”, ma è molto di più.</p>
<p>Tanto per cominciare, <strong>Edgar Wright</strong> aveva infatti un <strong>sogno proibito</strong>, un capriccio artistico molto difficile da realizzare: usare un <strong>brano</strong> di <em><strong>The Legend of Zelda</strong></em>. Sapendo però che i normali canali legali con Nintendo sarebbero stati un vicolo cieco, decise di scavalcare gli avvocati e <strong>scrivere direttamente all&#8217;azienda</strong>. Nella sua lettera, descrisse il brano che voleva non come semplice musica, ma come &#8220;<strong>la ninna nanna di un&#8217;intera generazione</strong>&#8220;.</p>
<p>Questa singola frase <strong>fece breccia nel cuore di Nintendo</strong>, che non solo gli concesse la musica, ma fornì con entusiasmo anche <strong>una serie di effetti sonori iconici del gioco</strong>, da poter usare nel film.</p>
<p>Questo <strong>aneddoto</strong> è la <strong>chiave di tutto</strong>: la cura per il sonoro, orchestrata dal produttore<strong> Nigel Godrich</strong> (il &#8220;sesto Radiohead&#8221;), era la costruzione di un mondo. È sua l&#8217;idea di affidare a <strong>Beck</strong> il compito di scrivere le sgangherate canzoni dei <strong>Sex Bob-omb</strong>, ed è sua la scelta di coinvolgere colossi come i <strong>Metric</strong> o i <strong>Broken Social Scene</strong> per dare un&#8217;identità unica a ogni band.</p>
<p>E a proposito dei <strong>Metric</strong>, eccovi una scena in cui <strong>Brie Larson</strong> (che nel film interpreta <strong>Envy Adams</strong>) esegue una cover della loro <strong>Black Sheep</strong>, in una scena che fa capire quanto il <strong>montaggio</strong> sia stato <strong>influenzato</strong> dalla <strong>colonna sonora</strong>, in maniera quasi maniacale.</p>
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<h2>Come ti anniento un archetipo</h2>
<p>Lasciando da parte il grandissimo comparto visivo e volendo parlare di <strong>scrittura</strong>, è inutile dire che anche qui il <strong>lavoro</strong> è stato dei <strong>migliori</strong>; il <strong>soggetto iniziale</strong> è di <strong>qualità</strong>, l&#8217;<strong>ironia</strong> è <strong>particolare</strong> e la <strong>narrazione scorrevole</strong>, ma ciò che valorizza al massimo la sceneggiatura di <em>Scott Pilgrim vs. The World</em> è la <strong>caratterizzazione dei personaggi</strong>, in particolare di uno: <strong>Ramona Flowers</strong>.</p>
<p>In superficie, il personaggio col volto di <strong>Mary Elizabeth Winstead</strong> potrebbe sembrare l&#8217;incarnazione di un <strong>cliché</strong> che il cinema indipendente dei primi anni 2000 ha usato fino alla nausea, ovvero la <strong>Manic Pixie Dream Girl</strong>, quella ragazza cool, misteriosa, con i capelli colorati e una personalità eccentrica che arriva per salvare il protagonista maschile dalla sua noiosa esistenza, essendo più una sorta di estensione della sua personalità che un personaggio tridimensionale.</p>
<p>Film come <em>500 Giorni Insieme</em> di <strong>Mark Webb</strong> (Sì, proprio il regista dei due <strong>The Amazing Spider-Man</strong>) uscito appena un anno prima, avevano già provato a <strong>mettere in discussione questa figura</strong>, mostrandone i &#8220;danni&#8221; dal punto di vista del protagonista, ma <strong>Edgar Wright</strong> (e in origine <strong>Bryan Lee O&#8217;Malley</strong>) fanno un passo ulteriore e molto più radicale: <strong>la annientano dall&#8217;interno</strong>.</p>
<p><strong>Ramona non è un premio da vincere</strong> o un sogno da realizzare; <strong>è una persona reale</strong>, con un passato ingombrante e complicato, e i suoi sette malvagi ex non sono un bizzarro espediente narrativo, ma la <strong>metafora più potente</strong> e letterale del concetto di &#8220;bagaglio emotivo&#8221;.</p>
<p><strong>Scott</strong>, per stare con lei, non deve semplicemente conquistarla;<strong> deve affrontare</strong>, letteralmente, <strong>i suoi traumi, i suoi errori, le sue relazioni passate</strong>. <strong>Ramona non è perfetta</strong>; commette errori, è irritante e a volte è egoista e scappa dalle sue responsabilità. Non è lì per salvare Scott. Anzi, per gran parte del film, è lei stessa a dover essere salvata, ma non da un nemico esterno, bensì da sé stessa e dalle sue scelte. <strong>Non un trofeo, ma una persona</strong>, che diventa anche un motivo di maturazione per il protagonista.</p>
<h2>Un film generazionale</h2>
<p>Sì lo so, a volte la definizione è usata a sproposito, ma per stavolta <strong>facciamo finta di essere tutti d&#8217;accordo</strong>.</p>
<p>Sì, <strong><em>Scott Pilgrim vs. The World</em> è un film generazionale</strong>. E il perché è presto spiegato.</p>
<p>Semplicemente, <strong>parlava la lingua di una generazione prima ancora che quella generazione si rendesse conto di averne una</strong>. Per chi è cresciuto negli anni &#8217;90 e 2000, tra <em>Super Mario</em>, <em>Street Fighter</em>, fumetti indipendenti e la musica di MTV, il film di Wright non era un esercizio di stile, ma una specie di <strong>dichiarazione d&#8217;amore</strong>.</p>
<p>La sua estetica non era un vezzo, ma il modo in cui quella generazione vedeva il mondo: una serie di livelli da superare, di boss da sconfiggere, con una colonna sonora indie rock a fare da sottofondo. Ma al di là del linguaggio,<strong> la sua eredità risiede nei suoi temi</strong>, oggi più attuali che mai, parlando della difficoltà di entrare nell&#8217;età adulta, di relazioni complicate e, soprattutto, del bisogno di imparare ad amare sé stessi, in un&#8217;ultima, vera battaglia in cui Scott non lotta per Ramona, ma per il rispetto di sé, guadagnando il potere più grande che una persona possa avere, ovvero il &#8220;<strong>Potere dell&#8217;Amor Proprio</strong>&#8220;.</p>
<p>Questo, era su per giù <em>Scott Pilgrim vs. The World</em>.<br />
Se lo avete già amato, <strong>è il momento perfetto per un rewatch</strong>. Scoprirete che, quindici anni dopo, <strong>non ha perso un briciolo della sua energia</strong>. Anzi, come un buon vino o un classico videogioco, <strong>è solo migliorato</strong>.</p>
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		<title>Cry Baby Lane &#8211; La vera storia del film horror “perduto” di Nickelodeon</title>
		<link>https://nerdando.com/2025/10/30/cry-baby-lane-la-vera-storia-del-film-horror-perduto-di-nickelodeon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 09:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Nickelodeon]]></category>
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<p>Articolo a cura di Antonio Petito che trovate qui Instagram: https://www.instagram.com/ilpetito YouTube: https://www.youtube.com/@ilpetito La notte di Halloween ha sempre avuto un sapore speciale, anche in TV. È una tradizione non scritta: I canali più secondari lanciano la propria “maratona horror”, Italia 1 rispolvera qualche classico come La Sposa Cadavere, e persino i canali per ragazzi si uniscono alla [&#8230;]</p>
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<p>Articolo a cura di <em><strong>Antonio Petito</strong></em> che trovate qui<br />
<em><strong>Instagram</strong></em>: <a href="https://www.instagram.com/ilpetito/">https://www.instagram.com/ilpetito</a><br />
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<p>La <strong>notte di Halloween</strong> ha sempre avuto un sapore speciale, anche in TV. È una tradizione non scritta: I canali più secondari lanciano la propria “maratona horror”, Italia 1 rispolvera qualche classico come <em>La Sposa Cadavere</em>, e persino i canali per ragazzi si uniscono alla festa. Certo, a modo loro. Nessuno si aspetta che RAI Gulp mandi in onda <em>L&#8217;Esorcista</em>, ma nonostante ciò, tutti da piccoli ci siamo goduti almeno una volta uno speciale a tema, magari un po&#8217; più cupo del solito, pensato per regalarci qualche brivido innocente tra un dolcetto e l&#8217;altro, in un equilibrio delicato e con un obiettivo preciso: <strong>spaventare</strong>, ma non troppo. <strong>Inquietare</strong>, ma senza esagerare.</p>
<p>Ma se una volta, solo per una notte, uno di questi canali avesse “sbagliato le dosi”? Se avesse premuto un po&#8217; troppo forte sul pedale dell’orrore, mandando in onda qualcosa che non doveva essere visto? Qui entra in gioco <strong>Nickelodeon</strong>.</p>
<p>La rete, oggi tristemente nota per le vicende legate a <strong>Dan Schneider</strong> – un capitolo oscuro che meriterebbe un&#8217;analisi a parte (<em>e indovinate un po&#8217;, proprio qualche mese fa l&#8217;ho fatta <a href="https://www.youtube.com/watch?v=jWjyuWoqUFg">in questo video</a></em>) – ha sempre avuto un debole per il bizzarro. Ma quella volta, forse, ha superato il limite, trasmettendo un piccolo film TV, per una sola, fatidica notte di Halloween, per poi… Farlo sparire. Cancellato. Nascosto così bene da diventare una leggenda, una <em>pellicola fantasma</em> a cui per circa dieci anni, hanno dato la caccia migliaia di utenti.</p>
<p>Questo è il mistero di <em><strong>Cry Baby Lane</strong></em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-62294 size-full" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-1.jpg" alt="Cry Baby Lane" width="686" height="386" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-1.jpg 686w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-1-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 686px) 100vw, 686px" /></p>
<h2>Un film nato sotto una cattiva stella</h2>
<p>La storia di <em>Cry Baby Lane</em> inizia molto prima di quella notte di Halloween, e nasce, come spesso accade per le cose maledette, da <strong>un sogno infranto</strong>. Nel 1999, il regista Peter Lauer e lo sceneggiatore Robert Mittenthal avevano in mente un film horror per ragazzi più grandi, un progetto indipendente con un budget di tutto rispetto, circa 10 milioni di dollari. Ma come spesso accade, <strong>i soldi finiscono</strong>. Il progetto si ridimensiona drasticamente, passando da un&#8217;uscita cinematografica a un film TV per Nickelodeon, con un budget che si ridurrà a soli 800.000 dollari.</p>
<p>Il risultato è un ibrido strano; un film con un cast che include il grande <strong>Frank Langella</strong> (<em>Dracula</em>, <em>Lolita</em>, <em>Frost/Nixon</em>) , girato con ambizioni cinematografiche ma confinato nei paletti di un prodotto televisivo. La trama, che ruota attorno a due fratelli che liberano lo spirito di un gemello siamese malvagio, era già di per sé abbastanza cupa, ma il tono del film &#8211; a detta di chi lo vide &#8211; era <strong>genuinamente inquietante</strong>, e presto se ne accorgeranno più o meno tutti, perché il <strong>28 ottobre 2000</strong>, Nickelodeon trasmetterà <em>Cry Baby Lane</em> e il risultato sarà inaspettato.</p>
<h2>La sparizione</h2>
<p>Subito dopo la messa in onda, <em>Cry Baby Lane</em> <strong>scomparirà</strong>.</p>
<p>Non viene più replicato, non esce in VHS, non finisce negli archivi online e soprattutto, Nickelodeon non rilascia comunicati ufficiali, perché <strong>dietro le quinte si scatena il putiferio</strong>: una valanga di lettere di protesta da parte di genitori scioccati, che considerano il film troppo &#8220;disturbante&#8221; per i loro figli.</p>
<p>Di conseguenza la rete, in silenzio, prende la sua decisione: <strong>il film viene sepolto</strong>.</p>
<p>E così, <em>Cry Baby Lane</em> entra in un limbo spettrale, diventando ufficialmente un <strong>lost media</strong>, ovvero un qualcosa che non è semplicemente un&#8217;opera rara, ma un pezzo di cultura – un film, una canzone, l’episodio di un programma TV – che si ritiene irrimediabilmente perduto e la cui esistenza è tenuta in vita solo dai ricordi di chi lo ha visto.</p>
<p>Per anni, la storia del film sopravvive solo così: come un sussurro che aleggia su spazi online quali<em> Something Awful</em> o <em>4chan</em>, in thread che parlavano del ricordo sbiadito di un film di Nickelodeon che parlava di un gemello cattivo, <strong>venendo però liquidato come un falso ricordo collettivo per la mancanza di prove concrete</strong>. Un effetto Mandela <em>ante litteram</em>, dove un&#8217;intera generazione condivideva il ricordo di un film che, ufficialmente, non esisteva più.</p>
<p>Nel <strong>2009</strong> però, ci sarà una piccola svolta.</p>
<p>La neonata <a href="https://lostmediawiki.com/Home"><strong>Lost Media Wiki</strong></a> – una vera e propria enciclopedia online dedicata a queste opere fantasma – lo inserisce formalmente tra i <em>Nickelodeon Lost Films</em>, aprendo ufficialmente la caccia ad <strong>uno dei principali tesori perduti del decennio passato</strong>.</p>
<h2>Il ritrovamento</h2>
<p>Nell&#8217;agosto del 2011, totalmente a caso &#8211; come nelle migliori storie &#8211; un utente di <strong>Reddit</strong> con il nickname &#8220;firesaladpeach&#8221; pubblica un post contenente un link allegato, che era giusto la chiave per risolvere un mistero durato undici anni.</p>
<p>Cliccandoci ,infatti, si veniva reindirizzati ad una copia completa, sgranata ma intatta, di <em>Cry Baby Lane</em>, r<strong>egistrata quella fatidica notte del 2000</strong>. Il post diventa virale in poche ore. La notizia rimbalza su tutti i siti di cultura pop. La leggenda era vera. Il film esisteva davvero. Il potere di una singola persona e di una vecchia videocassetta aveva sconfitto l&#8217;oblio imposto da un colosso televisivo.</p>
<p><strong>È una vittoria pazzesca per la community di internet</strong>, una dimostrazione di come la memoria collettiva possa preservare opere che le stesse case di produzione cercano di seppellire.</p>
<h2>Il ritorno del film maledetto e la sua eredità</h2>
<p><strong>Nickelodeon</strong> &#8211; messa di fronte all&#8217;evidenza e alla possibilità di fare soldoni col minimo sforzo &#8211; fa la mossa più astuta e ironica possibile, abbracciando del tutto la leggenda.</p>
<p>Il <strong>31 ottobre 2011</strong> infatti, TeenNick ritrasmetterà <em>Cry Baby Lane</em>, promuovendolo proprio come &#8220;<em>il film bandito che non avreste mai dovuto vedere</em>&#8221; o qualcosa di simile.</p>
<p><strong>Un colpo da maestro</strong>; lo stesso film che avevano nascosto per un decennio, ora veniva usato come evento di punta, cavalcando l&#8217;hype generato dalla community che aveva setacciato in lungo e in largo internet per poterne anche solo confermare l’esistenza.</p>
<p>Negli anni successivi, il film è diventato <strong>un appuntamento fisso per Halloween</strong>, consolidando il suo status di cult. Lo stesso regista, Peter Lauer, si disse sorpreso da tutto il clamore, dichiarando di aver sempre pensato che il film non fosse più stato trasmesso semplicemente perché a Nickelodeon non era piaciuto. Non aveva idea di aver creato, quasi per caso, una delle <strong>leggende più durature</strong> della televisione per ragazzi.</p>
<p>Una storia folle, che ci insegna come <strong>su internet nulla scompare mai per davvero</strong>. Soprattutto se è abbastanza strano da rimanere impresso nella memoria di un&#8217;intera generazione.</p>
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		<title>Creature Commandos &#8211; Il VERO INIZIO dell’Universo DC di James Gunn</title>
		<link>https://nerdando.com/2025/07/03/creature-commandos-il-vero-inizio-delluniverso-dc-di-james-gunn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 08:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[DC Universe]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[James Gunn]]></category>
		<category><![CDATA[Youtube]]></category>
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<p>Articolo a cura di Antonio Petito che trovate qui Instagram: https://www.instagram.com/ilpetito YouTube: https://www.youtube.com/@ilpetito Se pensavate che tutto sarebbe cominciato con Superman… siete già in ritardo. Nel 2022 James Gunn – dopo averci dato The Suicide Squad (2021) e il suo spin off Peacemaker – diventa il nuovo boss creativo dell’universo DC. Una rivoluzione silenziosa, ma determinata: via i vecchi [&#8230;]</p>
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<p>Articolo a cura di <em><strong>Antonio Petito</strong></em> che trovate qui<br />
<em><strong>Instagram</strong></em>: <a href="https://www.instagram.com/ilpetito/">https://www.instagram.com/ilpetito</a><br />
<em><strong>YouTube</strong></em>: <a href="https://www.youtube.com/@ilpetito">https://www.youtube.com/@ilpetito</a></p>
<p>Se pensavate che tutto sarebbe cominciato con <em><strong>Superman</strong></em>… siete già in ritardo.</p>
<p>Nel 2022 <strong>James Gunn</strong> – dopo averci dato <a href="https://nerdando.com/2021/08/09/the-suicide-squad-missione-suicida-ora-sapete-chi-e-james-gunn/"><em>The Suicide Squad</em></a> (2021) e il suo spin off <em>Peacemaker</em> – diventa il nuovo boss creativo dell’universo DC. Una rivoluzione silenziosa, ma determinata: via i vecchi squilibri produttivi e creativi, dentro una visione personale, coerente, e soprattutto autoriale.<br />
Nel mentre, è stato necessario liberarsi dei rimasugli dell’era precedente: <em>The Flash</em>, il sequel di <a href="https://nerdando.com/2019/04/17/shazam-da-grande-voglio-fare-il-supereroe/"><em>Shazam</em></a> (<a href="https://nerdando.com/2023/03/16/anteprima-shazam-furia-degli-dei-grandi-risate-contro-le-figlie-di-atlante/"><em>Fury of the Gods</em></a>), <em>Aquaman e il Regno Perduto</em>. Tutti film girati prima del cambio di rotta, che hanno chiuso con più fatica e pernacchie di critica e pubblico che gloria, un’era piuttosto disordinata.</p>
<p>E mentre l’attenzione mediatica poco a poco si spostava sul prossimo grande evento – <em>Superman</em>, in arrivo a giorni con il lancio di <strong>David Corenswet</strong> e un sacco di responsabilità sulle spalle – il nuovo Universo condiviso targato DC… è già cominciato.</p>
<p>Con <strong>una serie animata</strong>.<br />
Con protagonisti dei mostri.<br />
Su YouTube.<br />
Gratis.</p>
<p>È quindi arrivato il momento di scoprire se <strong><em>Creature Commandos</em></strong> è una partenza col piede giusto.</p>
<h2>Mostri, traumi e un capitano senior: benvenuti nel team</h2>
<p><em>Creature Commandos</em> è una <strong>miniserie animata</strong> composta da sette episodi di circa 20 minuti, pubblicati direttamente sul canale YouTube di HBO Max, senza nessuna precedente distribuzione ufficiale in Italia. Un inizio clamorosamente <em>low-profile</em>, eppure fondamentale: si tratta infatti del primo progetto ufficiale del nuovo Universo DC targato Gunn e Safran.</p>
<p>La struttura vi suonerà familiare: <strong>un gruppo di disadattati, pericolosi, <em>borderline</em></strong> – questa volta non per forza criminali, ma creature mostruose – viene assemblato dal governo per missioni moralmente discutibili.<br />
A guidarli troviamo <strong>Rick Flag Senior</strong>, interpretato con incredibile carisma da <strong>Frank Grillo</strong>, attore di razza che Hollywood ha sempre trattato con una certa sufficienza.<br />
Sì, è apparso nel Marvel Cinematic Universe (era Crossbones in <em>The Winter Soldier</em> e <a href="https://nerdando.com/2016/05/04/la-parte-giusta-captain-america-civil-war/"><em>Civil War</em></a>), ma come personaggio secondario e poco valorizzato. Invece qui finalmente trova spazio e dignità, trascinando la serie con una presenza da <em>action hero</em> consumato, sofferente e un cuore che emerge poco alla volta, seppur solo con la voce.<br />
Chi lo ha visto in film come <em>Boss Level</em>, <em>Cop Shop</em> o la saga <em>The Purge</em>, sa che Grillo è uno di quelli bravi davvero. Qui lo si capisce ancora meglio, e a quasi 60 anni gli auguriamo di dimostrare tutta la sua grandezza.</p>
<p>Il resto del cast è da urlo: c’è <strong>David Harbour</strong> nei panni di un Frankenstein tormentato e scioccamente poetico, la solita <strong>Viola Davis</strong> nei panni di Amanda Waller, un <strong>Alan Tudyk</strong> sempre più sul pezzo e <strong>Sean Gunn</strong> che, oltre a dar vita a G.I. Robot, torna anche nei panni di Weasel, una Donnola più o meno antropomorfa -già vista brevemente in <em>The Suicide Squad</em>&#8211; capace di alternare momenti di puro delirio ad altri devastanti sul piano emotivo.<br />
Sì, vi farà piangere. E come dicevo, è una donnola, probabilmente con la rabbia.<br />
No, non sto scherzando.</p>
<h2>Gunn al 100%: tra punk, violenza e (Gogol) Bordello</h2>
<p><em>Creature Commandos</em> è <strong>puro James Gunn distillato</strong>.<br />
Tornano infatti l’ironia cinica e sopra le righe, la violenza grafica e assurda, la costruzione di dialoghi brillanti, e quella sua capacità unica di trasformare i reietti in eroi, i <em>freak</em> in famiglia, dando uno scopo e un posto nel mondo a chi proprio dal mondo ha subito il rifiuto più grande.</p>
<p>Il tutto condito -come da tradizione- da <strong>una colonna sonora pazzesca</strong>, che mescola punk, folk e caos creativo, dominata da pezzi adrenalinici dei <strong>Gogol Bordello</strong>, rendendo la scelta musicale non solo estetica, ma più identitaria, capace di accompagnare i momenti chiave della serie come un secondo narratore, infondendo anima e ritmo a ogni sequenza.</p>
<p><strong>Lo stile visivo è un altro punto di forza</strong>: animazione 2D secca ed essenziale, con un’estetica che richiama i tempi d’oro di Cartoon Network, ma ricalibrata per un pubblico adulto e più avvezzo agli sbudellamenti.<br />
Chi ha apprezzato <strong><em>Invincible</em></strong> su Prime Video si sentirà a casa ma con una marcia in più, perché qui il montaggio è una gioia per gli occhi: sperimentale, inventivo, sempre al servizio della narrazione e con delle transizioni temporali che il più delle volte lasciano lo spettatore piacevolmente spaesato, portandolo in un batter d&#8217;occhio dal passato al presente con una fluidità che raramente si vede.<br />
Una regia animata che fa cose – e le fa benissimo.</p>
<h2>I veri mostri sono là fuori</h2>
<p>Come ogni opera scritta da Gunn, anche <em>Creature Commandos</em> ha <strong>una profondissima componente tematica</strong>, che in realtà è quasi sempre la stessa.</p>
<p>La narrazione presenta una struttura che alterna sapientemente momenti d’azione e flashback emozionali, costruendo un ritratto sfaccettato di ogni personaggio.<br />
A differenza della Suicide Squad, i membri di questo team non sono (tutti) criminali per scelta: <strong>sono emarginati, creature diverse, costrette a vivere nell’ombra per via della loro natura</strong>, o degli eventi che li hanno portati ad essere ciò che sono.<br />
Mostri, sì. Ma non malvagi.</p>
<p>Gunn ci guida attraverso il loro dolore, il loro senso di inadeguatezza e la loro lenta conquista di fiducia reciproca.<br />
All’inizio ci sembreranno fastidiosi, strani, magari anche inquietanti. Ma col tempo – e qui sta la magia – <strong>cominceremo ad amarli</strong>.</p>
<p>Questa è la vera firma dell’Autore, ed è ciò che gli riesce meglio da circa vent’anni: <strong>dare un’anima a chi, normalmente, ne viene privato</strong>.<br />
Guardate <em>Guardiani della Galassia</em>, <em>Super</em>, <em>The Suicide Squad</em> e la stessa <em>Peacemaker</em>: il <em>fil rouge</em> è sempre quello.</p>
<h2>Una serie da vedere, e non solo per la continuity</h2>
<p><em>Creature Commandos</em> è <strong>un prodotto importante</strong>, e non lo è solo perché “introduce il nuovo universo DC”.<br />
Lo è perché è una serie animata fatta con coraggio, identità e cuore, riuscendo a essere autoriale, eccessiva ed emozionante ma nonostante tutto, perfettamente bilanciata.</p>
<p>Se anche non facesse parte di un piano più grande, <strong>varrebbe la visione solo per la qualità tecnica</strong>, il tono narrativo e la direzione creativa.<br />
Ma siccome è parte di quel piano – e getta i semi per <em>Superman</em>, per la stagione 2 di <em>Peacemaker</em> e per il nuovo corso DC – allora sì che diventa a maggior ragione una tappa obbligata.</p>
<p>Perché se l’universo di James Gunn sarà anche solo la metà coerente, folle e sentito tanto quanto questa serie…<br />
Beh, stavolta <strong>potremmo crederci per davvero</strong>.</p>
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		<title>Havoc è su Netflix: Gareth Evans ha salvato Tom Hardy?</title>
		<link>https://nerdando.com/2025/06/12/havoc-e-su-netflix-gareth-evans-ha-salvato-tom-hardy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 08:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gangs of London]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hardy]]></category>
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<p>Articolo a cura di Antonio Petito che trovate qui Instagram: https://www.instagram.com/ilpetito YouTube: https://www.youtube.com/@ilpetito Se ne parlava da anni. Annunciato nel lontano 2021, Havoc sembrava destinato a rimanere nel limbo dei progetti dimenticati, uno di quei film-fantasma intrappolati tra le agende dei produttori e i cassetti delle post-produzioni infinite. Invece no. Qualche mese fa Netflix ne [&#8230;]</p>
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<p>Articolo a cura di <em><strong>Antonio Petito</strong></em> che trovate qui<br />
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<em><strong>YouTube</strong></em>: <a href="https://www.youtube.com/@ilpetito">https://www.youtube.com/@ilpetito</a></p>
<p>Se ne parlava da anni. Annunciato nel lontano 2021, <em><strong>Havoc</strong></em> sembrava destinato a rimanere nel limbo dei progetti dimenticati, uno di quei film-fantasma intrappolati tra le agende dei produttori e i cassetti delle post-produzioni infinite. Invece no. Qualche mese fa Netflix ne ha finalmente annunciato l’uscita, rilasciandolo ufficialmente il 25 aprile 2025, riconsegnandoci un film targato <strong>Gareth Evans</strong> e, soprattutto, una possibilità di redenzione per <strong>Tom Hardy</strong>.</p>
<h2>Gareth Evans: L’uomo che ha rivoluzionato l’action</h2>
<p>Per chi segue l’<em>action</em> con una certa passione, Gareth Evans non è un nome qualunque, ma <strong>il regista che ha riscritto le regole del combattimento corpo a corpo sullo schermo</strong>, fondendo coreografie di arti marziali e quantità indegne di piombo, soprattutto grazie ai suoi lavori indonesiani (<em>Merantau</em> e <em>The Raid</em>), diventando -insieme all’attore Iko Uwais, protagonista dei due titoli- un vero e proprio mito per gli amanti del genere.<br />
Poi una lunga pausa, qualche incursione horror e televisiva (vedi <em>Apostle</em> e <em>Gangs of London</em>) e infine <em>Havoc</em>.</p>
<h2>Havoc: Sinossi</h2>
<p>Siamo in una città corrotta fino al midollo. Dopo una retata andata male, il detective Walker (<strong>Tom Hardy</strong>) si ritrova coinvolto in una spirale di violenza che lo costringe a farsi strada – a suon di cazzotti, proiettili e decisioni discutibili – tra le viscere del crimine organizzato. La sua missione? <strong>Salvare il figlio di un politico locale e scoperchiare il vaso di Pandora</strong>. Non mancano poliziotti corrotti, traffici loschi, tradimenti e quella costante sensazione di essere in un incubo urbano da cui non si può uscire illesi.</p>
<h2>Gareth Evans: Coreografo del disordine</h2>
<p>Come detto in precedenza, <strong>con questo film Evans torna alle origini</strong>, ma stavolta strizzando l’occhio alla “cattiveria stilistica” degli <em>action</em> dei primi anni ‘90, piuttosto che all’eleganza dell’immaginario asiatico abbondantemente citata nei suoi primi lavori.<br />
<em>Havoc</em> è quindi <strong>un “videogiocone”</strong> che non si vergogna di esserlo: proiettili infiniti, schizzi di sangue degni di un fumetto di Garth Ennis, devastazione ambientale e movimenti di macchina super-esagerati, caotici, a tratti quasi ubriacanti. Le inquadrature si stringono, si muovono, si sporcano, dando vita a un film grezzo, dove il senso di disorientamento è cercato e riflette i lati più oscuri della storia.<br />
Presentato così sembra uno strano esercizio di stile, eppure in realtà funziona. Perché a ogni sparatoria, a ogni colluttazione, si respira un senso di oppressione autentico, che trasporta lo spettatore dentro un mondo marcio, in cui anche l’aria sembra contaminata da corruzione e dolore.</p>
<h2>Tra peccato e redenzione</h2>
<p>Parlando della scrittura, come nei migliori film di Evans, <strong>c’è un’ossessione tematica che riaffiora: la redenzione</strong>. Il protagonista è un uomo spezzato, un poliziotto che ha fatto troppe scelte sbagliate e che, nel mezzo del caos, cerca disperatamente un’occasione per rimettere a posto almeno una cosa. È un tema ricorrente nei suoi lavori: l’idea che la violenza possa essere non solo distruzione, ma anche un mezzo attraverso cui espiare qualcosa. In <em>Havoc</em>, questo messaggio è sepolto sotto una coltre di piombo e fango, ma c’è. E dà spessore a un personaggio che, altrimenti, sarebbe solo l’ennesimo duro con il grugno incavato.<br />
E a proposito di grugni, <strong>Tom Hardy, dopo anni di alti, bassi e scelte discutibili, trova finalmente un ruolo che sembra cucito su misura per lui</strong>. Sia chiaro, non parliamo di una performance da premio, ma è un ritorno a una fisicità più credibile e a uno sguardo che racconta una storia, senza sfociare nei meme involontari. Evans lo dirige con mano sicura, lasciandogli lo spazio per essere un’icona d’azione senza trasformarlo in una caricatura. È abbastanza per dire che Tom Hardy è tornato? Forse sì. Sicuramente è un passo avanti, ed è bello rivederlo muoversi con un senso dentro a un film che ha un’idea chiara della propria identità.</p>
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<h2>Havoc è un film da recuperare?</h2>
<p><em>Havoc</em> <strong>non è un film perfetto</strong>. È sfilacciato in certi punti, ripetitivo in altri, <strong>ma ha un’identità forte</strong>, una regia che osa e una voglia matta di sporcare lo schermo con un’energia quasi animalesca. In un panorama in cui l’<em>action</em> sta diventando molto più elegante, Evans rimescola le carte con un film che, dopo tanti pugni, offre una carezza per chi ha nostalgia del cinema d’azione di una trentina d’anni fa.<br />
Detto ciò, dategli una chance; difficilmente ve ne pentirete.</p>
<h2>Trailer</h2>
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		<title>The Fall Guy &#8211; Una lettera d&#8217;amore al cinema d&#8217;azione</title>
		<link>https://nerdando.com/2024/05/13/the-fall-guy-una-lettera-damore-al-cinema-dazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[David Leitch]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Blunt]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="The Fall Guy" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2024/05/thefallguys.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Di Antonio Petito A volte la vita ci mette di fronte a delle coincidenze veramente strane. In Italia il primo maggio è la giornata dedicata alla celebrazione dei lavoratori di ogni tipo, ed è veramente un fatto curioso che l&#8217;uscita italiana di The Fall Guy, nuovo film del regista David Leitch (Atomica Bionda, Hobbs &#38; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2024/05/13/the-fall-guy-una-lettera-damore-al-cinema-dazione/">The Fall Guy &#8211; Una lettera d&#8217;amore al cinema d&#8217;azione</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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<p><em>Di <strong>Antonio Petito</strong></em></p>
<p>A volte la vita ci mette di fronte a delle coincidenze veramente strane.<br />
In Italia il primo maggio è la giornata dedicata alla celebrazione dei lavoratori di ogni tipo, ed è veramente un fatto curioso che l&#8217;uscita italiana di <em><strong>The Fall Guy</strong></em>, nuovo film del regista <strong>David Leitch</strong> (<em>Atomica Bionda</em>, <em>Hobbs &amp; Shaw</em>, <a href="https://nerdando.com/2018/05/16/deadpool-2-un-seguito-fuori-dalle-righe/"><em>Deadpool 2</em></a>, <em>Bullet Train</em>), incentrato sulle vicende di uno stuntman -protagonisti silenti dei film d&#8217;azione e molto spesso ignorati da pubblico e addetti ai lavori- sia uscito in una data così significativa.</p>
<h2>Il contesto</h2>
<p><em>The Fall Guy</em> è l&#8217;ennesima tessera che va a comporre<strong> il puzzle dell’action moderno</strong>, un genere che negli ultimi 10-15 anni sta vivendo una vera e propria rinascita artistica, distaccandosi dal canone proposto da saghe già famose e consolidate come la Fast Saga, fatto di set giganteschi, CGI massiccia e tendenzialmente poca attenzione alla storia.<br />
Tutto inizia nel 2014, quando <strong>Chad Stahelski</strong>, leggenda degli stuntman Hollywoodiani (in collaborazione con lo stesso Leitch, co-regista non accreditato) propone il primo <em><strong>John Wick</strong></em>, un action atipico, d’ispirazione orientale e che oltre a mettere in scena una solida storia da classico <em>revenge movie</em> mostra una particolare attenzione alle coreografie di combattimento, che occupano gran parte dello <em>screentime</em> e rappresenteranno ciò che colpirà di più gli spettatori.<br />
Quello che in principio era stato pensato come un piccolo film dal budget contenuto, si è poi rivelato un enorme successo, capace di generare svariati sequel e tanti altri prodotti direttamente derivati o anche solo stilisticamente ispirati ad esso, creando un vero e proprio filone cinematografico.</p>
<p>Dopo Stahelski e Leitch infatti, anche altri stuntman hanno preso coraggio, provando a portare le loro storie su schermo, dando vita a film molto apprezzati come i due <strong><em>Tyler Rake</em></strong> (Sam Hargrave), <strong><em>Io sono Nessuno</em></strong> (Iliya Naishuller) e <strong><em>Day Shift</em></strong> (J.J. Perry), senza contare gli innumerevoli prodotti simili usciti in streaming, dando vita ad un sostanzioso revival del “cinema di botte”, che andrà sempre più mischiandosi con altri generi.</p>
<h2>Le romantiche botte di <em>The Fall Guy</em></h2>
<p>Collegandoci al concetto di “<strong>commistione di generi</strong>” legato all&#8217;evoluzione dell’action, va detto che <em>The Fall Guy</em> non fa eccezione, alzando dove possibile l&#8217;asticella e combinandosi con la tipologia di film che tutti pensiamo più lontana dal cinema d&#8217;azione: <strong>la commedia romantica</strong>.</p>
<p>L&#8217;ultima fatica di Leitch infatti, ricalca più o meno tutte le caratteristiche messe in mostra nei suoi precedenti film, sia nel bene che nel male: <strong>un’ironia molto pungente</strong>, un comparto visivo essenziale ma fantasioso e una certa “stanchezza” dal punto di vista della scrittura.</p>
<h2>La scrittura</h2>
<p>Volendo cominciare da un punto (non troppo) debole, <em>The Fall Guy</em> <strong>è probabilmente un film con qualche lungaggine di troppo</strong>.<br />
Intendiamoci, è quasi sempre divertente e sul pezzo, ma a volte cerca di ricordare allo spettatore in maniera fin troppo didascalica che è anche una rom-com, utilizzando dei passaggi non molto fluidi che tendono un po&#8217; a spezzare il ritmo, abbassando la soglia dell&#8217;attenzione.</p>
<p>Per il resto, <strong>la trama è abbastanza <em>basic</em></strong> e segue una specie d&#8217;indagine non troppo intricata, inserendo una piccola parte thriller gestita in maniera semplice e comprensibile.</p>
<p>Molto apprezzabile la caratterizzazione del protagonista. Oltre ad essere supportato dall&#8217;ennesima ottima prova attoriale di <strong>Ryan Gosling</strong> -che ormai non fa neanche più notizia- il nostro Colt Seavers vivrà una serie di situazioni estreme alle quali dovrà adattarsi, galleggiando tra traumi del passato che dovrà provare ad affrontare e superare, cercando allo stesso tempo di rimediare a vecchi errori fin dove possibile. Trovo sempre molto stimolante quando viene proposta la contrapposizione tra un personaggio fisicamente forte, capace di cavarsela da solo, ma che comunque presenta delle fragilità di fondo, di qualunque tipo esse siano. È forse ciò che realmente differenzia questi “nuovi eroi” dai vecchi personaggi in stile Dom Toretto (V. Diesel,Fast Saga) e Bryan Mills (L. Neeson, Saga di <em>Taken</em>), i quali anche di fronte alle perdite più devastanti non mostrano quasi mai vere e proprie crescite o elaborazioni, sembrando spesso troppo asettici e molto poco umani nelle rispettive caratterizzazioni. Alla fine però ci sta, sono film che puntano su altro.</p>
<h2>Un tributo ai protagonisti invisibili: gli stuntman</h2>
<p>Parlando della simpatica e a tratti macchinosa introduzione del tema amoroso, va fatta una considerazione: la storia tra i personaggi di Gosling e Blunt, <strong>non è l&#8217;unico amore che viene mostrato nel film</strong>. Esiste infatti un amore distaccato dalla trama, portato avanti per tutta la narrazione, vale a dire quello per il cinema d&#8217;azione e tutte le figure che gli danno vita.</p>
<p>Non mancheranno <strong>momenti di satira</strong> nei confronti dell&#8217;industria, che spesso relega gli stuntman a figure marginali, senza riconoscere loro i giusti meriti, direzionando tutte le attenzioni verso professionisti che sono già seguiti grazie al fatto di prestare la faccia ai vari personaggi.</p>
<p>Per fare qualche esempio rapido e intuitivo, basta citare alcuni dei nomi visti in precedenza; sapete chi ha coordinato molte delle scene d&#8217;azione più apprezzate del <a href="https://nerdando.com/2015/04/30/marvel-cinematic-universe-come-seguire-la-continuity-tra-film-e-serie-tv/"><strong>Marvel Cinematic Universe</strong></a>? Sam Hargrave. Stahelski invece è stato giusto la controfigura di Keanu Reeves in <em>Matrix,</em> film che lo ha reso l&#8217;attore super amato e conosciuto che è oggi. Sono tutti incarichi importanti, eppure i nomi di queste importantissime figure vengono fuori soltanto ora che occupano in prima persona la cabina di regia. Tramite alcune battute caustiche, Leitch con grande coraggio si prende la responsabilità di muovere una critica tutt&#8217;altro che banale verso Hollywood, che forse dovrebbe iniziare a guardare alcuni elementi con un occhio sensibilmente diverso.</p>
<p>Tornando al film in sé, gli appassionati dei dietro le quinte e del “come nasce la magia” rimarranno estasiati dagli <strong>elementi tipici dell&#8217;industria inseriti nella narrazione</strong>: armi di scena alternate a quelle reali, dimostrazioni di come molte delle scene più appassionanti vengono girate e scene quotidiane ambientate sui set che -per quanto sopra le righe e in linea col registro del film- potrebbero non essere eccessivamente distanti dalla realtà stando ai racconti di chi vive il cinema giorno per giorno.</p>
<p><em>The Fall Guy</em> <strong>è un film da non perdere?</strong></p>
<p>Al netto dei difetti elencati, <em>The Fall Guy</em> è un film che va visto. Pur non essendo il migliore di David Leitch è comunque un qualcosa che consolida la sua posizione come regista dallo stile riconoscibile, con pattern precisi che lo rendono un autore capace di proporre una piacevole versione in salsa americana degli action “alla Guy Ritchie”.<br />
Cosa molto curiosa, considerando che il buon Leitch ha finora lavorato su adattamenti di romanzi (<em>Bullet Train</em>) e graphic novel (<em>Atomica Bionda</em>) oppure in franchise già avviati, riuscendo nel mai semplice compito di <strong>unire originalità e spirito d&#8217;adattamento</strong>.<br />
Lo stesso <em>The Fall Guy</em> deriva dall&#8217;omonima serie americana, arrivata in Italia col titolo di <em><strong>Professione Pericolo</strong></em>. Un buon motivo per recuperarla? Questo lo deciderete voi, io dal canto mio lo farò sicuramente.</p>
<p><em>Contatti dell’<strong>autore dell’articolo</strong>, che ringraziamo tantissimo per il suo tempo:</em><br />
<em><strong>Instagram:</strong> <a href="https://www.instagram.com/ilpetito/">https://www.instagram.com/ilpetito/</a><br />
</em><em><strong>YouTube:</strong> <a href="https://www.youtube.com/@ilpetito">https://www.youtube.com/@ilpetito</a></em></p>
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		<title>Hazbin Hotel &#8211; L&#8217;Inferno non è per sempre</title>
		<link>https://nerdando.com/2024/02/14/hazbin-hotel-linferno-non-e-per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 09:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
		<category><![CDATA[Vivienne Medrano]]></category>
		<category><![CDATA[Vivziepop]]></category>
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<p>Articolo a cura di Kibeth Il fenomeno animato del momento L&#8217;Inferno cambierà e scoprirà la felicità Questo canta nella prima puntata Charlie Morningstar, figlia di Lucifero, principessa dell&#8217;Inferno. Ma procediamo con ordine! A meno che non viviate in un eremo sperduto, totalmente sprovvisti di qualunque mezzo di comunicazione, recentemente avrete sentito parlare di Hazbin Hotel. [&#8230;]</p>
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<p><strong>Articolo a cura di Kibeth</strong></p>
<h2>Il fenomeno animato del momento</h2>
<p><i><b>L&#8217;Inferno cambierà e scoprirà la felicità</b></i></p>
<p>Questo canta nella prima puntata <b>Charlie</b> <b>Morningstar</b>, figlia di <b>Lucifero</b>, principessa dell&#8217;Inferno.<br />
Ma procediamo con ordine!<br />
A meno che non viviate in un eremo sperduto, totalmente sprovvisti di qualunque mezzo di comunicazione, recentemente avrete sentito parlare di <em><strong>Hazbin Hotel</strong></em>.</p>
<p>C&#8217;è chi lo sta adorando, chi non ci dorme la notte per sviluppare teorie su teorie, chi storce il naso di fronte alla <strong>massiccia presenza di canzoni</strong> all&#8217;interno della serie, chi le ascolta in loop in macchina o sotto la doccia, chi lo sta bellamente ignorando e chi ha iniziato una feroce crociata per denigrare la serie in ogni suo aspetto: beh, diciamo che le reazioni rispecchiano fedelmente la trama stessa di questo <strong>gioiellino dell’animazione contemporanea</strong>!</p>
<p>Per tutto questo, dobbiamo ringraziare l&#8217;autrice <b>Vivienne Medrano</b>, in arte <b>Vivziepop</b>: proprio come Charlie, la protagonista della sua opera, il suo grande spirito da sognatrice sfornò nel 2019 l&#8217;episodio pilota di <em>Hazbin Hotel</em>, diffuso su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Zlmswo0S0e0">YouTube</a>, che raggiunse ben presto l’incredibile cifra di 100 milioni di visualizzazioni.</p>
<p>Da lì iniziò l&#8217;incredibile ascesa dell&#8217;universo ideato dalla Medrano, partendo dalla realizzazione di un&#8217;intera serie spin-off, <i><b>Helluva Boss</b></i> (già arrivata alla sua seconda stagione, sempre diffusa su <a href="https://www.youtube.com/playlist?list=PL-uopgYBi65HwiiDR9Y23lomAkGr9mm-S">YouTube</a>), fino a destare l’interesse di uno dei colossi dell’intrattenimento, <strong>Prime Video</strong>, diventando una vera e propria stagione di alto livello.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>Splendidamente animato ed estremamente volgare (ma in maniera esilarante), questo spettacolo musicale, che descrive le vite dei peccatori in <strong>una versione fantastica dell&#8217;Inferno</strong>, ha stupito e catturato il pubblico per la <strong>complessità della sua storia</strong>.<br />
Evitando gli spoiler più succosi, la storia di base è molto semplice e accattivante: a causa della sovrappopolazione dell&#8217;Inferno, ogni anno schiere di angeli esorcisti scendono dal Paradiso e attuano uno sterminio sui demoni per ridurne il numero ed impedire così future sommosse contro il cielo.</p>
<p>Tutto questo causa un profondo dolore alla principessa dell&#8217;Inferno, <strong>Charlie</strong>, che trova una soluzione più pacifica al sempre crescente numero di anime dannate: crea l&#8217;<b>Hazbin Hotel </b>(in origine era <i>Happy Hotel</i>), una struttura dove i demoni verranno &#8220;rieducati&#8221;, per trovare la redenzione ai loro peccati e quindi, di conseguenza, ascendere in Paradiso.</p>
<p>Charlie è fermamente convinta del successo della sua idea (una delle canzoni più famose del pilot, <strong><em>Inside of every demon is a rainbow</em></strong>, rende perfettamente l’idea del suo progetto), ma nel corso della serie dovrà scontrarsi prima con l’incredulità dei suoi stessi compagni demoni, poi con l&#8217;ostracismo da parte delle legioni angeliche, capitanate da un volgarissimo <strong>Adamo</strong> (che sinceramente ad un certo punto tutti ci chiediamo cosa abbia fatto per meritare il Paradiso).</p>
<h2>I punti di forza</h2>
<p>Tutta la serie è costellata dalla presenza di personaggi ormai diventati iconici, a partire dal <strong>Demone della Radio Alastor</strong>, che nasconde un oscuro segreto in grado di renderlo in futuro uno splendido <em>villain</em>, all’iconico e amatissimo <strong>Angel Dust</strong>, che riesce a trasmetterci meravigliosamente i suoi grandi conflitti interiori; <strong>Lucifero</strong>, il Re dell&#8217;Inferno, ci viene presentato in una veste diversa dal solito, pieno di complessi nei confronti di quella figlia che in realtà adora con tutto se stesso, ma soprattutto come grande amante delle…<strong>paperelle</strong>!</p>
<p>Col procedere delle puntate, scopriremo che <strong>niente è completamente bianco o nero</strong>, niente è per sempre, anche se quelli del Paradiso pretendono che sia così. Ed è proprio questo uno dei punti di forza di questa serie, andando avanti con le puntate scopriamo tante sfaccettature diverse di ogni personaggio, di ogni situazione e si sa: le sfumature di grigio sono sempre le più interessanti!</p>
<p>Medrano ha fatto davvero <strong>un ottimo lavoro</strong> per farci sentire i sogni, il trauma, i dubbi, le paure, le delusioni e le chiusure mentali dei suoi personaggi, regalandoci una serie in grado di suscitare grandissime emozioni.</p>
<h2>Il doppiaggio</h2>
<p>Altro grandissimo punto a favore della serie trovo che sia il <strong>doppiaggio italiano</strong>!<br />
Io solitamente guardo sempre tutto in lingua originale: negli ultimi anni infatti mi sono ritrovata sempre più spesso delusa dalla qualità del doppiaggio italiano, sia a livello di traduzione che di voci scelte ma questa volta bisogna dire che il risultato finale è di <strong>altissimo livello</strong>, tanto da superare in determinati momenti anche l’originale. Tutto merito della presenza di mostri sacri del nostro doppiaggio, quali <strong>Rossa Caputo</strong>, <strong>Giulia Franceschetti</strong>, <strong>Riccardo Suarez</strong>, <strong>Nanni e Oreste Baldini</strong>, <strong>Neri Marcorè</strong> e <strong>Fabrizio Vidale</strong> (per dirne solo alcuni).</p>
<p>In conclusione, non posso definire <strong><em>Hazbin Hotel</em></strong> una serie &#8220;divertente&#8221; nel senso stretto del termine ma di certo è <strong>una serie che consiglio di vedere a tutti gli appassionati della dicotomia Bene/Male</strong>: la sapiente stratificazione dei suoi personaggi, la colonna sonora pazzesca e la costruzione (anche se ancora in corso) del mondo infernale e celestiale targata Medrano possono sicuramente catapultare <em>Hazbin Hotel</em> verso un futuro successo.<br />
È infatti un’opera che sta cercando se stessa ma si sta indubbiamente divertendo a farlo nel mentre e, cosa più importante, fa divertire (e commuovere) anche noi.</p>
<h2>Trailer</h2>
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		<title>The Harder They Fall: western moderno in salsa Blaxploitation</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 13:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Blaxploitation]]></category>
		<category><![CDATA[Idris Elba]]></category>
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		<category><![CDATA[Zazie Beetz]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="The Harder They Fall" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>di Antonio Petito Correva l’anno 2012. All’epoca la sonda Curiosity atterrava su Marte, le autoradio sparavano a tutto volume Little Talks degli Of Monsters and Men, avere Ibra al fantacalcio risultava ancora un discreto affare ed un certo regista dal cognome vagamente nostrano ci regalava un film ambizioso e citazionista, con protagonista un Jamie Foxx in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nerdando.com/2021/12/07/the-harder-they-fall-western-moderno-in-salsa-blaxploitation/">The Harder They Fall: western moderno in salsa Blaxploitation</a> proviene da <a href="https://nerdando.com">Nerdando</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="The Harder They Fall" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-43865" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg" alt="The Harder They Fall" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/12/The-Harder-They-Fall-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><em>di <strong>Antonio Petito</strong></em></p>
<p>Correva l’anno <strong>2012</strong>. All’epoca la sonda <strong>Curiosity</strong> atterrava su Marte, le autoradio sparavano a tutto volume <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=IY8rOSyR5Rw&amp;ab_channel=OfMonstersAndMenVEVO">Little Talks</a></strong> degli <strong>Of Monsters and Men</strong>, avere <strong>Ibra</strong> al fantacalcio risultava ancora un discreto affare ed un certo regista dal cognome vagamente nostrano ci regalava un film ambizioso e citazionista, con protagonista un <strong>Jamie Foxx</strong> in grandissimo spolvero, il cui nome richiamava dolci ricordi di piombo: <strong>Django Unchained</strong>.</p>
<p>A 9 anni di distanza, possiamo affermare che le cose non sono poi così diverse; <strong>Zlatan</strong> tiene botta,<strong> Jeff Bezos</strong> si fa un giretto nello spazio in tutta tranquillità, la <strong>band islandese</strong> tira ancora fuori qualche bel singolo e su <strong>Netflix</strong> esce qualcosa di molto particolare, che proprio come il “<strong>fratellone</strong>” citato poc’anzi attinge a piene mani da due filoni ormai quasi del tutto scomparsi<br />
salvo sporadici esperimenti più o meno riusciti, sfruttando in maniera egregia un cast importantissimo e tutti gli stilemi del <strong>western</strong> e della <strong>blaxploitation</strong>.</p>
<h2>Il tributo ad un cinema dimenticato</h2>
<p>Tanto per cominciare, <strong>blaxploitation</strong> non è una parolaccia, ma un <strong>genere cinematografico molto popolare negli anni ‘70</strong>, caratterizzato da un massiccio uso di stereotipi legati alla popolazione afroamericana, un’ironia spesso ai limiti del grottesco e colonne sonore decisamente atipiche per l’epoca.</p>
<p><strong>The Harder They Fall</strong> è una sapiente reinterpretazione di questa ricetta. Vi basterà sostituire i tipici scenari urbani con un inusuale Far West popolato da personaggi istrionici e sopra le righe, capaci di alternare dialoghi seri e pomposi a scambi di battute decisamente più veloci e -nella maggior parte dei casi- imprevedibili.<br />
Lo stesso discorso si applica alla colonna sonora. Ai nomi altisonanti del cast (<strong>Jonathan Majors, Idris Elba, Lakeith Stanfield, Zazie Beetz</strong>) infatti, troviamo uno score di tutto rispetto interamente composto da canzoni di generi da sempre legati alla black culture. Da star affermate come <strong>Kid Cudi</strong> e <strong>Jay-Z</strong> (che è anche produttore del film), passando per nuove<br />
scoperte come la giovanissima Koffee, in The Harder They Fall riusciamo a vivere appieno qualcosa di concettualmente vicino a quanto proposto nei film della saga Shaft e di altri predecessori più o meno blasonati: musica del popolo, in un film per il popolo.</p>
<p>Un po’ come se <strong>Jonathan Majors</strong> diventasse, per qualche ora, il <strong>Richard Roundtree</strong> di questa generazione.</p>
<h2>Paesaggi magnifici, budella ed un finale coraggioso</h2>
<p>L’esordiente <strong>Jeymes “The Bullitts” Samuel</strong> (compare del precedentemente citato Jay-Z e fratello del noto cantante Seal) ci regala una <strong>regia pulita e lineare</strong>, sfruttando al meglio i <strong>meravigliosi paesaggi</strong> e luoghi a disposizione: praterie, zone rocciose, boschi e cittadine ricostruite in maniera del tutto fedele alle rappresentazioni dei vecchi western.<br />
I<strong> maggiori guizzi</strong> dal punto di vista registico ci sono <strong>durante le scene di combattimento</strong>. I cowboys di The Harder They fall menano come dei mercenari esperti, poco importa se si tratta di spararsi o lottare corpo a corpo, <strong>l’azione sarà sempre spettacolarizzata al massimo</strong>, a tratti esagerata, per far capire allo spettatore quanto i personaggi siano violenti e senza<br />
scrupoli, e lo sono proprio tutti, non importa la fazione.<br />
Il concetto sarà poi fortificato da un finale al cardiopalma e difficilmente replicabile in un film pop: il sentiero della vendetta è lastricato di cattive azioni che, anche se compiute da uomini con buone intenzioni, rimarranno negli annali come tali.</p>
<p>Il mio consiglio? <strong>Da recuperare seduta stante</strong>!</p>
<p><em>Contatti dell’<strong>autore dell’articolo</strong>, che ringraziamo tantissimo per il suo tempo:</em><br />
<em><strong>Instagram:</strong> <a href="https://www.instagram.com/apetitogram/">https://www.instagram.com/apetitogram/</a></em><br />
<em><strong>Twitch:</strong> <a href="https://twitch.tv/nofuturestream">https://twitch.tv/nofuturestream</a></em></p>
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		<title>Dragon Ball Z: la maledizione della prima visione di una millennial all&#8217;estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Dec 2021 13:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Akira Toriyama]]></category>
		<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Crilin]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[TV polacca]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dragon Ball Z" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>di Marijana &#8220;Kibeth&#8221; Kvesic Anni Novanta, Europa e Dragon Ball Z Correva l’anno 2000: nuovo millennio e nuove fantasmagoriche prospettive ed invenzioni all’orizzonte, ma soprattutto, per i miei interessi dell’epoca, la prima messa in onda di Dragon Ball Z! Attendevo con ansia questo anime, perché avevo già divorato la prima serie di Dragon Ball, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dragon Ball Z" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><em>di <strong>Marijana &#8220;Kibeth&#8221; Kvesic</strong></em></p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-42522" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg" alt="Dragon Ball Z" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/Dragon-Ball-Z-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<h2>Anni Novanta, Europa e Dragon Ball Z</h2>
<p>Correva <b>l’anno 2000</b>: nuovo millennio e nuove fantasmagoriche prospettive ed invenzioni all’orizzonte, ma soprattutto, per i miei interessi dell’epoca, la prima messa in onda di <b>Dragon Ball Z</b>!</p>
<p>Attendevo con ansia questo anime, perché avevo già divorato la prima serie di <b>Dragon Ball</b>, ma qui è necessaria una premessa: mio malgrado, nel 1996 mi ritrovai a vivere in un paesino sperduto della <b>Bosnia</b> <b>Erzegovina</b>, dove la TV locale contemplava soltanto tre noiosissimi canali nel suo palinsesto, senza neanche l’ombra di tutte quelle meravigliose serie che sfornava Mamma Mediaset negli anni ’90.</p>
<p>Somma disperazione fino alla tanto agognata installazione dell’<strong>antenna parabolica</strong>, seguita però da un nuovo trauma: delle reti italiane, si riusciva a prendere solo la Rai, ma non la Mediaset.<br />
Giornata di tristezza in tutto il regno!</p>
<p>Fu così, complice anche la <b>classe obbligatoria di tedesco</b> che frequentavo a scuola, che arrivai a convertirmi al canale <b>RTL2</b>, all’epoca gemella perfetta della nostra Italia 1, se non anche migliore: infatti, complice una censura inesistente rispetto alla nostra, passarono molti anime meravigliosi che qui in Italia purtroppo non sono mai stati neanche presi in considerazione, ma questa è un’altra storia.</p>
<p><strong>Torniamo a Dragon Ball</strong>: terminata la prima serie in tedesco, ovviamente attendevo il “Capitolo Z” con ansia infinita, ma i mesi passavano e RTL 2 a tutto pareva interessarsi, fuorché a lui.</p>
<p>Arrivarono le tanto agognate <strong>vacanze estive</strong> e, una volta arrivata in Italia, meraviglia delle meraviglie, finalmente lo trovai in onda su Italia 1, anche se ormai abbondantemente iniziato, ma ciò creava un problema fino ad un certo punto, perché ne conosciamo fin troppo bene i tempi matusalemmici.</p>
<p>In due mesi di vacanza, infatti, l’unico sviluppo della trama fu <strong>la battaglia apparentemente infinita di Gohan, Piccolo, Crilin e Vegeta contro Freezer</strong>, mentre Goku riprendeva le energie nella capsula di rigenerazione; il ritorno in Bosnia si avvicinava ed io ero in crisi, sapendo di non poter continuare la visione!</p>
<p>Poi, alla vigilia della partenza, il dramma supremo: <b>la morte di Crilin</b>! Adesso, ripensandoci, sinceramente mi viene anche da ridere, soprattutto pensando a tutte le sue morti (canoniche e non) nell’anime, ma permettetemi, <strong>all’epoca fu un trauma</strong>!</p>
<h2>Alla ricerca delle sfere del drago (o del canale TV)</h2>
<p>Finita la puntata, con tanto di lacrimoni, <strong>andai a preparare la valigia</strong> e, il giorno dopo, mi ritrovai già in crisi d’astinenza davanti alla TV di casa mia.</p>
<p>Per qualche giorno, si consumò la “tragedia” che solo i veri membri della Generazione Y possono capire: <b>niente internet</b>, niente Youtube, Netflix, Prime, EMule, il nulla cosmico e, quindi, perdersi una o più puntate di un cartone era il <b>MALE</b>, si poteva solo sperare in una replica nell’arco di qualche anno, altrimenti il buco di trama sarebbe rimasto tale per sempre.</p>
<p>In preda alla disperazione, iniziai a fare <strong>zapping</strong> tra i millemila canali della parabolica, fino a quando, dopo un paio di giorni, il miracolo: Dragon Ball Z, in tutto il suo splendore, a qualche puntata dalla morte di Crilin, quindi avrei potuto riprendere proprio da dove mi ero stoppata in Italia!</p>
<p>Unico piccolo, insignificante e trascurabilissimo problema: lo trovai sulla <strong>TV</strong><b> polacca</b>!</p>
<h2>Imparando il polacco con Goku</h2>
<p>Cosa importava, penserete voi, <strong>a mali estremi</strong> era già più che sufficiente poter vedere le immagini; ma in realtà non era così!</p>
<p>Dovete sapere che la TV polacca all’epoca (e spero vivamente per loro che abbiano cambiato politica adesso) aveva un modo tutto suo di mandare in onda i programmi televisivi che non facevano parte del palinsesto nazionale: evidentemente acquistavano il programma dall&#8217;emittente straniera più conveniente (in quel caso mi capitò l’originale francese), dopodiché non inserivano i sottotitoli e neppure si davano la briga di doppiarlo nel senso più comune del termine, ma affidavano l’intera traduzione ad <b>un’unica voce narrante monocorde, maschile</b>, che doppiava praticamente tutto, personaggi femminili compresi, con l’audio originale comunque presente in sottofondo, leggermente attenuato!</p>
<p><strong>Ascoltare per credere!</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="1000" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/B_o3H_q5guk?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;start=240&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>In parole povere, <strong>per disperazione e nervosismo</strong>, i primi tempi guardai le puntate silenziando totalmente la TV, era una tortura per le orecchie passare dall’eccellenza del doppiaggio italiano a quello scempio!</p>
<p>Poi però, complice la mia conoscenza madrelingua dell’italiano e del croato, decisi di affrontare di petto la situazione e di <strong>attingere per quanto possibile alle somiglianze lessicali</strong> italo/francesi e croato/polacche: piano piano, iniziai a capire perlomeno il senso di ciò che accadeva, per poi arrivare finalmente a comprendere il preciso significato di parecchie parole!</p>
<p>Noi Millenials sappiamo che queste sono le esperienze che segnano per la vita: ancora oggi, tornata in Italia, dopo aver visto e rivisto infinite repliche di Dragon Ball Z e successivi, mi ritrovo a sorridere ogni volta che sento parlare di auree potentissime, perché nella mia mente sento solo “<b>Jesteś bardzo silny</b>”</p>
<p><strong>Dagli anni 2000 è tutto</strong>!</p>
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		<title>Shang-Chi: la Marvel ci prova con il suo Wuxia</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/09/24/shang-chi-la-marvel-ci-prova-con-il-suo-wuxia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 12:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film & Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[La tigre e il dragone]]></category>
		<category><![CDATA[Marvel]]></category>
		<category><![CDATA[MCU]]></category>
		<category><![CDATA[Michelle Yeoh]]></category>
		<category><![CDATA[Simu Liu]]></category>
		<category><![CDATA[The Forbidden Kingdom]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Leung]]></category>
		<category><![CDATA[wuxia]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>di Antonio Petito Recensione Avete presente quei bei filmoni di arti marziali che andavano tantissimo qualche anno fa? Intendo quelli che vedevano spesso figure tradizionali e/o leggendarie della cultura cinese, roba stile The Forbidden Kingdom o La Tigre e il Dragone per capirci. Ecco, provate ad immaginare buona parte degli elementi caratteristici del Wuxia, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="180" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-300x180.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-42740" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg" alt="" width="1000" height="600" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-300x180.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-768x461.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/shangchi-450x270.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><em>di <strong>Antonio Petito</strong></em></p>
<h2>Recensione</h2>
<p>Avete presente quei bei <strong>filmoni di arti marziali</strong> che andavano tantissimo qualche anno fa? Intendo quelli che vedevano spesso figure tradizionali e/o leggendarie della cultura cinese, roba stile <em>The Forbidden Kingdom</em> o <em>La Tigre e il Dragone</em> per capirci.</p>
<p>Ecco, provate ad immaginare buona parte degli elementi caratteristici del Wuxia, ma riprodotti in salsa cinecomic ed otterrete l’ultimo sforzo su grande schermo targato Casa delle Idee: <strong><em>Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli</em></strong>.</p>
<h2>Una storia di formazione sapientemente “inzuppata” nella continuity MCU</h2>
<p>In tempi recenti Mamma <strong>Marvel</strong> ci ha un po’ disabituati alla grande coesione narrativa mostrata nel primo decennio, favorendo (comprensibilmente, vista la necessità di gettare le basi per un nuovo ciclo di avventure) le cosiddette storie stand-alone.<br />
Shang-Chi segue in maniera parziale questa falsariga, proponendo una storia d’origine classica, con ampie parentesi sulla formazione dei protagonisti e della riscoperta delle proprie qualità, le quali risulteranno cruciali nel <strong>percorso dell’eroe</strong>. Tutto ciò è sapientemente collegato a doppio filo con alcune delle pellicole precedenti, sia tramite scene puramente fanservice che con scelte narrative precise, utili a far ripercorrere allo spettatore vecchie avventure che sembravano ormai messe del tutto da parte.</p>
<p>Per quanto riguarda la caratterizzazione &#8211; e più in generale la scrittura &#8211; i tasti dolenti tendono ad essere sempre gli stessi: nonostante una discreta dose di carisma sprigionata sia da Shang-Chi (<strong>Simu Liu</strong>) che dal villain interpretato da <strong>Tony Leung</strong> (il leggendario Alan di <em>Hard Boiled</em>), sembra che manchi costantemente qualcosa per considerarli iconici, forse a causa di un’eccessiva dose di humor non propriamente di buon livello che tende a depotenziare il Pathos in alcuni momenti significativi, arrivando ad essere a tratti fastidioso.</p>
<p>Decisamente più curato è il<strong> lato empatico</strong>; è infatti molto probabile che vi ritroverete a volere un bene dell’anima ai protagonisti, soprattutto durante gli spaccati di vita quotidiana mostrati qua e là durante lo screen time.</p>
<h2>Il punto forte…</h2>
<p>C’era da immaginarselo, ma è giusto ripeterlo: <strong><em>Shang-Chi</em> contiene le migliori scene di combattimento di tutto il <a href="https://nerdando.com/2015/04/30/marvel-cinematic-universe-come-seguire-la-continuity-tra-film-e-serie-tv/">Marvel Cinematic Universe</a></strong>.</p>
<p>Le presenze di Simu Liu e della leggendaria <strong>Michelle Yeoh</strong> lasciavano ben sperare già in prima battuta, ma le aspettative sono state ampiamente superate; a differenza dei più blasonati predecessori infatti, in <em>Shang-Chi</em> vengono valorizzate al meglio le <strong>coreografie di combattimento</strong>, le quali non si ritrovano mai ad essere &#8220;schiacciate&#8221; dal montaggio consentendo allo spettatore di godere appieno dei fantastici stunt presenti per buona parte del minutaggio, sempre ben amalgamati in un contesto che tende fortemente al fantasy, ricolmo di creature dai design affascinanti.</p>
<p><strong>Il bilancio è, tutto sommato, positivo</strong>: <em>Shang-Chi</em> non ha le pretese di essere una punta di diamante del MCU a 360°, riuscendo a soddisfare lo spettatore con tanta linearità nella narrazione, i giusti rimandi alla continuity e le eccellenti sequenze citate poc&#8217;anzi.<br />
Da vedere!</p>
<p><em>Contatti dell’<strong>autore dell’articolo</strong>, che ringraziamo tantissimo per il suo tempo:</em><br />
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