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The Suicide Squad – Missione suicida: ora sapete chi è James Gunn

di Antonio Petito

Recensione

Nei primi giorni di proiezione The Suicide Squad – Missione Suicida, ultimo sforzo della Distinta Concorrenza, sta raccogliendo una marea di pareri positivi su tutti i fronti. Qualcuno parla di un gran bel film, i più esaltati azzardano un tutt’altro che timido “miglior cinecomic degli ultimi 20 anni” ed anche gli spettatori più bacchettoni sembrano essersi arresi all’irriverenza della sgangherata banda diretta da James Gunn, che aveva l’arduo (oddio, forse neanche tanto…) compito di far dimenticare l’odiato primo capitolo dedicato alla Task Force X diretto da David Ayer nel lontano 2016.

Effettivamente non c’è molto da dire: The Suicide Squad è un cinecomic di altissimo livello, uno di quei film che inevitabilmente alzano l’asticella proponendo qualcosa di nuovo al pubblico generalista, rendendo ancora più forte il legame tra cinema e fumetto sul quale Hollywood sta battendo con insistenza nell’ultimo ventennio o poco più, ma quali sono gli elementi che lo hanno reso tale?

Al netto di un cast stellare, ricco di nomi altisonanti misti a nuove stelle e “uomini di fiducia” del regista, il merito principale è da attribuire proprio a quest’ultimo. James Gunn – che i più hanno conosciuto nel 2014 con il riuscitissimo Guardiani della Galassia – è riuscito a creare il perfetto connubio tra il suo passato ed il suo presente; il regista infatti, ha mosso i primi passi nella Troma, casa di produzione indipendente specializzata in film sopra le righe caratterizzati da una certa violenza grafica, linguaggio volgare ed altre cosette che vi farebbero cambiare canale quando i vostri genitori vi passano accanto, ed è proprio unendo questo stile così truculento e sfacciato alla necessità di portare a schermo un film corale che possa accontentare una buona fetta degli spettatori che viene fuori il piccolo miracolo di cui stiamo parlando.

Concetti e sviluppo dei personaggi

Analizzando la filmografia di questo autore possiamo notare una costante: è incredibilmente attratto dagli “underdog”, gli ultimi, i reietti, coloro che hanno toccato il fondo e cercano disperatamente un motivo per rialzarsi e, possibilmente, far qualcosa di buono. Dal crudo e sboccato Super-Attento Crimine (che potete recuperare su Prime Video) fino ai ben più ovattati film ambientati nel MCU, James Gunn ha sempre fatto partire le proprie storie su questo tipo di personaggi e TSS non fa eccezione.
Le connessioni dei super cattivi protagonisti con le loro rispettive nemesi sono ridotte al minimo, ed ognuno di loro gode di uno sviluppo consistente che vi farà affezionare a tutti loro sia nei momenti divertenti che in quelli più introspettivi e tristi, vivendo un vortice di emozioni contrastanti ed immedesimazione. L’autore non si è risparmiato neanche dal punto di vista allegorico, disseminando qua e là qualche battuta caustica nei risvolti di una trama sviluppata in modo abbastanza inusuale, ma comunque di facile comprensione.

Il lato tecnico: montaggio frenetico e musica al servizio dell’adrenalina

Sulla scia di quanto detto precedentemente, anche il lato tecnico del film è un perfetto punto d’incontro tra un blockbuster ed un B-movie.

Nell’era dei prodotti action incentrati quasi unicamente sulle coreografie di combattimento (per intenderci, quelli in stile John Wick o come il più recente Gunpowder Milkshake, entrambi disponibili su Prime Video), The Suicide Squad riesce a collocarsi piacevolmente nel mezzo anche in questo frangente: gli stunt sono di ottimo livello, e sono supportati da un montaggio frenetico tanto quanto basta per far salire alle stelle l’adrenalina dello spettatore e renderlo un novello Chev Chelios, offrendo comunque un’azione chiara e comprensibile, evitando il fastidioso effetto “vedo non vedo le bastonate” con il quale ci ha tristemente tediati Black Widow qualche settimana fa.

Menzione speciale per l’enorme componente musicale: oltre alla grandissima soundtrack a cura di John Murphy infatti, il caro James Gunn ha deciso ancora una volta di mandarci indietro nel tempo con un calcio nel sedere inserendo una carrellata di pezzi leggendari: ci troveremo di fronte a Johnny Cash, ai Pixies e ad altre fantastiche reliquie di tempi ormai lontani, che amerete se siete degli inguaribili nostalgici o semplicemente vecchi dentro come il sottoscritto. Bene anche i brani originali a cura di Grandson e Jessie Reyez.

Ora sapete chi è davvero James Gunn

Arrivati a questo punto sembra scontato dire che The Suicide Squad – Missione Suicida va recuperato a tutti i costi, soprattutto perché rappresenta l’avvicinamento di un autore al Gotha di chi ha messo le mani su un soggetto fumettistico. D’altronde, cosa manca a James Gunn per essere alla pari di Nolan, Snyder, Raimi o Matthew Vaughn? Non è forse riuscito a trasmettere le stesse emozioni che ci hanno regalato questi nomi così blasonati? Beh, magari potrebbe fare quel passettino in più trattando qualche personaggio più iconico, muovendosi un po’ dalla sua comfort zone fatta di personaggi grotteschi e con i poteri più strani in assoluto. In futuro potrebbe tranquillamente accadere, ma per ora ci godiamo questo magnifico agglomerato di risate, lacrime, nudità e teste esplose in maniera maniacalmente dettagliata che è la sua Suicide Squad.

Contatti dell’autore dell’articolo, che ringraziamo tantissimo per il suo tempo:
Instagram: https://www.instagram.com/apetitogram/
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