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	<title>Paolo &quot;LC&quot; Di Fonzo</title>
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	<description>Testata indie che racconta il mondo nerd per passione - Passiamo Tempo #Nerdando</description>
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		<title>Polemizzando – Le reazioni al trailer de Gli Anelli del Potere</title>
		<link>https://nerdando.com/2022/07/25/polemizzando-gli-anelli-del-potere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 10:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemizzando]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Prime Video]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore degli Anelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-1024x576.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Gli Anelli del potere" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/07/Do-not-miss-the-spectacular-trailer-for-The-Lord-of_1279x720.jpg 1279w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Da sempre, nella breve storia degli Uomini che Pubblicano Opinioni Online, avere opinioni affrettate, estreme e polemiche funziona: attrae visualizzazioni, genera traffico e soprattutto consente all’autore o autrice di sedersi tronfio o tronfia, un’altra occasione per dividere l’internet (se non l’umanità intera) tra “gli illuminati” e “quelli che ma come, ancora non capiscono?” è stata [&#8230;]</p>
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<p>Da sempre, nella breve storia degli <strong>Uomini che Pubblicano Opinioni Online</strong>, avere opinioni affrettate, estreme e polemiche funziona: attrae visualizzazioni, genera traffico e soprattutto consente all’autore o autrice di sedersi tronfio o tronfia, un’altra occasione per dividere l’internet (se non l’umanità intera) tra “gli illuminati” e “quelli che ma come, ancora non capiscono?” è stata creata.</p>
<p>Nonostante sappia bene come funziona tutto ciò e abbia avuto decine e decine di esperienze a riguardo, non ho mai visto niente come le reazioni ai trailer e teaser di recente pubblicati da Prime Video de <strong>Gli Anelli del Potere</strong>.</p>
<p>In un senso, questi video da centinaia di migliaia se non milioni di visualizzazioni su YouTube in meno di due giorni non sono niente di nuovo, ma rappresentano un concentrato di<strong> tutto ciò che odio</strong> nelle discussioni sui media recenti, soprattutto film e serie TV.</p>
<p>Alla luce di ciò, ho deciso inutilmente di dedicare il mio inutile tempo a un’inutile analisi di quanto questa <strong>inutile <em>sh*tstorm</em></strong> sia inutile.</p>
<h2>Eeeh, ma la storia fa schifo</h2>
<p>Sì, lo so è difficile da capire che un video dalla durata di tre minuti con “trailer” nel titolo <strong>non sia il prodotto reale</strong> più di quanto una copertina non sia il contenuto di un libro.</p>
<p>È così difficile che migliaia di utenti sono già pronti a condannare Gli Anelli del Potere perché “<strong>hanno una trama pessima</strong>”, “le scene d’azione sono assurde” (su questo torniamo dopo), “il casting fa ridere” e così via.</p>
<p>Sempre più di recente (e anche per colpa degli entusiasti che fanno video di quattro ore di analisi) tutti sembrano aver deciso il destino di giochi, film e quant’altro <strong>dai trailer</strong>, per la gioia del Buon Presidente Tencar, che è un noto amante di questi giudizi.</p>
<p>Nel caso specifico de Gli Anelli del Potere, l’ironia è che un’altra fazione dei critici sembra adirata perché “<strong>il trailer non dice niente</strong>”, punto su cui tra l’altro sono abbastanza d’accordo, per quanto non capisca come possa essere negativo.</p>
<h2>Eeeh, ma non è canon</h2>
<p>No, grande sorpresa: Amazon<strong> non ha comprato i diritti</strong> su quasi niente, quindi la serie non sarà canonica. Si sapeva dall’inizio, ma a quanto pare molti lo scoprono solo ora. Per carità, ci può stare, però mi verrebbe da chiedere: <strong>e quindi?</strong></p>
<p>Personalmente anche io avrei preferito<strong> adattamenti di storie vere</strong> dal Silmarillion o dai Racconti, visto che ce ne sono parecchie e quasi tutte splendide.</p>
<p>D’altro canto però preferisco di gran lunga uno show che faccia questa scelta <strong>chiaramente dall’inizio</strong>, invece di quelli che iniziano in un modo e poi vanno in un altro perché non hanno un’idea precisa di dove vogliono parare (quello schifo di Game of Thrones è l’esempio più famoso).</p>
<p>C’è però il discorso di <strong>rispettare l’opera originale</strong>, quantomeno in alcuni elementi di base.</p>
<p>Beh, chiaramente Gli Anelli del Potere fa schifo sotto questo punto di vista, no? Mica come <strong>i film di Peter Jackson</strong>!</p>
<h2>Eeeh, ma i film</h2>
<p>Se la prima sezione era dedicata a Tencar, mi piacerebbe dedicare questa all’amichevole <strong>pisano</strong> di quartiere FrankieDedo.</p>
<p>Una quantità incredibile di persone vuole portare la trilogia di Peter Jackson (Lo Hobbit viene ignorato) come paragone a Gli Anelli del Potere per mostrare com’è che si adatta Tolkien <strong>in maniera canonica</strong>.</p>
<p>Da sempre questa cosa mi manda in bestia. La trilogia di Peter Jackson è a suo modo un <strong>capolavoro</strong> e La Compagnia mi ha letteralmente cambiato la vita, per cui non riesco a non avere un’impressione positiva.</p>
<p>Tuttavia, odio con tutto il cuore quanto la <strong>nostalgia</strong> per questi film usciti quando eravamo giuovani debba cancellare tutti gli aspetti negativi e i <strong>cambiamenti</strong> che oggettivamente ci sono.</p>
<p>Facciamo un piccolo ripasso dei <strong>“canonici” film</strong>, va bene? Prometto che ignorerò i tagli necessari tipo Tom Bombadil.</p>
<p>Innanzitutto ci sono cambi importanti nelle <strong>personalità</strong> e interazioni dei personaggi: Sam e Frodo che litigano per il <em>lembas</em> per dire, o Denethor completamente snaturato e reso una specie di mostro.</p>
<p>La <strong>geografia</strong> sembra non avere senso, con Elrond che in qualche modo cavalca da Imladris a Rohan in un istante e i Galadhrim che arrivano al Fosso di Helm con un portale di Dr. Strange suppongo.</p>
<p>Parlando di Marvel, tra l’altro, i film introducono le ormai famose <strong>battutine</strong> <em>a-la-Marvel</em>, che nel libro sono del tutto assenti, visto che per la stragrande maggioranza mantiene un<strong> tono austero</strong>, soprattutto quando non ci sono gli Hobbit di mezzo.</p>
<p>Ma veniamo a due dei cambiamenti più criticati de Gli Anelli del Potere, che però c’erano già nei Santissimi Canonocissimi film: le<strong> scene d’azione assurde</strong> e il <em><strong>fem power</strong></em>.</p>
<p>Quando la gente si lamenta di Galadriel che scala una cascata in maniera effettivamente assurda, mi chiedo se si siano tutti scordati di Legolas che usa <strong>uno scudo come uno skateboard</strong>. Però quello va bene, perché l’abbiam visto <strong>quando facevamo le medie</strong> e quindi faceva figo.</p>
<p>Quanto al secondo punto, sarei sinceramente curioso di vedere ore di analisi e migliaia di commenti su “Mary Sue Arwen”, un personaggio femminile che<strong> si permette di prendere il posto</strong> di uno maschile e di usare i poteri di un altro. Ma dove andremo a finire?</p>
<h2>Eeeh, ma l’inclusività</h2>
<p>Questo è forse il punto che più mi causa rabbia. Ovunque leggo di gente adirata per il numero elevato di<strong> donne protagoniste</strong> e per la presenza di <strong>attori di colore</strong>.</p>
<p>Ci tengo a fare una premessa: personalmente sono uno a cui piace vedere adattamenti che rispecchiano quanto più possibile il <strong>materiale originale</strong> e mi scoccia parecchio l’idea che si debba ricreare una <strong>rappresentanza simile agli Stati Uniti</strong> moderni ovunque (perché siamo seri, è di questo che si parla, a nessuno interessa una corretta rappresentazione etnica dell’India o della Romania).</p>
<p>Allo stesso tempo però, trovo che alcuni cambiamenti per aumentare la diversità del cast siano <strong>del tutto innocui</strong> (l’esempio lampante è Kynes in Dune) o perfettamente giustificati quando l’adattamento <strong>non è canonico a prescindere</strong>… tipo Gli Anelli del Potere!</p>
<p>Posso anche vagamente capire le critiche alla presenza di un elfo nero:<strong> l’aspetto degli elfi</strong> è descritto in dettaglio ed è parte integrante di chi sono e, semmai, avrebbe avuto più senso scegliere un attore di origine asiatica.</p>
<p>Ma i discorsi legati al colore della pelle delle altre razze o nel fatto che Numenor ha una regina invece che un re non hanno ragione di esistere in un’opera <strong>esplicitamente non canonica</strong>.</p>
<p>Lo stesso dicasi per Galadriel che sembra essere una guerriera in questa versione. C’è chi polemizza perché trova che sia l’ennesimo caso (che poi ennesimo de che?) di un personaggio messo lì per far vedere che<strong> esistono anche le donne toste</strong>.</p>
<p>Uhm, sì? <strong>E quindi?</strong> Faccio veramente fatica a capire quale sia il problema.</p>
<p>Se un personaggio maschile scalava una montagna con un pugnale<strong> nessuno</strong> si sarebbe messo a dire che “è un modo per far vedere che gli uomini son tosti”. Ma d’altronde chi lascia questi commenti e questi video non è mai una donna. Qualcosa significherà pure.</p>
<h2>Sì, ma quindi?</h2>
<p>Io non so se Gli Anelli del Potere sarà un capolavoro o una monnezza e sinceramente ho <strong>aspettative piuttosto basse</strong>. E sì, mi spiace che si stia creando una storia nuova quando mi sarebbe piaciuto vedere adattata una di quelle esistenti.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che non sia canonico e sia esplicitamente presentato come tale, implica che questo show<strong> non dovrebbe essere soggetto</strong> alle critiche che invece vengono giustamente applicate ad adattamenti come The Witcher.</p>
<p>E, a prescindere, mi piacerebbe veramente se collettivamente come fan di questo tipo di intrattenimento<strong> la smettessimo di giudicare le cose prematuramente</strong>, con gli occhiali dei nostalgici e gli occhi dei paranoici del <em>politically correct</em>.</p>
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		<title>Total War Warhammer III, Blood for the Blood God</title>
		<link>https://nerdando.com/2022/03/16/total-war-warhammer-iii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 13:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Games Workshop]]></category>
		<category><![CDATA[SEGA]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
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<p>Total War Warhammer III è il nuovo capitolo del gioco creato dagli sviluppatori storici dei Total War, Creative Assembly, e pubblicato da Sega, che ci ha gentilmente dato l’opportunità di provarlo gratuitamente, in collaborazione con Games Workshop. Uscito il 17 febbraio per PC (su Steam e incluso nell’XBox Game Pass), viene ben cinque anni dopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-1024x530.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="155" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-300x155.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Warhammer" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-300x155.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-1024x530.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-768x398.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45445" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663.jpg" alt="" width="1280" height="663" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-300x155.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-1024x530.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/ggug_1280x663-768x398.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p><strong>Total War Warhammer III</strong> è il nuovo capitolo del gioco creato dagli sviluppatori storici dei Total War, <strong>Creative Assembly</strong>, e pubblicato da <strong>Sega</strong>, che ci ha gentilmente dato l’opportunità di provarlo gratuitamente, in collaborazione con <strong>Games Workshop</strong>.</p>
<p>Uscito il 17 febbraio per <strong>PC</strong> (su <strong>Steam</strong> e incluso nell’<strong>XBox Game Pass</strong>), viene ben cinque anni dopo l’uscita del secondo gioco, che invece era uscito a solo un anno dal primo, il gioco riprende le meccaniche base dei Total War (fase a turni di sviluppo e diplomazia sulla mappa globale e fase in tempo reale per le battaglie).</p>
<p>Al contempo, mantiene e sviluppa altre meccaniche introdotte nei primi due giochi legati a Warhammer, vista la <strong>differenza drastica di ambientazione</strong>, <em>fantasy</em> piuttosto che storica.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p><strong>Total War Warhammer III</strong> è il primo Total War che gioco dei capitoli basati sul mondo della GW e il primo Total War che gioco negli ultimi<strong> sei o sette anni</strong>.</p>
<p>Il motivo è piuttosto semplice: nonostante dovrebbe essere <strong>un gioco perfetto per me</strong>, non sono mai riuscito ad appassionarmi più di tanto a nessun gioco sviluppato da CA.</p>
<p>Mi sono spesso interrogato sulla ragione e la conclusione a cui sono giusto solitamente è questa: non hanno la<strong> profondità economica</strong> <strong>e diplomatica</strong> di un gioco Paradox, non hanno lo <strong>sviluppo all’interno della battaglia</strong> di RTS classici come Battle for Middle-Earth e non hanno nemmeno una <strong>storia</strong> già esistente o “immaginabile” (mentre, per dire, in alcuni giochi Paradox è più che possibile giocare ruolando).</p>
<p>In due di questi punti, Total War Warhammer III<strong> cambia le carte in tavola</strong> come il Re dei Bari di Ranma. Infatti, a partire dal prologo, ma anche nella campagna principale, vi sono una <strong>storia e protagonisti</strong> da seguire e, volendo, ruolare.</p>
<p>Inoltre, grazie a <strong>magie e poteri</strong>, così come la possibilità di livellare eroi e lord, anche la parte in tempo reale diventa, per i miei gusti, ben più interessante.</p>
<p>Oltre a ciò, l’introduzione di <strong>varianti</strong> alle battaglie singole contro l’AI, come la modalità <em>Survival</em> o quella <em>Chokepoint</em>, rende anche il<strong> giocare per una decina di minuti</strong> piacevole, senza il dover necessariamente dedicare ore alla campagna.</p>
<p>Questa però rimane il<strong> cuore</strong> dell’esperienza di gioco (oltre al <strong>multiplayer online</strong>, per il quale però ho assolutamente zero interesse).</p>
<p>Da un lato, <strong>non si discosta troppo</strong> da ciò che è stato fatto nei vari titoli di Total War, dai lontani tempi di Medieval I: ci si sposta sulla mappa, si reclutano truppe, agenti vari (qui chiamati “eroi”) compiono azioni speciali, si costruiscono edifici e, ovviamente, si combatte quando ci s’incontra (sì, c’è anche la diplomazia, ma a me piace giocare Khorne).</p>
<p>Dall’altro lato però, come detto, c’è l’elemento di storia che porta ad avere<strong> obiettivi più concreti</strong>, da un certo punto di vista, di “conquista queste cinque province per vincere”. La presenza di una quest speciale per completare la campagna è anche, per me, una novità ben accetta.</p>
<p>Nel complesso, seppur mantenga la struttura che ci si aspetta da un Total War, Warhammer III si presenta ai miei occhi come un <strong>gioco diverso</strong> nell’accezione migliore del termine.</p>
<h2>Campagne &amp; Fazioni</h2>
<p>Total War Warhammer III si apre direttamente con l’inizio del <strong>prologo</strong>, una campagna neanche troppo breve che serve sia da <em>tutorial</em> sia da<strong> introduzione alla storia</strong> (ma, è interessante notare, non al mondo di Warhammer fantasy).</p>
<p>Non posso esimermi dal parlare di <strong>quanto abbia apprezzato</strong> questo inizio. Avete presente i classici <em>tutorial</em> iniziali che o non spiegano nulla o spiegano troppo facendo sentire in entrambi casi il giocatore o la giocatrice deficiente?</p>
<p>Il prologo di Total War Warhammer <strong>evita abilmente entrambe le vie</strong>, proponendo invece una storia discreta (per quanto molto simile, per un’ironia della sorte, a quella di Warcraft III) e spiegando le <strong>meccaniche base</strong> del gioco in modo chiaro e mai eccessivo.</p>
<p>Terminato il prologo (o anche no), ci si può buttare sulla campagna di una delle <strong>sette</strong> (più una, disponibile con il primo DLC rilasciato al <em>day one</em>) fazioni disponibili.</p>
<p>Inutile girarci intorno: questo Warhammer si concentra fondamentalmente sulle <strong>forze del caos</strong>.</p>
<p>Queste, sebbene fossero già presenti all’interno dei primi due giochi, per la prima volta appaiono nelle<strong> cinque diverse armate</strong> che sono giocabili nel gioco da tavola, legate a ognuna delle quattro divinità del caos più quella del Chaos Undivided.</p>
<p>Il fatto che<strong> cinque delle otto</strong> fazioni sia del caos (con una delle tre rimanenti che sono gli Ogre) implica che l’atmosfera del gioco sia molto più incentrata su questo elemento, il che non mi dispiace affatto.</p>
<p>Ammetto però che mi piacerebbe parecchio avere la possibilità di giocare una mega-campagna con <strong>tutte le fazioni</strong> dei tre giochi.</p>
<p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45446" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720.jpg 1280w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720-1024x576.jpg 1024w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2022/03/Great_Bastion_Assault_1280x720-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<h2>Grafica &amp; Sonoro</h2>
<p>Per quanto riguarda il <strong>comparto grafico</strong> di Total War Warhammer III, non c’è molto da dire. È senza infamia, ma anche <strong>senza particolari lodi</strong>. Ciò che intendo è che è in linea con le aspettative che si possono avere per un gioco di questo tipo uscito nel 2022.</p>
<p>Il sonoro anche non stupisce, ma solo perché CA si è sempre tenuta su <strong>livelli molto alti</strong> per quanto riguarda tanto il doppiaggio, quanto gli effetti delle battaglie. Anche questo gioco non delude in tal senso.</p>
<h2>Punti Deboli</h2>
<p>Nella mia esperienza da niubbo in Total War Warhammer III sono incappato solo in <strong>due problemi</strong> che mi hanno fatto storcere il naso più e più volte, per quanto mi renda conto che in entrambi i casi si possa trattare di fattori personali.</p>
<p>Il primo è legato ai <strong>caricamenti</strong>, sia del file di salvataggio della campagna, sia, soprattutto, nella risoluzione manuale delle battaglie.</p>
<p>Magari l’<strong>estrema lentezza</strong> è legata alle prestazioni del mio computer, ma più volte mi sono sentito scoraggiato dall’iniziare una battaglia invece che risolverla manualmente, per il semplice fatto che non volevo aspettare i <strong>quasi cinque minuti</strong> necessari al caricamento.</p>
<p>L’altro punto debole è più specifico, ma che mi ha lasciato parecchio confuso e, alle volte, frustrato. Durante le battaglie, le unità da mischia<strong> non attaccano i nemici</strong> a meno che non vengano attaccate prima o gli sia dato un ordine specifico.</p>
<p>Questo significa che più e più volte, in mischie piuttosto grandi mi ritrovavo con un’<strong>unità del tutto statiche</strong> solo perché nessun nemico le stava attaccando in quel preciso istante.</p>
<p>Mi rendo conto che magari questo è un problema per me solo perché sono scarso o perché magari c’è un settaggio che non ho cambiato e quindi la colpa è mia, però non mi era mai capitato un RTS in cui<strong> devo dire ai miei soldati di attaccare</strong> i nemici a mezzo metro di distanza.</p>
<h2>In Conclusione</h2>
<p><strong>Total War Warhammer III</strong> è un gioco che riesce a unire gli <strong>elementi classici</strong> dei giochi di Creative Assembly con le<strong> appropriate novità</strong> per replicare l’esperienza di gioco di Warhammer fantasy.</p>
<p>Riesce a introdurre <strong>giocatori nuovi e scarsi</strong> come me alle meccaniche di gioco grazie a un <strong>prologo eccellente</strong> e, grazie alle storie nelle campagne e a diverse modalità di battaglie, consente di variare rispetto alla classica, fine a sé stessa campagna dei Total War precedenti.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Total War Warhammer III</strong> è l’ultimo gioco di<strong> Creative Assembly</strong> e pubblicato da <strong>Sega</strong> in collaborazione con<strong> Games Workshop</strong>. Ci porta nelle <strong>terre del caos</strong>, con fazioni indipendenti per ogni divinità, campagne avvincenti e nuove meccaniche.</p>
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		<title>Tales of Arise, la Recensione</title>
		<link>https://nerdando.com/2022/01/20/tales-of-arise-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 13:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Bandai Namco]]></category>
		<category><![CDATA[JRPG]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Tales of Arise" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Tales of Arise è il più recente capitolo della saga Tales of di Bandai Namco. Uscito a settembre 2021, ci è stato fornito gratuitamente per una recensione al tempo. Fino ad ora però, non ho avuto altro tempo che per un articolo di prime impressioni. Il motivo è facilmente comprensibile se siete appassionati di JRPG: [&#8230;]</p>
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<p><strong>Tales of Arise</strong> è il più recente capitolo della saga<em> Tales of</em> di<strong> Bandai Namco</strong>.</p>
<p>Uscito a <strong>settembre 2021</strong>, ci è stato fornito gratuitamente per una recensione al tempo. Fino ad ora però, non ho avuto altro tempo che per un <a href="https://nerdando.com/2021/09/15/tales-of-arise-prime-impressioni/">articolo</a> di prime impressioni.</p>
<p>Il motivo è facilmente comprensibile se siete appassionati di JRPG: è un gioco <strong>parecchio lungo</strong> e, data la mancanza di tempo, mi ci sono voluti quattro mesi e oltre cento ore per poterlo finire al 100%.</p>
<p><em>(Questo paragrafo vale anche come scusa a Tencar per l’incredibile ritardo nella scrittura)</em></p>
<p>Se volete sapere di più <strong>in generale</strong> sul gioco, sulla sua trama e avere uno sguardo veloce, leggete quell’articolo. Qui proverò invece a entrare nei dettagli.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p>Senza perdere altro tempo allora, parliamo di Tales of Arise, ora che ho avuto modo di completarlo e sviscerarlo in tutti i suoi aspetti e di farmi un’idea più o meno esaustiva di<strong> cosa mi piaccia</strong> e cosa invece mi abbia lasciato <strong>insoddisfatto</strong>.</p>
<p>Nel complesso, direi che Tales of Arise mi ha lasciato <strong>un po’ tiepido</strong>, anche se non in senso particolarmente negativo, anzi. Trovo sia<strong> un bel gioco</strong> e lo consiglierei agli appassionati di JRPG moderni.</p>
<p>Tuttavia è lontano dall’essere <strong>un capolavoro</strong>, con la colpa principale di non avere quasi <strong>niente che spicchi</strong>, ma al contrario di essere “semplicemente” buono in quasi tutto. È un po’ tipo quello studente con la media del 7 perché studia un po’ ogni materia, ma non si impegna in nessuna.</p>
<p>Ci può essere di <strong>molto peggio</strong>, chiaramente, ma questo implica anche che nel panorama dei JRPG che ho giocato, ricco di capolavori assoluti come lo stesso <a href="https://nerdando.com/2018/02/17/tales-of-berseria/">Tales of Berseria</a>, Tales of Arise non emerge.</p>
<p>Detto ciò, entriamo nei <strong>dettagli</strong> di cosa mi ha convinto e cosa meno.</p>
<h2>Combattimento</h2>
<p>Iniziamo dal<strong> punto più forte</strong> di Tales of Arise: nell’articolo di prime impressioni e come spesso ripeto in generale quando si parla di JRPG con qualcuno che ha la malasorte di ascoltarmi, sono un grande fan del<strong> sistema a turni</strong>, molto, molto meno di quello moderno in tempo reale.</p>
<p>Se c’è un gioco che poteva farmi ricredere, quello è Tales of Arise. In questo gioco infatti, non solo il combattimento è estremamente più <strong>raffinato e tattico</strong> rispetto al predecessore, ma consente di rendere divertente l’uso di ognuno dei personaggi (sebbene siano parecchio sbilanciati).</p>
<p>Ognuno di loro ha infatti uno<strong> stile unico</strong> e anche all’interno dello stesso combattimento, soprattutto contro boss e nemici più difficili, cambiare tra diversi personaggi è utile e divertente.</p>
<p>Cambiare il personaggio che si controlla e i quattro personaggi schierati inoltre <strong>non è penalizzato</strong> come in altri giochi, ma per certi versi anche incentivato, il ché è una <strong>scelta corretta</strong> a mio parere.</p>
<p>Infine, parliamo della difficoltà. Come in altri giochi, è possibile scegliere il livello che preferiamo e, per quello a cui ho completato il gioco io, si è rivelato <strong>una sfida ma mai uno stress</strong>.</p>
<h2>Altre Meccaniche</h2>
<p>Quanto alle altre meccaniche in Tales of Arise, hanno confermato le mie prime impressioni in un senso e nell’altro.</p>
<p>Il <strong>sistema di avanzamento</strong> e quello degli <strong>equipaggiamenti</strong> è veramente ben fatto. Nei JRPG è facile ritrovarsi sommersi da decine di skill e di oggetti e armi fino a ritrovarsi senza una chiara idea di cosa faccia cosa.</p>
<p>In Tales of Arise questo problema è totalmente assente, visto che ogni elemento è spiegato chiaramente e la progressione dei personaggi è facile da seguire, così come l’aggiornare gli equipaggiamenti è immediato.</p>
<p>Una nota di demerito va invece purtroppo data alla <strong>struttura dei <em>dungeon</em></strong>. Come temevo, si rivelano di una banalità estrema e anche i nemici sono sempre gli stessi cinque o sei modelli riciclati per quasi ogni elemento.</p>
<p>Mi sarei aspettato <strong>più creatività</strong>, soprattutto nel design delle varie aree.</p>
<h2>Personaggi</h2>
<p>Questo è forse il punto che più di tutti rappresenta la<strong> mancanza di eccezionalità</strong> di Tales of Arise.</p>
<p>Il cast dei personaggi è <strong>apprezzabile</strong>, la crescita e l’arco di ognuno di loro è evidente e si vede come la loro chimica di gruppo migliori attraverso la storia. Al contrario di come mi era parso, non sono eccessivamente buoni e puri in maniera che era difficile da giustificare in un gioco del 2021.</p>
<p>D’altro canto però, i personaggi sono un po’<strong> troppo piatti</strong> per i miei gusti e costruiti attorno a due tre caratteristiche chiave. Il<strong> sottotesto romantico</strong> delle loro relazioni poi è abbastanza banale e non particolarmente necessario secondo me.</p>
<p>Di nuovo, questo non significa che manchino<strong> momenti divertenti o emozionanti</strong> centrati sui personaggi piuttosto che sulla trama, anzi. I dialoghi poi sono scritti molto bene e le interazioni quasi sempre piacevoli.</p>
<p>La nota dolente riguarda però gli <strong>antagonisti</strong>, che sono invece di una<strong> banalità disarmante</strong>. Il gioco ad un certo punto ci prova anche a dargli un senso e una profondità, ma i protagonisti stessi commentano come, qualunque cosa avessero alle spalle, i loro comportamenti erano semplicemente inaccettabili.</p>
<p>Mi spiace, perché c’era<strong> tanta potenzialità</strong> con i lord, date le differenze nei loro regni e nel loro stile di governare e schiavizzare gli abitanti di Dahna.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>La trama di Tales of Arise è l’elemento che più mi ha <strong>confuso</strong> e di cui tuttora non so definire quanto mi sia piaciuta.</p>
<p>Da un lato, è abbastanza <strong>sconvolgente</strong> e l’intera seconda metà del gioco è un susseguirsi di <strong>rivelazioni interessanti</strong> che fanno sempre venir voglia di continuare per vedere dove andranno a parare gli autori.</p>
<p>Dall’altro lato però, ci sono momenti in cui semplicemente la <strong>mancanza di azioni</strong> da parte di alcuni personaggi è inspiegabile, soprattutto nel modo in cui nessuno dei personaggi sembra <strong>condividere informazioni</strong> con gli altri membri del gruppo senza motivi precisi.</p>
<p>Dal punto di vista narrativo, è una scelta comprensibile visto che aiuta a tenere all’oscuro i giocatori, che così possono scoprire tutto mano a mano e insieme ai personaggi. Questi però non hanno una chiara motivazione per aspettare a rivelare (o chiedere) determinate cose.</p>
<p>Anche I cattivi troppo spesso cadono nella trappola di molti antagonisti di JRPG di <strong>non fare nulla fino all’ultimo</strong> perché sottovalutano i protagonisti.</p>
<p>Di nuovo, una scelta abbastanza inspiegabile per alcuni di loro se non con ragioni legate al gioco e al fatto che si doveva arrivare a un <em>boss fight</em> gradualmente.</p>
<h2>In Conclusione</h2>
<p>Tales of Arise è <strong>un bel gioco</strong>. Ho parlato soprattutto degli aspetti negativi perché sono un antipatico lamentone e perché quelli positivi, sebbene siano la maggioranza, non sono praticamente<strong> mai eccezionali</strong>, così da darmi l’entusiasmo necessario a rompere il mio guscio di insoddisfazione perenne.</p>
<p>Per gli appassionati di JRPG moderni è un gioco che raccomanderei senza pensarci troppo… se non fosse che forse prima raccomanderei altri giochi, tipo Tales of Berseria.</p>
<h2>Nerdando in Breve</h2>
<p><strong>Tales of Arise</strong> è l’ultimo capitolo uscito della serie<em> Tales of</em> di<strong> Bandai Namco</strong>. È un gioco divertente e con un gameplay molto ben fatto per un JRPG moderno.</p>
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		<title>Dune e il Destino, la storia di Paul e Túrin</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/09/16/dune-e-il-destino-la-storia-di-paul-e-turin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 10:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Denis Villeneuve]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore degli Anelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="130" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-300x130.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dune" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-300x130.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-768x332.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Questo è il secondo di una coppia di articoli scritti per sfruttare celebrare l’uscita dell’atteso Dune di Denis Villeneuve il 16 settembre. Nello specifico, questo è per coloro che non hanno ancora letto il libro, l’altro per coloro che l’hanno fatto e coloro che non temono spoiler. Dopo aver fatto salti mortali per parlare di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="130" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-300x130.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dune" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-300x130.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-768x332.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div><p><a href="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-42455" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg" alt="" width="1000" height="432" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432.jpg 1000w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-300x130.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/hvx876vzyvwz_1000x432-768x332.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p><em>Questo è il secondo di una coppia di articoli scritti per <del>sfruttare</del> celebrare l’uscita dell’atteso Dune di Denis Villeneuve il 16 settembre. Nello specifico, questo è per coloro che non hanno ancora letto il libro, l’altro per coloro che l’hanno fatto e coloro che non temono spoiler.</em></p>
<p>Dopo aver fatto salti mortali per parlare di <strong>Dune</strong> senza essenzialmente dire niente riguardante la trama nell’altro articolo, è ora un piacere e un sollievo potermi esprimere liberamente qui, davanti a voi popolo eletto di <strong>Coloro-Che-Hanno-Già-Letto</strong>.</p>
<p>Voi che mettete il <strong>pepe</strong> ovunque per vivere trecento anni e piegare lo spazio.</p>
<p>Voi che camminate sulla sabbia di metà luglio non con la paura di ustionarvi, ma con quella di richiamare <strong>Shai-Hulud</strong>.</p>
<p>Voi che guarderete il film di Villeneuve con lo sguardo sornione, anticipando le parole della <strong>Litania contro la Paura</strong> sfastidiando chiunque vi sieda vicino.</p>
<h2>Paragoni</h2>
<p>Sto scrivendo quest’articolo due giorni dopo aver finito<strong> Chapter House Dune</strong>, al termine di un periodo di un anno e pochi mesi in cui sono passato dal non sapere praticamente nulla all’aver letto i sei libri scritti da Herbert padre.</p>
<p>La lettura mi ha portato a fare una quantità infinita di <strong>riflessioni e paragoni</strong>, come immagino sia avvenuto a tutti e come suppongo sia normale data la mole di contenuti e la profondità degli stessi.</p>
<p>Tuttavia, ce n&#8217;era uno dal quale non riuscivo a scostarmi, ovvero quello con <strong>Il Signore degli Anelli</strong>.</p>
<p>Si tratta di un paragone immediato: da un lato abbiamo <strong>l’immensa epica</strong> che ha dato vita al <em>fantasy</em> moderno, dall’altro il romanzo psichedelico che ha aperto una nuova era per la fantascienza, quantomeno dal punto di vista commerciale.</p>
<p><strong>Da questo punto di vista</strong>, le somiglianze erano abbastanza insindacabili. Eppure c’era qualcosa di più, un legame che non riuscivo a individuare ma che sentivo esistesse.</p>
<p>Per trovarlo, ho dovuto prima realizzare che ciò che sentivo non era con Il Signore degli Anelli, che alla fin fine ha poco a che fare con Dune dal punto di vista del romanzo in sé e per sé.<br />
Piuttosto, questa connessione andava cercata in un’altra delle opere di Tolkien, quella che mi ha segnato letteralmente il corpo, <strong>I Figli di Húrin</strong>.</p>
<h2>Paul, Túrin e i Vermi</h2>
<p>Il primo, ovvio rimando e che mi ha aperto questa visione è stato quello del<strong> Grande Verme</strong>, Glaurung, nemesi di Turin attraverso il libro.</p>
<p>Tuttavia nome a parte, le <strong>somiglianze</strong> tra Glaurung e Shai-Hulud erano ben poche. O quantomeno, così pensavo fino a quando non ho letto God-Emperor.</p>
<p>Ciò che questa idea iniziale comportava era che mi ha portato a pensare ai due protagonisti di Dune e della<em> Narn i Chin Húrin</em> e a come le loro vicende<strong> si rispecchiassero</strong> e parlassero del più affascinante dei temi della Storia, quello delle <strong>profezie</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le somiglianze tra Paul e Túrin sono varie. Entrambi sono<strong> eredi</strong> di una casata che sta perdendo tutto ciò che possiede, figli di un <strong>padre condannato</strong> già dalle prime pagine dei rispettivi libri.</p>
<p>Tanto Muad’Dib quanto Turambar adottano svariati <strong>nomi e identità differenti</strong>, rispecchiando non solo la propria evoluzione, ma anche le relazioni che intraprendono e il rapporto con il proprio <strong>destino</strong>.</p>
<h2>Destino Inesorabile</h2>
<p>Com’è ovvio, uno dei temi principali di Dune è quello della <strong>prescienza</strong> e, com’è trattato soprattutto in Messiah, Children e God-Emperor, di come conoscere il futuro, il sogno dell’umanità dai tempi dei sacrifici agli dei all’era della statistica, possa rappresentare <strong>un’eterna sciagura</strong>, confinando l’uomo in un mondo in cui ogni decisione porterà all’ineluttabile conclusione.</p>
<p>Paul in Dune sogna terrorizzato la <strong>Jihad</strong> e più sviluppa i propri poteri, più si rende conto che, qualunque cosa faccia, la grande guerra santa non potrà essere evitata. In Messiah, la storia si ripete, con la<strong> caduta della luna blu</strong>.</p>
<p>È anche implicato che Paul avesse visto il futuro lontano millenni che avrebbe portato l’umanità all’estinzione e che poteva essere evitato solo dal sacrificio ultimo di diventare il <strong>Tiranno</strong> che salvava la specie portandola sul <strong>Sentiero Dorato</strong>. Un sacrificio che Paul si sarebbe rifiutato di compiere, lasciando così l’onere al figlio Leto II.</p>
<p>Questi si renderà conto di come l’unica speranza è quella di<strong> distruggere la corda della prescienza</strong> un filo alla volta, facendo tutto il contrario di ciò che la visione iniziale gli indicava.</p>
<p>Questo processo si conclude metaforicamente e praticamente con la nascita di <strong>Siona</strong>, la persona invisibile all’occhio della prescienza, e alla morte del Tiranno.</p>
<p>Túrin dal canto suo non ha il potere di prevedere il futuro, ma, nonostante ciò, è incastrato in una<strong> sorte inevitabile</strong> tanto quanto Paul in Dune. Nel suo caso, la sorgente di tale trappola della prescienza è la <strong>Maledizione che Morgoth</strong> scaglia su Húrin e tutta la sua discendenza.</p>
<p>Per tutta la propria vita Túrin fa ciò che può per<strong> scappare dal proprio destino</strong>, fallendo ogni singola volta e portando distruzione e morte su chiunque abbia a cuore e ovunque si rechi.</p>
<p>Le sue vicende sono la migliore rappresentazione che io conosca della <strong>questione della causalità</strong>: è la maledizione che cambia il destino di Túrin a suo sfavore o è Túrin stesso che conoscendo la propria maledizione e provando a scapparne la rende reale?</p>
<p>Se Paul non avesse visto la Jihad avvenire nelle proprie visioni, questa sarebbe avvenuta lo stesso? E se non avesse visto la luna blu cadere, Chani sarebbe morta lo stesso, sola a Sietch Tabr?</p>
<h2>Il Grande Verme</h2>
<p>Ne I Figli di Húrin, Glaurung è la <strong>manifestazione della Maledizione</strong> di Morgoth che imperterrita distrugge, anche nella propria morte, i discendenti del più grande dei combattenti degli Uomini.</p>
<p>Alla sua nascita Leto II era una sorpresa che il padre <strong>non aveva previsto</strong>, una via d&#8217;uscita per Paul, che aveva rifiutato il Sentiero Dorato. In God-Emperor of Dune, il verme Leto II è egli stesso la<strong> manifestazione del sacrificio</strong> necessario per rompere la maledizione della prescienza dal quale il padre, Muad’Dib, non era saputo uscire fino alla sua nascita.</p>
<p>Quando decide di smettere di essere Verme per tornare Uomo, non può fare altro che <strong>accettare il proprio destino</strong>, che lo vedrà morire e sognare in eterno nei vermi di Dune.</p>
<p>Leto II ha vinto la lotta con la sorte fino a quando non ha deciso di perderla. Paul invece, come Túrin, non riesce a fermare la Jihad né a salvare Chani. Divenuto cieco può solo cercare di distruggere ciò che aveva creato, un relitto che soccombe al proprio fato. <strong>L’epitaffio</strong> della tomba di Túrin non sfigurerebbe su quella dell’Imperatore dell’Universo Conosciuto: <em>conquistatore del destino, dal destino conquistato</em>.</p>
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		<title>Tales of Arise, Prime Impressioni</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/09/15/tales-of-arise-prime-impressioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 13:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Bandai Namco]]></category>
		<category><![CDATA[JRPG]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Tales of Arise" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/09/ToA_Wallpaper_1000x563.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Tales of Arise è il nuovo capitolo della saga dei Tales, la serie di JRPG sviluppati e distribuiti da Bandai Namco, che ci ha gentilmente fornito una copia del gioco. A differenza dei Tales più recenti, Arise è stato rilasciato in contemporanea in Giappone e nel resto del mondo a settembre 2021 per più piattaforme [&#8230;]</p>
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<p><strong>Tales of Arise</strong> è il nuovo capitolo della saga dei <strong>Tales</strong>, la serie di JRPG sviluppati e distribuiti da <strong>Bandai Namco</strong>, che ci ha gentilmente fornito una copia del gioco.</p>
<p>A differenza dei Tales più recenti, Arise è stato rilasciato in contemporanea in Giappone e nel resto del mondo a settembre 2021 per più piattaforme (<strong>PS4 e PS5, Xbox One e Xbox X/S e PC</strong>), dopo essere stato rimandato di un anno.</p>
<p>Come gli altri titoli della saga e molti JRPG, si tratta di un gioco <strong>estremamente profondo e dettagliato</strong> che richiede oltre le 80 ore per poter essere apprezzato come merita.</p>
<p>In tal senso, mi riprometto di scrivere un nuovo articolo una volta che avrò completato il gioco. Quanto ho visto al momento è però sufficiente per poter dare le mie <strong>prime impressioni</strong> su alcuni degli elementi più importanti del gioco.</p>
<p>Premetto dicendo che avevo<strong> aspettative altissime</strong> per Tales of the Arise: il più recente predecessore, <a href="https://nerdando.com/2018/02/17/tales-of-berseria/">Tales of Berseria</a>, è uno dei miei giochi preferiti di tutti i tempi e, per quel che vale, ha ricevuto il voto più alto che io abbia mai dato qui su Nerdando.</p>
<p>Per quanto ho visto fino ad ora, Tales of the Arise ha decisamente le carte in regola per poter arrivare a quei livelli, condividendo alcuni degli aspetti più interessanti di Berseria ed eliminando alcuni dei difetti.</p>
<p>Come gli altri Tales, si tratta di un gioco, per stile grafico e per approccio, <strong>estremamente giapponese</strong>, per cui se siete appassionati a manga e anime dovrebbe facilmente catturare il vostro interesse.</p>
<h2>Trama</h2>
<p>Tales of Arise si ambienta nei <strong>mondi gemelli di Dahna e Rena</strong>, in cui gli abitanti del secondo hanno conquistato e schiavizzato quelli del primo grazie alla propria tecnologia superiore e alle proprie innate capacità magiche.</p>
<p>Il protagonista è uno<strong> schiavo</strong> di Dahna che decide di “alzare la testa” e ribellarsi ai conquistatori (da qui “Arise”, anche se boh, non ha troppo senso dire “of Arise”, ma vabbè).</p>
<p>Ad aiutarlo, oltre a membri della resistenza, ci sarà una ragazza di Rena che, per ragioni misteriose, vuole <strong>distruggere i Lord</strong> che controllano i cinque regni in cui è stato diviso Dahna.</p>
<p>La trama si sviluppa fondamentalmente attorno a<strong> due tematiche</strong>: il <strong>conflitto tra libertà e schiavitù</strong>, che viene eviscerato in maniera diversa mostrandoci differenti forme di oppressione, e il <strong>ciclo dell’odio</strong>, per cui le popolazioni dei due mondi non potranno mai raggiungere una vera armonia fino a quando non riusciranno al contempo a riconoscere il passato, ma anche a metterlo alle spalle.</p>
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<h2>Meccaniche</h2>
<p>In Tales of Arise ritroviamo alcune delle <strong>meccaniche viste in precedenza</strong> nei vari Tales, soprattutto per quanto riguarda il combattimento, che utilizza il<em> Linear Motor Battle System</em>, ovvero quel sistema per cui i combattimenti sono<strong> in tempo reale</strong> e basati su combo, in una “stanza” che si crea sulla mappa nel punto in cui inizia il combattimento.</p>
<p>Personalmente, sebbene trovo ci siano stati miglioramenti, non sono un grande fan di questa tipologia di combattimenti, visto che rimarrò sempre del parere che il<strong> sistema a turni</strong> è l’ideale per un JRPG.</p>
<p>Altre somiglianze sono la presenza delle<strong> scenette opzionali</strong> sbloccate vagando per la mappa (sebbene ora siano in 3D e non disegnate) e quella di poter cambiare più o meno a piacimento l’<strong>estetica dei personaggi</strong>.</p>
<p>D’altro canto, una grossa differenza con Berseria riguarda il <strong>sistema di avanzamento</strong>, che in Tales of Arise è basato su dei “titoli”. Essenzialmente, si tratta di una sorta di <em>skill tree</em> sbloccabili combattendo e completando <em>quest</em>.</p>
<p>È un cambiamento interessante e che rende decisamente più chiaro lo<strong> sviluppo dei personaggi</strong>, dando al contempo una qualche possibilità di personalizzarne la crescita.</p>
<p>Un’altra meccanica che è cambiata in maniera da rendere il gioco più scorrevole è quella degli <strong>equipaggiamenti</strong>, soprattutto degli accessori. Non starò a spiegare perché apprezzo così tanto questo cambiamento, ma mi limiterò a dire che non rimpiango avere l’inventario pieno di armi e armature inutili solo per poterle riciclare “se dovesse servire”.</p>
<h2>Grafiche e Musiche</h2>
<p>Per quanto riguarda il comparto grafico, Tales of Arise segue il filone della serie con uno<strong> stile estremamente anime</strong>. Nel complesso, per PC la grafica è apprezzabile ma non stupefacente. Di positivo però ci sono la fluidità delle animazioni e l’apparente assenza di grossi <em>bug</em>.</p>
<p>Le musiche di Motoi Sakuraba sono come sempre <strong>eccellenti</strong>. Non vedo l’ora di finire il gioco per poterle sentire a ripetizione per i prossimi due anni.</p>
<h2>Cose da tenere d’occhio</h2>
<p>Mentre continuerò a giocare ad Arise, ci sono però anche alcuni aspetti a cui presterò attenzione perché mi hanno lasciato più <strong>perplesso</strong> fino ad ora.</p>
<p>Innanzitutto, i <strong>personaggi</strong> sembrano abbastanza banali e stereotipati, soprattutto gli antagonisti.</p>
<p>Non so quanto questo dipenda dall’altro aspetto che per ora non mi ha entusiasmato troppo, ovvero che in questo gioco i “buoni” sono <strong>BUONI</strong> e i “cattivi” sono <strong>CATTIVI</strong>, nel modo più piatto possibile.</p>
<p>Sono abbastanza convinto che andando avanti nel gioco questa divisione così netta verrà messa in discussione, ma per ora rende il tutto un po’ troppo aderente alla <strong>narrativa <em>fantasy</em> più scontata</strong>.</p>
<p>Infine in Arise c’è il problema che era già presente in Berseria: <em>dungeon</em> e <em>field</em> sono vuoti e semplicemente una<strong> sequela di corridoi</strong> con deviazioni che hanno un tesoro e un gruppo di mostri ogni volta.</p>
<p>Su questo punto non ho speranze molto alte e mi aspetto invece che fino alla fine del gioco rimanga tutto così. Però oh, sarei felice di sbagliarmi.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Tales of Arise</strong> è il nuovo capitolo della saga dei Tales sviluppata da<strong> Bandai Namco</strong>. Uscito per Play Station, Xbox e PC, presenta la storia di una ribellione degli schiavi contro i propri sfruttatori.</p>
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		<title>Perché leggere Dune</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/09/14/perche-leggere-dune/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 12:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Denis Villeneuve]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/71mQ5jqALpL_1000x589.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="177" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/71mQ5jqALpL_1000x589-300x177.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Dune" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/71mQ5jqALpL_1000x589-300x177.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/71mQ5jqALpL_1000x589-768x452.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/08/71mQ5jqALpL_1000x589.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Questo è il primo di una coppia di articoli scritti per sfruttare celebrare l’uscita dell’atteso Dune di Denis Villeneuve il 16 settembre. Nello specifico, questo è per coloro che non hanno ancora letto il libro, l’altro per coloro che l’hanno fatto e coloro che non temono spoiler. Se frequentate anche timidamente l’ambiente nerd o pure [&#8230;]</p>
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<p><em>Questo è il primo di una coppia di articoli scritti per <del>sfruttare</del> celebrare l’uscita dell’atteso Dune di Denis Villeneuve il 16 settembre. Nello specifico, questo è per coloro che non hanno ancora letto il libro, l’altro per coloro che l’hanno fatto e coloro che non temono spoiler.</em></p>
<p>Se frequentate anche timidamente l’ambiente <em>nerd</em> o pure se semplicemente avete un amico o amica che l’ha letto, avrete sentito sicuramente una frase di queste: “<em><strong>Dune</strong> è<strong> Il Signore degli Anelli</strong> della fantascienza</em>”, “<em><strong>Dune</strong> è il capolavoro/capostipite della fantascienza</em>”, “<em>Ma tu lo chiami </em>dyuun <em>o </em>dune<em>?</em>”.</p>
<p>Inoltre, con buona probabilità siete stati esposti a meme del quale non siete stati in grado di comprendere il significato, tipo quello vetusto qua sotto.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://images-wixmp-ed30a86b8c4ca887773594c2.wixmp.com/f/e0fdb23b-744d-4a15-b3f4-d27fa5e99cce/d46k6ay-ca7311ea-21b0-4324-892c-d0b703c38290.jpg/v1/fill/w_750,h_600,q_75,strp/the_spice_must_flow_2_0_by_dune_cat_d46k6ay-fullview.jpg?token=eyJ0eXAiOiJKV1QiLCJhbGciOiJIUzI1NiJ9.eyJzdWIiOiJ1cm46YXBwOjdlMGQxODg5ODIyNjQzNzNhNWYwZDQxNWVhMGQyNmUwIiwiaXNzIjoidXJuOmFwcDo3ZTBkMTg4OTgyMjY0MzczYTVmMGQ0MTVlYTBkMjZlMCIsIm9iaiI6W1t7ImhlaWdodCI6Ijw9NjAwIiwicGF0aCI6IlwvZlwvZTBmZGIyM2ItNzQ0ZC00YTE1LWIzZjQtZDI3ZmE1ZTk5Y2NlXC9kNDZrNmF5LWNhNzMxMWVhLTIxYjAtNDMyNC04OTJjLWQwYjcwM2MzODI5MC5qcGciLCJ3aWR0aCI6Ijw9NzUwIn1dXSwiYXVkIjpbInVybjpzZXJ2aWNlOmltYWdlLm9wZXJhdGlvbnMiXX0.w3w_yk07gDWDzbhCV8nl73aaFlynBQLkfih6P4RSrfI" /></p>
<p>Però insomma, per una ragione o per l’altra, questo malloppo di <strong>600 pagine circa</strong>, più i cinque libri dopo, più tutti gli altri libri scritti dal figlio dell’autore, non ve lo siete mai voluti accollare.</p>
<p>Magari avete visto<strong> il film di Lynch</strong> e non vi è piaciuto e quindi la scusa che vi siete detti è quella. O al contrario, vi è piaciuto e quindi, siccome il libro è fondamentalmente diverso, pensate che magari non valga la pena leggerlo.</p>
<p>O la ragione più probabile per cui siete qui: sta per uscire un film nuovo, quindi <strong>chi ve lo fa fare a leggere il libro?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ebbene, lasciate che vi esponga perché, nell’insignificante opinione dell’immondo essere in delirio post-vaccino che scrive questo articolo, dovreste pensare di passare in libreria (o su Amazon o quellocheè.com) e<strong> prenderlo a prescindere</strong>.</p>
<p>E no, non solo per poter dire “<em>il libro è diverso</em>” con la gente che avrà visto solo il film, sebbene, come sostiene la saggia Wiwo, si tratti sempre di una buona motivazione.</p>
<h2>Il libro è diverso</h2>
<p>Iniziamo con il già citato <strong>paragone tra Dune e Il Signore degli Anelli</strong>, che non ha senso sotto certi punti di vista, come provo a chiarire nell’altro articolo, ma può essere molto utile per spiegare un punto.</p>
<p>Immagino abbiate visto l’adattamento cinematografico di <strong>Peter Jackson</strong> e, magari, letto il libro.</p>
<p>Non è mia intenzione aprire la discussione sulle <strong>differenze</strong>, quale sia meglio e tutto il resto, che ai fini di questo articolo è abbastanza irrilevante. E poi sappiamo tutti chi ha ragione.</p>
<p>Il punto è che se siete venuti in contatto con entrambe le versioni, saprete bene che il libro è<strong> un’esperienza diversa</strong>. Magari più noiosa e barbalberosa, ma diversa. I film sono “solo” degli splendidi film, ma non possono racchiudere certi aspetti che solo la scrittura può dare (e viceversa, per carità).</p>
<p>Personalmente, ho piena fiducia in Villeneuve e mi aspetto che il suo (i suoi?) Dune sarà un capolavoro. Tuttavia, per ragioni legate alle differenze tra cinematografia e letteratura, alcuni degli aspetti migliori di Dune<strong> saranno semplicemente persi</strong>.</p>
<p>Sebbene ci si possa aspettare questa perdita in tutti gli adattamenti, come per Tolkien, leggere Herbert è semplicemente qualcosa di diverso e che tocca aspetti che rendono Dune qualcosa che va <strong>oltre il semplice romanzo</strong> di fantascienza o anche il romanzo d’intrattenimento.</p>
<h2>Ma tu li hai letti gli altri?</h2>
<p>C’è poi il fatto dei <strong>seguiti</strong>. Al momento non si sa se e quando verranno adattati, ma per quanto mi riguarda sarei estremamente stupito se avvenisse, anche per la natura di alcuni di essi, soprattutto Messiah, il secondo, e God-Emperor, il quarto.</p>
<p>Vi starete chiedendo<strong> perché vi stia parlando dei seguiti</strong>, che sembra un po’ tipo il commesso di Foot Locker che cerca di vendervi le suolette quando ancora non avete deciso se comprare le scarpe.</p>
<p>Per ragioni che non spiegherò qui, i <strong>sei libri originali</strong> di Herbert non vanno divisi in due trilogie (o meglio 3 + 1 + 3, con il settimo che non è mai stato scritto) come l’autore stesso intendeva. Quantomeno non in quanto a “<em>voglia di sapere che succede dopo</em>”.</p>
<p>Sotto quel punto di vista, ha molto più senso dividerli in<strong> tre coppie</strong>. Se leggete o vedete Dune, credo sia <strong>un enorme peccato non leggere Messiah</strong>, mentre al contrario non penso sia un enorme problema il fermarsi dopo quello (a meno che non si parli di jedi.lord, dal quale mi aspetto che li legga tutti così che possa rompergli le scatole su WhatsApp).</p>
<p>E poi Dune Messiah è di gran lunga <strong>il più breve della saga</strong>, circa la metà degli altri.</p>
<h2>Remember &#8220;The Hobbit&#8221;</h2>
<p>Infine, c’è il motivo più specifico suppongo. Magari ho torto e il film di Villeneuve <strong>non sarà all’altezza delle aspettative</strong>. O semplicemente finisce per non piacervi o non avete modo e/o tempo di vederlo al cinema.</p>
<p>Bene, a prescindere da quale che sia il motivo, se il film non dovesse ispirarvi particolarmente, non disperate: Dune libro ha<strong> tutto ciò che serve</strong> per catturare la vostra attenzione e immaginazione anche laddove il film avesse fallito.</p>
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		<title>Going Medieval, Costruisci il tuo Villaggio Medievale</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/06/23/going-medieval/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 12:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[City builder]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/06/EGS_GoingMedieval_FoxyVoxel_S1_2560x1440-68737e31d62a45ca633416f2984b339d_1000x562.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/06/EGS_GoingMedieval_FoxyVoxel_S1_2560x1440-68737e31d62a45ca633416f2984b339d_1000x562-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Going medieval" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/06/EGS_GoingMedieval_FoxyVoxel_S1_2560x1440-68737e31d62a45ca633416f2984b339d_1000x562-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/06/EGS_GoingMedieval_FoxyVoxel_S1_2560x1440-68737e31d62a45ca633416f2984b339d_1000x562-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2021/06/EGS_GoingMedieval_FoxyVoxel_S1_2560x1440-68737e31d62a45ca633416f2984b339d_1000x562.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Going Medieval è un gioco per PC uscito in early access su Epic Store e Steam il 2 giugno e prodotto da The Irregular Corporation, che ci ha anche gentilmente fornito una copia per questa recensione. Essendo l’uscita del gioco ancora lontana è bene considerare questa come una recensione su una sorta di preview di [&#8230;]</p>
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<p><strong>Going Medieval</strong> è un gioco per PC uscito in <em>early access</em> su <strong>Epic Store</strong> e <strong>Steam</strong> il 2 giugno e prodotto da<strong> The Irregular Corporation</strong>, che ci ha anche gentilmente fornito una copia per questa recensione.</p>
<p>Essendo<strong> l’uscita del gioco</strong> ancora lontana è bene considerare questa come una recensione su <strong>una sorta di <em>preview</em> </strong>di quello che il gioco vero e proprio sarà in futuro.</p>
<h2>Che cos’è?</h2>
<p>Going Medieval è un<strong><em> city builder</em> coloniale</strong>, che non poteva non ricordarmi di continuo il famoso Banished, con cui non potrò fare a meno di confrontarlo attraverso questo articolo.</p>
<p>Per chi non conoscesse i <em>city builder</em> coloniali, si tratta di giochi in cui si costruisce la città partendo da<strong> pochissimi abitanti e risorse</strong>, con la necessità di provvedere a <strong>risorse di ogni tipo</strong>, dal cibo ai vestiti.</p>
<p>Insomma piuttosto diverso da un City Skylines o un Caesar.</p>
<p>In Going Medieval l’ambientazione è una più o meno fantasiosa <strong>Inghilterra del XIV</strong> secolo che, colpita da una epidemia, si è ritrovata con una popolazione sparuta che ha abbandonato le città per costruire nuovi <strong>insediamenti isolati</strong>.</p>
<p>Così, ci ritroviamo con un piccolo gruppo di coloni che varia a seconda dello scenario scelto, ma che solitamente si può <strong>contare sulle dita di una mano</strong>, un carico di risorse e la necessità di costruire il nostro nuovo villaggio.</p>
<p>Ognuno dei coloni ha la sua personalità, con pregi e difetti, religione, età e livello di abilità in varie attività. Dato il limitato numero di coloni presente, che anche dopo anni raramente raggiunge la decina, è facile seguire<strong> il percorso di ognuno</strong>, per coloro a cui piace <strong>creare e ruolare una storia</strong> all’interno di questi <em>sandbox</em>, come il sottoscritto.</p>
<p>A differenza del sopracitato Banished e in maniera più simile a giochi come The Sims, in Going Medieval invece di piazzare semplicemente gli edifici sulla mappa, possiamo <strong>costruire muro per muro</strong> ogni stanza come più ci aggrada e piazzare elementi come falò per cucinare, forni per i mattoni e tavoli per fabbricare archi all’interno delle stesse.</p>
<p>I <strong>materiali</strong> che decideremo di usare per costruire muri, tetti, pavimenti e persino alcuni mobili ha un’influenza sulle condizioni della stanza stessa, senza che necessariamente vi sia la situazione “più costoso = sempre meglio”.</p>
<p>Un fattore importante è quello <strong>ambientale e climatico</strong>. Il gioco ha un ciclo giorno-notte e stagionale, così che in inverno il cibo si conserva più facilmente, ma i coloni soffriranno il freddo, laddove in estate tutto marcisce più velocemente se non lo si conserva al fresco.</p>
<p>Il modo in cui questa meccanica è implementata è molto semplice, ma allo stesso tempo parecchio interessante, dato che influenza enormemente <strong>il modo in cui costruiremo</strong> il nostro villaggio.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>risorse</strong>, incluso il cibo, come in molti giochi del genere si parte raccogliendo ciò che la natura offre e quindi abbattendo alberi, cogliendo bacche e andando a caccia, per poi iniziare con produzioni che divengono via via più complesse, come il passaggio da armi di legno a quelle di ferro e poi di acciaio.</p>
<p>La presenza di <strong>armi</strong> è dovuta al fatto che, di tanto in tanto, il nostro spicchio di mondo verrà invaso da banditi o altri villaggi. In queste situazioni di <strong>combattimento</strong>, avremo la libertà di utilizzare i coloni come soldati di un <em>rts</em>.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p>Spiegato bene o male cos’è, <strong>com’è Going Medieval?</strong> La risposta inevitabile è “incompleto, ma promettente”.</p>
<p>Allo stato attuale del gioco, si possono intravedere un sacco di <strong>meccaniche interessanti</strong> ma che hanno bisogno di essere <strong>sviluppate</strong>, come quella delle tecnologie, e altrettante meccaniche che, sebbene presenti nella <em>road map</em> del futuro sviluppo del gioco, sono al momento<strong> assenti</strong> all&#8217;interno della versione attuale.</p>
<p>Ad esempio, Going Medieval manca completamente di un sistema di <strong>commercio</strong>, così che dopo un paio di anni ci si ritrova con il villaggio completamente sovraccarico di risorse inutili, che sarebbe invece utile poter scambiare con altre che sono insufficienti.</p>
<p>Stessa cosa si può dire dell’<strong>interfaccia</strong>, che al momento è utilizzabile ma chiaramente da raffinare e migliorare, soprattutto data la difficoltà nel selezionare alcuni elementi sulla mappa.</p>
<p>Detto ciò però, per me il gioco sarà valido o meno all’uscita se riuscirà a capitalizzare sui<strong> due elementi più interessanti</strong> che lo compongono: la <strong>costruzione degli edifici</strong> e la <strong>possibilità di creare storie</strong> con i coloni.</p>
<p>Sul primo, è già <strong>a buon punto</strong> ed è forse l’elemento che più mi ha preso mentre giocavo, al punto che continuavo a creare nuovi edifici più o meno inutili al solo fine di provare diversi materiali, combinazioni e stili.</p>
<p>Ciò che manca è solo dare un po’ più di <strong>varietà</strong> ed elementi, soprattutto estetici, cosa che tra l’altro dovrebbe essere semplice se consentiranno alla comunità di crearne tramite lo Steam Workshop.</p>
<p>Sull’altro aspetto, al momento è<strong> ben poco presente</strong> senza grandi sforzi di fantasia, data la pressoché completa assenza di interazione tra i coloni e il limitato effetto delle personalità degli stessi.</p>
<p>D’altro canto però, nella già citata <em>road map</em> alcuni passi in questa direzione dovrebbero essere presi nei <strong>prossimi aggiornamenti</strong> del gioco.</p>
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<h2>Grafica e Sonoro</h2>
<p>La grafica ha un<strong> doppio stile</strong>: piuttosto curata e un po’ in stile cartone per quanto riguarda edifici e natura, cruda e squadrata per quanto riguarda i personaggi.</p>
<p>Il mix<strong> funziona piuttosto ben</strong>e, anche se a volte è un po’ difficile distinguere i coloni, per cui un 10% in più di dettagli non farebbero male e aiuterebbero con l’immersione.</p>
<p>Le <strong>musiche</strong> sono senza infamia e senza lode, ma molto limitate, così che dopo poco ho deciso semplicemente di sostituirle con dei podcast di sottofondo.</p>
<p>Il resto del comparto sonoro è sufficiente e non impedisce appunto di ascoltare altro mentre si gioca, che è un’abitudine che ho preso per questo tipo di giochi.</p>
<h2>In Conclusione</h2>
<p>Going Medieval è un gioco in<em> early access</em> nel vero senso della parola: dà la possibilità ai giocatori di <strong>vederne le potenzialità</strong> ed è già abbastanza <strong>divertente</strong>.</p>
<p>A renderlo<strong> speciale e interessante</strong> è il modo in cui si focalizza sul creare una storia e sul costruire ogni elemento del villaggio, invece che la sopravvivenza come in giochi come Banished.</p>
<p>Tuttavia, la via per renderlo un gioco completo e che ha realizzato a pieno le proprie possibilità è<strong> ancora lunga</strong>. La <em>road map</em> che gli sviluppatori hanno pubblicato è promettente e possiamo solo sperare che <strong>venga rispettata a pieno</strong>.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Going Medieval</strong> è un<em> city builder</em> coloniale in cui prendiamo il controllo di uno sparuto gruppo di persone che devono costruire un nuovo<strong> villaggio medievale</strong> partendo da zero.</p>
<p>È un gioco promettente, ma che dimostra chiaramente di essere ancora in <em>early access</em>.</p>
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		<title>Dune, Tra le Sabbie del Mito &#8211; Un saggio spaziale</title>
		<link>https://nerdando.com/2021/03/24/dune-tra-le-sabbie-del-mito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 13:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fumetti & Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Denis Villeneuve]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Star Wars]]></category>
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<p>Recensione Dune, Tra le sabbie del mito è un saggio uscito nel febbraio 2021 edito da Edizioni NPE e scritto da Filippo Rossi, che ci è stato gentilmente fornito per questa recensione. Si tratta di un’analisi in cui Rossi, già autore di saggi di simile fattura su Star Wars e DC Comics, ripercorre e analizza [&#8230;]</p>
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<h2>Recensione</h2>
<p><strong>Dune, Tra le sabbie del mito</strong> è un saggio uscito nel febbraio 2021 edito da <strong>Edizioni NPE</strong> e scritto da <strong>Filippo Rossi</strong>, che ci è stato gentilmente fornito per questa recensione.</p>
<p>Si tratta di un’analisi in cui Rossi, già autore di saggi di simile fattura su Star Wars e DC Comics, ripercorre e analizza tutto ciò che riguarda l’universo creato da<strong> Frank Herbert</strong> nell’ormai lontano 1965.</p>
<h2>Cos’è?</h2>
<p><strong>Dune, Tra le sabbie del mito</strong> è un corposo volume di più di 600 pagine che trabocca di <strong>informazioni, curiosità, confronti, spiegazioni, analisi</strong>.</p>
<p>Lo si può essenzialmente dividere in<strong> quattro blocchi</strong>, i quali però sono sparpagliati per il libro stesso.</p>
<p>Nel primo, l’autore ripercorre la <strong>trama dei libri</strong>, iniziando dal primo leggendario romanzo, che sviscera in ogni dettaglio, non soltanto per quanto vi è presente all’interno, ma anche trovando tutte le connessioni alle culture che hanno ispirato Herbert, alle opere che a Dune si sono ispirate e persino alla vita di Herbert stesso.</p>
<p>Prosegue poi riassumendo in maniera decisamente più sintetica, ma comunque soddisfacente,<strong> tutti gli altri romanzi</strong>, tanto quelli scritti da Frank Herbert, quanto quelli del figlio, Brian, e che continuano a uscire, con l’ultimo che risale al solo 2019.</p>
<p>Anche qui, abbondano le<strong> connessioni con altre opere</strong>, ma anche tutti i riferimenti che iniziano a intrecciarsi tra i libri che costituiscono ed espandono all’inverosimile l’universo di Dune.</p>
<p>Il secondo blocco è dedicato alle <strong>opere derivative</strong>: dal famoso e bizzarro film di David Lynch ai videogiochi strategici in tempo reale di anni ’90 e primi anni 2000, Rossi ripercorre le storie dietro tutti questi adattamenti (e stravolgimenti, a volte) della creazione di Herbert.</p>
<p>Svariate pagine sono, ovviamente, dedicate al fallito tentativo di <strong>Jodorowsky</strong>, forse il più famoso film mai girato della storia, tanto da essere stato oggetto di un documentario pochi anni fa.</p>
<p>Persino la <strong>musica</strong> ispirata all’universo di Dune è presentata in ogni dettaglio e minuzia, così come il non ancora uscito film di <strong>Denis Villeneuve</strong>, previsto originariamente per novembre 2020 e rinviato a ottobre 2021.</p>
<p>Il terzo blocco è per raffrontare Dune con<strong> altri romanzi di fantascienza</strong> e non. Qui, Rossi prende e spiega brevemente la trama e le tematiche di un gran numero di libri, dalla Fondazione di <strong>Asimov</strong> a Odissea nello Spazio di <strong>Clarke</strong>.</p>
<p>Fatto ciò, paragona tali romanzi a Dune, spiegando come vi sia un gran numero di<strong> punti in comune</strong> espliciti e impliciti tra questi, a volte persino legati ai rapporti tra gli autori stessi.</p>
<p>Curiosamente, mancano del tutto riferimenti all’universo di <strong>Warhammer 40000</strong>, nonostante l’ispirazione alla base dello stesso sia palesemente Dune, del quale riprende persino alcune denominazioni (dalle crociate all’Imperium).</p>
<p>Il quarto blocco, infine, è quello che riguarda la<strong> vita di Frank Herbert</strong> e dell’autore del saggio stesso, Filippo Rossi. A parte alcuni capitoli esplicitamente dedicati a ciò, questo ripercorrere la vita dello scrittore americano e delle esperienze del saggista italiano è presente attraverso tutto il libro e serve a comprendere meglio tanto alcune scelte di Herbert, quanto i sentimenti e le sensazioni di Rossi.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p>Una piccola premessa prima della recensione: ammetto che, dato che Dune, Tra le sabbie del mito copre<strong> tutti i libri usciti</strong>, inclusi vari che non ho ancora letto, sono stato costretto a saltare determinate parti.</p>
<p>Leggendo Dune è<strong> impossibile non chiedersi</strong> se determinati nomi, parole, tradizioni e usi non siano ispirati o presi da culture e lingue realmente esistenti. Allo stesso tempo, capita di continuo di pensare come determinati punti siano stati <strong>ripresi in maniera più o meno palesi</strong> da altre opere (un esempio su tutti: Luke Skywalker che lavora ai “condensatori di umidità”, o meglio “<em>moisture farms</em>”, un punto che avevo sempre ignorato di Episodio IV, viene visto in maniera del tutto diversa dopo aver letto dei Fremen).</p>
<p>Il saggio di Rossi spiega tutto ciò in maniera minuziosa, <strong>appagando il mio desiderio</strong> di rintracciare tutti questi elementi all’interno dell’enorme e complesso romanzo di Herbert.</p>
<p>Da relativo neofita di Dune, ho apprezzato enormemente scoprire piccole e grandi connessioni, incluse un paio che mi hanno fatto sentire in imbarazzo per non averle mai realizzate, tipo To Tame a Land degli<strong> Iron Maiden</strong> e Traveller in Time dei <strong>Blind Guardian</strong>.</p>
<p>Oltre a ciò, è estremamente interessante leggere l’<strong>analisi più filosofica</strong> e quasi spirituale che l’autore dà dell’universo di Dune, il quale, soprattutto nei libri dopo il primo, è profondamente sbilanciato verso l’introspezione della società umana piuttosto che l’azione (<em>se avete letto Dune Messiah o God-Emperor of Dune spero stiate annuendo</em>).</p>
<p>Devo confessare che, sebbene abbia apprezzato e imparato molto dalla visione che Rossi dà delle elucubrazioni di Herbert, sono stato a volte di un’opinione differente su alcuni punti, una discordia d’altronde inevitabile, vista la<strong> complessità e vastità</strong> delle tematiche trattate in Dune.</p>
<p>In tal senso, non trovo che queste piccole “differenze di vedute” siano un elemento negativo, tutt’altro.</p>
<p>D’altro canto, l’incessante riferimento a Jung, le note legate all’astrologia e la forse<strong> eccessivamente dettagliata biografia</strong> di qualunque persona nominata nel saggio sono forse i punti che meno mi hanno convinto dello stesso.</p>
<p>Confesso che è questo è soprattutto <strong>un problema per me</strong>, che sono un lettore lentissimo, per cui leggere pagine e pagine legate alla vita di questa o quest’altra persona, con informazioni che immagino potrei reperire velocemente su Google se fossi interessato, sono state una sorgente di frustrazione.</p>
<h2>Ma posso leggerlo?</h2>
<p>La domanda che credo in molti si possano porre è: “<em>posso leggere questo saggio se ho letto il solo Dune?</em>”. Personalmente, <strong>penso proprio di sì</strong>: se foste interessati a leggere i libri successivi, potreste semplicemente la parte in cui si parla di questi (come fatto dal sottoscritto d’altronde); se invece non aveste questa intenzione, Rossi <strong>riassume in maniera chiara ed esaustiva</strong> in modo tale da consentire di comprendere ciò che vuole spiegare anche per chi non avesse letto un dato romanzo.</p>
<p>Ovviamente, io<strong> raccomando di leggere i libri</strong>, come faccio in ogni conversazione che ho con jedi.lord praticamente, almeno Dune Messiah e Children of Dune.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p>Dune, Tra le sabbie del mito è un lungo saggio che tratta<strong> tutto ciò che è possibile trattare</strong> su uno dei fenomeni letterari più importanti del XX Secolo, che Rossi giustamente paragona alle opere tolkeniane.</p>
<p>Al suo interno è possibile trovarvi in dettaglio <strong>ogni possibile riferimento e storia</strong> legata alla sua creazione, al suo autore, alla sua eredità. È un modo per apprezzare una volta di più quanto maestoso sia l’apparato creato da Frank Herbert.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Dune, Tra le sabbie del mito</strong> è un saggio scritto da Filippo Rossi ed edito da Edizioni NPE. Analizza, spiega e collega il leggendario Dune di Frank Herbert.</p>
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		<title>Solasta – Crown of the Magister, D&#038;D su Steam</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 13:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dungeons & Dragons]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[D&D]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Wizards of the Coast]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/11/Wallpaper_Characters_1080p_1000x563.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/11/Wallpaper_Characters_1080p_1000x563-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Solasta" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/11/Wallpaper_Characters_1080p_1000x563-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/11/Wallpaper_Characters_1080p_1000x563-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/11/Wallpaper_Characters_1080p_1000x563.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Solasta – Crown of the Magister è il primo gioco sviluppato dalla casa indipendente francese Tactical Adventures e di cui ci è stata gentilmente fornita una chiave per Steam per provarlo in early access. Finanziato tramite una campagna Kickstarter ampiamente di successo e con la licenza della Wizards of the Coast, Solasta è un gioco [&#8230;]</p>
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<p><strong>Solasta – Crown of the Magister</strong> è il primo gioco sviluppato dalla casa indipendente francese <strong>Tactical Adventures</strong> e di cui ci è stata gentilmente fornita una chiave per Steam per provarlo in early access.</p>
<p>Finanziato tramite una campagna Kickstarter ampiamente di successo e con la <strong>licenza della Wizards of the Coast</strong>, Solasta è un gioco che punta a portare quanto più possibile la <strong>quinta edizione di Dungeons &amp; Dragons</strong> dentro un videogioco.</p>
<p>Il gioco è uscito dalla versione<em> early access</em> il 27 maggio 2021.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p><strong>Solasta</strong> è, come nelle promesse degli sviluppatori, un gioco <strong>estremamente fedele</strong> alla quinta edizione di D&amp;D: non solo abbiamo classi, razze e incantesimi ripresi dai manuali del gioco, ma la struttura a turni e tutte le regole varie sono le stesse del gioco da tavola. È possibile persino vedere (e scegliere) <strong>i dadi</strong> che vengono lanciati al compiere azioni.</p>
<p>Il paragone immediato sarebbe con <strong>Baldur’s Gate</strong> o <strong>Neverwinter Nights</strong>, ma tra le innumerevoli colpe dello spreco di ossigeno che batte tasti a caso per quest’indegna recensione c’è anche quella di non aver mai provato nessuno dei due (l’eccezione sarebbe Dark Alliance, che però è piuttosto diverso che io sappia).</p>
<p>Tralasciando questi, dunque, com’è Solasta<strong> come gioco di D&amp;D</strong>? La nota positiva è che indubbiamente, oltre all’essere <strong>fedele alla lettera</strong> al gioco da tavola (anche nelle regole che odio su peso e materiali per gli incantesimi), è in grado di creare<strong> l’atmosfera e la sensazione</strong> di una campagna del gioco di ruolo.</p>
<p>Non solo, ma eccelle dove un videogioco dovrebbe essere avvantaggiato rispetto all’originale, ovvero nella <strong>tattica dei combattimenti</strong> e nella possibilità di interagire con lo scenario.</p>
<p>Questo ovviamente significa che ci sono <strong>due modi di approcciare</strong> Solasta: il primo è di quelli che sono appassionati di D&amp;D, ci giocano o ci hanno giocato; il secondo è di quelli che invece non hanno avuto questa fortuna.</p>
<p>Per chi, come me, ha avuto svariate occasioni di far rotolare solidi a 20 facce su di un tavolo coperto di briciole di patatine, Solasta assume immediatamente il <strong>sapore familiare del gioco</strong> a cui si è dedicate tante ore.</p>
<p>In caso contrario, immagino che molti aspetti del videogioco potrebbero sembrare strani o complessi da interpretare, anche se si venisse da altri giochi di ruolo. In tal senso,<strong> non so quanto possa aver senso giocare a Solasta</strong> invece che ad altro, come Baldur’s Gate, Divinity o Pillars of Eternity.</p>
<p>Oltre all’aspetto legato a D&amp;D, Solasta è un gioco che mostra chiaramente di essere <strong>ancora in alto mare</strong> sotto il punto di vista dello sviluppo. Non lo dico come una lamentela e capisco perfettamente la scelta degli sviluppatori di volerlo rilasciare in<em> early access</em> mentre continuano a lavorarci su, tuttavia posso solo giudicare ciò che ho davanti agli occhi ora ed è un prodotto con difetti evidenti di cui parlerò più avanti.</p>
<h2>Trama &amp; Ambientazione</h2>
<p>Prima di parlare della storia di Solasta, c’è da fare un secondo <em>mea culpa</em>: per ragioni di tempistiche non mi è stato possibile avanzare particolarmente con il gioco e ho potuto quindi solo <strong>assaggiare l’inizio</strong>.</p>
<p>La base dell’ambientazione è <strong>classica</strong> dell’<em>high fantasy</em>: un regno fiorente e avanzato è stato spazzato via da un cataclisma di origine magica. Secoli dopo, i nuovi regni sorti attorno alle rovine dell’antico reame cercano di scoprirne i segreti e carpirne il potere, mentre mostri e congiure di ogni tipo si nascondono nell’area divenuta inabitabile.</p>
<p>I protagonisti sono un <strong>gruppo di avventurieri</strong> come tanti altri che si ritrova nell’occhio del ciclone di intrighi e scoperte.</p>
<p>Come detto, non si tratta di un’idea incredibilmente originale, anzi, ma quanto ho avuto modo di vedere non era<strong> nemmeno banale</strong>. Al contrario, vi erano alcuni spunti interessanti legati ad alcuni png. D’altro canto però, non mancavano nemmeno <strong>dialoghi</strong> che facevano un po’ cadere le braccia nella loro mancanza di credibilità o di innovazione.</p>
<p>Nel complesso, trama e ambientazione sembrano essere <strong>senza infamia e senza lode</strong>, quantomeno di primo acchito.</p>
<h2>Sistema di gioco &amp; Combattimento</h2>
<p>Nei paragrafi precedenti mi sono già ampiamente dilungato nel dire che Solasta riprende in maniera più letterale possibile le regole di D&amp;D quinta edizione.</p>
<p>Per chi conosce il gioco, non dovrebbe essere difficile immaginare cosa questo voglia dire. Per gli altri: in sostanza, tanto i personaggi quanto alleati e avversari degli stessi <strong>tirano dadi</strong> a cui applicano <em>bonus</em> e <em>malus</em> per compiere azioni, siano esse <strong>all’interno di un combattimento</strong> (come lo sferrare un colpo di spada) <strong>o fuori</strong> (come il capire se qualcuno stia mentendo o meno).</p>
<p>A questo si aggiunge un uso molto interessante della <strong>natura tridimensionale del combattimento</strong> e di altri dettagli, come luce e suono, rendendo quindi l’azione in Solasta non soltanto più fedele al gioco da tavola, ma anche più <strong>avvincente dal punto di vista tattico</strong>.</p>
<p>Questa componente tattica mi è piaciuta parecchio, anche grazie a un’<strong>interfaccia</strong> che, sebbene difficile da interpretare all’inizio, <strong>mostra tutto chiaramente</strong> una volta che la si impara a leggere.</p>
<p>L’altro aspetto che ho apprezzato è come gli sviluppatori siano stati in grado di integrare in maniera non banale le <strong>abilità fuori dal combattimento</strong>, come il seguire tracce o il non farsi scoprire.</p>
<p>Si può ben dire che il sistema di gioco, dentro e fuori le battaglie, sia <strong>l’aspetto più intrigante</strong> e meglio fatto di Solasta.</p>
<h2>Grafica &amp; Sonoro</h2>
<p><strong>Il lato invece più negativo</strong> di Solasta è invece quello estetico.</p>
<p>Personalmente, non sono una persona che si interessa della grafica di un gioco solitamente. Questo però, fintanto che non diventi un coacervo di <em>glitch</em> e di <strong>animazioni ridicole</strong> o modelli dalle proporzioni inguardabili, com’è al momento per Solasta.</p>
<p>Nelle <em>cutscene</em> i personaggi, oltre a essere tutti più o meno uguali per la limitatissima selezione al momento della creazione, si dilettano in mimiche facciali degne di Ace Ventura, mentre gli umani maschi fanno mostra di petti delle dimensioni della Basilicata.</p>
<p>Anche per quanto riguarda il sonoro ci sono vari problemi legati prevalentemente ai personaggi: <strong>molte interazioni sono doppiate</strong>, ma, al di là della limitatissima selezione per le voci, la qualità dei doppiatori non sembra essere esattamente eccelsa.</p>
<p>Non me la sento di penalizzare troppo la Tactical Adventures per questi problemi, visto che è il loro primo gioco e che è ancora in <strong>costante aggiornamento</strong>.</p>
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<h2>Aggiornamento</h2>
<p>Dalla scrittura dell&#8217;articolo, quando il gioco era ancora in early access, alla versione completa vi sono stati vari aggiornamenti, che hanno prolungato la storia, ribilanciato vari elementi e <strong>migliorato il gioco in generale</strong>. L&#8217;aggiunta però più significativa è il <strong>Dungeon Maker</strong>, uno strumento che consente a chi vuole di creare il proprio dungeon, con tanto di <em>trigger</em>, tesori, mostri, trappole e così via.</p>
<p>Si tratta ancora di una versione beta e chiaramente c&#8217;è molto da lavorare, tanto sull&#8217;interfaccia quanto sulla varietà degli elementi. Si tratta però di uno strumento particolarmente interessante, tanto per il gioco in sé, visto che consente potenzialmente alla <strong>comunità di giocatori</strong> di creare un&#8217;infinità di avventure, tanto come supporto per<strong> campagne di D&amp;D</strong> vero e proprio.</p>
<p>Forse mi sto illudendo, ma penso che sarebbe un ottimo modo per <strong>iniziare nuovi giocatori</strong> al gioco di ruolo, dandogli un modo di visualizzare dungeon e mostri, con abilità e tutto il resto automatiche, invece che dover tener traccia di tutto.</p>
<h2>In Conclusione</h2>
<p>Solasta è un gioco <strong>molto piacevole da giocare</strong> per chiunque sia appassionato di D&amp;D e voglia visualizzare ciò che normalmente immagina solo durante le proprie sessioni. In tal senso, creare i personaggi della propria campagna è particolarmente divertente.</p>
<p>Sebbene non abbia una premessa necessariamente eccezionale per quanto riguarda l’ambientazione e pecchi un po’ nei dialoghi, la trama sembra essere<strong> interessante a sufficienza</strong> da voler andare avanti nelle proprie avventure.</p>
<p>Il sistema di gioco è avvincente e una riproduzione non solo fedele, ma<strong> molto ben fatta</strong> della quinta edizione di D&amp;D. Il combattimento in particolare è tattico e divertente, ma anche il resto non è affatto male.</p>
<p>Non è una sorpresa però che il <strong>punto debole</strong> di questo <em>indie</em> siano il doppiaggio e la grafica, con la speranza che però possano migliorare in futuro.</p>
<p>Il mio consiglio per ora è di<strong> provare quantomeno la demo</strong> gratuita se si è appassionati di D&amp;D. Se non lo si fosse, prendetelo come una scusa per appassionarsi e iniziare questo splendido hobby.</p>
<h2>Nerdando In Breve</h2>
<p><strong>Solasta – Crown of the Magister</strong> è un videogioco prodotto da Tactical Adventures. Fedele alle regole della <strong>quinta edizione di Dungeons &amp; Dragons</strong>, porta i giocatori in un mondo <em>high fantasy</em> dove un gruppo di avventurieri si ritrova a esplorare e combattere mostri.</p>
<h2>Nerdandometro: [usr 3.5]</h2>
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		<title>Crusader Kings III – Il Gioco dei Troni</title>
		<link>https://nerdando.com/2020/09/17/crusader-kings-iii-il-gioco-dei-troni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo "LC" Di Fonzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 12:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogames]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Grand Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Paradox Interactive]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
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					<description><![CDATA[<media:content url="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/09/sraddg.jpg" type="image/jpeg" /><div><img width="300" height="169" src="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/09/sraddg-300x169.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="crusader kings" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/09/sraddg-300x169.jpg 300w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/09/sraddg-768x432.jpg 768w, https://nerdando.com/wp-content/uploads/2020/09/sraddg.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<p>Crusader Kings III, o CKIII, è l’ultimo capitolo uscito nella serie prodotta da Paradox Interactive, la casa di sviluppo svedese nota soprattutto per i suoi giochi grand strategy come Europa Universalis o Hearts of Iron. Il gioco ci è stato gentilmente fornito per questa recensione e per un’introduzione sul nostro canale Twitch. A otto anni [&#8230;]</p>
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<p><strong>Crusader Kings III</strong>, o <strong>CKIII</strong>, è l’ultimo capitolo uscito nella serie prodotta da<strong> Paradox Interactive</strong>, la casa di sviluppo svedese nota soprattutto per i suoi giochi <em>grand strategy</em> come <strong>Europa Universalis</strong> o<strong> Hearts of Iron</strong>. Il gioco ci è stato gentilmente fornito per questa recensione e per un’introduzione sul nostro <a href="http://twitch.tv/nerdando">canale Twitch</a>.</p>
<p>A otto anni dall’uscita del suo predecessore, CKIII è il secondo dell’attuale generazione di giochi Paradox (considerando <strong>Imperator: Rome</strong> come il primo, per quanto si sia rivelato più un gioco di transizione) e più che mai sembra<strong> frutto delle esperienze</strong> della generazione precedente (quindi <a href="https://nerdando.com/2017/09/09/5-motivi-giocare-crusader-kings-ii/">CKII</a>, ma anche <a href="https://nerdando.com/2017/05/29/europa-universalis-iv-gli-appassionati-rispondono/">Europa Universalis IV</a>) e della direzione che ha portato la Paradox ad una crescita sostanziale nell’ultimo decennio.</p>
<p>Al momento, il gioco è disponibile per <strong>Steam</strong> o per <strong>Xbox Game Pass</strong> per PC, per un prezzo leggermente più alto dei canonici 40€ dei giochi Paradox appena usciti.</p>
<h2>Recensione</h2>
<p>Crusader Kings III aveva <strong>due obiettivi fondamentali</strong>: da un lato doveva<strong> raccogliere la pesante eredità</strong> del predecessore, quello che ha aperto la porta dei giochi Paradox a me e a tantissimi altri, e dall’altro doveva continuare nel processo di <strong>rendere accessibili</strong> i <em>grand strategy</em> al grande pubblico, raccogliendo quindi nuovi giocatori oltre ai veterani di CKII.</p>
<p>Personalmente trovo che gli sviluppatori siano stati parecchio abili nel fare <strong>entrambe le cose</strong>, un compito nient’affatto semplice e che in passato ha causato attriti con la<em> fan base</em>, come avvenuto ad esempio all’uscita di Hearts of Iron IV, quando i giocatori del gioco precedente lo accusarono, a mio parere ingiustamente, di essere “<em>dumbed down</em>”.</p>
<p>Detto ciò vedremo nello specifico cosa intendo, parlando di cosa c’è di nuovo in Crusader Kings III e perché è un<strong> ottimo gioco</strong>, probabilmente il migliore, <strong>per neofiti</strong> dei <em>grand strategy</em>.</p>
<p>Prima però, partiamo da <strong>cos’è Crusader Kings</strong>.</p>
<h2>Cos’è Crusader Kings?</h2>
<p>Crusader Kings III è un gioco <strong>storico-medievale</strong> che, più di qualunque altro gioco conosca, rappresenta la miglior combinazione di <strong>tre elementi</strong>: strategia a livello complessivo (diplomatico, militare, economico), simulazione dinastica e feudale e gioco di ruolo.</p>
<p>In altre parole, è un gioco in cui, come in ogni altro gioco Paradox, siamo di fronte ad un’<strong>enorme mappa</strong> che va dall’Islanda alla Tailandia, ma in cui gli attori principali non sono “le nazioni”, come in Europa Universalis ad esempio, ma <strong>i regnanti e le loro corti</strong>.</p>
<p>In CKIII interpretiamo un <strong>personaggio che regna su un territorio</strong> (che può andare da una piccola contea a un vasto impero), con vassalli, mogli, figli, amanti e così via. Questo personaggio avrà le sue statistiche, la sua personalità, religione, cultura e così via, che cambieranno come determinati avvenimenti vengono interpretati.</p>
<p>Quando il nostro personaggio “<em>passa a miglior vita</em>”, come direbbero nei migliori doppiaggi di Dragon Ball su Italia Uno, <strong>passiamo a interpretare il suo erede</strong>, che solitamente è il primogenito, ma può essere anche un fratello o una nipote ad esempio, a seconda delle circostanze familiari e delle<strong> leggi di successione</strong> vigenti nel nostro dominio.</p>
<p>Di conseguenza, uno dei due pilastri su cui si regge CKIII è quello della <strong>dinastia</strong>: fintanto che c’è un possibile erede (e non perdiamo tutti i territori controllati), non possiamo fare <em>game over</em>. Allo stesso tempo però, una<strong> famiglia troppo vasta e potente</strong> potrebbe rivelarsi un’arma a troppo taglio e zii e fratellastri spesso sono tra i peggiori nemici dei nostri personaggi.</p>
<p>L’altro pilastro è la già citata <strong>struttura feudale</strong>: il nostro personaggio avrà vassalli più o meno potenti e più o meno fedeli con cui confrontarsi e da tenere buoni, tramite l’uso di diplomazia, terrore e burocrazia (che è molto peggio del terrore, ovviamente).</p>
<p>Allo stesso tempo però, <strong>possiamo essere noi stessi vassalli</strong> di un regnante più potente, costringendoci quindi a fare buon viso a cattivo gioco, mantenendo buone relazioni mentre tramiamo alle spalle del nostro signore feudale.</p>
<p>In tutto questo ovviamente, ci sono guerre da combattere, alleanze da stringere, edifici da costruire e così via. Insomma, il <strong>lato più classico</strong> di un gioco di strategia. Inoltre, essendo un <em>sandbox</em>, <strong>manca di un obiettivo finale</strong> e si basa più sulle intenzioni del giocatore.</p>
<h2>Per i nuovi giocatori</h2>
<p><strong>Crusader Kings II</strong>, come gli altri giochi Paradox, era <strong>difficilmente approcciabile</strong> per persone senza nessun’esperienza con i prodotti della casa svedese. Anche per giocatori abituati a titoli simili come Civilization o Total War l’immenso ammontare di numeri, elementi e fattori finiva per scoraggiare molti.</p>
<p>Io stesso ricordo quando fallii miseramente le mie prime due o tre campagne senza capire bene il perché: <strong>il tutorial era</strong> <strong>sostanzialmente inutile</strong>, le spiegazioni all’interno del gioco difficili da districare e in generale cosa fosse buono fare e cosa andasse evitato non era per niente evidente.</p>
<p>Ecco, in <strong>Crusader Kings III</strong> i nuovi giocatori non dovrebbero affatto avere un’esperienza così traumatica: non solo<strong> il tutorial è fatto molto, molto meglio</strong>, ma all’interno del gioco è pieno di suggerimenti e spiegazioni su cosa significhi cosa.</p>
<p>Un esempio che mi viene in mente è quello di una cosa che era sempre un dramma da spiegare: le leggi di successione. In CKII anche per giocatori esperti era a volte un disastro capire quali possedimenti sarebbero finiti a chi, se non si conosceva a menadito l’interfaccia. Al contrario, in CKIII il gioco <strong>mostra chiaramente</strong> come i nostri titoli verranno spartiti alla nostra morte e perché.</p>
<p>Il modo in cui l&#8217;interfaccia<strong> prende per mano il giocatore</strong> mostrandogli cosa potrebbe e cosa dovrebbe fare consente a chi sta iniziando, a mio parere, di <strong>godersi gli aspetti migliori</strong> del gioco, come gli <strong>intrighi di corte</strong> o i rapporti tra personaggi.</p>
<h2>Per i vecchi giocatori</h2>
<p>Per coloro come il sottoscritto che hanno giocato per centinaia di ore a CKII, i<strong> dubbi su Crusader Kings III</strong> erano essenzialmente due: in nome del renderlo più approcciabile, sarebbe stato <strong>semplificato troppo</strong>? E quando sarebbe stato <strong>diverso dal capitolo precedente</strong>, miglioramenti grafici a parte?</p>
<p>La risposta alla prima domanda, come si può intuire da quanto ho scritto finora, è no. Le meccaniche che davano profondità e creavano difficoltà in CKII sono <strong>ancora tutte presenti</strong> nel nuovo gioco, sebbene presentate spesso in modo molto più chiaro.</p>
<p>Quanto alla <strong>difficoltà</strong> del gioco in sé, trovo che sia ancora la stessa: se si vuole conquistare il mondo è, al momento, ancora parecchio facile. Parliamoci onestamente: in Crusader Kings II, una volta raggiunto un certo livello di competenza, conquistare il mondo era più un tedio che altro, in quanto appena raggiunto il rango di imperatore era pressoché impossibile essere sconfitti.</p>
<p>In CKIII non ho ancora avuto modo di sperimentare il <em>late game</em>, ma l’impressione è che, come prima e forse anche più di prima, conquistare il mondo non solo non è importante, ma il gioco dà <strong>tantissime altre cose da fare</strong> oltre all’espanderci senza ritegno.</p>
<p>Questo ci porta al secondo quesito:<strong> cosa c’è di nuovo</strong> in Crusader Kings III che CKII non aveva dopo sette anni di sviluppo e DLC?</p>
<p>La risposta è poco e niente, ma <strong>non è affatto un problema</strong>.</p>
<p>Di base, in CKIII possiamo fare le stesse cose che potevamo fare nel capitolo precedente (anzi, alcune come il duellare o il raccogliere artefatti sono al momento assenti). Allo stesso tempo però è <strong>molto più soddisfacente fare tutto</strong>.</p>
<p>Molte cose sono diventate molto più chiare e <strong>meno soggette al caso</strong>, come il far avanzare i propri intrighi o il fabbricare <em>claim</em> (entrambe cose che hanno ora un timer e una barra del progresso, invece di essere totalmente e irritantemente randomici com’era in CKII). Altre cose, come gli stili di vita o il riformare le religioni, <strong>sono stati espansi</strong> in modo da renderli molto più interessanti e non solo un cliccare un pulsante.</p>
<p>Grazie al modo in cui sono state cambiate queste meccaniche e, con alcune delle poche nuove come le <em>legacies</em> della dinastia, è diventato molto più piacevole semplicemente perseguire quello che dovrebbe essere<strong> il vero obiettivo del gioco</strong>: costruire storie individuali e dinastiche, ché Crusader Kings non è Europa Universali o Hearts of Iron, in cui si gioca praticamente solo a dipingere la mappa del proprio colore.</p>
<p>A tutto questo si aggiungono<strong> parecchi piccoli aggiustamenti</strong> che riflettono meglio la realtà storica del tempo, soprattutto per quanto riguarda le religioni.</p>
<h2>Aspetti da migliorare</h2>
<p>Ho chiamato questa sezione così, perché solitamente i giochi Paradox attraverso gli anni vengono <strong>continuamente sviluppati</strong> con <em>patch</em> e, sì, DLC (non mi metterò qui a parlare della politica dei DLC Paradox, che è un argomento lungo e complesso e meriterebbe il proprio articolo a sé stante). Questo per dire che molti dei problemi di Crusader Kings III e tutti quelli che presenterò qui <strong>saranno risolti in futuro</strong> a mio personalissimo parere.</p>
<p>Innanzitutto, è evidente la<strong> mancanza di alcune delle meccaniche</strong> presenti in CKII, come le repubbliche (che esistono ma solo come NPC), gli artefatti, le pestilenze e i culti. Inutile negarlo, Paradox avrebbe potuto inserirli, ma la cosa avrebbe rischiato di appesantire ancora di più il gioco con potenziali bug e problemi di bilanciamento, oltre a togliere possibilità di sviluppo futuro. E, sinceramente, sono aspetti <strong>interessanti ma non fondamentali</strong>.</p>
<p>Parlando di bug e ottimizzazione, sebbene il gioco sembri esserne praticamente privo, ha il difetto di avere un <strong>tempo di caricamento all’avvio</strong> estremamente lungo. Incredibilmente, sebbene Crusader Kings III sia relativamente più fluido di CKII, batte il record del predecessore per quanto riguarda l’avviare il gioco.</p>
<p>Altro aspetto che indubbiamente verrà migliorato con il tempo è quello delle <strong>musiche</strong>: sebbene i temi principali siano come da tradizione di Andreas Waldetoft e splendidi, la colonna sonora per ora conta veramente poche tracce, soprattutto se paragonato all’immensa e magnifica <em>soundtrack</em> di Crusader Kings II. Di nuovo però: non ho dubbi che<strong> DLC vari in futuro sopperiranno</strong>. Fino ad allora mi limiterò a sentire podcast mentre gioco.</p>
<p>Infine, l’elemento per me più importante da migliorare è quello dell’<strong>interfaccia</strong>: paradossalmente, sebbene quella nuova sia uno dei passi in avanti più importanti rispetto a CKII, ha alcune cose che mi lasciano semplicemente perplesso, dalla mancanza di tipi di mappe al modo in cui alcuni elementi dell’interfaccia si sovrappongono, soprattutto per quanto riguarda le notifiche.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p><strong>Crusader Kings III</strong> è uno splendido gioco che riesce a unire <strong>la profondità</strong> di un gioco strategico Paradox alla natura<strong> più imprevedibile e caotica</strong> di un simulatore dinastico, eccellendo nello sfruttare gli elementi storici di intrigo politico e familiare tipici del Medioevo.</p>
<p>Partendo dalle esperienze di Crusader Kings II, la casa di sviluppo svedese è riuscita a creare <strong>un gioco che può attrarre</strong> tanto i nuovi giocatori quanto far divertire i veterani del capitolo precedente, al cui confronto non sfigura affatto.</p>
<p>Al momento del rilascio, Crusader Kings III è un gioco <strong>già pieno di contenuti</strong>, stabile e parecchio divertente. Conoscendo però le politiche di Paradox è semplice immaginare quali sarà la direzione dello sviluppo, un aspetto che personalmente trovo più entusiasmante che deleterio.</p>
<p>In sostanza, quello che vi chiederei è: avete mai sognato di avere un gioco di strategia che porti <strong>Game of Thrones nel mondo vero</strong>? Se la risposta è sì,<strong> comprate Crusader Kings III</strong>.</p>
<h2>Nerdando in breve</h2>
<p><strong>Crusader Kings III</strong> è l’ultimo capitolo della serie di giochi <em>grand strategy</em> medievali sviluppati da Paradox Interactive. Riprende molti degli elementi del predecessore, migliorandosi e diventando ancora più accessibile per nuovi giocatori.</p>
<h2>Nerdandometro: [usr 4.3]</h2>
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