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Tales of Berseria: Ragione e Sentimento

 

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Tales of Berseria (テイルズオフベルセリア) è un jrpg uscito per PS3, PS4 e PC tra il 2016 (versione in giapponese) ed il 2017 (versione in inglese).

È il sedicesimo capitolo della Tales series, prodotta da Bandai Namco, e condivide lo stesso mondo ed alcuni personaggi del precedente gioco della serie, Tales of Zestiria, sebbene si ambienti vari secoli prima.

Nei Nerdando Awards del 2017 lo premiai come miglior videogioco di quell’anno, nonostante non l’avessi ancora finito (anzi, ero ancora molto indietro).

Ora, dopo più di 150 ore di risate, emozioni e scleri occasionali sono felice di confermare le mie impressioni e di affermare come sia indubbiamente uno dei migliori jrpg a cui abbia mai giocato.

Proverò a spiegarvi il perché in questo eccessivamente lungo articolo.

Trama

Di Tales of Berseria lessi su Steam una recensione che mi convinse a comprarlo subito; diceva grossomodo questo: “avete presente la classica storia in cui il mondo è afflitto da una maledizione ed un eroe, dopo aver subito drammi ed avversità, riesce a salvarlo? Bene, questo è l’inizio di Tales of Berseria. Voi siete quelli che vogliono distruggere il salvatore del mondo.”

La trama è essenzialmente quella: Velvet Crowe, una ragazza divenuta demone, odia colui che sta salvando il mondo dalla piaga dei suoi simili, poiché in lui vede la causa di tutte le sue disgrazie.

Ora “nelle profondità della disperazione solo due cose mi interessano: il sapore della carne sanguinante e la vendetta su un uomo”, nelle parole che le sentiamo proclamare all’inizio del gioco.

Nella sua missione di vendetta e distruzione Velvet è disposta a tutto pur di poter raggiungere il suo obiettivo e questo la porta a reclutare altri personaggi dalla dubbia moralità o a costringerne altri ad obbedirle.

In altre parole: vi siete mai chiesti come sarebbe una storia che abbia come protagonista un personaggio caotico malvagio? Questa è Tales of Berseria, all’inizio.

Una storia in cui Velvet non è solo un’anti-eroina, ricopre letteralmente il ruolo che dovrebbe essere proprio dell’antagonista: il mondo in cui si svolge la prima parte del gioco è lontano dall’essere perfetto e corruzione e contraddizioni non mancano nell’Abbey, la gigantesca organizzazione religiosa e militare comandata da Artorius, l’obiettivo della ragazza. Tuttavia, il passaggio di Velvet e dei suoi compagni spesso finisce con il dare ulteriori problemi alle persone comuni e nei dialoghi con gli abitanti delle città si può vedere il loro disprezzo, odio e timore per la “Lord of Calamity”, come viene chiamata ad un certo punto.

Con l’avanzare del gioco però, il modus operandi di Velvet cambia, così come la sua attitudine ed il suo ruolo nella storia, così che il party che seguiamo finisce per diventare qualcosa di più di un semplice gruppo di criminali acciecati dalla vendetta.

Questo è probabilmente il punto più bello ed interessante di Tales of Berseria: è la storia di come una missione guidata da disperazione e rabbia cieca muti gradualmente in una all’insegna di speranza, redenzione e libertà.

Personaggi

Insieme alla trama ed ai combattimenti, il terzo cardine per me per giudicare un jrpg sono gli attori delle nostre vicende.

A tal riguardo Tales of Berseria ci mostra un cast di primissimo livello: ognuno dei sei personaggi principali è interessante e ben delineato. Ognuno ha il suo processo di crescita e possiamo vedere attraverso la storia come evolva sia il suo carattere sia il suo ruolo all’interno del gruppo.

Le dinamiche tra i vari personaggi maturano ed i dialoghi che hanno tra loro sono sempre ben scritti e fanno percepire l’ottima alchimia del party. Persino quella che sembrava più un pesce fuor d’acqua finisce con il diventare un componente valido e che ha il suo perché nel gruppo.

Gli autori hanno inoltre evitato il problema, purtroppo spesso comune tra le opere giapponesi, degli stereotipi: sebbene sia possibile intravedere l’archetipo dietro ognuno dei personaggi, il cast di Tales of Berseria mantiene un’originalità per niente scontata.

I personaggi secondari sono delle ottime spalle comiche e non e gli antagonisti, in particolare quello principale, non sono mono-dimensionali, avversari messi lì solo per essere il cattivo di turno. Hanno il loro perché ed anche in alcuni di loro possiamo seguire un processo di crescita e cambiamento.

C’è solo un’eccezione, con uno dei personaggi secondari che credo sia quello che più ho detestato in qualunque videogioco: una bambina piagnona che non fa altro che frignare finché non completate le sue side-quest. Odio totale.

Combattimenti

Il terzo dei miei personali pilastri per giudicare un jrpg è forse anche quello meno solido in Tales of Berseria. Perché? Perché nei jrpg bisogna combattere contro centinaia e centinaia di nemici per decine di ore e spesso in maniera fine a sé stessa, come quando si sta livellando o cercando di accumulare materiali. In tal senso in Tales of Berseria il combattimento è piacevole, ma effettivamente alla lunga stanca.

Il sistema di combattimento della Tales series viene chiamato Linear Motor Battle System (quello di questo gioco Liberation-LMBS nello specifico): in sostanza significa che nel momento in cui inizia un combattimento l’area in cui si svolge è quella effettivamente sulla mappa dove è iniziato, ma allo stesso tempo è in una sorta di stanza a sé stante, in cui i nemici che non facevano parte del combattimento iniziale non possono entrare.

Il LMBS è in tempo reale e si basa su un sistema di combo, per cui il giocatore controlla un singolo personaggio e può concatenare un’abilità dietro l’altra per cercare di accumulare danni, magari sfruttando i punti deboli del nemico (non mi inoltro in spiegazioni, perché il sistema in sé non è così semplice).

In qualunque momento è possibile cambiare il personaggio che si sta controllando ed anche quelli attivi sul campo di battaglia; il party infatti arriva ad essere composto da sei membri, ma ne vengono schierati solo quattro alla volta.

Questo consente di fatto di utilizzare bene o male tutti i membri del cast se si vuole o di focalizzarsi nell’uso di uno in particolare, lasciando per lo più il controllo degli altri al computer, al quale in ogni caso è possibile dare istruzioni di base da seguire.

Personalmente ho giocato quasi sempre usando solo Velvet: uno dei due difetti del sistema è infatti che i personaggi magici sono a mio parere un po’ noiosi e sono più efficaci quando controllati dal computer.

L’altro difetto è che, rispetto all’ATB dei jrpg classici, in alcuni casi finisce per essere poco strategico e, contro i nemici più deboli, troppo una serie di bottoni schiacciati senza pensare.

Per quanto riguarda la difficoltà, è possibile deciderla: di base vi sono 4 livelli sbloccati ed è poi possibile sbloccarne altri 2 che rendono il gioco una sfida notevole che nel complesso mi ha più o meno soddisfatto.

Sui comandi invece, io ho giocato utilizzando un joypad della Xbox 360 invece che mouse e tastiera e l’impressione che ho avuto è che il gioco sia stato pensato con il joypad in mente.

Gameplay

In Tales of Berseria non abbiamo un open world, ma zone esplorabili tra loro collegate quando sono sullo stesso continente (il mondo è composto da vari piccoli continenti e qualche isola).

Le aree si dividono in città, dungeon e zone in mezzo. I dungeon non sono particolarmente elaborati, anche se in ognuno è stata inserita una meccanica particolare per avanzare, tutte idee interessanti ma non memorabili.

Come in tutti i jrpg moderni possiamo vedere i nemici e decidere se evitarli o andarci a combattere, anche se chiaramente quando sono loro a vedere noi cercheranno di ingaggiarci.

Girando, soprattutto nelle città ma non solo, troveremo persone con cui è possibile parlare, solitamente in dialoghi solo scritti e talvolta doppiati.

La quantità di dialoghi presenti è impressionante, essendo che con il proseguire della storia i vecchi vengono sostituiti da altri più attuali. Questo consente di creare un mondo vivo in cui è possibile vedere come le azioni del party si riflettano sulle persone comuni, un tratto che apprezzo sempre in qualunque gioco di ruolo.

Il sistema di avanzamento si mantiene su due binari: da un lato abbiamo il normale avanzamento di livello, che migliora le statistiche dei personaggi e consente di scoprire nuove abilità, dall’altro l’apprendimento delle abilità legate agli equipaggiamenti, in maniera simile a quanto avveniva con gli anelli di Lost Odyssey.

Gli equipaggiamenti sono upgradabili tramite un sistema di riciclaggio di quelli di troppo; questo non significa necessariamente che quelli vecchi siano inutili, come spesso accade nei jrpg. Al contrario a volte capita che alcune armi o armature prese molto prima si rivelino risolutive per alcune situazioni.

Tales of Berseria è anche ricca di mini-game, nessuno incredibilmente bello ma quasi tutti piacevoli. Le ricompense sono monete da utilizzare soprattutto per comprare oggetti estetici. È infatti possibile personalizzare completamente l’aspetto dei personaggi per come appare nei combattimenti e nelle cinematiche.

L’aspetto rimane però fisso nelle scene disegnate, siano esse i numerosi dialoghi in stile visual novel, fatti da una sorta di sequela di vignette, sia nelle rarissime scene animate a cartone.

Tales of Berseria ha un quantitativo sufficiente di side-quest ed una quantità infinita di boss opzionali. Sul serio, non credo di aver mai visto un gioco che ne ha così tanti e la cosa non può che farmi piacere.

L’unico difetto grosso dal punto di vista del gameplay è nel backtracking, che nella prima metà del gioco è un po’ snervante. Con il tempo però il viaggio rapido diventa più facile ed efficiente, risolvendo il problema.

Infine, sebbene come tutti i jrpg sia un single player nel cuore, è possibile giocare con i propri amici, con ognuno che controlla un personaggio differente. Non ho mai provato questa modalità purtroppo, quindi non saprei dire se funziona bene o no o quanto sia interessante.

Tematiche

“Perché gli uccelli volano?” è la domanda che viene posta più e più volte all’interno del gioco. Ogni personaggio dà la sua interpretazione, illustrando così la propria visione del mondo.

Tales of Berseria è all’essenza uno scontro tra ragione e sentimento, tra utilitarismo estremo e passione sfrenata. L’obiettivo di Velvet e compagni è generato dalle emozioni della ragazza, dalla sua rabbia e sete di vendetta. Dall’altro lato invece Artorius opera per il bene collettivo a prescindere dai sacrifici, perché questo è il modo più razionale di pensare.

Per certi versi è anche un dibattito tra individualismo (in una situazione che sfiora l’egoismo) e collettivismo, una questione che popola spesso le opere di un paese, il Giappone, la cui cultura è fortemente inclinata verso il secondo piatto di questa bilancia.

Questo significa anche una sfida costante a cosa è buono e cosa no: durante la storia capita di continuo di realizzare quanto siano per certi versi malvagie le azioni che stiamo compiendo. Poi però magari pensiamo che anche i nostri nemici sono malvagi, ma talvolta le cose si ribaltano ed alla fine non siamo più in grado di capire chi ha torto e chi ragione.

Il punto è esattamente che alla fine i protagonisti agiscono mossi da desideri personali, a discapito di tutto il resto. Non a caso, verso la fine del gioco scopriamo una verità su uno di essi che ci dà modo di vedere come fosse stato lui quello dalla parte del torto per tutto il tempo.

Un’altra tematica importante e legata trasversalmente a quella principale è quella dei legami familiari, in particolare quello madre-figlia e quello tra fratelli. Ci vengono mostrati esempi totalmente differenti degli stessi e come ognuno abbia portato i nostri protagonisti su strade del tutto divergenti.

Grafica e Ambientazioni

La grafica non è eccezionale, d’altronde essendo un gioco pensato anche per PS3.

Lo stile dei personaggi e delle animazioni è molto, moooolto giapponese, per cui personalmente mi piace, ma capisco che potrebbe infastidire qualcuno (questa frase volendo la si può applicare all’intero gioco).

Le ambientazioni sono state accusate di essere piuttosto banali ed effettivamente è così: abbiamo il dungeon nella foresta, quello nella neve, quello nel vulcano, quello sott’acqua e così via. Anche le città non hanno un tocco di originalità che le renda memorabili. Ma alla fine pazienza: Tales of Berseria è un gioco focalizzato sui personaggi e sulla loro storia, il resto è solo di sfondo.

Sonoro

Iniziamo dal doppiaggio: in Tales of Berseria è possibile scegliere tra quello in giapponese e quello in inglese. La lingua scritta è scelta indipendentemente, quindi si può giocare con l’audio originale ma con i testi in inglese.

Il doppiaggio giapponese è, come spesso accade, magnifico: ognuna delle voci non solo esprime perfettamente il carattere del personaggio, ma si sposa benissimo alle sue evoluzioni.

In particolare un lavoro eccellente è quello svolto dalla doppiatrice di Velvet, che deve interpretarla in tutte le sue versioni: da ragazza dolce, alla cupa versione dell’inizio, ad altre versioni che non scrivo per evitare spoiler.

Inoltre, di nuovo Tales of Berseria si distingue dalla maggior parte delle opere giapponesi nel fatto che, salvo nel caso di Magilou che parla appositamente con un certo tono, non si hanno le parlate strambe ed esagerate tipiche di molti anime.

Per quel che riguarda la colonna sonora, è anch’essa favolosa: il tema principale è epico e trasmette a pieno la determinazione incrollabile di Velvet e ad esso si abbinano decine di altri temi per ogni personaggio e luogo, con una commistione di influenze simile a quella delle colonne sonore di Nobuo Uematsu.

Motivi vari per cui giocarci

Di seguito elencherò una serie di motivi per cui vale la pena giocare allo splendido Tales of Berseria, nel caso non vi avessi già convinto fino ad ora, e che non includerei in una classica recensione, che sono fin troppo soggettivi.

  • Pirati: non solo uno dei protagonisti è un pirata e durante il gioco la sua ciurma sarà molto importante, ma l’aspetto per me più interessante è il credo di questi pirati, che rispecchia a pieno il mio ideale della pirateria.
  • Comicità: sebbene Tales of Berseria sia un gioco dalle tinte piuttosto scure, non mancano i momenti per ridere. La cosa ottima è che non sono suscitati solo dalle spalle comiche, ma anche dagli altri personaggi, consentendoci così di vederli in maniera più umana, oltre che di farci grosse risate.
  • Dettagli: un elemento che ci consente di vedere quanto il gioco sia scritto bene è la quantità di dettagli che sono disseminati lungo la storia e che rivelano punti che la trama non tocca o che verranno ripresi solo dopo tantissimo tempo. Capita spesso di vedere qualcosa e ricordarsi della prima volta a cui era stato accennato, una sensazione sempre piacevole.
  • Magilou: come ho scritto in precedenza, trovo che tutti i personaggi di Tales of Berseria siano ottimi (con un’unica eccezione). Magilou però per me è quel tipo di personaggio che da solo vale il gioco; non starò spiegare qui il perché, per evitare spoiler, ma è veramente fantastica.

In conclusione

Tales of Berseria è un jrpg grandioso se vi piace il genere, nonostante un sistema di combattimento che non mi ha convinto al cento percento.

È unico, sotto tantissimi punti di vista, ed è quel tipo di gioco dove passare ore e ore immergendosi senza fine nella dettagliatissima storia creata dagli autori.

Certo, devono piacervi i prodotti giapponesi, perché questo lo è molto. Ma se non siete a sfavore dello stile nipponico come lo è il nostro frankie.dedo, allora fatevi un regalo e compratevi questo splendido gioco.

Nerdando in breve

Tales of Berseria è un jrpg della Tales series di Bandai Namco, uscito per PS3, PS4 e PC nel 2017.

Si contraddistingue per una storia molto originale in cui i protagonisti agiscono con una moralità rivedibile, guidati da una ragazza alla ricerca di vendetta contro colui che sembra essere l’unica speranza per un mondo sull’orlo del disastro.

Nerdandometro:
(4,5 / 5)

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