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NerDisney #58 – Frozen 2: Il segreto di Arendelle

I miei ricordi

Ero riuscita a vedere Frozen 2 – Il segreto di Arendelle ancora prima che uscisse ufficialmente e fin da subito ne avevo apprezzato luci, musiche e trama. Mi aveva fatto storcere il naso la parte legata alla memoria dell’acqua, temevo che il film sarebbe stato reso oggetto di polemiche per via di un implicito riferimento all’omeopatia ma il tempo mi ha fatta ricredere parecchio. Per fortuna, Frozen 2 non è stato subissato di polemiche (o, se ce ne sono state, me le sono perse), anche se purtroppo il film non ha riscosso il successo che secondo me meritava.

Dopo averlo visto (e rivisto molte altre volte) resto dell’idea che sia un vero e proprio seguito: senza Frozen – Il regno di ghiaccio, questa storia non avrebbe il senso che ha. È uno di quei rari casi in cui il senso dell’opera cambia nettamente se si è visto, oppure no, il capitolo che lo precede. Per carità: è possibile guardarlo e apprezzarlo pur non avendo visto il suo predecessore, eppure sono convinta che la gran parte del significato simbolico di cui è intriso non potrebbe manifestarsi senza l’interiorizzazione del primo capitolo.

Insomma, un film che mi è entrato nel cuore (e nella gola: sogno di recitare in un musical interpretando una delle due sorelle) e di cui mi accingo a parlarvi brevemente.

Trama

Gattiveria ha già provveduto a raccontarci la trama oggettiva (la trovate nella recensione che sta qui). Lasciate dunque che provveda a raccontarvi ciò che ci ho trovato io: dopo aver avuto un grave problema di accettazione del sé, che l’ha portata all’auto isolamento, Elsa si è finalmente stabilizzata e vive serena con sorella e compagnia. Tuttavia, come nei più veritieri dei percorsi di recovery, la trama non è lineare: nonostante tutto sembri essersi normalizzato, Elsa sente ancora una voce che la chiama. Una voce che può sentire ma a cui non vuole dare ascolto, perché, citando la celebre Into the Unknown, “I’ve had my adventure, I don’t need something new“: la sua avventura già c’è stata e ora che è tutto tranquillo, non vuole perturbazioni ulteriori.

Eppure.

Il dubbio che forse quella voce sia sintomo di qualcosa di più grande s’insinua nella giovane Elsa (che, ricordiamo, pur di non perdere i suoi cari ha deciso di vivere ogni giorno correndo il rischio di poterli ferire, e se siete persone un minimo altruiste, ben sapete quanto sia difficile da sostenere).

D’altronde, Elsa non appartiene a quella normalità che si è costruita intorno con un gigantesco compromesso fra la sua natura e il desiderio di non abbandonare regno e sorella. Tanto è vero che, sempre in Into the Unknown, ci dice “Every day’s a little harder/As I feel my power grow“: lei quotidianamente percepisce una forte spinta dentro sé stessa ma gli affetti più cari sembrano chiederle di ignorarla, e quindi cerca di mettersi a tacere. Quando però questa forza pulsante comincia a provenire anche dall’esterno di sé, non le resta altro da fare che fare appello a tutto il proprio coraggio e partire.

Di seguire l’istinto

Una nuova avventura, un nuovo viaggio, molto più introspettivo del precedente. Una scoperta delle proprie origini, di una storia familiare che viene narrata e rinarrata nei secoli ma che ora trova dettagli imprescindibili che ne ribaltano i significati. Finalmente, Elsa riesce a trovare il coraggio di seguire le proprie orme, di essere sé stessa, e la gran conseguenza di ciò è che, proprio grazie a questa scelta, anche Anna può iniziare a vivere la propria vita adulta. Anna inizia ad assumersi le proprie responsabilità in quanto sé stessa e non solo nel ruolo di caregiver, con un’evoluzione del personaggio che ne raffigura una maturazione a tutto tondo.

In tutto ciò, le due rimangono unite e in contatto, in un modo che però non richieda alle due parti di sacrificare la propria essenza.

Frozen 2 è una storia di crescita triplice: nel corso del secondo film, proprio grazie a quanto raccontato nel primo, assistiamo alla maturazione di due persone singole e del legame che le unisce. Il tutto, con qualche canzone che non fa da sottofondo alle azioni ma che rappresenta delle vere e proprie azioni nodali. [Poi c’è anche qualche canzone che fa semplicemente da sfondo o contorno fra le scene ma ehi, ho detto che Frozen 2 mi è piaciuto tanto, mica che è perfetto!]

Curiosità

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle contiene alcune citazioni ad altri media. Una fra le più immediate è il riferimento alla storia scritta da un “celebre autore danese”: ovviamente si tratta di Hans Christian Andersen, autore di moltissimi racconti fra cui La Regina delle Nevi (la storia che ha parzialmente ispirato il primo film).

Altra citazione eclatante è il riferimento a Bohemian Rapsody dei Queen, che vediamo comparire a schermo durante Lost in the woods (la canzone solista di Kristoff) grazie a un quartetto di renne canterine.

Infine, sappiate che a inizio film, quando le piccole Elsa e Anna stanno giocando coi pupazzetti, è possibile scorgere un’action figure di Baymax (quello di Big Hero 6) insieme a una di Totoro (da Il mio vicino Totoro), un piccolo elefantino che assomiglia molto a Dumbo e la cara Biancaneve.

Per altri Easter Egg, guardate il film!

Colonna sonora

Come vi anticipavo, LA canzone del film è Into the Unknown, cantata dall’irreprensibile Idina Menzel (voce di Elsa nella versione originale del film). Di quella i Panic! at the Disco hanno realizzato una cover dinamica e pop punk che personalmente gradisco assai (ma questo dipende dal fatto che in generale mi piace molto il pop punk).

Ciò detto, altre due canzoni incredibilmente pregne di significato (soprattutto se ne leggete il testo inglese) sono Show Yourself e The next right thing. La prima accompagna Elsa nella discesa verso la propria essenza, e nel film d’animazione vediamo la trasposizione immaginifica di quanto narrato nel testo. La discesa non è solo metaforica, poiché le immagini, i colori che gradualmente mutano fino a poi esplodere con la loro potenza cromatica accompagnano la giovane donna nel viaggio di scoperta della propria natura.

La seconda, invece, è un soliloquio di Anna che, chiusa in una grotta, trova la forza di rialzarsi e uscire a riveder le stelle, con la consapevolezza che la propria identità è profondamente mutata da prima che vi entrasse. Un brano fatto di pause e riprese più armoniose, con un’intensità crescente che ben si armonizza con quanto la coprotagonista sta attraversando emotivamente. Di questa canzone, in particolare, ho scritto alcune riflessioni un po’ personali che stanno in bozze da luglio: sarà il 2024 l’anno in cui troverò il coraggio di condividerle apertamente? Chissà.

Comunque, Into the Unknown ha ottenuto la candidatura come miglior canzone agli Oscar del 2020 e ai Golden Globe dello stesso anno, non vincendo però l’ambito premio (che in entrambe le occasioni andò a (I’m Gonna) Love Me Again, dal film Rocketman).

Sequel

Parrebbe che il 2025 ci porterà Frozen 3 e Bob Iger, CEO di Disney, ha addirittura accennato a un Frozen 4… Sarà così? Chissà. Vi confesso che l’idea di un altro seguito non mi entusiasma particolarmente, il rischio di creare solo un’altra storia con i personaggi più celebri è davvero tanto alto. Tuttavia, così come la paura delle polemiche omeopatiche si è poi rivelata vana, sono pronta a ricredermi e a lasciarmi sorprendere da un nuovo capitolo!

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