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Doctor Who – Analisi dell’undicesima stagione

Doctor who

Poco più di un anno è passato da quando mi sono cimentato nell’analisi dell’ultima stagione del Dodicesimo Dottore, quello di Peter Capaldi e oggi, a pochi giorni da Natale e in attesa di scoprire cosa riserverà lo speciale del Primo dell’anno, mi dedico a questa Undicesima stagione che, dopo un botto iniziare di share pazzesco, si è assestata su una quantità di spettatori decisamente inferiore ma pur sempre notevole.

Avevo espresso giudizi ampiamente positivi sul pilota e il mio giudizio complessivo non è cambiato. Ma andiamo con ordine in questo articolo totalmente spoiler free.

Tanti, tantissimi i cambiamenti: sia in superficie che in profondità. Il primo, ovviamente, è il nuovo Dottore (che sì, è anche accidentalmente una donna, la prima); il secondo è il nuovo showrunner, Chris Chibnall, che ha dato grande prova di sé sia in Broadchurch che in passati episodi di DW. Poi ci sono tre companion, una nuova location (Sheffield) e la promessa di non mostrare nessun villain delle vecchie stagioni.

Ma ad essere rivoluzionato, come dicevo, ci sono anche tante cose in profondità: dalla sigla, decisamente old style, abbiamo capito subito che questa stagione segnava un ritorno al passato. Niente trama orizzontale (e con niente, intendo proprio “niente di niente”); qualche piccolissimo accenno o promessa di cose che forse saranno nei prossimi anni; e un approccio molto più pensato ad un pubblico giovanile. Insomma: non solo i temi, ma anche l’approccio tende a distaccarsi enormemente dal taglio che Moffat aveva impresso alle avventure di Twelve, per quello che è, innegabilmente, un ritorno alle origini del franchise, al Doctor Who che ha appassionato migliaia e migliaia di ragazzini inglesi dal 1963 in poi.

Questo non vuol dire che non ci sia pane per i denti degli adulti: ci sono i sentimenti, c’è la morte, c’è il pericolo e l’avventura. Alcune anche a tinte horror che decisamente si faranno ricordare.
L’impressione, a mio avviso, è che non esploda davvero: questa stagione mi ha fatto venire in mente mia figlia, bambina, che per la prima volta affronta il mare. Avvicinandosi pian piano, affascinata e spaventata assieme; appoggiando delicatamente un piede dopo l’altro sulla battigia, per poi sondare cautamente la temperatura dell’acqua.

Ecco: questa undicesima stagione è così. Sono state fatte enormi rivoluzioni rispetto ai dieci anni precedenti, e la mia sensazione è che ci si sia voluti muovere con i piedi di piombo. Probabilmente nei prossimi anni si prenderà un po’ di coraggio in più e si spingerà l’acceleratore, ma per ora è questo quello che abbiamo.
Ed, onestamente, va bene così: un passaggio violento sarebbe stato esageratamente spaventevole, e avrebbe forse fatto scappare più i vecchi fan di quanto non abbia potuto nell’attrarne di nuovi. Anzi: una stagione così sussurrata non fa che aumentare il desiderio di avere la prossima il prima possibile. Anche se, per farlo, dovremo attendere il 2020.

Ovviamente non tutto è filato liscio e non tutto è stato perfetto: le cose che hanno funzionato meno, a mio avviso, sono state la scelta di allungare la durata degli episodi e di accorciarli di numero. In pratica è stato applicato un taglio “antologico” che sicuramente ha consentito di dar maggior spazio al grande numero di personaggi e di temi (alcuni molto importanti), ma credo sia stato meno efficace che il taglio del passato. Forse anche qui è una questione di rodaggio.

Nella zona grigia, ma forse perché ho una certa età, sono i temi trattati: si parla di razzismo, di accettazione del diverso, del rapporto uomo-macchina e dell’industrializzazione selvaggia, e anche di momenti storici che sono pietre miliari dell’umanità, ma viene fatto con un piglio all’acqua di rose. Tutto benissimo, ovviamente, se guardato con gli occhi dei bambini. Un po’ meno per noi adulti, ma mi riservo maggiori analisi quando avrò modo di vedere la stagione in italiano con le mie figlie, così da rendermi conto l’impatto che avrà su di loro la lore di questa stagione.

A funzionare molto bene, invece, sono i personaggi. Partiamo dal Dottore che forse deve ancora prendere bene le misure (come sceneggiatura, non come interpretazione che è fantastica), e che sembra oscillare tra Dieci e Undici (la parlantina del primo, la follia del secondo). Jodie Whittaker è perfetta nel ruolo ed è veramente stata la miglior scelta possibile: nel mio gusto personale rischia di scalzare Tennant, il mio Dottore, ma vedremo cosa succederà nella prossima stagione.
Il trio di comprimari è eccezionale, e non solo per doti recitative: una ragazza pakistana, un ragazzo nero affetto da disprassia (un disturbo motorio) e un anziano sopravvissuto ad un tumore (Bradley Walsh, una vera scheggia impazzita: brillante e mai banale). Ci sono psicodinamiche in questo gruppo davvero potenti, che emergono episodio dopo episodio con una forza quasi stordente. Il mio timore era che ci fossero troppi personaggi su schermo, ma mi sono dovuto ricredere: c’è un ottimo equilibrio delle parti e nessuna di queste oscura il Dottore, che resta un primus inter pares che non fa mai pesare la propria oggettiva superiorità (di consocenza, di intelligenza, di abilità).

Spesso il meccanismo tende a ripetersi: il Dottore è alla fin fine un deus ex machina che si mette al servizio di chiunque ne abbia bisogno, portando con le un enorme bagaglio di esperienze e conoscenza.
Devo ancora decifrare e capire se mi piace questo Dottore che si prodiga per mantenere intatto lo status quo (il fair play dell’Universo, come dice nel pilota) e che spesso interviene per sistemare, senza stravolgere. Si tratta di un approccio interessante, diverso da quello a cui eravamo abituati, ma anche qui si tratta di aspettare e vedere.
Sicuramente un Dottore molto meno tormentato che in passato: le ombre della guerra del tempo non sembrano comprometterne la serenità e le difficoltà da affrontare vengono prese di petto con ironia e, talvolta, con un pizzico di nonsense che lascia spiazzati gli amici (e gli spettatori).

Insomma, concludendo, mi sento di promuovere a pieni voti questa Stagione (che a tutti gli effetti mi è piaciuta molto più della prima dell’era Capaldi). E non sono il solo: gli ascolti sono aumentati e il cast è stato già riconfermato. A partire dal 2019 la macchina si metterà in moto per produrre la nuova stagione. Non ci resta che aspettare e vedere che cosa verrà tirato fuori dal cilindro.

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