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Diablo IV: Lord of Hatred – La spintarella verso il ritorno

lord of hatred

Rieccomi qui!

Se mi segui su Twitch, saprai che Diablo IV (ma anche il secondo capitolo) è sempre stato un titolo “comfort“, nel quale mi rifugio quando voglio rilassarmi, anche se gioco in modalità hardcore.

Non mi serviva un reale motivo per tornare, ma è entrata in gamba tesa Blizzard (grazie mille!) che mi ha spedito la key di Lord of Hatred, la nuova espansione, ed eccomi qui di nuovo a spendere ore in un luogo che reputo sicuro, anche se è pieno di creature che vogliono farmi fuori.

Recensione

Lord of Hatred è uscito il 28 aprile 2026 e segue Vessel of Hatred del 2024.

Sempre evitando i fastidiosi spoiler, ti darò qualche accenno alla trama di questa espansione che mette un punto (non definitivo, probabilmente) alle vicende narrate in Diablo IV.

Mefisto è tornato e, sotto mentite spoglie, si reca sulle sacre Isole di Skovos per ingannare l’umanità e perseguire i suoi scopi. Ci riuscirà? Spetterà a noi e ai nostri alleati l’arduo compito di fermarlo. La campagna è retta da una storia solida e intrattenente che si porta a termine in una decina d’ore (o qualcosina di più, se vorrai finirla completamente), ambientata nella nuova regione che mi è parsa ben caratterizzata.

Con Lord of Hatred fanno il loro debutto due nuove classi: il Paladino (preacquistando il DLC era già utilizzabile) e lo Stregone. Il primo ricorda da vicino ciò che avrai già visto o sentito in Dungeons & Dragons, cioè un combattente sacro, piuttosto robusto, che riesce ad assorbire danni, proteggendosi, mentre distrugge gli avversari. Il secondo è più fragilino ma potentissimo, sfrutta i poteri infernali divertendosi con dei demoni che evoca, scaglia contro i nemici e sacrifica, più o meno in quest’ordine, anche perché, se li sacrificasse prima di evocarli, sarebbe un’azione abbastanza inutile.

Ci sono ulteriori aggiunte: finalmente, le attività di end game sono organizzate grazie ai Piani di Guerra, che consentono di creare un percorso di eventi personalizzato che, al suo termine, rilascia una giusta ricompensa. Il level cap è salito a 70 e, insieme al sistema di progressione e allo skill tree rivisti, fornisce tante personalizzazioni interessanti per i personaggi. Sono stati introdotti il Talismano, che permette di aggiungere bonus tramite un nuovo sistema e il Cubo Horadrico (che è, in realtà, un ritorno, dato che era presente nelle precedenti edizioni di Diablo) che amplia le possibilità di crafting dell’equipaggiamento. Per finire, i livelli di Tormento adesso sono 12 e si sbloccano portando a termine con successo la Fossa, si potrà pescare (occupazione che trovo estremamente rilassante) e sono stati apportati miglioramenti all’HUD che aiutano non poco le giocatrici e i giocatori come, per esempio, la mappa in sovraimpressione – la attendevo da anni – e i Filtri Bottino per nascondere, mostrare o ordinare con colori differenti gli oggetti dell’equipaggiamento che vengono droppati o che si trovano nell’inventario, nel forziere o dai venditori.

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L’inizio di Lord of Hatred è troppo luminoso rispetto a quello a cui ero abituato

Impressioni

Ho già scritto di Diablo IV e di Vessel of Hatred, quindi mi dedicherò solo alle impressioni su Lord of Hatred e alle aggiunte apportate in concomitanza con la sua uscita.

Come scrivevo all’inizio di questo articolo, tendo a tornare sul titolo Blizzard nei momenti in cui cerco relax e l’uscita di una nuova espansione è sempre il momento migliore per compiere questa azione.

La campagna intrattiene, mi è sembrata più frenetica rispetto alle altre e me la sono goduta: in dieci ore si porta a termine e soddisfa, chiudendo (quasi) definitivamente tutte le questioni lasciate in sospeso.

Se questo, ovviamente, ti terrà impegnato per poche sessioni, con le due nuovi classi, l’aumento del level cap, la nuova struttura delle skill e l’endgame finalmente più ordinato grazie ai Piani di Guerra c’è molto da giocare e, finalmente, sono stati introdotti tanti piccoli miglioramenti all’interfaccia (sì, parlo proprio di te, dannata minimappa in sovrimpressione) che perfezionano un prodotto che a me è piaciuto fin dall’inizio ma che aveva riscontrato inizialmente critiche dagli appassionati.

Diablo ha fatto la storia degli ARPG e adesso, con tre campagne, otto classi di personaggi e otto regioni, c’è davvero tanto da fare sia per chi è esperto, sia per chi vuole approcciarsi a questo universo, e anche per chi l’ha abbandonato, deluso dall’inizio zoppicante e incerto del quarto capitolo. Come sempre, il gioco è completamente localizzato in italiano, con tanto di un doppiaggio di alto livello.

Lord of Hatred viene proposto all’onesto prezzo di 39,99 € per la Standard Edition che contiene anche Vessel of Hatred; ci sono altre due versioni (la Deluxe a 59,99 € e la Ultimate a 89,99 €) che forniscono più bonus in game, mentre il bundle con il gioco base si trova a 69,99 €.

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Nerdando in breve

Lord of Hatred completa ottimamente le vicende di Diablo IV e, insieme agli aggiornamenti, fornisce alle/agli amanti del genere un titolo solido e piacevole da giocare.

Trailer

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