L’estate sta finendo – meno male, personalmente parlando! – ma la nostra redazione non finisce mai di rinnovare i propri suggerimenti: eccoci arrivati al #NerdandoConsiglia di Agosto 2026!
The Plucky Squire

Questo è uno di quei video game che si gioca davvero sempre col sorriso, viste le geniali soluzioni di gioco che offre in ogni momento. Si impersonal Jot, un giovane e intrepido eroe che, insieme ai suoi amici vive in un libro di fiabe. Le prime fasi di gioco si vivono proprio nel libro, sfogliando le pagine mano a mano che si procede nei livelli. Col tempo, però, in modo ampiamente giustificato sul piano narrativo, Jot sarà però capace di “uscire” dal libro per entrare nel mondo nostro, quello reale. Il video game a quel punto si trasformerà e a aggiungerà la terza dimensione arricchendo infinitamente i puzzle offerti.
The Plucky Squire è un gioco da non perdere, soprattutto se sei un amante del genere. Non è lunghissimo e per tutta la sua durata non diventa mai noioso. Io me lo sono goduto su Steam Machine ma è presente praticamente per ogni piattaforma.
Roads & Boats: 20th Anniversary Edition
Cavaliere: Il gioco da tavolo della Splotter Spellen si caratterizza per la sua bellezza (gameplay) inversamente proporzionale alla sua bruttezza (estetica). È la dimostrazione che quello che conta è l’esperienza ludica, la cosa che rimane maggiormente impressa. Io spesso mi trovo a dire “ti ricordi quella volta in cui facesti quella mossa?”, cioè momenti che diventano aneddoti da raccontare. Di contro, su di me, la bella grafica o i bei materiali hanno un impatto solo la prima volta.
Nel mio piccolo è quello che cerco di fare, cioè trattare titoli che non hanno quella spinta data da una bella estetica e dal marketing, ma che meritano tanto, come feci ad esempio con Doubt Is Our Product.
In Roads & Boats, i giocatori iniziano con una misera quantità di risorse che saranno la base per costruire strade ed edifici che permetteranno di sviluppare la civiltà. Attenzione che non è il classico titolo in cui ognuno cura il suo orticello, anzi!
Roads & Boats richiede tanto, sia in termini di tempo sia di difficoltà e attenzione, ma in cambio restituisce tutto!
La Cina è un’aragosta
Cavaliere: Giada Messetti ha incontrato diverse persone negli ultimi viaggi in Cina. Queste testimonianze sono state la base per analizzare le varie questioni presenti nel libro, dall’inquinamento all’invecchiamento della popolazione. La Cina è un’aragosta è un libro che trovo molto utile visto che parte dal punto di vista cinese al quale l’autrice aggiunge contesto, storia e statistiche senza mai essere né pesante né semplicistico, cosa non così comune quando si parla del Celeste Impero.
Il Monologo della Speziale – Prima e seconda stagione
Cavaliere: Nel tempo, su questi lidi ho parlato positivamente di varie opere relativamente alla maestria nel trattare certi temi, come la trilogia dei Pirati dei Caraibi o Nel nido dei serpenti. Il monologo della speziale rientra nel club.
Questo anime è ambientato in un posto di fantasia che, senza nasconderlo, ricalca la Cina imperiale ed è in questo contesto classista che avvengono le vicende di Maomao, una speziale. Si tratta di una riuscitissima fusione tra La signora in giallo, Scooby-Doo, commedia, tragedia, storia, equivoci, mistero e un pizzico di risvolto sentimentale.
La seconda stagione, che affronta temi più “pesanti” e anche la trama si complica, mi è piaciuta ancor di più rispetto alla prima! Per me è ai livelli di Frieren e detto da me vuol dire molto!
Ho guardato le prime due stagioni, disponibili doppiate anche in italiano, su Crunchyroll in attesa della prima parte della terza ad ottobre.
Ann Droid
FrankieDedo: Da grande fan degli svarioni di Philomena Cunk pensavo che questo Ann Droid, creato e interpretato dalla stessa Diane Morgan, fosse una roba similmente demenziale e invece…
Sei puntate tragicomiche raccontano la vita di un’anziana e un robot assistente e di come questo incontro riveli cosa rende umani e cosa rende amici. Si parla molto di tematiche legate alla terza età e al rapporto con la modernità, ma questo aspetto si lega a tanto altro: lutto, intelligenza artificiale, noia, mortalità, depressione per il presente, felicità per la vita passata e ansie per il futuro. Tutto in un modo delicato e allo stesso tempo senza pillole dorate, con un’ironia british contaminata da una dolcezza inaspettata. Una piccola perla diversa dai classici del genere, che vi potrebbe pure strappare qualche lacrima.
Lo voglio definire come The Office UK che incontra Detroit: Become Human.
Lofi Cozy Room
Kiarakala: Durante l’estate ho avuto modo di provare Lofi Cozy Room, un mix tra un gioco e un lettore di musica Lofi realizzato dal team di Bloomery, che ringrazio per avermi fatto conoscere un’alternativa molto più interattiva alla celebre playlist della Lofi Girl su Youtube.
In Lofi Cozy Room, infatti, si ha la possibilità di realizzare un proprio avatar e osservarlo in diverse stanze di una casa mentre legge o lavora e godersi nel mentre della rilassantissima musica Lofi, che personalmente apprezzo tantissimo quando necessito di concentrarmi.
Le playlist risultano piuttosto ricche e variegate e sarà possibile aggiungere rumori ambientali come la pioggia e con questo caldissimo agosto non fa male l’illusione di temporale estivo.
La stanza del nostro avatar può inoltre essere ridotta a un cubo da tenere sullo schermo mentre si lavora o studia e ho trovato incentivante la presenza di una valuta, i punti ambra, utili a sbloccare cose. Inoltre, ritengo molto utile anche la possibilità di prendere degli appunti o completare una to-do-list visto che senza tendo a dimenticare sempre qualcosa.
Insomma, dopo un periodo di calma come quello di agosto non vedo l’ora di utilizzarlo al suo massimo potenziale quando riprenderò a essere sommersa da burocrazia scolastica, per il momento mi tiene compagnia mentre scrivo qui su Nerdando.
Fargo (Serie TV)
Kiarakala: La filmografia dei fratelli Coen è senza ombra di dubbio caratterizzata da numerosi film capolavoro e tra questi è impossibile non nominare Fargo (che, se non hai visto, allora includo tra i consigli del mese).
La bellezza di questo film del 1996 ha spinto poi nel 2014 ha realizzare una serie TV omonima, ma che racconta nuove vicende in cui polizia e malavita si incontrano e scontrano a Fargo e in altre fredde località del Minnesota.
Al momento ho visto solo le prime due stagioni (ma ho intenzione di continuarla sino alla fine) e, sebbene la seconda inizialmente mi era sembrata più debole come storia, si è conclusa riprendendosi notevolmente. Pertanto, straconsiglio entrambe le stagioni, soprattutto, se ti piacciono i polizieschi e quei racconti tipici dei podcast “True Crime”, anche se qua è tutta finzione (o forse no).
Il nido del corvo
Kiarakala: Per me l’estate è il periodo in cui riesco a leggere di più e, dopo essere rimasta completamente ammaliata dalla scrittura di Piergiorgio Pulixi ne La Libreria dei Gatti Neri, non potevo non leggere un altro suo romanzo e questa volta ho puntato su uno dei suoi ultimi lavori: Il Nido Del Corvo.
Si tratta di un noir ambientato nella zona dell’Oristanese, una delle aree in Italia considerate tra le più sicure e dove il massimo della criminalità è rappresentata da furti, di certo non ci si aspetterebbe di ritrovare una mano mozzata appartenente a una ragazza scomparsa da mesi e neppure un sociopatico che vuole divertirsi a giocare con la polizia.
Il Nido del Corvo è un romanzo che cattura il lettore non solo con la suspense creata dall’indagine, ma anche grazie alla presenza di due detective con cui è impossibile non empatizzare e con cui a volte si possono ritrovare pezzi di vita vissuta o che si ha paura di dover vivere.
Ho adorato questo libro e, dopo averlo letto, ho avuto un po’ di difficoltà a leggere altri autori, pertanto, non potevo non includerlo tra i consigli di questo mese.
Resonance: A Plague Tale Legacy
Zeno2k: Dopo aver amato il primo e adorato il secondo mi aspettavo un salto di qualità col terzo, nella speranza che questa IP non si perdesse. Arrivato su Game Pass, ci ho già speso un numero piacevole di ore e posso dire che le aspettative sono state ampiamente ripagate.
La cosa principale da dire è che si è trattato di un cambio pesante di gameplay: da stealth ad action, con quel tipico salto nel buio che può generare grandi malcontenti ma che de facto è necessario per evitare di riproporre sempre la stessa minestra riscaldata (qualcuno ha detto Assassin’s Creed?).
La storia, un prequel degli eventi narrati di Innocence e Requiem (che aveva un finale perfetto), non delude sul fronte narrativo, che è da sempre il punto di forza di questa IP (oltre ad un’estetica di prim’ordine). Ben scritto, ben recitato, è una lenta e inesorabile discesa verso abissi a tinte sempre più cupe che sfociano a tratti nell’horror.
Dal mio punto di vista: uno dei migliori giochi di quest’anno e che merita sicuramente di essere goduto a pieno.
Final Fantasy X
Jedi.lord: 25 anni, un quarto di secolo. Sembrano tanti per una vita umana, pensa per un settore come quello dei videogiochi che corre(va) veloce insieme all’hardware.
Pensa per un videogioco di una serie storica ed importante come quella di Final Fantasy, che per la prima volta era in 3D e con il parlato. Quanto tempo è passato, eh? Quando uscì, il consenso fu unanime e tutt’oggi è ricordato come uno dei migliori capitoli della saga, e uno dei migliori JRPG di sempre (confermo, ndR). E io non l’avevo mai giocato, pur essendone attratto.
Siccome qualche mese fa sono riuscito a finire Final Fantasy VII Remake che avevo in sospeso da anni, mi è presa la fregola dei Final Fantasy e ho scelto questo. E mi sono innamorato, ma di brutto. Roba che, mentre sono in ufficio con il corpo, con la mente sono insieme a Yuna e gli altri a congelarmi le chiappe sul Monte Gagazet.
È un gioco che ha la sua età e per alcuni aspetti (e non intendo la grafica) te ne accorgi, ma quando hai un classico, come per i libri, te ne accorgi: se è un classico, non lo è per caso.
Se ti piacciono le belle storie, i personaggi ben scritti e anche un sistema di combattimento a turni spettacolare, beh, secondo me Final Fantasy X ha ancora molto da dire.
E poi con l’edizione Remaster puoi giocarlo su qualsiasi piattaforma tu possa desiderare.
Immortale.
Final Fantasy VI
Jedi.lord: Come dicevo, sono entrato in una Final Fantasy Era. In realtà c’è sempre stata, ma sopita per lungo, lungo tempo. Nella mia ricerca sui capitoli della serie che meritano di essere giocati, e dopo aver letto la nostra incredibile disamina sulla saga, ho messo subito in wishlist il sesto capitolo, uno dei più celebrati della “vecchia scuola“. E dalla wishlist, come per magia, c’è voluto un momento per farlo cadere nel carrello: se c’è qualcosa che prima o poi mi farà morire, quella è la curiosità.
Durante le ferie non potevo giocare al decimo capitolo, perché non avevo con me la console, e quindi mi sono detto “perché non vediamo di cosa si tratta?“.
Vuoi per la musica, vuoi per il fascino dei pixel grossi, vuoi per una scrittura che ancora oggi è fresca come una mattina a Narshe, ma Final Fantasy VI ha fatto colpo sul mio vecchio cuore da videogiocatore rimasto negli anni ’90: strano a dirsi, ma un titolo del 1994 sa ancora stupire con le sue idee e le sue trovate, e con un cuore grande così.
Bellissimo anche questo.
Ora ho due Final Fantasy da portare avanti parallelamente. Ci sono modi peggiori di soffrire.
Spider-Man: Brand New Day
Jedi.lord: Sì, Tom Holland è il mio Spidey preferito, ed è talmente Peter Parker, che anche Telemaco sembra Peter. Comunque sia, questo Brand New Day mi è piaciuto moltissimo. È davvero Brand New? Forse no. Ma era necessario averlo completamente nuovo? Non penso, perché questo film fa tutto ciò che avrei potuto chiedergli: diverte, emoziona, mi fa vedere un sacco di personaggi e rimette in moto gli altri miei personaggi preferiti della Marvel.
Dopo anni di stanca, a salvare la baracca chi poteva arrivare se non il nostro amichevole ragno di quartiere?
Cent’anni di solitudine (Serie TV)
Jedi.lord: Cent’anni di solitudine è forse il mio romanzo preferito e, se non lo fosse, comunque sarebbe sul podio. Ma queste classifiche, si sa, sono abbastanza inutili.
L’anno scorso ho scoperto dell’esistenza di questa serie che si proponeva di mettere in scena il capolavoro di Marquez, e mi ci sono approcciato con una curiosità infinita, dopo aver scoperto che, sì, è una produzione Netflix, ma tutta completamente colombiana.
La prima parte l’ho trovata straordinaria per praticamente qualsiasi aspetto: cast, messa in scena, fotografia, musica e colori. Tanti, tantissimi colori. La seconda è appena uscita e porta a casa il risultato in modo eccellente. Si sa che gli adattamenti dei libri si prestano al facile commento “eh, ma è meglio il libro”, ma questo è fatto molto, molto bene.
Se non conosci Cent’anni di solitudine, un po’ ti invidio perché puoi leggerlo per la prima volta; se lo conosci fidati di me, guarda la serie che è uno spettacolo magnifico.
Francesco Guccini
Hardcase: Preferisco non ricorrere a soprannomi o etichette per ricordare Francesco Guccini, semplicemente perché lui, che ha sempre fatto della spontaneità e della sincerità la sua cifra stilistica, non credo meriti di essere in qualche modo incasellato o ascritto a una particolare categoria.
Per decenni, giornalisti, più o meno quotati, si sono affannati nel considerarlo ora anarchico, ora comunista, ora sapiente, ora ignorante, ma se vogliamo Guccini sapeva e poteva essere tutte queste cose assieme.
Spiegare chi era Guccini rischia di essere, quindi, un’impresa tanto difficile quanto inutile. Sarebbe, infatti, una perdita di tempo spiegare chi era Guccini sia a chi Guccini lo ha sempre amato, sia a chi, invece, lo ha sempre detestato.
Per tale ragione, preferisco rivolgermi a tutti coloro che non l’hanno mai conosciuto o non hanno mai approfondito il personaggio, provando a dar loro qualche consiglio musical-letterario.
Per capire chi era il cantautore, un buon inizio potrebbe essere rappresentato dall’ascolto del mitico live Fra la via Emilia e il West, scrigno di tesori prevalentemente registrati durante lo storico concerto di Piazza Maggiore del 21 giugno 1984, davanti a un oceano di circa 160 mila persone. Magari, poi, volendo, si potrebbe proseguire con l’ascolto di altre perle più recenti come Cirano o Vorrei.
Non da meno, però, è il Guccini scrittore, capace di regalarci, assieme al grandissimo Loriano Macchiavelli (in un matrimonio letterario che non può non ricordare Fruttero & Lucentini) alcuni romanzi formidabili tra cui cito un po’ a caso: Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti, Questo sangue che impasta la terra o Malastagione.
A ben pensarci, poi, il fatto che alle canzoni Guccini abbia, nel corso del tempo, deciso di sostituire man mano i romanzi non deve stupire più di tanto, visto che è difficile trovare sue canzoni che non siano innanzitutto piccoli e mirabolanti racconti.
Ovviamente, saggiate le due facce artistiche di Guccini, lascio al singolo decidere se abbiamo perso un grande artista o meno. La mia, di opinione, l’hai già intuita.
In chiusura, però, lasciami dire una cosa: se è vero che viviamo in un mondo in cui la sincerità è un grandissimo lusso che pochi possono permettersi, beh, allora lui era uno degli ultimissimi “ricchi”.
Lavoreremo da grandi
Hardcase: Visto solo una settimana fa in streaming, dopo averlo “mancato” all’uscita nei cinema, Lavoreremo da grandi è un film che nel complesso ha soddisfatto le mie aspettative.
Certo, Albanese dai tempi della Gialappa’s ne ha fatta di strada e se una volta, per interpretare Frengo e Stop, doveva mettersi un cuscino sulla pancia, adesso decisamente non ne ha più bisogno. Rimane, comunque, un percorso artistico di assoluto rispetto, che gli ha permesso di affiancare a ruoli più marcatamente comici (Cetto La Qualunque in primis), altri più complessi e dalle sfumature drammatiche.
Per tale ragione, quando ho visto il trailer del film, mi sono incuriosito. Mi è parsa la sua occasione perfetta per tornare ad una comicità più diretta, senza però rinunciare nel contempo ad un po’ di sana analisi e critica sociale.
E, in effetti, Lavoreremo da grandi è proprio questo, una sorta di ironico noir che segue le sorti di alcuni amici, tutti accomunati da un presente fallimentare, alle prese con un investimento notturno e con i conseguenti tentativi di cancellare l’accaduto. Alla fine si tratta di poco più di un simpatico pretesto per potersi soffermare sugli strampalati protagonisti incapaci di reggere le rigide aspettative che i nostri tempi oramai invariabilmente ci impongono.
Il film si svolge tutto nel corso di una notte, un notta folle, piena di imprevisti e di personaggi lunari, strampalati, che vanno a creare situazioni spesso surreali e grottesche. Così, nel corso dei 90 minuti, facciamo la conoscenza del figlio di buona famiglia che ha dilapidato in poco tempo tutto il patrimonio, del tipo disonesto che non riesce a farsi valere neanche come criminale e del povero diavolo colpevole d’essere “l’unico idraulico povero d’Italia”.
Gli interpreti sono tutti molto bravi, a cominciare da Albanese stesso, qui nel doppio ruolo di attore e regista, e del sempre eccezionale Giuseppe Battiston.
Insomma, se vuoi ritrovare le atmosfere grottesche di Ogni maledetto Natale con una spruzzatina di follia alla Un weekend da leoni, potrebbe essere il film che fa per te.
Magari non è un capolavoro, ma è indubbiamente un film piacevolissimo.
Resident Alien
Hardcase: Di serie TV interessanti ce ne sono diverse sui vari canali streaming, ma, per non risultare banale, evito di solito di parlare delle più famose, preferendo piuttosto concentrarmi su alcuni prodotti che, sebbene non eclatanti, riescono a intrattenere con intelligenza e garbo.
Arriviamo così a Resident Alien, serie di fantascienza tratta dall’omonimo fumetto di Peter Hogan e Steve Parkhouse. Il simpatico e bravo Alan Tudyk interpreta un alieno che si reca sulla Terra con l’obiettivo di sterminare l’umanità intera (sic!). Pian piano, però, farà la conoscenza della comunità – un po’ stramba a dire il vero – della piccola cittadina di Patience e diventerà sempre più umano tanto da vedersi costretto a rivalutare le proprie priorità.
Felicemente conclusasi dopo ben cinque stagioni, la caratteristica forse più riuscita dell’intera serie è l’umorismo caustico e cinico dell’alieno, ben lontano dagli stilemi spielberghiani di ET. Insomma un umorismo cattivello che porta una ventata di aria fresca nel panorama buonista della TV.
Anche in questo caso, non siamo di fronte a un capolavoro, ma davanti a una serie a suo modo originale e ben confezionata.
Poker Face

Tencar: Sky, ogni tanto, regala emozioni e, totalmente a caso, mi sono ritrovato a guardare Poker Face, serie di due stagioni incentrata su una truffatrice che ha un particolare dono, quello di individuare quando qualcuno le dice una bugia.
Pensavo che la storia seguisse una trama e invece, dopo la terza puntata, mi sono ritrovato a guardare La Signora in Giallo in chiave moderna e con qualche puntata molto figa (un episodio è stato diretto dal mio amato Ti West).
WWE: la storia dietro le quinte (terza stagione)

Tencar: Il documentario, targato Netflix, che spiega il dietro le quinte della WWE funziona e continua a farmi scoprire il lato umano di wrestler che mi sono sempre sembrati insulsi e che, invece, hanno tanto da raccontare.
Guarda la puntata dove c’è Matt Cardona, per favore.
Scream 7

Tencar: Scream 7 è appena approdato su Paramount + e, da amante della serie, l’ho visto immediatamente. Tra nuovi personaggi e graditi ritorni, il film vola via andando a toccare tutti i cliché del genere, che non è una roba negativa, per me.
Companion

Tencar: Un film diviso in due parti. La prima sembra banalotta ma poi, una volta iniziata la seconda, mi sono trovato spiazzato e soddisfatto, molto. Da vedere se ti piacciono i thriller atipici.
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