
Recensione
Devo andare nello spazio è una graphic novel tanto surreale quanto concreta. Lo stile peculiare, quasi fanciullesco, eppure pulito ed efficace, mi ha conquistato immediatamente. Scritta e disegnata da Riccardo Atzeni per Bao publishing, è un’ironica e amara constatazione di come i nostri piccoli grandi drammi personali siano sempre in grado di raggiungerci.
Anche nello Spazio.
La trama? Tieniti forte: arriva.
Trama
Il cagliaritano Mocci è un corriere: il suo lavoro è andare nello Spazio e recuperare i file perduti dalle persone. A bordo della sua utilitaria, da oltre cinque anni viaggia ogni giorno nelle profondità cosmiche di uno spazio che sta diventando sempre più piccolo (o forse affollato), trova i file perduti, torna sulla Terra e li restituisce ai legittimi proprietari.
Con lui la sua migliore amica, Arianna, che ama la danza e studia per prendere la licenza e diventare corriere a sua volta.
Mocci e Arianna sono amici viscerali: si conoscono da anni, hanno passioni in comune e condividono praticamente tutto. Non sono una coppia (e non lo saranno mai) e nel loro equilibrio si compensano a vicenda: aiutandosi, supportandosi, insultandosi e prendendosi (metaforicamente) a schiaffi quando serve. Lei ama Scooby-Doo, lui Guybrush Threepwood. Non sono perfetti e per questo si perfezionano assieme.
Poi c’è la vita e le sue difficoltà. Lui è un disastro con la famiglia, lei con le questioni di cuore.
Lo spazio, enorme metafora di Internet e della facilità con cui lo usiamo per perdere noi stessi, resta sullo sfondo di un dramma famigliare (e sociale) che scava nel profondo, che lascia solchi indelebili e cicatrici dalle quali è impossibile guarire del tutto.
Se è vero che ognuno reagisce a proprio modo alle difficoltà e ai lutti della vita, è anche vero che nessuno è realmente da solo e che le proprie scelte, giocoforza, avranno un impatto sugli altri, causando di rimando nuovi dolori, ferite e cicatrici.
Possiamo nasconderci quanto vogliamo, possiamo isolarci e rintanarci nelle profondità dello Spazio, certo, ma la verità è che non possiamo nasconderci da noi stessi e lo spazio, quello che occupiamo, non sarà mai abbastanza vasto da impedirci di essere raggiunti.
E fa male.
Ed è un bene.
Mi fermo qui, il resto lo dovrai scoprire leggendo il volume.
Mi raccomando, però, non contraddite mai Arianna sul suo amore per Scooby: “possa un buco nero assorbire l’immonda materia che forma te e i tuoi gusti in fatto di cartoni animati”
Questa me la annoto e la riciclo con mia figlia e i suoi gusti in fatto di quasi qualsiasi cosa.

Autore
Riccardo Atzeni (rikatz), pirrese emigrato a Cagliari, è nato nel 1981.
Si occupa di illustrazione, animazione e fumetti. Ha realizzato fumetti e illustrazioni per Bompiani, l’inserto Fumetti di Domani Editoriale e 7 del Corriere. Come animatore, concept artist e direttore artistico ha curato alcuni cortometraggi animati indipendenti. Nel 2021 è uscito per Panini Saetta Rossa, con testi di Marco B. Bucci.
Fa parte, insieme a Chiara Lamieri, Barbara Pirisi e Elena Cabitza del collettivo sardo studioITTE.
Devo Andare Nello Spazio è il suo primo lavoro come autore unico.

Commento
Incredibile constatare come la cultura di internet si sia irrimediabilmente fusa con quella pop e insieme abbiano formato un substrato culturale ormai archetipico (secondo la logica Junghiana) in cui ogni persona dello Stivale può tranquillamente riconoscersi.
Non mi riferisco solo alla spassosa carrellata di meme in cui il protagonista si perde a inizio racconto, ma proprio alle piccole imprescindibili cose che fanno ormai parte del nostro trascorso (online). Se anche i meme, dopo un po’ rientrano nella categoria vintage (come la moda, la musica e ormai anche i videogiochi) allora dobbiamo ricordarci che tutto si sta assottigliando.
Un abito è vintage se ha compiuto decine di anni, un meme lo è dopo sei mesi. In mezzo c’è tutto il resto e la fusione delle fonti è ormai un continuum, un fiume in piena dal cui è impossibile riemergere e che continua a soffocarci e trascinarci col suo impeto.
Te le pagine che più mi hanno toccato, al di là del finale, struggente, in cui ho potuto (dolorosamente) rispecchiarmi, non posso che scegliere la galassia dei profili defunti.
Immagino sia capitato a tutti, prima o poi, di imbattersi nel profilo social di qualcuno che non c’è più. Le considerazioni filosofiche e morali su ciò che resta esulano sicuramente lo spazio di questo articolo, ma Riccardo Atzeni ne dà una breve ma lucida interpretazione che mi ha fatto a lungo riflettere: e se questo è il tipo di immortalità (digitale) che abbiamo raggiunto, forse non è stata così sbagliata la mia decisione di spazzare via tutti i miei profili social.
Resta l’amara ironia del volume, che sbeffeggia chi si prende troppo sul serio e lascerà di sé solo qualche manciata di spazzatura digitale destinava a rendere sempre più affollato e sempre più piccolo lo spazio infinito. Un grazie a Bao per avermi inviato il volume!
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Nerdando in breve
Devo andare nello spazio è una graphic novel dedicata alla solitudine in un universo affollato.

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