
“It’s the end of the world as we know it
and I feel fine”
REM
Recensione
La furia dell’Arconte
Pensi che le cose vadano male? Che il mondo sia sull’orlo del precipizio o, meglio, che questo pazzo mondo sia diventato un vero e proprio inferno?
Beh, non posso darti torto, ma vuoi sapere una cosa? Prova a giocare a Hellslave II e ti sentirai rinvigorito da un minimo di ottimismo. E sì, perché l’Inferno in Terra, quello con la maiuscola, è tutto un altro paio di maniche, lasciatelo dire.
Stando alle cronache di Hellslave II, della razza umana non rimane praticamente niente, sostituita da tribù di demoni e semi-demoni capeggiati da Signori della Guerra, al cui confronto i protagonisti di Gomorra sembrano seminaristi. Insomma, “pianto e stridore di denti”, come diceva qualcuno, tanto da trasformare la sofferenza altrui in moneta di scambio e l’annientamento del prossimo in scopo ultimo dell’esistenza.
Il limite, come avrai capito, è oramai varcato così «i Cieli», raggiunta l’esasperazione, decidono di scatenare la forza inarrestabile e distruttrice dell’Arconte (che pare sia addirittura più temibile del fantozziano Duca-Conte Balabam).
Ma, prima che l’annientamento totale avvenga, ci viene offerta un’ultima possibilità.
Noi – e chi altri? – avremo la possibilità di intervenire distruggendo uno per uno i Signori della Guerra e salvando così il resto della non-umanità.
Ci riusciremo? Ah, beh, fai un po’ tu, io sto per andare in vacanza…

Lotta ai Signori della Guerra (e non sto parlando di politica)
Per chi non lo sapesse, Hellslave II è il seguito di un gioco di nicchia che, oramai più di 4 anni fa, ha fatto la sua comparsa su Steam, guadagnandosi, va detto, una fetta di affezionatissimi fan, tanto da portare appunto allo sviluppo di un degno seguito.
Dire cosa avesse di tanto speciale il primo capitolo è difficile dirlo, ma va riconosciuto al primigenio un discreto fascino, unito a una lore sufficientemente accurata da permettergli di distinguersi dalla massa.
Di fondo il gioco altro non era se non un dungeon crawler con visuale dall’alto che immergeva il giocatore in questa dimensione dantesca, mettendolo nei panni di un povero diavolo, pardon demone, impegnato, anche allora, a scongiurare l’annientamento dell’umanità.
Possiamo dire che, a distanza di 4 anni, il mondo non ha fatto grandi miglioramenti, anzi, siamo di nuovo chiamati a girare in lungo e in largo per una terra desolata e devastata alla ricerca dei Signori della Guerra per provare a farli ragionare a suon di mazzate sui denti, che poi tanto, a vedere che faccia hanno, si capisce che le mazzate possono solo farli migliorare.
E già perché il fulcro della saga è e rimane quello: il combattimento.
Per fortuna non abbiamo a che fare con il solito e ribollito card-battler, no, qui il nostro alter ego può fare affidamento unicamente sul suo bel set di skill, un po’ come accadeva in Darkest Dungeon, che, come vedremo, a più riprese viene celebrato.
Il core del sistema di combattimento, rigorosamente a turni, ruota attorno al concetto di tempo, misurato in secondi, e ad una barra sempre ben visibile che riassume in che ordine i vari protagonisti della tenzone sono chiamati ad intervenire.
Si tratta, si badi bene, di un ordine in continua e costante evoluzione, che ti porterà a ragionare su ogni minima scelta compiuta, posto che ogni abilità, oltre ad avere un preciso tempo di ricarica, avrà anche un preciso impatto sulla barra dell’iniziativa.
Vuoi un esempio? Nel corso del combattimento mi sono trovato spesso a dover fare una scelta di questo tipo: assumere un atteggiamento di difesa, della durata totale di 2 secondi, per poi contrattaccare, oppure sferrare un attacco devastante con un timing di 10 secondi, accettando così di subire inerme nel frattempo qualche zampata demoniaca?
Ebbene, che io sappia, a memoria d’uomo, Hellslave II è uno dei pochissimi giochi in circolazione a dare un senso e un peso specifico a ogni skill, persino alla fantomatica abilità di difesa, spesso inutile in titoli analoghi.
Ne derivano combattimenti sempre molto strategici e stimolanti, che rappresentano senza ombra di dubbio l’aspetto più riuscito del gioco.

Di monete e carabattole
Attorno a questo punto focale, gli sviluppatori hanno poi cercato di creare un impianto di gioco a tutto tondo, con risultati non sempre ottimali, ma comunque godibili.
Di certo non definirei Hellslave II un vero e proprio GDR, perché la dimensione ruolistica è un po’ limitata.
In fondo i PNG con i quali ci troveremo a interagire sono piuttosto limitati, sia in numero che in argomenti di dibattito, così come un po’ povero appare l’ambiente di gioco, che di gratificazioni per l’esplorazione ce ne dà pochine. Nulla che vada oltre un bel sacchetto di monete o qualche discutibile carabattola.
Ciononostante, lo sforzo per rendere godibile quel (poco) che il mondo di gioco ha da offrire è apprezzabile. E così tra cutscene che richiamano i comics più splatter e dialoghi che vanno diritti al punto, la trama scivola via bene e riesce a intrattenere il giusto senza annoiare.
D’altronde l’idea dell’eroe dannato e di un mondo di gioco dove i buoni veri e propri si sono estinti da tempo ha il suo indubbio fascino.
Quando non combattiamo – il che accade raramente – abbiamo la possibilità di potenziare il nostro personaggio con equipaggiamento o skill sempre piuttosto varie.
Da questo punto di vista, mi sento di premiare la varietà di skill presenti che, sebbene numerose, riescono comunque a conservare ciascuna la propria specifica utilità e identità.
Per l’equipaggiamento, invece, la sensazione complessiva è un po’ meno positiva. La sensazione, purtroppo, è che la varietà in molti casi sia solo pura cosmetica. Questo significa che sistematicamente il nostro inventario si riempirà di immondizia di cui sentiremo il bisogno di disfarci appena possibile, relegando ad alcuni rari item il ruolo di compagni dell’intera avventura.

I dark non passano mai di moda
Dal punto di vista tecnico, pur nei limiti di una produzione dai valori non altissimi, Hellslave II riesce a svincolarsi dallo scomodo ruolo di epigono, risultando sempre gradevole da guardare, forte anche di un fascino dark che trae evidente ispirazione da illustri precedenti, primo fra tutti Darkest Dungeon.
Se proprio debbo essere sincero, in tema di fase esplorativa, non disprezzavo affatto la rappresentazione grafica stilizzata del primo capitolo, a mio avviso forse più evocativa delle belle partite a D&D di una volta, ma la nuova visuale riesce comunque a essere più chiara e gradevole, a beneficio soprattutto di un pubblico più ampio.
Anche il sonoro fa il suo onestissimo lavoro contribuendo, con suoni gutturali e tenebrosi, a cucirgli addosso il suo bell’abito di gioco maledetto.

Conclusioni
Hellslave II è un buon gioco che mi sento di consigliare a tutti quelli che fanno del combattimento tattico a turni il loro pane quotidiano.
Come detto, ogni scontro, al di là dei più banali, è fonte di grande soddisfazione e in ciò indubbiamente risiede il pregio maggiore del gioco.
Certo, bisogna considerare che, oltre all’ottimo combattimento e alla storia intrigante, il gioco non ha molto altro da offrire, quindi il core loop potrebbe venirti presto a noia.
Ad ogni modo, rispetto al primo capitolo, ci sono evidenti miglioramenti sia sul piano grafico che su quello del gameplay quindi, a mio avviso, tutti quelli che hanno adorato la prima avventura non dovrebbero esitare nel lanciarsi in questa nuova crociata contro i Signori della Guerra.
Prezzo
Hellslave II lo trovi su Steam al prezzo di € 19,99. Un grazie ad Ars Goetia per avermelo fatto provare!
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Nerdando in breve
Se l’idea di picchiare demoni tra le fiamme dell’inferno non ti fa andare a fuoco le meningi, Hellslave II è il gioco che fa per te.
Trailer







