
Recensione
Un lavoro monotono, una routine opprimente, prospettive? Nessuna. Speranze? Meno.
A volte il vero orrore è fatto di piccole quotidianità invece che di grandi mostri. Ed è peggio.
Trama
Tu sei Fred. Fai un lavoro noioso in un posto opprimente ed inquietante. Ogni giorno identico a quello precedente, e a quello successivo. Un lento incedere verso il nulla, dal nulla da cui provieni.
Improvvisamente, inaspettatamente, una notte ricevi una telefonata. Una voce misteriosa ti parla di una Luce Verde proveniente da un faro lontano, una nuova prospettiva di libertà ma, soprattutto, di pace.
Inizia così un viaggio attraverso ambienti claustrofobici che sembrano volerti trattenere con tutte le loro forze alla tua vita monotona e grigia. Arrivare alla fine del viaggio non sarà semplice, e una volta raggiunta la meta, non sarai più la persona che eri all’inizio.
Il viaggio verso il Faro è sì un viaggio interno, guidato da una voce incorporea (la propria coscienza?) che svolge allo stesso tempo ruolo di guida e minaccia, di speranza e paura. Spesso siamo noi stessi il nostro peggior nemico: possiamo davvero uscire dalla gabbia in cui (spesso) ci siamo rinchiusi da soli?
Ed è proprio questo conflitto interiore la metafora più forte raccontata da The Green Light.

Gameplay
The Green Light è un horror psicologico con alcuni semplici puzzle ambientali e livello medio di collezionabili con cui ricostruire l’universo di gioco. L’esplorazione è il fulcro principale del titolo, con questo senso di oppressione costante dato da ambienti soffocanti, deformati da allucinazioni e frammenti di memoria.
Il confine tra cosa è reale e cosa è invece frutto della mente distorta di Fred è labile e sfumato.
Giocarlo non è per tutti: non è un horror puro, non ci sono mostri a cui sopravvivere o jumpscare adrenalinici (giusto qualche brivido di inquietudine), è più un’esperienza narrativa di comprensione: sopravvivere alla propria frustrazione, al senso di isolamento e bisogno di fuga. L’orrore è spesso dentro di noi e non sappiamo come gestirlo e, quando esplode, lo fa con una forza che non sempre riusciamo a contenere.

Comparto tecnico
Tra i punti di forza ci sono l’ambientazione, ben disegnata ed efficace, e il comparto sonoro, soffocante come mi aspetto in una vita cupa e monotona. Ho apprezzato la capacità di Waleedzo di trasformare ambienti comuni e persino banali in ostili e soffocanti e li ringrazio per avermi inviato il gioco.
A mostrare il fianco sono gli enigmi, non sempre chiari: talvolta non si riesce a capire cosa dobbiamo fare per andare avanti. Un minus è anche la lunghezza del titolo, che è davvero risicata.
Nel complesso è un buon titolo per regalarci qualche brivido in questa calda estate, consigliato agli amanti del genere.
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Nerdando in breve
The Green Light racconta l’orrore della routine da cui non c’è possibilità di fuga.
Trailer







