Seguo lo sviluppo di Samson: A Tyndalston Story da un bel po’. D’altronde lo studio Liquid Swords è stato fondato da professionisti che hanno lavorato su Just Cause e quel semi-capolavoro dimenticato di Mad Max. Insomma, era lecito aspettarsi molto dal loro primo videogioco e i trailer sono stati davvero incoraggianti. Ti starai sicuramente chiedendo dove io voglia andare a parare e se stia per dirti che qualcosa è andato storto. Beh, in realtà le cose sono un po’ più complesse, ma di certo questo action in terza persona rappresenta un titolo con tante buone intenzioni eseguite non al meglio.
Recensione
La mia prova di Samson: A Tyndalston Story è avvenuta sul mio fidato (e ormai) vetusto PC. Una macchina che, nei suoi sei anni di età, mi ha dato belle soddisfazioni, ma che chiaramente inizia a mostrare i segni del tempo. Sono stato comunque in grado di godermi Samson a 1080p, con dettagli settati su “Balanced” (così li chiama il gioco) a 30 fps. Ho potuto notare qualche calo di frame rate qua e là ma, sotto il punto di vista delle prestazioni, non ho molto di cui lamentarmi. Come già ampiamente documentato online, il gioco al momento è funestato da bug più o meno comici e diversi problemi nelle collisioni. Per fortuna non ho mai incontrato crash che mi abbiano costretto a riavviare.
La mia macchina monta i seguenti componenti: NVIDIA GeForce RTX 2060 SUPER, 32 GB di RAM e processore AMD Ryzen 5 3600. Ringrazio il publisher per avermi fornito una copia per la recensione.
Setting
Questo paragrafo va trattato analizzando la doppia anima di Samson: A Tyndalston Story. Da un lato troviamo una trama piuttosto cliché, con i suoi buoni momenti ma sostanzialmente funzionale, nulla di più. Dall’altro, invece, non posso che tessere le lodi per l’incredibile lavoro fatto sull’ambientazione, che farà la gioia di tutti coloro che hanno amato la Liberty City di GTA IV. La sezione esplorabile di Tyndalston — città fittizia con forti richiami all’East Coast americana — è cruda, noir, grigia e restituisce splendidamente un’esistenza miserabile, densa di fumi industriali e vita di stenti. È davvero impressionante quanto fatto da Liquid Swords sotto questo aspetto, anche in termini di dettagli e fondali.
Il gioco è ambientato negli anni ’90 e per tutta la sua durata utilizzerai Samson McCray, un uomo su cui, nonostante sia appena uscito di prigione, pende un debito enorme. Sfortunatamente, Samson deve questi soldi a una banda di criminali che tiene in ostaggio la sorella Oonagh. Ovviamente il gioco introduce sin da subito altri personaggi, ma ho voluto darti giusto il minimo indispensabile per capire la trama senza toglierti il gusto della scoperta. Ho apprezzato moltissimo l’idea di base di questo enorme debito che governa l’intreccio e, di conseguenza, le fasi di gameplay. È un’idea originale che contribuisce a dipingere un quadro terribile dell’esistenza di Samson, chiaramente incapace di lasciarsi il passato criminale alle spalle. Ogni sera sarai costretto a versare una somma sul conto dei tuoi creditori e se mancherai troppi pagamenti… beh, puoi ben immaginare le ripercussioni. Quello della gestione del debito è forse l’aspetto più intrigante del gioco, anche per i riflessi sulle meccaniche: le varie missioni giornaliere pagano in base alla difficoltà e starà a te decidere quanto rischiare. Il fallimento fa parte del gioco, ha delle conseguenze e tiene il giocatore sempre col fiato sospeso.
Cosa mi ha convinto
Innanzitutto ho apprezzato moltissimo la compattezza di Samson, sia in termini di durata che di estensione spaziale. L’avventura risulta meno dispersiva dei soliti “GTA-clone”, cosa che in realtà Samson non ha mai voluto essere. Parlo infatti di un action con alcuni elementi RPG che permettono al personaggio di migliorare le proprie capacità, ma le cui attività principali sono le scazzottate e la guida forsennata. Più che a un Grand Theft Auto lo assocerei quasi a un Driver, visto che non sono presenti scontri a fuoco e le fasi in automobile sono molto prominenti.
Il sistema di guida funziona adeguatamente e mi ha ricordato quanto visto nel già citato Mad Max. Non aspettarti un modello fisico realistico, ma è abbastanza profondo da risultare divertente quasi in ogni situazione. Le parti a piedi finiscono praticamente sempre in rissa e, nei suoi momenti migliori, il combat system funziona davvero bene. I colpi di Samson risultano pesanti e convincenti, e il sistema di parry ed evasioni è intuitivo. È particolarmente divertente usare oggetti contundenti, come mattoni e chiavi inglesi, per garantirsi un vantaggio, soprattutto quando si è in forte inferiorità numerica.
Su tutto, però, trovo che il più grande pregio di Samson: A Tyndalston Story risieda nel prezzo. Personalmente bilancio sempre l’offerta ludica in base al suo costo, e qui l’ultimo lavoro di Liquid Swords ha poco da farsi recriminare, costando appena 25 €. Bisogna pertanto calibrare bene le aspettative rispetto a un gioco che, nonostante la presentazione scintillante, è venduto a un prezzo inferiore a un titolo “AA”.
Cosa non va
Sono volontariamente partito dai pregi perché c’è molto da dire, purtroppo, in merito ai difetti. Alcuni di questi sono magari rimediabili con future patch, ma altri fanno parte della struttura stessa del gioco.
Di base sono molto permissivo con i bug, ma è giusto segnalare la loro quasi totale onnipresenza: da nemici che si rifiutano di attaccarti a collisioni improbabili in auto, ce n’è per tutti i gusti. Ma se tutto ciò per me non ha rappresentato un grande problema, il discorso cambia per la ripetitività del core loop. In appena una manciata di ore si ha la spiacevole sensazione di aver visto praticamente tutto ciò che il gioco ha da offrire. Qualunque sia il modo in cui vengono chiamate, le attività necessarie per appianare il debito sono poche e, dopo pochissimo tempo, vanificano i buoni momenti garantiti dal titolo.
Samson avrebbe avuto bisogno di più tempo nella scrittura della trama, nella costruzione del gameplay e nella pulizia tecnica. C’è sempre una spiacevole sorpresa dietro l’angolo: che sia un dialogo scontato, una staccionata inspiegabilmente indistruttibile o un nemico immobile sopra il tettuccio di un’auto.
Comparto artistico
Il gioco è davvero un bel vedere graficamente, anche su una macchina datata come la mia. Il taglio artistico è incredibilmente azzeccato per il tono delle vicende. Tanta bontà visiva viene minata però da un doppiaggio appena passabile e da una colonna sonora dimenticabile. La città stessa, per quanto curata, è popolata da NPC vacui e non reattivi.
Nota post-patch del 10 aprile: l’aggiornamento ha migliorato significativamente le prestazioni sul mio PC. I cali di frame rate si sono ridotti drammaticamente a tutto vantaggio della fluidità.
Versioni e prezzi
Adoro quando i videogiochi vengono offerti in una sola versione. Samson: A Tyndalston Story è disponibile per PC via Steam ed Epic Games Store al prezzo di 24,99 €.
Concludendo
Quanto avrei voluto gridare che Samson è la rivelazione dell’anno! Purtroppo le cose sono andate diversamente. Mi ha divertito e ho amato l’ambientazione matura, ma il titolo è minato da bug e da una struttura troppo ripetitiva. Per me resta un titolo più che sufficiente, ma lo consiglio solo agli appassionati del genere, sicuro che con il tempo riceverà le patch necessarie.
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Nerdando in breve
Samson: A Tyndalston Story è un action in terza persona con buone idee ma diversi problemi di esecuzione. È il primo titolo sviluppato e pubblicato da Liquid Swords.
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