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Vultures – Scavengers of Death – Trucidare a turni è tutta un’altra cosa!

Vultures

“Sento le loro voci dietro la porta e i colpi ritmici
carichi di rabbia.
I loro lamenti nuotano nella mia mente confusa come
papere in uno stagno torbido.
Persino il loro olezzo mi disturba, tradisce un
desiderio di morte.
Non ricordo da quanto tempo sono rinchiuso in
questa stanza,
ma so che sono senza speranza.
Prima o poi verranno a prendermi e mi uccideranno
nel modo più atroce che conoscono.
Vi odio, maledetti… vivi!”

Recensione

Alcuni giochi nascono da idee semplici, per certi versi quasi scontate eppure poi, a pensarci bene, sono idee che in decenni non sono mai venute in mente a nessuno.
Questo è più o meno quello che ho pensato quando ho lanciato (si dice ancora così?) per la prima volta Vultures: Scavengers of Death (VSoD, per gli amici).
Insomma, parliamoci chiaro, perché finora nessuno ha mai pensato di realizzare una versione dei classici Resident Evil a turni?
In fin dei conti, al giorno d’oggi, si realizza qualunque cosa a turni, persino giochi di calcio o addirittura di corse (!).
Questo è quello che devono aver pensato quei ragazzacci di Team Vultures, quando hanno gettato le basi per il gioco che ora abbiamo tra le mani.
Mezzi, diciamocelo chiaramente, ne devono aver avuti davvero pochi, ma passione e talento secondo me sono cose che davvero non gli mancano.
Il risultato – lo so, non dovrei anticipare nessun giudizio, ma un po’ di sana anarchia non guasta – è un piccolo gioiello, forse il miglior gioco indie di questo scorcio di 2026, secondo il mio modestissimo parere.
E allora senza ulteriori indugi, andiamo a vedere più da vicino di che pasta è fatto questo VSoD.

Vultures

C’era un duro, una contorsionista e una pessima multinazionale…

Allora, togliamoci subito il dente e ammettiamo che il presupposto, e forse anche un po’ la storia nel suo complesso, non trasudano certo originalità da tutti i pori, ma in fondo, siamo onesti, non è che i Resident Evil classici facessero di meglio. Insomma, se Romero non hai mai fatto causa alla Capcom non è perché non avesse le sue ragioni, ma solo perché, molto probabilmente, era un tipino pacifico.
Detto questo, VSoD ci mette nei panni di un gruppo di mercenari, denominato appunto VULTURES, impegnato in una missione estrema: cercare di far luce sulla diffusione di un virus, seguendo le tracce dello scienziato Thiago Schultz, investigando, nel contempo, sul losco coinvolgimento della misteriosa Eugenesys Corporation.
Insomma, sostituiamo Umbrella a Eugenesys e il gioco è fatto.

La circostanza curiosa, però, è che questa marcata somiglianza nell’incipit, anziché far storcere il naso, produce la reazione opposta, quella confortante familiarità che ci fa sentire subito a nostro agio.
Insomma, un ritorno a casa così confortante che nemmeno le traversate del continente americano per il giorno del Ringraziamento sanno regalare.
Va detto inoltre, che, tanto per aumentare ancora un po’ l’amarcord, gli sviluppatori hanno deciso di darci la possibilità di interpretare due personaggi diversi che seguono storie e missioni del tutto distinte.
Da un lato, infatti, abbiamo Leopoldo (lo so, il nome potevano sceglierlo meglio…), il classico action man anni ’80, uno di quelli che si sfrega i cerini sulla barba e si spegne le cicche sulla guancia.

Dall’altro, Amber, una tipetta silenziosa e letale, talmente snodata che solo a vederla fa venire sogni erotici a base di contorsionismo anche al più ascetico dei santi.

Ora, assolto questo faticoso dovere, passiamo a parlare di gameplay vero e proprio.

Vultures

Sta fermo che ti sparo!

Come dicevo in apertura, l’idea di fondo è quella di ricostruire il gameplay dei classici survival horror in chiave strategica, donandogli quindi la struttura classica di un gioco a turni.
Il mio primo timore, quindi, è stato proprio quello di andare a valutare la bontà del sistema di combattimento, perché se quella sezione non fosse stata all’altezza, il resto del gioco avrebbe perso subito ogni appeal ai miei occhi.
Così, ignorando la regola d’ora secondo la quale “se c’è una sezione Tutorial è sempre caldamente consigliato farla”, ho gonfiato il petto (compatibilmente con le mie limitate capacità fisiche) e mi sono fiondato nel gioco, forte della mia inettitudine decennale nei giochi strategici.
Inutile dirlo, non è stata la migliore delle idee.
Il gioco, infatti, affrontato senza la dovuta conoscenza, mi è parso da subito ripetitivo e difficilissimo.
Così, dopo circa un’ora di gioco e una buona dose di colorite imprecazioni, stanco di ridurre il buon Leopoldo alla leggendaria “mappina”, ho preso la dolorosa decisione di ricominciare tutto daccapo, Tutorial compreso, e qui mi si è aperto un mondo!
E già, perché il sistema di combattimento che all’inizio mi era parso un po’ limitato, ha iniziato ad acquisire molto più senso e profondità.
Ho capito l’importanza delle manovre, dell’uso tattico delle armi, dell’ambiente e così via.
Insomma, tra una spinta, uno scambio di posizione ed un uso oculato dell’uncino, il campo di battaglia si è presto trasformato in una sala da ballo e io… beh… ho cominciato a innamorarmi letteralmente del gioco.
Il loop del gameplay, invero, è piuttosto semplice. Dal nostro quartier generale possiamo selezionare una missione tra quelle disponibili che potranno essere affrontate solo dal mercenario prefissato dal gioco.
In alternativa, prima di cominciare a far strage di zombie, possiamo investire i nostri soldi nell’acquisto e/o nel potenziamento della nostra attrezzatura o nella scelta (inutile) di un diverso vestito.

Una volta calati nella missione, poi, ci muoveremo per gli intricati scenari alla ricerca di indizi, armi e oggetti vari, cercando il più possibile di evitare i morti viventi.
Ucciderli, infatti, non ci porterà alcun beneficio se non quello di sgomberare una stanza o un passaggio.
Non appena uno di loro si accorgerà della nostra presenza si aprirà la fase dello scontro a turni.
il giocatore a questo punto avrà a disposizione un magrissimo bottino di 3 punti azione e 3 punti movimento. Apparentemente pochi, ma con un po’ di… ehm… “materia grigia” (come battuta è il minimo sindacale, ma visto che si parla di zombie…) si possono creare delle manovre assolutamente esaltanti. Il bello, più di ogni altra cosa, è che, per quanto gli scontri siano sempre ostici e ci vedano in costante inferiorità numerica, non ci si sente mai davanti a un puzzle mascherato da gioco strategico dove si deve per forza trovare la soluzione pensata dagli sviluppatori per ripulire la stanza.
Al giocatore è lasciata ampia libertà e tra manovre, trappole e insidie ambientali, abbiamo un ventaglio di opzioni davvero sconfinato.
Terminata che avremo la nostra missione, faremo ritorno alla base dove il loop acquisti-scelta equipaggiamento-missione riprenderà il suo corso, secondo un andamento piuttosto lineare.

Vultures

Non è vecchio, è vintage

Questa è più o meno la frase che dicono sempre le amiche di mia figlia quando mi vedono e mi sembrava adatta anche per dare il titolo a questo paragrafo.
Insomma, sul piano grafico, il prode duo di sviluppatori, pur volendo chiaramente evocare i tempi d’oro della PS1, ha optato saggiamente per uno stile molto più personale, applicando una serie di filtri che, attraverso un’immagine perennemente sporca, donano al gioco un fascino davvero unico e, nel contempo, mascherano la ruvidezza dei pochi poligoni.
Questo contribuisce enormemente all’atmosfera horror complessiva sempre molto tesa, e capace anche di non lesinare derive splatter raccapriccianti.
Forse sul piano delle animazioni si poteva fare qualcosina di più, ma, considerando i valori produttivi, penalizzarlo per questo sarebbe davvero ingiusto.
Il sonoro, dal canto suo, fa il suo dovere e richiama spesso alla mente effetti che ben riposavano in qualche angolino della nostra non più giovanissima mente.

Vultures

Conclusioni

Lo dico in modo puro e semplice e me ne assumo tutta la responsabilità: a mio modesto avviso Vultures: Scavengers of Death si candida ad essere uno dei migliori giochi indie del 2026. Semplice nell’idea e pressoché perfetto nell’esecuzione, ti farà venire una gran voglia di giocarlo ancora e ancora, finché non vedrai la parola fine.
Il suo pregio più grande è, forse, quello di riuscire a giocare con la nostalgia senza adagiarcisi sopra, ma anzi declinando il genere del survival horror in qualcosa di praticamente nuovo.
Chapeau a tutto il Team Vultures!
Ora resta solo un interrogativo: a quando il DLC o Vultures 2?

Prezzo

Vultures: Scavengers of Death lo trovi su Steam al prezzo di lancio di € 13,99, una miseria in confronto al divertimento che saprà regalarti!

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Nerdando in breve

Trucidare gli zombie non è mai stato così divertente e impegnativo.

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