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Signori, il delitto è servito – Quando il cinema è un gioco tutto da investigare

Signori il delitto è servito

Un cast che è una garanzia

Il giallo classico con una punta di umorismo

Ci sono alcuni film che ho conosciuto da bambina e, da allora, sono rimasti impressi nella mente così tanto che, appena ho occasione di riguardarli, riescono a prendermi sempre come fosse la prima volta.
Uno di questi è senz’altro Signori, il delitto è servito, uscito nel 1985 e di recente approdato nel catalogo italiano di Netflix.
Si tratta di un titolo che rientra nel mio personale Olimpo del cinema giallo umoristico insieme a Invito a cena con delitto, cui peraltro si ispira in parte (e, se non conosci quest’ultimo, ti invito a recuperarne la visione perché ti conquisterà!).
Cosa intendo per giallo umoristico? Bè, mi riferisco a quei film che ripercorrono l’impianto del giallo classico, alla Agatha Christie per intenderci, bilanciandolo sapientemente con una dose di ironia sottile e leggermente nosense. Il genere, riportato alla ribalta negli ultimi anni dalla trilogia di Knives Out, vanta in realtà ben pochi esemplari davvero riusciti e Signori, il delitto è servito si piazza orgogliosamente in pole position.

In principio fu un gioco da tavolo

Signori, il delitto è servito detiene un primato: è il primo film ad essere stato tratto da un gioco da tavolo. Il gioco in questione è Cluedo, popolarissimo titolo pubblicato dalla Parker Brothers nel 1948, oggi di proprietà di Hasbro e ancora saldamente in vetta tra i giochi da tavolo più apprezzati in tutto il mondo.
Cluedo era stato inventato da un musicista appassionato di gialli, l’inglese Anthony Pratt, che voleva riprodurre sotto forma di gioco l’atmosfera tipica dei gialli letterari e dare vita a una versione giocabile del più classico degli enigmi della stanza chiusa in cui fossero i giocatori e le giocatrici a calarsi nei panni dei detective.

Un’idea vincente, che ha fatto di Cluedo uno dei più redditizi prodotti del settore, ancora oggi declinato nelle più svariate versioni. Un successo che ha attirato l’attenzione anche del cinema: l’idea di trarre un film da un gioco da tavolo, nel 1985, poteva sembrare azzardata ma a raccogliere la sfida sono stati John Landis (The Blues Brothers, Animal House, Una poltrona per due e tanto tanto altro ancora) e Jonathan Lynn, che si occuperà anche della regia.
Nonostante una fase di sceneggiatura più complessa del previsto, Signori, il delitto è servito si è rivelato un gioiellino in grado di riprodurre le atmosfere del gioco di partenza ma, ahimè, terribilmente incompreso dai tempi: con incassi inferiori al budget stanziato, la pellicola è stata archiviata come flop per essere riscoperta solo in seguito come cult.
Ormai da diversi anni corre voce di un nuovo progetto cinematografico ispirato a Cluedo ma, per ora, tutto sembra in standby.

Un cast di stelle

Uno dei fiori all’occhiello di Signori, il delitto è servito è sicuramente il cast. A cominciare da Tim Curry, autentico mattatore della pellicola, frizzante protagonista in uno dei ruoli più riusciti della sua carriera (e in uno dei suoi film preferiti, stando alle dichiarazioni dell’attore). Tra i protagonisti, John Landis avrebbe voluto Carrie Fisher, costretta a rinunciare perché impegnata in un programma di disintossicazione. Chissà come sarebbe stato il film con lei… I nomi coinvolti, comunque, non la fanno rimpiangere: nel cast troviamo Christopher Lloyd (che nello stesso anno sarà anche il Doc di Ritorno al futuro), Eileen Brenner (che era stata anche tra i protagonisti di Invito a cena con delitto). e le stupende Lesley Ann Warren (Victor Victoria) e Madeline Kahn (Frankenstein Jr.).

Tre finali sono meglio di uno

La storia di Signori, il delitto è servito riproduce fedelmente la trama di Cluedo: alcuni personaggi che utilizzano uno pseudonimo sono riuniti in una villa isolata e dovranno risolvere un misterioso omicidio. Per chi, come me, ama il gioco da tavolo, è un vero piacere ritrovare le stesse stanze, gli stessi personaggi e le stesse potenziali armi del delitto del capostipite. Per amore di fedeltà, anche i due passaggi segreti presenti collegano esattamente le stesse stanze che uniscono nel tabellone del gioco e i personaggi guidano automobili del colore delle rispettive pedine.

Il colpo di genio definitivo, però, è nel finale. O, sarebbe meglio dire, nei finali. Per riprodurre al meglio le varie ipotesi che giocatori e giocatrici formulano nel gioco, John Landis e Jonathan Lynn decisero di girare tre diversi finali (che inizialmente dovevano essere addirittura quattro) e distribuirli nei cinema in maniera casuale. Ogni spettatore, quindi, poteva trovarsi davanti una conclusione diversa per l’indagine, senza conoscerla prima. Per la versione home video (la stessa che troviamo oggi su Netflix) i tre finali sono stati inseriti tutti in sequenza, separati da una scritta che recita “le cose sono andate così… Ma sarebbero potute andare anche in questo modo”. In questa versione, il film si rivela una surreale, comicissima divertente corsa a perdifiato alla scoperta della verità, ricca di giochi di parole e battute sottili da riscoprire a ogni nuova visione.

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