Interviste

Quattro chiacchiere con Boose – Un racconto di figurine, arte e musica

Boose

Ho ripreso a giocare a Magic: The Gathering, nella sua modalità cartacea, a dicembre 2025 scegliendo il formato Pauper perché ho adorato la community locale e la filosofia che c’è dietro: creare un mazzo con sole comuni mi pareva una maniera accessibile per far giocare tutti.

Il più grande torneo al mondo Pauper si chiama Paupergeddon e si tiene in Italia (fra l’altro, la prossima edizione sarà a Lucca il 10, 11 e 12 luglio 2026, puoi trovare maggiori informazioni qui e ci saremo anche noi); ho avuto l’onore di intervistare il suo fondatore, Gianluca Boose.

Tencar: Ciao, Boose e benvenuto sulle pagine di Nerdando! Partiamo dalle origini: come nasce Boose e qual è stato il suo primo incontro con Magic: The Gathering?
Boose: Nasco nel 1980 e incontro Magic nel 1994. A quattordici anni sei super pieno di energie ma senza soldi. Ho raccattato qualcosa qua e là e ho iniziato a giocare.

T: Come si passa dall’essere un giocatore appassionato a diventare un imprenditore, nel mondo di Magic? E come si riesce a mantenere viva la passione quando il gioco diventa anche un lavoro?
B: Come dico sempre, ci sono le dosi. Le dosi fanno il veleno e io ho ricevuto una dose di passione per questo gioco.
Mi sono totalmente innamorato di Magic a livelli inspiegabili e sento sempre le stesse gioie anche adesso, quando esce una carta nuova che mi piace. Mi immagino di giocarla, mi immagino di metterla nel mazzo che ho creato io con cui faccio 0-2 drop.
Ho iniziato nel 1994 e ho giocato tanto e, per un periodo, sono stato anche un giocatore decente. Ho fatto delle top a dei Grand Prix, mi son qualificato con dei Pro Points più di dieci anni fa. E poi ho sempre trafficato un po’ con le carte facendo compravendita come tutti. Finché, quasi diciassette anni fa, ho iniziato a fare il commesso in una fumetteria e lì ho scoperto che mi veniva naturale organizzare piccoli eventi, vendere, comprare, stare attento a queste cose e mi ci sono infilato. Ho conosciuto la mia famiglia: Cici, mia moglie, e Nicola, il mio migliore amico e nostro socio. Piano piano, abbiamo aperto due negozi ed eccoci qua!

T: Il Paupergeddon è uno degli eventi più iconici del panorama mondiale di Magic. Com’è nata l’idea e quando hai capito che poteva diventare qualcosa di così grande?
B:
Il Paupergeddon è nato nel 2015 perché in negozio eravamo fra i primi in Italia a giocare pauper cartaceo per esigenze, perché in provincia di Firenze non c’era un grande giro di denaro e quindi ci siamo dati a quel formato. Ci hanno proposto di fare un evento nella fiera del paese e mi ricordo, mentre calavo la saracinesca della fumetteria dopo il turno di sera, che mi venne in mente il nome Paupergeddon; comunque, non ho inventato nulla perché in giro c’erano nomi simili. Semplicemente, nella fatica della notte e con la schiena rotta, mi venne un banale ma funzionale Paupergeddon

Boose

T: Dietro un evento di queste dimensioni, c’è un enorme lavoro organizzativo. Quali sono le sfide più grandi che affronti ogni volta?
B:
Grande domanda da persone per bene. Ti ringrazio, perché è bello che si veda l’entusiasmo e l’atmosfera che c’è dietro al Paupergeddon e io sono orgogliosissimo che sia sempre più in crescita.
C’è un lavoro veramente di testa, enorme. Anche le spese sono assurde, sempre più alte ed è complicato andare in pari. Sottolineo, per meme, che noi continuiamo a fare il miracolo, per principio, di farlo costare 50 €.
Le sfide più grandi sono creare qualcosa di simile ma che aumenti il valore, la dimensione e l’attrattiva dell’evento. Per esempio, la scelta degli artisti: occorre cercare qualche artista che sia la creatrice o il creatore di una carta del momento e che sia anche una bella persona.
Cerchiamo di inventare ogni volta qualcosa di inedito e che non sia scontato: deve essere affascinante.

T: Il Paupergeddon viene spesso citato quando si vuole portare un esempio di community sana e accogliente. Secondo te, quali sono gli elementi che hanno contribuito a creare un ambiente così particolare, dove la passione e il gathering sembrano prevalere sulla semplice competizione?
B: È uno dei pochi complimenti che ci faccio. La community è riuscita a leggere perfettamente qual è lo scopo di questi tornei, e di questo sono felice. Nel pauper, l’idea è di “stare tranquilli“. A volte, negli altri formati – lo dico perché ne sono stato testimone, in questi anni – c’è sempre una competitività che a volte sfocia un po’ in un atteggiamento magari un po’ arrabbiato e individualista, se si perde (nulla di grave, eh…); grazie alle varie leghe Pauper (Pisa, Livorno, Roma, Milano, per citarne qualcuna) e alla Lega Pauper Italia, che in questo ha avuto un ruolo incredibile e io li amo, siamo riusciti a creare una struttura che invidiano tanto anche da fuori.
Viene proposto il pauper come momento per stare insieme con gentilezza, col principio fondamentale che è un gioco coi mostriciattoli, con le carte comuni e con un’iscrizione bassa.
È più una scusa per stare tutti insieme. Sia io che gli altri organizzatori abbiamo sempre il sorriso in faccia: ridiamo, ringraziamo la community e ringraziamo la vita perché finché possiamo andare a giocare con le cartine va tutto bene. Tutto ciò si è infilato veramente nelle teste, nei caratteri e negli atteggiamenti di tante e tanti players che avevano già questa attitudine ma magari nascosta. Con il tempo, è venuta fuori e tutte e tutti hanno reagito ottimamente.
Se penso a come è stata, nel tempo, la reazione fantastica della community mi commuovo.

T: Al di là del Pauper, che rapporto hai con gli altri formati di Magic?
B: Ho un rapporto fighissimo con il gioco: a me basta che dietro le carte che sto maneggiando per giocare con dei miei amici ci sia scritto Magic e mi va bene.
Adoro il Limited, adoro il Pauper, mi piace anche il Modern che è la maniera competitiva di giocare carte che hanno un senso; vengo dal Legacy, dal Vintage (è buffo, il Cubo Vintage mi fa impazzire. Ogni tanto ci sta giocare Vintage perché usi le carte potenti però, insomma, alle volte è un po’ too much). Se mi dai un mazzo Premodern gioco e mi diverto perché mi ricorda di quando ero giovane.
Posso cambiare formato ogni giorno, ma se dietro una cartina c’è scritto Magic, a me va sempre bene

Boose

T: Se dovessi scegliere un colore, una carta e un archetipo che ti rappresentano, quali sarebbero e perché?
B: È facilissimo: per il colore, ti dico nero. Le magie nere di Magic mi hanno colpito dall’inizio e mi “tormentano” sempre; non riesco a staccarmi, mi gasa, mi emoziona: negli spoiler delle nuove espansioni, a volte, non guardo nemmeno gli altri colori. Sono felice come un bambino.
Come archetipo, un mono nero control, senza counter, anche se il blu nero mi piace tantissimo, così come il verde nero. Boros (bianco rosso n.d.T.) può sparire per me. Il controllo a base nera mi fa impazzire.
Come carta, ti dico anche quella che ho tatuato sulla fronte, Death Cloud (Nube Mortale) di Darksteel: tre mana neri e X, ogni giocatore perde x vite, scarta x carte, sacrifica x creature e sacrifiche x terre. È una delle pochissime carte, se non l’unica, che quando la giochi spesso l’avversario ti guarda e ti fa: “ah, non ho più niente” e io lì mi sento troppo bene.

T: Nel tempo sei diventato una figura immediatamente riconoscibile, anche dal punto di vista estetico. C’è una storia dietro l’immagine e lo stile che tutti associano a Boose?
B: Sì, c’è una storia. Che piaccia o no, vengo da una famiglia molto povera, ho potuto studiare con fatica, come succede a tantissime persone ed è super dignitoso. A quattordici anni ho conosciuto Magic, le Vespe Piaggio e, soprattutto, la musica, che mi ha fatto esprimere. Suono ancora: hardcore, punk rock, roba impegnata, sociale, con un po’ di rabbia dentro per le cose che vanno male.
La mia figura riconoscibile, oscura e tatuata, “da orso”, è così perché ho sempre affiancato i messaggi artistici dalla musica alla pelle coi tatuaggi: ognuno di essi vuol dire qualcosa; ho tatuaggi riguardanti Magic o gruppi musicali, frasi che hanno un senso per me.
Sono sempre stato così, la mia musica è uguale al mio mazzo di Magic: una canzone che suono è cupa come un mono nero control.
È carattere. Poi, chi mi conosce sa che sono super buffo, una persona gentile e buona, però nell’oscurità trovo la protezione, l’ispirazione e ci sto bene.
Il nome Boose viene da una canzone degli Snapcase che si chiama Caboose che ha, per me, una storia molto profonda perché quel gruppo l’ho seguito in tour, mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere quando avevo diciassette/diciotto anni ed è un’età in cui questo conta tanto. Mi chiamai, su MySpace, Caboose come la canzone. Poi la “ca” di Gianluca, rubava la Ca a Caboose quindi, da lì, sono diventato Boose.

T: Nel corso degli anni, hai lavorato con numerosi artisti e creativi. Tra queste collaborazioni, quali sono quelle che ricordi con più affetto o soddisfazione?
B: Sono tanti anni che Cici, Nicola e io curiamo l’aspetto degli artisti ufficiali di Magic ai nostri eventi e non solo perché ci dà tantissima soddisfazione.
A questo proposito, a breve uscirà il nuovo sito del mio brand di clothing con grandissime collaborazioni artistiche.
Una collaborazione che mi ha emozionato tantissimo è stata quella con Drew Tucker, sei anni fa, sia perché era una delle prime, sia perché adoravo le sue carte fin da quando ero bambino.
Ho amato lavorare con Nils Hamm perché, secondo me, ha una testa piene di arte e le mani più capaci che abbia mai conosciuto, è un’ottima persona ed è bellissimo andare in giro con lui per Firenze, ridere, prendere un cappuccino anche quando fa caldo.
Poi c’è Domenico Cava: è stato un incontro magnifico e ora siamo come fratelli.
Ti cito anche Justine Jones perché l’adoro e poi, se tocchiamo un punto romantico profondo, ti dico Seb McKinnon: l’anno scorso ha realizzato una sua illustrazione per il mio brand, con tutta una spiegazione super romantica dietro, e ci siamo scambiati i vinili con la nostra musica, lui ha un gruppo che si chiama CLANN, è stato toccante mi è piaciuto da morire.

Boose

T: Guardando alla prossima edizione del Paupergeddon, cosa puoi anticiparci e cosa vorresti che le/i partecipanti portassero a casa dall’esperienza?
B: Vorrei che si portino a casa l’esperienza: non è solo un torneo, è un evento! Vieni e anche se hai pochi spicci, puoi comunque stare tutto il giorno perché entri, giochi nell’area free play, bevi e mangi. Puoi rimanere anche se magari non hai voglia di giocare. Se ne hai voglia, puoi giocare Pauper, Limited, Modern: tutti i formati che puoi voler provare sono lì. Ci sono anche i giochi da tavola, ci sono i creator, gli artisti, i PC: c’è tutto!

T: Chiudiamo con uno sguardo al futuro: quali sono i progetti, le idee o i sogni che vorresti realizzare nei prossimi anni?
B: I sogni che volevo realizzare li sto vivendo anche oggi perché è bellissimo organizzare un evento come il Paupergeddon, che è il torneo cartaceo più grande al mondo nel suo formato e, grazie a questo, siamo in ottimi rapporti con la Wizards of the Coast.
Non mi occupo solo di questo perché c’è anche il Damnation, sono coorganizzatore dell’Eternal Weekend, siamo partner di Lucca Comics & Games per l’area relativa agli artisti: sono già molto felice. Però, se penso al futuro, vorrei che ci fossero dei tornei itineranti che si mescolano con l’online e che qualifichino ai nostri cartacei e viceversa; magari non sono solo sogni ma anche progetti, chi lo sa?
Questo è ciò a cui tengo di più: nei prossimi anni, vorrei che continuasse a persistere la sensazione di fierezza e felicità, andando a letto stanco ma pieno di soddisfazione, perché anche grazie a qualche idea che viene da me, la community gioca a Magic in maniera gioiosa e sana.
Quando ero più giovane e andavo a dei tornei, a volte era una bellissima esperienza, a volte molto meno. C’era sempre una situazione ostile tra organizzatori e player mentre penso che questi siano eventi in cui si debba stare bene insieme: io guadagno qualcosa meno ma ti saluto a testa alta e tu mi chiedi la foto insieme perché siamo due buffi bambini maghi che giocano con le Magic.
E, a questo proposito, chiudo con questa risposta e mi faccio un Cubo Vintage. Ti abbraccio!

T: Grazie mille per la disponibilità e per il tuo tempo. Non vedo l’ora di incontrarti di persona il 10-11-12 luglio 2026, in occasione del prossimo Paupergeddon!

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