Recensione
Sono uno di quei bambini cresciuti con Jurassic Park: nel 1993 avevo 8 anni e ricordo ancora benissimo l’attesa del film e lo stupore nella sua visione, e ancora oggi per me è uno dei film più belli di sempre. Quando mi sono seduto in sala per vedere La fine di Oak Street, film di David Robert Mitchell (It follows), sapevo dal trailer che ci sarebbero stati i dinosauri, ma devo dire che il film mi ha lasciato decisamente sorpreso! Scopriamolo assieme nella mia recensione, ovviamente SPOILER FREE.
Ringraziamo Warner Bros per averci invitati all’anteprima del film.
Trama
Siamo nei primi anni Ottanta. Denise (Anne Hathaway) e Greg (Ewan McGregor) Platt vivono a Oak Street insieme ai figli Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery), una famiglia che presenta già qualche crepa prima ancora che accada qualcosa di inspiegabile. Dopo una festosa domenica pomeriggio nel quartiere di periferia americano, infatti, una misteriosa anomalia strappa via l’intera strada (o per meglio dire l’intero vicinato) dal mondo conosciuto, trasportandola in un luogo in cui gli esseri umani non occupano più esattamente la cima della catena alimentare.
Capire dove siano finiti diventa presto meno urgente del riuscire a sopravvivere, specie perché ci sono delle creature – dinosauri! – decisamente affamate che vagano per il nuovo territorio alla scoperta di spazzatura… e altri spuntini decisamente più freschi. Riuscirà la famiglia Platt a trovare un modo per venire a capo della situazione, mentre il quartiere diventa sempre meno amichevole?
Stile
La fine di Oak Street è un mix di generi e citazioni: spaziamo dall’horror “vecchio stile”, ossia più concentrato sull’osservare le reazioni dei protagonisti che non su elementi spaventosi o semplicemente “gore” – e non ti preoccupare, li troverai tutti – per mettere elementi quasi alla Goonies o in generale alle avventure che abbiamo imparato ad amare negli anni ’80 e ’90.
L’ambientazione anni Ottanta non sembra scelta solamente per riempire le case di oggetti vintage e togliere di mezzo gli smartphone, o per strappare un sorriso malinconico ai più grandicelli. Mitchell recupera soprattutto un modo di costruire il cinema fantastico: personaggi ordinari, tempi meno frenetici, pericoli scoperti insieme a chi guarda e una maggiore libertà nel passare dall’avventura alla paura. E sì, una sana dose di sospensione dell’incredulità.
Il paragone con Jurassic Park arriva praticamente da solo, ma è anche quello meno utile per capire La fine di Oak Street. I dinosauri di Mitchell sono animali enormi, imprevedibili e spaventosi, all’interno di un mondo nel quale sono gli esseri umani a essere improvvisamente fuori posto. Diciamo che se nel capolavoro di Spielberg magari in alcuni momenti abbiamo fatto “il tifo” per i dinosauri, qui non accadrà, affatto. Ho apprezzato molto inoltre la visione più visivamente “moderna” dei dinosauri, ossia meno “lucertoloni” e più allineati alle ultime scoperte scientifiche, come per esempio il piumaggio o la presenza di “pelo” (non so se è proprio corretto definirlo così!). Dettagli, ma belli.
Cast
Ormai la troviamo decisamente spesso nel 2026: la sempre brava Anne Hathaway tende ancora una freccia vincente col suo arco (sì, citazione voluta), diventando il motore emotivo del film che affronta il terrore senza preoccuparsi di risultare composta o elegante. La sua Denise è spaventata, furiosa e determinata, e proprio questa fisicità rende credibile gran parte della minaccia. Ewan McGregor le offre un contrappeso più disorientato e umano, mentre Maisy Stella riesce a dare ad Audrey qualcosa in più del consueto ruolo della figlia adolescente in conflitto con i genitori. Forse quello che ho trovato un po’ più “sciatto” è stato il piccolo Brian, forse meno caratterizzato di quanto avrebbe meritato, a differenza della sorella maggiore.
Per me la star in assoluto del film è Starbucks – ma lascerò a chi legge il piacere di scoprire di cosa sto parlando.
Come accennato su, la regia di David Robert Mitchell gioca molto con le stile delle avventure anni ’80, in alcuni momenti il film potrebbe quasi sembrare un film per famiglie, se non fosse decisamente spaventoso in alcuni momenti. Diciamo che non è un vero e proprio film horror, ma gioca molto sul confine sottile tra diverse sfumature della tensione. Chi ha visto It Follows riconoscerà il gusto di Mitchell per gli spazi apparentemente normali che diventano inquietanti senza cambiare davvero aspetto. La macchina da presa rimane spesso abbastanza a lungo da lasciarci osservare l’inquadratura, costringendoci a cercare il pericolo prima ancora che il film decida di mostrarcelo.
Ah, e si sente il tocco del caro J. J. Abrams, qui produttore della pellicola. Eccome se si sente!
Per quanto riguarda la colonna sonora, l’ormai onnipresente Michael Giacchino ci intrappola ancora una volta nella sua rete sonora (sì, anche questa è una citazione voluta), donandoci una colonna sonora ottima nel mantenere la tensione ai giusti livelli; oltre all’opera originale, il film è (giustamente) infarcito di pezzi anni ’80 che faranno felici tante persone.
Concludendo
La fine di Oak Street è un film che mi ha lasciato con quelli che i nostri colleghi oltreoceano definirebbero “mixed feelings”. Da un lato un film che ha intrattenuto e divertito, senza ombra di dubbio, e che mi ha fatto saltare sulla sedia un paio di volte – ma non troppe, da persona che non ama i film horror, non è stato assolutamente pesante. Di positivo ho sicuramente trovato un’ottima interpretazione del cast, una realizzazione accurata, e la voglia di omaggiare tutta una parte del cinema che forse oggi viene rappresentata un po’ meno, o comunque in maniera diversa.
D’altro canto però, a volte la situazione diventa eccessivamente confusionaria, alcune situazioni vengono gettate addosso al pubblico senza fornire nessun appiglio, e in alcuni passaggi la volontà di strappare una risata a chi guarda è forse un po’ forzata. Non volendo fare spoiler di alcun tipo non voglio entrare nei dettagli ma, ad esempio, anche alcune situazioni della famiglia Platt vengono gestite in maniera poco chiara, e forse senza il giusto approfondimento che sarebbe servito per comprendere meglio alcuni elementi.
La fine di Oak Street conserva l’anima di quei film che da bambini ti facevano nascondere dietro il divano continuando comunque a sbirciare. Non sono sicuro che ogni elemento trovi sempre il proprio posto e alcune scelte faranno sicuramente discutere, soprattutto nel finale. So però che il film mi ha sorpreso, divertito e in più di un’occasione messo genuinamente a disagio. Considerando quanti dinosauri abbiamo visto al cinema negli ultimi trent’anni, essere riusciti a renderli nuovamente imprevedibili è già un risultato notevole.
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Nerdando in breve
Una tranquilla strada americana finisce dove iniziano l’incubo e la preistoria: La fine di Oak Street è un’avventura familiare sorprendente e feroce, che riscopre il piacere di fare paura con i dinosauri. 
Trailer








