Recensione
Era un tempo lontano, molto lontano, quando Facebook andava ancora di moda e io avevo troppi pochi anni per capire quello che stava accadendo nel mondo. In quel periodo scoprivo la pagina Facebook “Weedle”, che seguivo semplicemente perché postava meme italiani sui Pokémon.
Di lì a qualche tempo, i proprietari della pagina: Fabrizio “Starkey” Laborano (lui son sicuro) e “ZioCricco” (credo si chiamasse così) decidono di creare una loro RomHack Pokémon, da zero, dal nome di Pokémon Xenoverse. Il prodotto subisce ritardi, cambiamenti e questioni problematiche sullo sviluppo, ma alla fine esce. La RomHack (di cui sono fiero di essere stato un traduttore ITA – ENG) scatena un putiferio, tutti la giocano un sacco e piace, anche e soprattutto all’estero.
Da questa vicenda puoi capire la mia gioia e il mio stupore quando Starkey ha deciso di fondare uno studio e di lavorare ad un nuovo monster collector, staccandosi dalla matrice pokémoniana.
Questa è la storia di come io ho vissuto la nascita di Beehive Studios e di LumenTale: Memories of Trey, che, grazie allo Studio e a Team 17 ho potuto provare con molta anteprima!
E no, non sei pronto o pronta.
Trey, i Lumen e gli Animon
Non voglio veramente raccontarti niente di questa trama, di quello che ci si può trovare, di quello che si può scegliere di essere e di fare.
Mi limiterò a raccontarti le premesse della storia.
Immagina di essere un robot, di svegliarti senza memorie in un laboratorio e senza sapere come comportarti, su un lettino, in un mondo che non conosci e l’unico modo per recuperare un po’ di ricordi è provare a viaggiare. Forse un incipit un po’ banale, potresti pensare, ma ti assicuro che non è così.
Davanti a questo inizio, in realtà, si staglia un mondo di cui Trey è il protagonista e gli Animon (le creature di questo titolo) sono il centro nevralgico: un mondo pieno di vita, misteri, SCELTE (di gameplay, ma anche morali) e plot twist veramente inaspettati.
Sotto ad un apparente loop composto da: vai nella città successiva, risolvi il problema, batti il boss della città e ricomincia da capo, si creano degli intrecci estremamente complessi che una volta capiti lasciano spazio a una storia molto interessante, con una giustificazione estremamente dettagliata sulle motivazioni dietro alle azioni che vengono compiute (che secondo me in giochi di questo tipo, di solito, tende a mancare).
OMG è Pokémon ma bello !1!XD
Premessa: non voglio fare e non farò riferimenti e/o confronti con Pokémon, questo perché io credo che questo gioco, come altri monster collector indie usciti negli ultimi anni (per citarne due: Cassette Beasts e Coromon) non siano né meglio, né peggio, ma titoli completamente diversi dal colosso che ha inventato il genere.
Comunque, come si gioca a ‘sto gioco? Beh lo abbiamo già detto più volte, questo è un monster collector, quindi la meccanica di base è la presenza di creature differenti dall’umano (gli Animon) che stringono amicizia con alcune persone (soprattutto con i Lumen) e che combattono al loro fianco.
Il mondo di gioco, Talea, è molto interessante, anche a livello di concetto, diviso a bisturi tra una parte superiore dedita al progresso continuo (“Logos“) e una parte inferiore più volta alle tradizioni e alla loro importanza (“Mythos“)
Esplorare Talea
LumenTale: Memories of Trey si presenta in visuale isometrica, in un sistema open map, di cui ho potuto apprezzare 3 macro tipologie: Città, Dungeon e aree esterne.
La funzione delle Città e la loro architettura generale sono abbastanza palesi, e ti devo dire, sono rimasto piacevolmente colpito da questi luoghi, ho trovato i design particolarmente ispirati, pieni di personalità.
I Dungeon sono luoghi di interesse dove si possono trovare Animon particolari o premi unici, di solito hanno al loro interno dei puzzle da completare con i vari potenziamenti offerti dal gioco.
Ultime, ma più importanti di tutte: le Aree (lo metto maiuscolo perché si chiamano proprio “Area 1”, “Area 2” etc.), sono i posti principali dove incontrare gli Animon. Grandi spazi aperti da esplorare con parti obbligatorie e parti facoltative per ottenere premi extra.
Alcune Aree centrali hanno degli altri Lumen con cui combattere e una volta battuti tutti quelli di un’Area si potrà sfidare il boss, una meccanica molto interessante per incentivare l’esplorazione.
Un’altra importate questione delle Aree è la possibilità di trovare delle fontanelle, dove non solo si possono curare i propri Animon, ma si può anche riposare (per raggiungere determinati momenti del ciclo giorno – notte) e utilizzare la meccanica di creazione, che permette di cucinare o di craftare oggetti utili (e forse anche unici).
Animon e Combat System
Anche qua c’è da fare una premessa: il sistema di combattimento e di gestione delle creature di LumenTale: Memories of Trey è talmente profondo e complesso (in senso buono), che bisognerebbe farci un articolo a parte, quindi, per non essere accusato come manchevole, tralascerò volutamente alcune informazioni, che sicuramente potrai intuire o comunque saranno da scoprire giocando, altrimenti che divertimento c’è!
Premesse fatte, passiamo al concreto, girovagando per il mondo di Talea si incontreranno questi Animon, la loro cattura è possibile attraverso l’Holoken.
Lanciandolo alle creature (che sono presenti e visibili nelle Aree), si può: catturarle direttamente, iniziare un combattimento con un vantaggio oppure sconfiggerli senza aprire il classico combattimento a turni.
Il giocatore può portare nella sua squadra attiva fino a 6 Animon e schierarne in combattimento un numero (molto spesso a sua scelta) da 1 a 4.
Puoi capire da solo che con 140 Animon all’uscita del gioco suddivisi in 13 elementi e 4 tratti (personalità) il livello di preparazione strategica è veramente alto, soprattutto giocando a difficile. Preparazione strategica che avviene nell’Anispace.
L’Anispace è il luogo (anzi il non-luogo, da come lo descrive il gioco) dove vengono gestiti tutti gli Animon catturati. Dico gestiti perché non è solo dove vengono “immagazzinati” quando sono fuori dalla squadra, ma attraverso questo sistema è possibile modificarne i punti statistica, decidere se e quando evolverli (anche qua ci sarebbe da fare un excursus insifnito sui metodi evolutivi), cambiarne il moveset oppure liberarli.
Il giocatore può anche entrare effettivamente nell’Anispace e arredarlo con gli oggetti trovati durante l’esplorazione della mappa!
Menzione d’onore all’intelligenza artificiale all’interno dei combattimenti, non solo molto reattiva e coerente, ma ogni tanto anche difficile da prevedere.
Non solo Animon: un parco giochi per completisti
Se pensi che il loop di gioco si fermi al classico e un po’ pigro “cerca l’Animon, lancia l’Holoken, ripeti fino allo sfinimento”, ti sbagli di grosso. Quelli di Beehive Studios hanno capito perfettamente che per catturare il giocatore moderno serve densità, serve quel senso di “oddio, e là dietro cosa c’è?” che ti fa staccare gli occhi dalla quest principale per tre ore.
Il mondo di Talea è letteralmente pieno di attività collaterali facoltative. Ci sono puzzle ambientali che ti costringeranno a fermarvi e a far fumare i neuroni per capire come sfruttare quel determinato potenziamento, minigiochi che spezzano il ritmo in modo super piacevole e una quantità di segreti da scovare che ti faranno sentire un vero esploratore.
Ma la vera mazzata finale per la mia sanità mentale (e per il mio tempo libero) è stata la presenza di un intero set di carte collezionabili. Ragazzi, LE CARTE.
In ogni caso, se hai quella vena di collezionismo compulsivo che ti costringe a raccogliere ogni singola cosa luccicante sullo schermo, sei finito. Ti ritroverai a dedicare ore e ore solo per il gusto di completare gli album e sbloccare ogni potenziamento possibile per Trey e la squadra.
C’è una cura e una ricchezza di contenuti impressionante dietro ogni angolo, il chiaro segno di un team che aveva ben chiaro in testa che l’obiettivo era quello di creare un micromondo in cui è semplicemente meraviglioso perdersi e dimenticarsi del tempo che passa.
Creatività e Pixel
Sento il bisogno di parlare, anche se molto brevemente, del lato artistico più “tradizionale”: la grafica e il sonoro.
Questo progetto è frutto di un crowdfunding, partito da kickstarter, che è stato finanziato in maniera veramente efficace e veloce già grazie alle prime concept art (fatte dal gruppo di Elite4 se non sbaglio).
Non c’è quindi da stupirsi, mi aspettavo una grafica e degli Sprite veramente interessanti ed ispirati ed è quello che ho trovato, anzi, alla fine il gioco ha superato le mie aspettative.
Poi la musica, mamma mia, mi è entrata in testa e non esce più.
Sinceramente guardandolo così, è difficile credere che un gioco del genere sia nato da una pagina Facebook di meme e dall’intraprendenza di una persona, eppure è così.
Qualche piccola nota
Certo il gioco non è perfetto, ha delle piccole debolezze che vorrei discutere.
Una delle cose che di più mi hanno fatto storcere il naso è l’interfaccia della mappa del mondo, l’ho trovata un po’ confusionaria, durante il viaggio ho fatto fatica a capire dove mi trovavo in Talea.
A volte ho trovato un po’ difficile lanciare l’Holoken in maniera corretta, nonostante giocassi a oltre 60 fps ho sentito un pochino in ritardo negli input, ma potrebbe essere tranquillamente skill issue.
Grazie ai materiali che si trovano in giro, già nelle prime ore di gioco, vendendo i preziosi ho accumulato una quantità incredibile di denaro, decisamente troppo rispetto al prezzo medio degli oggetti da comprare nei negozi.
Anche a difficoltà massima, con il sistema dei Lumen e il boss delle aree, mi sono trovato sempre molto overlivellato, ma quello è stata magari una pecca mia, di voler affrontare ogni combattimento fino in fondo.
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Nerdando in Breve
LumenTale: Memories of Trey è una creatura con un’identità fortissima, nata dalla passione pura e cresciuta con una personalità straripante. Quelli/e di Beehive Studios hanno preso il genere dei monster collector e ci hanno stampato sopra la propria firma, regalandoci un’avventura isometrica profonda, strategica e con una trama che non fa sconti e ti cattura fin dal primo istante.
I punti di forza di questo titolo sono innegabili: la direzione artistica in pixel art è ispiratissima e si sposa a meraviglia con una colonna sonora che ti si ficcherà in testa. A questo si aggiunge un combat system che è una vera goduria per i tattici, grazie alla gestione profonda dell’Anispace, un’esplorazione resa decisamente fluida dalle dinamiche dell’Holoken e una valanga di contenuti secondari, tra carte collezionabili, minigiochi, puzzle e postgame, che trasformano Talea in un paradiso per i completisti.
Certo, grattando sotto la superficie, qualche debolezza viene a galla. L’interfaccia della mappa del mondo è un po’ confusionaria e ammetto che a volte ho fatto fatica a capire dove mi trovassi. Anche i comandi per il lancio dell’Holoken non sono sempre precisissimi e soffrono di un leggero ritardo, mentre l’economia di gioco tende a sbilanciarsi in fretta: vendendo i preziosi trovati all’inizio mi sono ritrovato con una quantità spropositata di denaro rispetto ai prezzi dei negozi.
Inoltre, complice la mia fissa di voler affrontare ogni singolo incontro sul percorso, mi sono ritrovato costantemente overlivellato per i boss delle Aree, anche giocando a livello difficile. Ma al netto di queste minuscole sbavature e di una progressione che segue (circa) comunque lo schema classico del genere ti dico una cosa:
Che tu sia amante o meno dei monster collector (basta che non li odiate haha) prendeti s’ta perla italiana e giocatela, ci sono veramente tante ore di contenuti da giocare, da scoprire, da vivere. Ti assicuro che ti arricchirà e ti stupirà, come solo una vera opera d’arte sa fare.
Trailer Pre – Lancio
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