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Crimson Desert – Epopea fantasy

Crimson Desert

Recensione

Se dovessi descrivere l’intera esperienza di Crimson Desert in un solo aggettivo, sceglierei sicuramente “ambizioso”.
L’intento è chiaro fin dalle prime ore di gioco: costruire un open world vasto, ricco di personaggi, occasioni e situazioni. Un universo fantasy degno di una saga lunga e sfaccettata che possa ambire ad essere un nuovo punto di riferimento per il genere.

Ambizioni così vaste, però, devono essere supportate da un comparto tecnico di prim’ordine, una scrittura appassionante, doppiaggio convincente e, soprattutto, gameplay che ti tenga incollato al pad per ore, giorni, settimane.
Se ti stai domandando: “bene, ma ci saranno riusciti?”, la risposta è: solo in parte.
A breve, ti sarà chiaro il perché.

Crimson Desert

Trama

Crimson Desert parte da una premessa non originale, ma consolidata. Nello sconfinato continente di Pywel le fazioni sono in guerra tra loro e in modo particolare lo scontro è feroce tra gli Orsi Neri e i Lupi Mantogrigio (meno male che non ci sono leoni rampanti e draghi a più teste). A seguito dell’ennesimo scontro, il gruppo di cui fa parte il nostro eroe, Kliff, viene sconfitto e disperso e lo stesso protagonista (senza spoilerare troppo, ma in modo un po’ prevedibile) finisce dritto dritto nell’Abisso.

Inizia così l’epopea fantasy di Kliff, che deve cercare di rimettere insieme i superstiti del vecchio gruppo, rimettere in piedi i Mantogrigio, riconquistare casa e ovviamente portare un po’ di sana vendetta. Contemporaneamente, però, abbiamo la dimensione surreale dell’Abisso, in cui anche lì le cose sono da rimettere in sesto, ed ecco come ti troverai a portare avanti ben due filoni narrativi scollati tra loro.
Personalmente mi ha ricordato un po’ le meccaniche di AC Valhalla in cui le missioni nel mondo degli dei lasciavano un po’ il tempo che trovavano e, personalmente, le ho relegate il più possibile all’endgame.

La scrittura, nel complesso, è gradevole ma non raggiunge mai livelli di epicità memorabili, e i paragoni si sprecano. Ciononostante, il risultato complessivo non è assolutamente da buttar via perché, anche se non particolarmente originale o ricco di colpi di scena, continua a farsi seguire e a lasciarci coinvolgere. Grazie soprattutto alla mole di quest secondarie, alla decina di personaggi e comprimari che incrocerai lungo la tua strada e che ti daranno occasione di approfondire la conoscenza di questo nuovo mondo fantasy.

Crimson Desert

Gameplay

Crimson Desert si presenta e ha l’ambizione (non credo mi stancherò di ripeterlo) di mostrarsi come un’esperienza fantasy definitiva in cui è possibile fare letteralmente di tutto. Il che vuol dire che, oltre alle (due) missini principali di cui ho parlato prima, ci sono tonnellate di attività che vanno ben oltre la soluzione di quest secondarie e incarichi vari. Faccio persino fatica a elencarle tutte, ma lasciami dire che solo nelle prime due ore di gioco ti troverai a salvare un gatto bloccato sul tetto, fare l’elemosina, sfidare a braccio di ferro il campione della taverna, giocare a carta forbice e sasso con i bambini del villaggio, raccogliere ingredienti e cucinare pietanze da consumare o rivendere.

Andando avanti, poi, si apriranno molte altre attività tra cui l’immancabile crafting, la cura dell’equipaggiamento, partite di poker, le gare di tiro con l’arco e corse coi cavalli, l’acquisto o la costruzione da zero della casa, con tanto di arredamento da comprare e collocare e, come se non bastasse, l’avviamento e gestione di rotte commerciali con insediamenti vicini.
Insomma, c’è davvero da passare centinaia di ore solo con le attività di corredo, senza neanche andare troppo oltre con le quest.

Il problema è che queste attività, alla fine, risultano terribilmente fini a loro stesse: scollate tra loro e dalla trama principale, non danno un vero e concreto vantaggio in termini di bonus o perk. Insomma: le centinaia di cose che possiamo fare hanno lo scopo ultimo di garantire varietà alle cose che possiamo vivere, dare una pausa all’avanzare della trama, garantire alternanze di ritmo e, sostanzialmente, spingerci a giocare ancora ancora e ancora.
Non che questo sia un male, dopotutto lo scopo è quello dell’intrattenimento, però manca un fil rouge che funga da legante e che renda il tutto armonico e ben oliato.

L’ispirazione è chiara ed evidente, e prende il nome di sua maestà The Witcher 3, e, verosimilmente, da quanto ci è stato fatto subodorare dal prossimo capitolo della serie. Tuttavia, come detto, manca quel senso di continuità e coerenza che invece avrebbe coronato Crimson Desert come capolavoro assoluto.

C’è anche un altro, piccolissimo, problema: te ne parlo nel prossimo paragrafo.

Crimson Desert

Comparto tecnico

Ho sperimentato la mia copia recensione, per cui ringrazio Pearl Abyss, su Xbox Series X in HDR con ARC Dolby Atmos.
Tanto la resa visiva che quella sonora sono semplicemente impeccabili.

Come puoi vedere dai miei screenshot, ci sono scorci che mozzano letteralmente il fiato e l’alternanza giorno notte, clima e meteo impattano non solo sulla resa immersiva, ma si riflettono direttamente sul gameplay, per cui dovrai assicurarti di essere vestito in modo adeguato, sia per ragioni di salute ma a volte anche solo per entrare in alcune aree, in cui uno straccione o un ramingo non sono ben visti.
Che l’abito faccia il monaco, dopotutto, si sa.

Dov’è il problema allora?
Personalmente ho trovato i controlli davvero molto ostici da padroneggiare. Faccio un esempio: in giro per il mondo si possono raccogliere tantissime cose e ad ogni nuova scoperta si accompagnano nuove conoscenze ed esperienze. Per interagire con gli oggetti però, ci sono diversi modi. Avvicinandosi si illumina il tasto corrispondente (la “x” su controller Xbox), quindi viene naturale premerlo, aspettando che Kliff si chini e prenda la cavalletta, fiore, ragno di turno. Invece si mette a saltare come un cretino. Per raccogliere bisogna tenere premuto il tasto finché non si riempie la barra corrispondente e scatta l’azione.

Benissimo, dirai, questione di pratica. Peccato che l’icona appaia anche a distanza, e l’azione di raccolta si attiva solo quando siamo abbastanza vicino e l’icona si illumina. Risultato: preferisco tirar dritto e non raccogliere quel che c’è in giro per risparmiare tempo.
Ma veniamo alle interazioni con i moltissimi png: prima dobbiamo puntarli, tener premuto LB per attivare un menù contestuale e poi tenere premuto il tasto corrispondente all’azione (negozio, parlare, minacciare).

Altro esempio: tenendo premuto il grilletto sinistro si carica il tiro con l’arco. Voglio rinunciare? Non posso: l’unico modo che ho trovato è fare una capriola indietro per annullare l’azione, altrimenti la freccia viene scoccata.
Selezione degli attrezzi: classica ruota che però deve prima essere popolata, per cui per passare dalla spada al piccone (per recuperare minerali di ferro per una quest secondaria) ho dovuto prima cercare l’inventario, individuare gli oggetti, equipaggiarli, poi sceglierli con la ruota e infine indovinare come picconare (questo era facile, stesso comando dell’attacco).

Corona il tutto un menù brobdingnagiano, che deve giocoforza raccogliere tutta la mole sterminata di informazioni, mappe, oggetti, sfide, quest e chi più ne ha ne metta.
Cervellotico? Sì. Decisamente troppo.
Con un titolo di respiro così profondo, così ampio, così vasto è necessario che i controlli siano fluidi, immediati, rapidi. Non posso perdere ogni volta tempo a capire come fare le cose che voglio fare.

Niente di insormontabile, ovviamente, ma richiede una dedizione e una curva di apprendimento decisamente molto ripida nelle prime ore di gioco.
Il risultato è un’odissea totalizzante che ti consiglio di affrontare, se ami il genere, ma di farlo quando non hai altri titoli in testa da giocare.
Quando giocai a Red Dead Redemption 2 e a The Witcher 3, non toccai altro gioco per mesi e mesi. Qui è lo stesso.

Crimson Desert

Conclusioni

A mio avviso siamo davanti a un capolavoro mancato.
Lo sforzo fatto per mettere insieme questo titolo è stato incredibile e ne va dato decisamente merito ai ragazzi di Pearl Abyss, che hanno saputo guardare lontano e non temere di imbattersi in una montagna da scalare.

L’unica vera critica che mi sento di muovere è la mancanza di un protagonista ricco di carisma. Siamo lontani anni luce dalla tagliente parlantina di Geralt e dall’epicità di Arthur Morgan, e questo alla lunga pesa, perché rende meno coinvolgente l’intero impianto narrativo.

Secondo me, è mancata un po’ di visione di insieme e forse un briciolo di coraggio per non mettere tutto l’arrosto sul fuoco contemporaneamente ma poteva magari essere rilasciato con piccoli DLC gratuiti (come fece CD Projekt Red) poco per volta.
Resta comunque un’opera degna di essere giocata e vissuta, e non meritevole delle ampie critiche che si stanno spargendo sul web in questi giorni.

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Nerdando in breve

Crimson Desert è un’epopea fantasy riuscita solo in parte.

Trailer

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