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#NerdandoConsiglia: Affari di famiglia

Di tutti i libri di Francesco Muzzopappa, Affari di famiglia è sicuramente quello che mi ha divertita di più. Edito da Fazi nel 2014, il libro è uscito in formato audio su Storytel nel 2018. Lì potete trovarlo tuttora, nelle sue 5 ore di durata, con la voce di Renata Bertolas.

Trama

La storia segue le vicende di una nobile famiglia torinese, composta da moglie, marito e stirpe. Nello specifico, il marito è il serafico Amedeo, la moglie è la sofisticata Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna e la stirpe è composta dall’unicogenito: Emanuele. Rampollo dai nobili natali ma dall’arguzia discutibile, il ragazzo non ne vuole sapere di assumersi le responsabilità che una tale discendenza prevederebbe. Alla morte di Amedeo, la cospicua eredità finisce nelle tasche del giovane, che non perde occasione di sperperare in giro il patrimonio come il più solerte dei parassiti. Maria Vittoria, dal canto suo, cerca di direzionare il giovane virgulto senza però intromettersi troppo, finché, malauguratamente, la situazione degenera.

Il Koh-i-Noor, diamante (realmente esistente) dalla storia tanto lunga quanto arzigogolata, in Affari di famiglia è di proprietà della famiglia di cui leggiamo gli affari. Questo finché il rampollo, perdutamente innamorato dell’aitante ballerina Ludmilla Coprova, decide di regalarlo alla sua lei come pegno d’amore.

Per recuperare il diamante uscendone pulita agli occhi del figliolo, Maria Vittoria si inventa un acrobatico piano che prevede un rapimento: il suo. Ad affiancarla ci saranno un bandito (gentile), un ragazzino strafottente, il sempre fedele maggiordomo Orlando e la sua contabile, immancabile alleata contro la bancarotta.

Chi dovrebbe leggerlo

A me Affari di famiglia è piaciuto così tanto, probabilmente grazie all’intonazione data da Renata Bertolas. Intendiamoci: il libro è davvero molto ben scritto e articolato, con personaggi caratterizzati in dettaglio che paiono perfette macchiette da muovere su un palcoscenico. Ciò che me l’ha reso così coinvolgente, però, è proprio la teatralità con cui Bertolas ha interpretato l’intera storia. Riesce infatti a dare alla contessa e agli altri personaggi la precisa inflessione che ci si aspetterebbe da loro, di momento in momento.

Va da sé che nessuna lettura azzeccata potrebbe mai brillare, se il testo scritto non fosse perfetto già di suo e questo, a parer mio, lo è. La contessa è onnipresente e dotata di un sarcasmo sottile e intelligente, in grado di accostare contesti differenti a immagini affini per logica ma non per argomento. Un volo pindarico continuo, un interessante susseguirsi di analogie non sempre lineari, dimostrando di destreggiare un pensiero laterale acuto e ben allenato, che di fatto caratterizza l’intera produzione Muzzopappiana.

Se vi piacciono le storie assurde, con arzigogoli volutamente inverosimili ed esasperati ma sempre coerenti nella loro logica, allora ve lo consiglio. Affari di famiglia credo si presti molto bene anche come lettura “per ricominciare a leggere”: un libro breve e scorrevole, sagace e arguto, che potrebbe fare al caso vostro qualora foste incappati in un periodo di secca, come quando si perde il ritmo saltando la corda.

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