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Un lupo mannaro americano a Londra – 40 anni di un masterpiece

Un lupo mannaro americano a Londra

L’horror ironico secondo John Landis

Era il 1981 e il mondo del cinema viveva un periodo florido di sperimentazione, che avrebbe gettato le basi per molta della filmografia a venire. E proprio quell’anno John Landis, uno dei registi più interessanti del periodo a Hollywood, realizzò un gioiellino che mescolava horror e ironia dal titolo di Un lupo mannaro americano a Londra.

Il film aveva l’ambizione di mescolare folklore e antiche leggende di paura con i tempi contemporanei, fondendo toni cupi e spiritosi. La storia? Due giovani studenti statunitensi sono in viaggio in Inghilterra. Quando vengono attaccati da quello che sembra un grosso cane, la loro vita subirà una svolta che mai avrebbero potuto prevedere.

Nonostante di anni ne siano passati un bel po’, non vi racconto troppo della trama nel caso vi siate lasciati sfuggire questo cult cinematografico. Anche perché in questo caso potete correre a recuperarlo: al momento in cui scrivo è disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video. Nel giorno in cui compie la bellezza di 40 anni, comunque, vi racconto qualche curiosità su Un lupo mannaro americano a Londra.

L’ispirazione

L’idea alla base di Un lupo mannaro americano a Londra affonda le sue radici ancora più indietro del 1981 e in particolare al 1969. In quell’anno il giovane John Landis stava girando I guerrieri in Jugoslavia e, durante uno spostamento da un set all’altro, si è imbattuto in un curioso funerale gitano. Il morto, uno stupratore seriale della zona, venne seppellito con i piedi legati da corone di aglio: in questo modo non sarebbe potuto risorgere per perpetrare i suoi crimini.

L’incontro stuzzicò la mente del regista, che iniziò a pensare a un progetto che trasponesse il folklore e le antiche credenze popolari in un contesto contemporaneo. L’obiettivo era portare in epoca moderna temi classici dell’horror. Come il mito del lupo mannaro, per esempio.

Tra le fonti di ispirazione apertamente citate c’è inoltre il più popolare romanzo di Sir Arthur Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville. Il rimando all’avventura di Sherlock Holmes è evidente nell’ambientazione iniziale, una misteriosa brughiera nebbiosa nei pressi di Londra.

La casa di produzione, la Polygram, aveva accettato di produrre un soggetto così insolito ma spingeva per scegliere i protagonisti: i nomi su cui puntare, per loro, erano Dan Aykroyd e John Belushi. In questo modo speravano di bissare il successo di The Blues Brothers, sempre diretto da John Landis e uscito l’anno prima. Il regista, però, fu irremovibile su questo punto e alla coppia di comici preferì David Naughton, scelto dopo averlo visto nella pubblicità della Dr. Pepper, e Griffin Dunne.

Eredità

Un lupo mannaro americano a Londra ha colpito molto l’immaginario cinematografico, grazie alla sua carica dirompente. Uno dei più grandi fan del film fu nientemeno che Micheal Jackson: il cantante apprezzò tantissimo l’opera di Landis, tanto da volere fortemente il regista per quello che diventerà il suo videoclip più famoso, Thriller. Girato l’anno seguente, nel 1982, il video vede riunita la premiata ditta dietro Un lupo mannaro americano a Londra: Landis in cabina di regia e Rick Baker agli effetti speciali. Inoltre, alla fine del girato è riportata la stessa frase che troviamo in chiusura del film.

Anche Edgar Wright, autore della Trilogia del Cornetto, è un grande fan di Un lupo mannaro americano a Londra, tanto che lo ha omaggiato nel suo film L’alba dei morti dementi. La scena in cui il protagonista Shaun viene spaventato dal riflesso della figura di Pete nello specchio del bagno, viene direttamente dal film di Landis. La curiosità nella curiosità è che anche la scena di Un lupo mannaro americano a Londra era a sua volta un omaggio: a Repulsion di Roman Polanski.

Dal film è stato tratto, un decennio più tardi, anche uno spinoff: Un lupo mannaro americano a Parigi, uscito nel 1997, era interpretato da Tom Everett Scott e Julie Delpy ma non è stato in grado di replicare il grande successo dell’originale.

Lupo ululà

Perdonatemi, ma non potevo esimermi dal citare quel capolavoro della comicità che è Frankenstein Jr. Come è lecito aspettarsi, il lupo mannaro era il fulcro del film di John Landis e sulle sue sembianze pesavano grandi aspettative. Regista e direttore degli effetti speciali, il già citato Rick Baker, non riuscivano proprio a mettersi d’accordo ma, alla fine, l’aspetto dell’uomo lupo è stato ispirato dal cane di Baker.

La scena della trasformazione, una delle più impegnative da girare oltre che tra le più famose della storia del cinema, necessitò di ben sei giorni per essere realizzata, con circa 10 ore di lavoro al giorno. Servivano cinque ore per applicare il trucco e tre per toglierlo. Il risultato, però, è stato di gran lunga sopra le aspettative, tanto che Rick Baker venne premiato con il premio Oscar per il miglior trucco: la categoria non esisteva prima, venne creata proprio con Un lupo mannaro americano a Londra.

Luna storta

John Landis era uno che sapeva curare ogni dettaglio e dare vita ad autentici capolavori (prima del fatto drammatico che avvenne sul set e che di fatto rallentò definitivamente la sua carriera. Ma questa è un’altra storia che vi raccontiamo qui) e per Un lupo mannaro americano a Londra si occupò con attenzione della colonna sonora: tutte le canzoni che ascoltiamo nel film, hanno la paura “moon” nel titolo.

Tra le varie possiamo ricordare Moondance di Van Morrison e la stupenda Bad Moon Rising dei Creadence Clearwater Revival. Landis avrebbe voluto anche Moon Shadow di Cat Stevens, ma l’autore non concesse il permesso perché credeva nell’antico folklore secondo cui i lupi mannari esistono e non voleva mancare loro di rispetto.

Questione di stile

Nel corso del film ci imbattiamo in una sala cinematografica che proietta un film pornografico, di cui scorgiamo anche le locandine: See you next wednesday è un finto filmino hot, girato ad hoc prima delle riprese e che appare spesso nei film diretti da John Landis. Il titolo See you next wednesday, a ben guardare, è un inside joke costante nella filmografia di John Landis: lo vediamo apparire in tutti i suoi film e ogni volta si riferisce ad una pellicola di genere diverso (c’è perfino nel già citato videoclip Thriller). Ma perché proprio questo titolo? È un rimando a una battuta di 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick.

Alla fine del film, dopo i titoli di coda, appare una scritta con le congratulazioni per il matrimonio del Principe Carlo con Lady Diana, celebrato il 29 luglio 1981. Questo perché nel corso del film il personaggio di David, nel tentativo di farsi arrestare, aveva urlato un insulto proprio alla figura del Principe Carlo.

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