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Ai confini della realtà: che cos’è e perché è un cult

Ai confini della realtà

Ai confini della realtà

Fan della fantascienza distopica, a rapporto! Perché oggi parliamo di un autentico cult di questo genere a livello televisivo.
Molto prima di Black Mirror e delle sue inquietudini, infatti, c’era Ai confini della realtà (in originale The Twilight Zone), serie antologica creata da un certo Rod Serling nel 1959.
Proprio in questi giorni, abbiamo avuto l’occasione di leggere Ai confini della realtà – La vita di Rod Serling, biografia a fumetti dell’autore pubblicata in Italia da Edizioni BD; la lettura ci ha permesso di scoprire che ci sono diverse persone che, al nominare Ai confini della realtà, non ha idea di cosa stiamo parlando: quale occasione migliore, allora, per fare il punto della situazione, considerato anche che è in corso negli Stati Uniti una nuova stagione proprio in questo periodo?

Ai confini della realtà aveva la capacità di trasmetterci inquietudine raccontando in chiave paradossale e fantastica la quotidianità e la contemporaneità. Ciascun episodio era introdotto dallo stesso Rod Serling e la prima stagione vantava un’equipe di autori formata da grandi nomi della fantascienza mondiale (Ray Bradbury, Richard Matheson, Charles Beaumont). Marchio di fabbrica erano i celeberrimi switching endings, finali in cui la prospettiva veniva ribaltata in un colpo di scena capace di lasciarci di stucco ogni volta.

La serie classica

Il 2 ottobre 1959 la CBS scommette su una serie antologica creata da Rod Serling dal titolo Ai confini della realtà. Si tratta di un prodotto insolito, che punta sull’inquietudine e su una grande attenzione produttiva. Fin dall’episodio pilota, Where’s Everybody?, la critica apprezza il progetto ma l’accoglienza del pubblico si dimostra invece decisamente tiepida.
Col progredire degli episodi, in totale 36 (tutti scritti da Serling, Matheson e Beaumont), tuttavia il successo cresce a dismisura, iniziando ad attirare l’attenzione generale su Ai confini della realtà.

Nonostante un cambio al vertice in CBS (con il nuovo direttore decisamente ostile al programma, che giudica troppo inutilmente costoso), l’arrivo di un nuovo grosso sponsor (Colgate-Palmolive) porta alla distribuzione di una seconda stagione nel 1960, stavolta composta da 29 episodi.
A partire da questa stagione, sono sempre di più gli attori famosi ad apparire nel corso delle puntate.

La terza stagione, prodotta nel 1961 e composta da 37 episodi, vede una progressiva diminuzione del coinvolgimento diretto di Serling nelle sceneggiature e la prima a firma di Ray Bradbury (Ode al corpo elettrico). Due degli episodi di questa stagione sarebbero stati reinterpretati nel film omaggio prodotto negli anni Ottanta.

Nel 1963 arriva una quarta stagione da 18 episodi e nel 1964 la quinta e conclusiva, composta da 36 episodi. La quarta è di fatto la stagione più travagliata e quella che segna, di fatto, il naufragio del progetto. Tra le ragioni del declino, i numerosi problemi personali degli autori e l’infelice decisione della rete di aumentare a un’ora la durata dei singoli episodi (successivamente, infatti, si tornerà al consueto minutaggio); la quarta stagione inaugura però anche la nuova sigla dello show, che sarà poi ripresa nel film.

 Gli anni Ottanta

Dopo circa vent’anni da Ai confini della realtà, il solco tracciato da Rod Serling sembra pronto a essere seminato nuovamente.
Nel 1983 i registi Steven Spielberg, John Landis, Joe Dante e George Miller rendono omaggio alla serie classica dirigendo Ai confini della realtà, lungometraggio in quattro episodi, ciascuno diretto da uno degli artisti. A parte il primo episodio, che è originale, gli altri tre sono rifacimenti di episodi della serie anni Sessanta. Il film, inoltre, è tristemente famoso per un terribile incidente sul set ed è ricordato tra le pellicole maledette della storia del cinema.

Sulla scia del successo del film, tra il 1985 e il 1989 viene girata una nuova serie di Ai confini della realtà, composta da tre stagioni (la prima composta da ben 59 episodi, la seconda da 21 e la terza da 30).
La nuova Ai confini della realtà è scritta da autori cresciuti nel mito della serie classica e diretta da registi di tutto rispetto (tra cui Wes Craven e William Friedkin).
Anche questa volta, sono molti i volti famosi del cinema a prendere parte agli episodi, molti dei quali sono tratti dai lavori di Stephen King, Ray Bradbury, Arthur C. Clarke. Non mancano, inoltre, remake di episodi cult della serie classica.

Gli anni Duemila

Passano altri vent’anni e nel 2002 il mondo sembra avere ancora fame di Ai confini della realtà. Stavolta vengono prodotti 44 episodi, tutti introdotti dall’attore Forest Whitaker. Anche in questo caso, la serie alterna remake di episodi classici a storie originali ma i fasti degli anni Sessanta sembrano ormai uno sbiadito ricordo e Ai confini della realtà viene chiusa a causa dei bassi ascolti.

Il revival attuale

La cadenza ciclica di vent’anni in vent’anni sembra caratterizzare la storia di Ai confini della realtà perché nel 2019 è CBS a produrre una nuova versione del cult. Stavolta il presentatore è Jordan Peele e viene realizzata una prima stagione da 10 episodi, tuttora inedita in Italia, che ancora una volta alterna trame originali a remake di vecchi episodi. È già stata annunciata una seconda stagione, di prossima realizzazione.

L’eredità culturale

Ai confini della realtà ha profondamente influenzato l’immaginario collettivo a venire e non solo per quanto riguarda l’ambito televisivo: citazioni e riferimenti agli episodi cult sono riscontrabili in tutti i media, dal cinema alla TV, dal fumetto alla letteratura, passando per la musica e l’animazione e i videogiochi.
Senza contare che serie come Black Mirror devono sicuramente moltissimi ad Ai confini della realtà, tanto nelle tematiche quanto nello stile narrativo.

Il materiale prodotto nel corso degli anni da Ai confini della realtà è vastissimo: se un recupero completo può essere pesante, io vi consiglio di guardare almeno gli episodi più famosi e incisivi e di perdervi ancora una volta nella Zona del crepuscolo.

Ah, se ve lo state chiedendo: il titolo originale, The Twilight Zone, viene dal linguaggio dell’aviazione. La zona del crepuscolo, infatti, indica la fase dell’atterraggio di un aereo in cui la linea dell’orizzonte scompare alla vista per un brevissimo istante, lasciando il pilota privo di punti di riferimento. Proprio come succede allo spettatore nel finale degli episodi della serie.

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