Prometheus: Fire and Stone Omega - Il finale del crossover - Nerdando.com
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Prometheus: Fire and Stone Omega – Il finale del crossover

Recensione

E così, anche questo maxi evento è giunto al termine.

Sto parlando, come si evince dal titolo, di Fire and Stone, il primo, grande crossover fumettistico che ha coinvolto tutti i franchise afferenti all’universo Alien, che si prefiggeva per la prima volta di riunirli tutti in modo coerente e comprensivo.

A ciascun sotto-universo è stata riservata una mini-serie, con uno scrittore ed un disegnatore dedicato e di ciascuno di essi abbiamo diffusamente parlato qui su Nerdando.com.

In caso vi siate persi le puntate precedenti, qui trovate gli articoli relativi rispettivamente a Prometheus, Aliens, Alien vs. Predator.

Ora, bando alle ciance, è arrivato il momento di andare a vedere come tutto si conclude e se Dark Horse e i team dedicati siano riusciti in un’impresa ardua, perché si tratta comunque di brand diversi tra loro, che hanno avuto vite piuttosto diverse al cinema e sugli altri mezzi di intrattenimento, seppur con felici incontri di tanto in tanto (non ultimo il bellissimo videogioco Alien vs. Predator dei primi anni 2000).

Ancora una volta grazie a saldaPress, che ne cura l’edizione italiana e ci ha permesso di leggere questo Prometheus: Fire and Stone Omega.

Trama e personaggi

[Nota: seguono piccolissimi spoiler perché erano necessari per parlare del fumetto. Mi dispiace molto ma non cito nulla di così grave che possa inficiare la lettura.]

Prometheus: Fire and Stone Omega è il quinto volume di questa saga che ci ha accompagnato per tutto il 2017 (qui in Italia, negli USA risale a due anni fa) e che fa parte del progetto di rilancio dell’Aliens Universe a fumetti nel paese del tricolore.

Per il gran finale è stata scelta la penna di Kelly Sue DeConnick, già al lavoro su Captain Marvel della casa delle Idee e moglie del collega Matt Fraction (che ha scritto una delle poche serie di supereroi che ho letto in questi ultimi anni, ma questa è un’altra storia).

Ricapitolando le trame dei capitoli precedenti, in modo breve e conciso, una spedizione era partita per cercare la scomparsa nave Prometheus, vista nell’omonimo film e succede un bordello; anni dopo i fuggitivi di Hadley’s Hope, ovvero la colonia vista nel film Aliens – Scontro  Finale (quello di “vengono fuori dalle fottute pareti”, diretto da James Cameron) hanno una sfiga talmente cieca da andare a sbattere proprio sul pianeta dove si era perduta la spedizione di cui prima e succede, guarda un po’, un ennesimo bordello. Dulcis in fundo, nel marasma generale ci vanno di mezzo pure i temibili Predator: sangue, mazzate e violenza ovunque.

Or ora, sul pianeta delle sfighe più clamorose abbiamo i nostri fuggitivi (o perlomeno, i sopravvissuti alla mattanza del volume Aliens: Fire and Stone), compreso il personaggio più odioso dell’universo di Alien (e non è un Predator), Achab, che si è unito al gruppo dei disperati ed è il più figo di tutti.

L’arrivo (il ritorno, in effetti) di Elden, il sintetico mutato in essere malvagio dal mutageno dei precedenti episodi, si unisce al bel quadretto familiare e comincia la festa.

A questo punto, visti i precedenti, uno si aspetterebbe un finale piuttosto banale pieno di morti, azione e sangue. E invece, per la seconda volta in questo mese, sono qui a smentirmi.

Perché, come accaduto nel finale di Aliens: Defiance (che è stato pubblicato su un mensile sempre sotto etichetta saldaPress) all’ultimo atto si cambia rotta: lungi dal fornire tutte le risposte che aspettavamo e che potevano chiudere in modo definitivo le questioni rimaste aperte, il finale è molto più “lostiano”: un gruppo eterogeneo di personaggi (no, persone non potevo scriverlo) alla ricerca di una verità che, forse, non conosceremo mai.

È qui che capiamo quel “Prometheus” nel titolo: il finale si rifà proprio alla linea narrativa dell’ultimo franchise del gruppo, puntando più sul lato ragionato che su quello delle sparatorie.

È soddisfacente? Io credo di sì, pur con tutte le riserve date dal fatto che si tratta di un finale aperto e che non sappiamo se e quando avrà ripercussione sull’universo Alien e se mai rivedremo i nostri protagonisti.

Oppure, e questa è un’altra ipotesi che ho voluto leggerci io, la filosofia di fondo di tutta l’opera potrebbe essere racchiusa nell’ultima frase che chiude Omega: ciò che importa è l’esser vivi, non chi ci ha generati o perché: cosa ci interessa degli Ingegneri, del mutageno e compagnia, quando tutto ciò che potremmo ricavare dal giocare a fare Dio, o sostituendoci a lui, è solo morte e distruzione a causa della nostra stessa arroganza?

La figura di Elden (il vero Prometeo di tutto il crossover) è emblematica in tal senso:

“Vogliamo trovare un senso a noi stessi, siamo assetati di comprensione. Nella nostra arroganza, crediamo di esser fatti per qualcosa di più grande e che conoscere quello scopo ci renderà liberi… giocattoli rotti… miracoli banali… ci hanno creati perché potevano!”

La seconda storia che troviamo nel volume, o per meglio dire “ministoria”, scritta da Chris Roberson e intitolata “Aliens: Rapporto Operativo“, è un piccolo riempitivo non necessario, ma tutto sommato serve a dare una collocazione temporale agli eventi del crossover, se non fosse ancora sufficientemente chiaro (e io stesso avevo tentato di dare una timeline nella recensione del volume Aliens: Fire and Stone).

Disegni

I disegni di Prometheus: Fire and Stone Omega, affidati a Agustin Alessio,  richiamano lo stile del primo volume della saga, ma li trovo molto più raffinati, sia nella rappresentazione dei personaggi che in quella degli ambienti, rendendo il volume molto piacevole sia da sfogliare che da leggere. Merito anche dell’ottima colorazione ad effetto pastellato.

Discorso diverso per la ministoria, illustrata da Paul Lee: le illustrazioni sono molto più oscure e piuttosto anonime, non si perdono in chissà che particolari. Senza infamia e senza lode, direi, ma appunto la storia è un piccolo filler, quindi nessuno si lamenterà più del dovuto.

Edizione

Il progetto del rilancio dell’universo Aliens a fumetti in Italia è un progetto cui saldaPress ha creduto fortemente e che ci sembra, ora che è ben avviato ed indirizzato, un successo: storie con alti e bassi ma sempre godibili e divertenti, ben illustrate e presentate dall’editore con una cura certosina e maniacale, ricche di spunti, editoriali e approfondimenti che di certo non sono un pregio da far passare in secondo piano: io, da collezionista di fumetti, preferisco sempre acquistare un volume che non sia solo bello da leggere, ma anche da tenere in mano e in libreria.

Anche questo volume conclusivo di Fire and Stone non è da meno, anzi: la storia principale occupa circa la metà del volume, mentre il resto è una lussuosissima carrellata di interviste, approfondimenti, bozzetti, curiosità e making of che lo rendono la degnissima conclusione di una saga che ci ha accompagnati durante tutto l’anno.

In conclusione

Fire and Stone poteva essere di più? Forse sì, ma il progetto era piuttosto ambizioso e il finale gli rende giustizia: abbiamo letto, in questi mesi, storie divertenti, ben disegnate e che gettano un ulteriore sguardo su questo universo affascinante ed oscuro, per la prima volta in modo totalmente coeso.

Poco importa se il finale è aperto e non avremo tutte le risposte servite su un piatto d’argento: il seguito di Fire and Stone esiste, si chiama Life and Death e saldaPress ce lo sta portando, pronto per essere divorato con avidità.


Nerdando in breve

Fire and Stone termina con questo volume che racchiude un bel finale evocativo, tanti extra e una ministoria bonus: il tutto edito con la consueta perizia che contraddistingue saldaPress e delle belle illustrazioni.

 

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