Videogames

Doom: benvenuti all’inferno


Avete presente quegli shooter game in cui, prima di affrontare un’area, dovete fermarvi a studiare la mappa, la posizione degli avversari e pianificare una strategia per entrare in azione? Avete presente quegli FPS in cui la trama fanta-politica vi accompagna missione dopo missione con approfondimenti sulla psiche del protagonista?
Bene, scordateveli. Doom è adrenalina allo stato puro: azione e frenesia spinte al massimo in un ambiente immersivo e avvolgente, con orde di avversari da abbattere uno dopo l’altro senza troppi complimenti, il tutto condito da quel gusto gore-splatter che lascia ricoperti di sangue e budella spalmate.

Bethesda e Id Software (coppia che già mi fece innamorare alla follia con lo splendido Rage) riportano alla luce un titolo che è stato la storia del mondo videoludico: quel Doom che, agli albori dell’intrattenimento domestico, seppe dare vita ad un genere posando una pietra miliare che ancora oggi è giocata dagli appassionati di retrogaming.
Riesumare e adattare alle nuove generazioni un titolo del genere è sicuramente operazione complessa e delicata: da un lato c’è il bisogno di non snaturare un titolo così vivido nell’immaginario collettivo, dall’altra c’è il gusto dei gamer, notevolmente cambiato rispetto agli anni ’90 e che potrebbe non gradire determinate meccaniche di gioco, trovandole datate.

Doom, tuttavia, è riuscito nella titanica impresa di trovare un giusto equilibrio tra le parti: in effetti fa un po’ sorridere l’idea di trovare per terra power up, armi e munizioni quando ormai siamo abituati a recuperare proiettili dai nemici abbattuti o da armerie sparse qua e là nelle mappe, ma la frenesia del titolo è tale da contribuire alla sospensione dell’incredulità, elemento necessario per godersi questo gioco.
Il tutto è condito da una grafica strepitosa con avversari disegnati nei minimi dettagli e panorami demoniaci al punto giusto da offrire quel senso di claustrofobia che caratterizza da sempre la serie (anche quando ci troviamo in ambiente aperto). Il tutto accompagnato da una colonna sonora martellante e un ritmo di 60fps che non danno il tempo di respirare.

Per chi non conoscesse il concept: seguiamo le gesta di uno space marine armato di tutto punto e bloccato sul territorio di Marte dove gli uomini hanno creato un dispositivo per il trasporto dimensionale. Sfortunatamente la dottoressa Olivia Pierce, membro di un culto demoniaco, ha deciso di sfruttare questa tecnologia per aprire dei passaggi verso l’inferno che ha, naturalmente, iniziato a vomitare orde di demoni inferociti. Al nostro eroe il compito di fermare l’avanzata demoniaca prima che si accinga ad invadere la Terra.

Trama? E chi ha bisogno di trama quando abbiamo frenesia e adrenalina allo stato puro? Se paragonato agli altri FPS presenti sul mercato, Doom offre un gameplay completamente diverso: la sensazione di fondo è che gli sviluppatori abbiano preso le dinamiche degli shooter arena e le abbiano portate nella campagna single player. Non ci si deve fermare MAI, nemmeno per ricaricare: le munizioni raccolte a terra finiscono direttamente nel caricatore in modo da non smettere mai di sparare. E perché limitarsi a questo? Indeboliti dai nostri colpi, i demoni si offriranno alla possibilità di essere frantumati a mani nude dal nostro protagonista, per regalare momenti cruenti e splatterosi dal sentore horror che funge da ciliegina sulla torta.
Ma se da un lato il titolo manca in trama e profondità narrativa, dall’altra sarebbe riduttivo considerarlo un mero spara-spara: l’esplorazione delle grandi mappe è fondamentale per scovare i numerosi segreti disseminati qui e là, dai collezionabili agli upgrade per armi e armatura. E a proposito delle armi, non si può non citare la mitica motosega che, a patto di aver carburante, regalerà momenti di violenta euforia in un crescendo di teste esplose, arti strappati, budella spalmate sui muri: un festival della morte cruenta in cui l’unico protagonista è l’efferatezza del giocatore, nella girandola di armi variegate e piogge di piombo a non finire.

Insomma: tenetelo lontano dai vostri figli, ma non lesinate sulle ore di adrenalina che saprà regalarvi.



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