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Black Mirror: lo specchio oscuro dei nostri tempi

Ho scoperto Black Mirror con colpevole ritardo, ma questo non mi ha impedito di innamorarmene a prima vista, tanto da divorare tre stagioni nel giro di poco più di una settimana. Inglese fino al midollo, la serie è quanto di meglio abbia visto negli ultimi anni nell’ambito della fantascienza distopica.

Recensione

Black Mirror è una serie antologica inglese, creata nel 2011 da Charlie Brooker. Le puntate, quindi, sono slegate tra loro, ognuna con la propria trama: l’unico filo conduttore è il rapporto dell’essere umano con la tecnologia.
Un argomento più che mai attuale, declinato nelle più disparate sfumature (alcuni episodi sono ambientati ai giorni nostri, altri in un futuro non meglio precisato) ma caratterizzato sempre da un’aura distopica e grottesca.

Detto così potremmo pensare di trovarci davanti ad un prodotto nostalgico e retrogrado ma non è affatto così. Con le parole dello stesso Brooker, infatti “la tecnologia non è il villain, è il MacGuffin che consente il verificarsi del caos umano“. Le innovazioni più o meno realistiche sono sempre presenti ma lo sguardo e l’indagine sono concentrati sull’essere umano, su quanto possa diventare pericoloso e crudele con l’ausilio di strumenti così potenti.

Già al giorno d’oggi viviamo in un mondo globalmente connesso e possiamo servirci di sofisticate invenzioni che ci semplificano di molto la vita. Eppure gli oggetti che nascono con l’obiettivo di aiutarci a migliorare possono tirare fuori il peggio di noi, deformandoci e trasformandoci in una inquietante parodia di esseri umani. Proprio da questa premessa parte l’idea alla base di Black Mirror, in cui lo schermo nero dei nostri smartphone mette in luce un riflesso negativo di noi stessi e della società. Non è la tecnologia ad essere messa sotto accusa ma la natura stessa dell’essere umano, che si dimostra non all’altezza degli strumenti che esso stesso costruisce.

Gli episodi

Le prime due stagioni di Black Mirror sono state realizzate da Charlie Brooker per Endemol con un impianto tipicamente inglese: 3 puntate per ogni stagione, dalla durata variabile ma comunque superiore ai 40 minuti standard cui ci hanno abituati le serie americane. Il successo è stato immediato, tanto da fruttare un Emmy come miglior miniserie nel 2012 e l’interesse di Netflix, che ha acquistato i diritti e commissionato una nuova stagione da 12 episodi. Il progetto è stato poi diviso in due differenti tranches, ciascuna costituita da 6 episodi. In Italia abbiamo potuto già vedere la terza stagione completa e, nel corso del 2017, sarà disponibile la quarta.

Una delle caratteristiche che ho apprezzato di più di Black Mirror è sicuramente lo spaziare da un genere all’altro. Nel corso delle puntate ci spostiamo dal thriller alla fantascienza, dal dramma sentimentale all’investigazione, dalla politica allo show business, rispettando sempre le caratteristiche e i ritmi narrativi del rispettivo genere.
Inoltre mi è piaciuta molto l’atmosfera generale, sempre vagamente pessimista e destabilizzante. Il primo paragone che mi è venuto in mente, già durante la visione, è stato Ai confini della realtà: anche quella era una serie antologica che ci metteva di fronte a situazioni paradossali ed angoscianti, nelle quali alla fine niente si rivela essere come sembrava a prima vista. Sotto questo aspetto, Black Mirror è la migliore erede di Ai confini della realtà, aggiornandola ai tempi moderni ed arricchendola con riferimenti più diretti al nostro presente che, per questo, la rendono decisamente più inquietante.

Perché applicazioni per votare le persone e condividere in tempo reale la propria quotidianità, apparecchi per registrare tutto quello che ci succede, intelligenze artificiali surrogate esistono già e vedere i protagonisti, alle prese con innovazioni di questo tipo, mettere in atto comportamenti decisamente sgradevoli con cinica freddezza non può che generare un brivido lungo la schiena nello spettatore, che si vede così riflesso in uno specchio oscuro che mostra una realtà non molto diversa da quella che lo circonda.
Una visione, quindi, da intraprendere con l’umore giusto perché il rischio di restare con l’amaro in bocca, di fronte ad una realtà così sconsolante, è più che concreto. Ma vale decisamente la pena di correrlo.

Nerdando in breve

Black Mirror ci mette di fronte ad una realtà cruda in cui la tecnologia ha tirato fuori il peggio di noi, mostrandoci situazioni paradossali ed inquietanti. Sicuramente il meglio che la fantascienza distopica televisiva degli ultimi anni ci ha offerto.

Trailer



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