Captain Tsubasa 2: World Fighters – Un tripudio di miccette sul campo

Captain Tsubasa

Il mio rapporto con i videogiochi di Captain Tsubasa parte da lontano. In un vecchio articolo di Non è un gioco per vecchi raccontai quanto avessi consumato la mia PlayStation giocando a Captain Tsubasa J: Get in the Tomorrow, mentre nel 2020 accolsi con piacere quel titolo divertente, esplosivo e caciarone che era Rise of New Champions. Sei anni dopo, Tamsoft e Bandai Namco tornano con Captain Tsubasa 2: World Fighters, disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e PC. L’ho provato su PlayStation 5 grazie a una copia recensione inviata da Bandai Namco, che ringrazio. Avevo aspettative piuttosto alte, proprio per il mio legame con la serie, ma questa volta l’entusiasmo si è affiancato a un po’ di confusione.

Recensione

Captain Tsubasa 2: World Fighters riprende gli eventi successivi al torneo Junior Youth raccontato nel primo capitolo e accompagna Tsubasa Ozora (il nostro Holly) e la nazionale giapponese verso il World Youth. Il percorso parte dal Brasile, passa attraverso il ritorno in Giappone e le qualificazioni asiatiche, fino ad arrivare al grande confronto con le migliori nazionali giovanili del mondo.

Il punto di vista principale è quello di un calciatore creato da noi nella modalità New Stars. Possiamo personalizzarne aspetto, fisico, ruolo e tecniche, scegliendo questa volta anche di giocare come portiere. Il nostro alter ego entra in contatto con i protagonisti della serie, stringe legami con loro e ne apprende le mosse, seguendo una struttura che conserva quella componente leggermente ruolistica che avevo apprezzato in Rise of New Champions.

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Chi riconosce la divisa che indossa la Nazionale del Giappone?

La storia alterna eventi tratti dal manga a sviluppi originali supervisionati da Yoichi Takahashi. Gli appassionati troveranno parecchi personaggi conosciuti, rivalità storiche e una generosa quantità di fan service (calcistico, eh!). Alcune scene si attivano direttamente durante le partite e possono persino modificarne l’andamento, mentre specifici obiettivi permettono di ottenere tecniche, elementi cosmetici e sequenze aggiuntive. Completata la campagna si aprono anche episodi dedicati ai rivali e scenari alternativi che immaginano incontri diversi da quelli dell’opera originale.

Il problema è che il nostro personaggio rimane spesso un invitato dentro una storia appartenente agli altri. Le scelte nei dialoghi aggiungono un po’ di personalità, ma non cambiano davvero il percorso, e molte sequenze seguono una struttura da visual novel piuttosto statica. Le ore di gioco ci sono, soprattutto volendo sbloccare ogni contenuto, ma il single player procede lungo un binario ben definito e offre poca libertà. Considerando quanto mi fosse già dispiaciuto vedere l’offline del primo capitolo passare in secondo piano, speravo sinceramente in un’evoluzione più coraggiosa.

Gameplay

Come scrissi anche nel 2020, scordati EA Sports FC o eFootball. Qui il calcio serve come terreno di scontro per tiri capaci di incendiare l’erba, scivolate lunghe diversi metri e portieri che devono essere lentamente demoliti prima di lasciar passare il pallone. Questa identità sopra le righe continua a essere il principale elemento distintivo della serie.

Tamsoft ha però modificato profondamente il sistema di gioco. Nel primo capitolo dribbling e contrasti funzionavano attraverso una dinamica abbastanza leggibile, simile a un sasso-carta-forbici. In World Fighters ogni calciatore possiede una barra della resistenza, consumata dalle azioni offensive e difensive. Un normale dribbling permette di mantenere il pallone finché rimane energia sufficiente; quando il contrasto azzera la resistenza, il difensore conquista il possesso.

A questa base si aggiungono Dribbling Max e Contrasto Max, manovre più lente da preparare ma capaci di superare automaticamente le azioni normali. Quando si affrontano due mosse Max, prevale quella attivata per ultima. Esiste poi il Dribbling Perfetto, eseguito premendo il comando con il giusto tempismo poco prima dell’impatto, che consente di evitare anche gli interventi più pericolosi.

Spiegato così sembra tutto piuttosto logico. Sul campo, almeno durante le prime partite, l’impressione è molto diversa. Tra indicatori, barre, distanze di attivazione e brevi animazioni, ho faticato a capire perché un avversario riuscisse a fermarmi e quale fosse il momento corretto per reagire. Alcuni interventi, specialmente quelli speciali o effettuati da lontano, sembrano quasi inevitabili. Il gioco mette a disposizione diversi tutorial, ma spiegare separatamente ogni regola non equivale a rendere immediatamente leggibile una partita. La difficoltà iniziale nasce quindi dalla comprensione del sistema più che dalla bravura degli avversari, e non è una sensazione particolarmente piacevole.

Il sistema Chain prova ad aggiungere una componente tattica: concatenando dribbling, recuperi, passaggi e mosse speciali si aumenta un contatore che velocizza la carica dei tiri e ne amplifica l’efficacia. La catena, curiosamente, passa all’avversario quando perdiamo il pallone, rendendo ogni possesso potenzialmente decisivo. Anche le super mosse sono state estese a passaggi, contrasti e blocchi, trasformando buona parte dei giocatori in protagonisti di brevi sequenze spettacolari.

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Non c’è che dire, nel campo succede davvero di tutto!

Interessante anche la nuova gestione dei portieri. Al momento del tiro, attaccante ed estremo difensore scelgono una direzione tra sei possibilità. Indovinare consente una Parata Perfetta, mentre una lettura sbagliata comporta una perdita maggiore di resistenza. Continuare a bombardare la porta rimane una strategia valida, ma ora esiste almeno un confronto più attivo rispetto al semplice svuotamento della barra visto in Rise of New Champions.

Tutte queste aggiunte rendono il gameplay più stratificato, ma anche meno spontaneo. Le animazioni speciali interrompono spesso l’azione e, quando più difensori intervengono consecutivamente, il ritmo si spezza di continuo. Il primo episodio poteva diventare ripetitivo, ma era più facile da prendere in mano; questo seguito cerca maggiore profondità e finisce per risultare un po’ più macchinoso.

Fuori dalla campagna troviamo allenamento, partite contro la CPU, multiplayer locale e modalità online regolari o classificate. Il baricentro competitivo è evidente, anche se non è più possibile assemblare liberamente una squadra dei sogni come nel precedente capitolo: si utilizzano le formazioni ufficiali, eventualmente inserendo il proprio avatar. Le 22 nazionali vengono sbloccate avanzando nella storia. Chi ama la competizione online potrà investire tempo nel padroneggiare sistemi e tempismi, mentre chi preferisce giocare da solo rischia di esaurire abbastanza presto gli stimoli una volta conclusi gli episodi narrativi.

Un aspetto però negativo è che alla fine non c’è mordente nello scegliere una squadra palesemente inferiore al Giappone, alla Germania, al Brasile e in generale alle nazionali: perché darsi la zappa sui piedi, al netto di voler aumentare il livello di sfida?

Audio e Video

Dal punto di vista visivo, Captain Tsubasa 2: World Fighters sa ancora come attirare l’attenzione. Il cel shading riproduce bene i personaggi di Takahashi e le oltre 150 sequenze dedicate alle mosse riescono a trasformare ogni tiro importante in una scena da anime. Il roster supera i 110 calciatori e la varietà di tecniche permette di incontrare a lungo nuove animazioni, anche se quelle legate ai contrasti finiscono inevitabilmente per ripetersi.

Su PlayStation 5 le partite risultano generalmente fluide e il gioco punta ai 60 fotogrammi al secondo. Il vero limite tecnico riguarda la leggibilità: effetti, indicatori e movimenti speciali affollano lo schermo, mentre la telecamera non sempre aiuta a capire da dove stia arrivando un avversario. Le sequenze narrative sono molto più semplici rispetto a quelle sul campo, con ambientazioni poco dettagliate e personaggi spesso fermi durante i dialoghi.

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Sì: c’è la catapulta infernale dei gemelli Tachibana (Derrick), impossibile mancarla!

Il comparto sonoro può contare su oltre cento brani composti da Tadayoshi Makino, comprese riuscite rielaborazioni delle musiche della serie. Il doppiaggio è disponibile in giapponese e inglese, mentre testi e sottotitoli sono tradotti in italiano. Personalmente continuo a preferire le voci giapponesi: sentire i calciatori chiamarsi durante i passaggi e urlare le proprie tecniche conserva ancora una buona parte del fascino di Captain Tsubasa.

Anche perché, diciamocelo, se mettessi la telecronaca in italiano vorrei ritrovare il telecronista del “cartone animato” che chiama i personaggi con i nomi ai quali siamo abituati noi ragazzini un po’ troppo cresciuti, e forse è chiedere tanto.

Concludendo

Captain Tsubasa 2: World Fighters è un seguito più ricco di sistemi, mosse e personaggi, ma non necessariamente più divertente in maniera esponenziale. Tamsoft ha cercato di correggere la semplicità del primo capitolo introducendo nuove variabili in ogni fase della partita. Il risultato, almeno per me, è stato un gioco un po’ confusionario, soprattutto nelle prime ore, in cui troppo spesso non riuscivo a capire come evitare interventi avversari apparentemente inevitabili e come mantenere la palla il tempo giusto per effettuare un tiro con successo.

Gli appassionati dell’anime troveranno una rappresentazione fedele e spettacolare del World Youth, mentre chi desidera studiare il sistema e confrontarsi online potrebbe apprezzarne maggiormente la profondità. Gli amanti del single player devono invece tenere conto di una campagna molto guidata e di poche alternative realmente sostanziose.

Da un seguito di Rise of New Champions speravo in un’esperienza capace di recuperare quella semplicità immediata che mi aveva fatto amare il vecchio Get in the Tomorrow. Ho trovato un titolo più complesso e tecnicamente più ambizioso, ma anche meno naturale da giocare e, alla fine, un po’ meno coinvolgente.

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Nerdando in breve

Spettacolare e fedele all’anime, Captain Tsubasa 2: World Fighters arricchisce il gameplay, ma confusione iniziale e offerta single player limitata ne frenano un po’ il tiro.

Djando oro

Trailer