Onimusha: Way of the Sword – Un fantastico ritorno in Giappone

Onimusha: Way of the Sword

Ci sono serie che si perdono per strada e serie che restano lì, in attesa che qualcuno si ricordi di loro. Onimusha per me apparteneva alla seconda categoria: dopo Dawn of Dreams, nel 2006, Capcom ha semplicemente smesso di parlarne, e vent’anni di silenzio bastano a trasformare l’attesa in rassegnazione. Onimusha: Way of the Sword, è arrivato il 4 settembre su PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC. L’ho giocato su PlayStation 5 Pro grazie a una copia recensione inviata da Capcom, che ringrazio. Te lo dico subito, perché tutto quello che leggerai dopo parte da qui: mi è piaciuto tantissimo. È un gioco che sa esattamente cosa vuole essere, senza rincorrere le mode del momento, e che proprio per questo mi ha tenuto incollato dall’inizio alla fine.

Recensione

La storia di Onimusha: Way of the Sword è completamente autonoma, quindi potrai affrontarla anche senza aver mai toccato un Onimusha in vita tua. Siamo in una Kyoto di epoca Edo attraversata da una corruzione soprannaturale che richiama in città i Genma, e colui che si ritrova a fare da argine è niente di meno che Miyamoto Musashi, giovane, irruento e ancora parecchio lontano dal mito. Il Guanto Oni che gli viene imposto è tanto un’arma quanto una condanna, e dentro ci abita uno spirito femminile che diventa presto la voce con cui Musashi discute, litiga e ragiona. Attorno a lui ruotano tanti personaggi, tra cui il rivale Sasaki Ganryu, l’Okuni che tutti conosciamo come inventrice del kabuki e una galleria di antagonisti che pescano a piene mani nel folklore giapponese, Shuten Doji compreso.

Ed è qui che il gioco mi ha conquistato più di quanto mi aspettassi. La mitologia fa da tessuto al racconto invece che da verniciatura esotica: le missioni dedicate ai misteri della città sono piccole favole popolari, spesso macabre, che spiegano il mondo mentre te lo fanno attraversare.

Onimusha
Carisma a pacchi

Sul protagonista serve una doverosa premessa. Il Musashi storico, vissuto tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, fu il fondatore della scuola a due spade Niten Ichi-ryu e l’autore del Libro dei cinque anelli, ma l’immagine che quasi tutti abbiamo in testa nasce dal romanzo di Eiji Yoshikawa, che ne ha fatto un personaggio popolare. Da quel romanzo derivano sia la trilogia cinematografica di Hiroshi Inagaki, girata tra il 1954 e il 1956 con Toshiro Mifune nei panni del guerriero, sia il Vagabond di Takehiko Inoue.

Capcom ha ottenuto dalla Mifune Productions il diritto di usare le sembianze dell’attore, quindi il rimando al cinema è letterale, ce l’avrai proprio davanti agli occhi! Il carattere però guarda altrove: questo Musashi sporco, ostinato e ancora tutto istinto somiglia parecchio al Takezo che Takehiko Inoue (sì, l’autore di Slam Dunk e Vagabond!) disegna nelle prime centinaia di pagine. Volto di Mifune, temperamento da Vagabond, e la sintesi funziona benissimo. Anzi, nelle prime fasi di gioco c’è persino della comicità in alcune situazioni, cosa che mi ha totalmente ricordato quei film e l’umorismo tipicamente giapponese.

Riuscirà il nostro Musashi a sopravvivere in questo mondo divenuto particolarmente ostile, e quali sono i misteri dell’indecifrabile “Uomo in bianco“? A te il piacere di scoprirlo!

Gameplay

Partiamo dalle basi: Onimusha: Way of the Sword vuole essere un gioco all’altezza del tempo in cui ci troviamo ma senza snaturare la sua essenza. La struttura alterna infatti livelli piuttosto lineari a una Kyoto che si apre progressivamente e fa da base tra un capitolo e l’altro. Non aspettatevi un open world e nemmeno un metroidvania: si va avanti, si torna indietro quel tanto che basta a raccogliere quello che avevate lasciato lì, e il backtracking non diventa mai un lavoro. Anzi, l’esplorazione leggera è una delle cose che ho apprezzato di più, perché ti concede una pausa tra uno scontro e l’altro senza mai spezzare il ritmo. Le deviazioni sono brevi, le ricompense arrivano subito e la Visione Oni aiuta a scovare passaggi e nemici nascosti senza trasformare il gioco in una caccia al tesoro, anche se ammetto che per raggiungere qualche oggetto è stato interessante girare fra i vicoli della vecchia Kyoto (e non solo).

Onimusha
E via, un altro Genma darà da mangiare al nostro Guanto Oni

Il combattimento è il cuore di tutto ed è tarato sulla lettura, non sulla velocità delle dita. Attacco leggero, attacco pesante, parata e schivata: le fondamenta sono semplici, ma la profondità arriva dal tempismo. Parare al momento giusto riempie una barra che permette di aprire la guardia avversaria, e da lì si passa all’Issen, il colpo perfetto che è la firma della serie fin dal primo capitolo. Dovrai in pratica colpire l’avversario quasi in contemporanea ad un suo colpo, e non c’è alcun indicatore a schermo che suggerisca l’istante buono, toccherà impararlo osservando le animazioni, ed è esattamente questo che rende ogni esecuzione così soddisfacente. Le varianti che permettono di incatenare l’Issen su più nemici o di infierire su un avversario in stordimento allargano il ventaglio quanto basta.

Inoltre, c’è la modalità ardente, che sbloccherai abbastanza presto: parando all’ultimo, riempirai una barra che ti permetterà di essere più letale e anche di ridurre prima la resistenza del nemico. Insomma, tanti modi per far male a chi si frapporrà tra te e il tuo obiettivo.

Il Guanto Oni gestisce le anime: quelle gialle rimettono in sesto la salute, quelle rosse servono a comprare potenziamenti, quelle blu alimentano le armi Oni (martello, lancia, clave, e così via), utilizzabili solo per un numero limitato di colpi ma con effetti decisamente importanti. Questa scarsità mi è piaciuta, perché costringe a decidere quando spendere la propria carta migliore invece di premere un tasto ogni volta che si accende un’icona. Ovviamente le anime blu saranno leggermente più rare da trovare.

Parlando degli Oni, accennavo circa le loro armi, tuttavia non dimentichiamoci le Abilità Oni! Queste abilità, sbloccabili nel corso dell’avventura, ci permetteranno di scoprire segreti nascosti agli occhi umani, avere forza sovrannaturale per sfondare i blocchi che troveremo in giro, fino a risvegliare il nostro “Oni interiore” per aprirci con facilità un varco tra le schiere nemiche. Molto interessanti, non c’è che dire.

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I boss sono davvero incredibili, così come tutto ciò che c’è intorno durante questi epici scontri

Sulla crescita del personaggio qualcuno storcerà il naso, ma io la vedo diversamente. L’albero delle abilità è completo, tocca tutto quello che serve, e i materiali che si raccolgono in giro permettono di rinforzare l’equipaggiamento in modo graduale. Non è un sistema enorme e non pretende di esserlo: la componente “ruolistica” resta volutamente al minimo, perché il gioco vuole che pensi al duello e non alle statistiche. Per come è costruito il resto, è secondo me la scelta giusta.

Il livello di sfida cresce in modo evidente man mano che si avanza, e i boss sono davvero il punto più alto della produzione. Le missioni secondarie di puro scontro, invece, restano la parte forse più dimenticabile del pacchetto: servono a fare scorta di materiali e a poco altro, e qualche nemico lo rivedrete più volte del necessario. Aggiungo infatti che, come nel migliore dei soulslike (ma per fortuna qui siamo ad anni luce di distanza!), accedere agli specchi sparsi qua e là per la mappa permetterà di salvare e di potenziarci, attivando tuttavia il respawn dei nostri nemici. Pazienza, anime in più da raccogliere.

Audio e Video

Lo stile grafico è una meraviglia. La Kyoto di Onimusha: Way of the Sword è cupa, umida, piena di lanterne e legno annerito, e il RE Engine restituisce templi e vicoli con una cura che si sente in ogni inquadratura. Il design dei Genma è grottesco al punto giusto, con creature che sembrano uscite da una stampa antica e passate dentro un incubo. So che una palette così cupa non metterà d’accordo tutti, io ci ho visto una direzione artistica coerente e parecchio evocativa, e in più di un’occasione mi sono fermato semplicemente a guardare. Ammetto che alcuni passaggi mi hanno ricordato il buon Sekiro, che già tanti anni fa ci aveva dato un Giappone decisamente bello da vedere (e dove si moriva male, come scrivevo nella mia recensione).

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Questo decisamente non è il Giappone… ma allo stesso tempo lo è ancora

Il capitolo tecnico più interessante riguarda però il volto del protagonista. L’animazione facciale ricostruita a partire dalle sembianze di Mifune è impressionante, con microespressioni e scatti dello sguardo che riconoscerai se hai presente l’attore, e le sequenze di intermezzo hanno un taglio quasi cinematografico. Su PlayStation 5 Pro troverai le due modalità ormai consuete, una orientata alla risoluzione e una alle prestazioni, e il colpo d’occhio regge in entrambi i casi, quindi la scelta dipende più dal tuo gusto che da un reale scarto qualitativo. Rarissimi sono stati i cali di framerate nella modalità qualità, ma davvero nulla di che.

Sul fronte sonoro la colonna sonora punta su strumenti tradizionali giapponesi e lavora bene di atmosfera. Forse capiterà anche a te, ma uno dei brani mi ha ricordato lo sfondo sonoro del menu principale della PS5, e mi sono chiesto un paio di volte se non avessi scoperto un nuovo bug!

Merita una segnalazione il doppiaggio italiano, presente per la prima volta nella storia della serie e realizzato con attenzione. Tuttavia, chi mi conosce lo sa, non posso che consigliare quello originale giapponese, dove potrai ascoltare anche i modi di parlare diversi dei vari personaggi, perfettamente in linea con il contesto.

Concludendo

Onimusha: Way of the Sword è il ritorno che speravo e non credevo più di vedere. Capcom ha ripreso una formula vecchia di vent’anni, l’ha ripulita, le ha dato un protagonista carismatico e un immaginario folklorico ricchissimo, e ha avuto il buon senso di non appesantirla con sistemi che non le servivano. Il combattimento regge tutta la struttura e migliora man mano che si gioca, la progressione è misurata, la direzione artistica è tra le cose più belle che abbia visto quest’anno. I limiti ci sono e li ho segnalati, ma restano confinati nelle attività secondarie più ripetitive, che si possono tranquillamente centellinare senza perdere nulla di importante.

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Ganryu Sasaki, il nostro rivale, ci darà filo da torcere in diverse occasioni

Lo consiglio a chi ama gli action in cui conta la lettura dell’avversario più della frenesia, a chi ha nostalgia dei capitoli su PlayStation 2 e a chiunque abbia un debole per il folklore giapponese. Potrebbe risultare ostico a chi cerca combo lunghissime e libertà assoluta di movimento, e frustrante a chi non ha pazienza con le parate a tempo, perché lì il gioco non fa sconti a nessuno.

Per il resto, buon divertimento e attenzione all’Uomo in bianco!

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Nerdando in breve

Il ritorno di Onimusha con Onimusha: Way of the Sword è un action solido e bellissimo da guardare, con un combattimento eccellente e un protagonista che fa davvero la differenza.

Djando choice

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