Orfani di The Witcher (o meglio, in attesa del nuovo capitolo), è il momento di provare The Blood of Dawnwalker! Gioco di debutto di Rebel Wolves, studio polacco fondato nel 2022 a Varsavia da un gruppo di veterani di CD Projekt Red, oggi cresciuto fino a 160 persone sotto la guida di Konrad Tomaszkiewicz, già game director di The Witcher 3 e co-regista/capo della produzione su Cyberpunk 2077. Un bel pedigree che, inutile girarci intorno, si porta dietro aspettative pesanti. Il gioco, un action RPG open world con tinte dark fantasy sviluppato in Unreal Engine 5 e pubblicato da Bandai Namco Entertainment (che ringrazio per la copia review), segna anche il primo capitolo di una saga pensata per proseguire su più episodi. Io l’ho giocato su PS5 Pro. Scopriamo assieme com’è essere un Dawnwalker.
Recensione
Siamo nell’Europa del XIV secolo, tra guerre e Morte Nera, in Valle Sangora, una regione immaginaria incastonata tra i monti Carpazi. Nel caos generale i vampiri escono dall’ombra e reclamano il dominio sulla valle: al vertice c’è Brencis, signore vampirico che governa con il pugno di ferro insieme ai suoi fidati luogotenenti. Il protagonista è Coen, giovane travolto da una ribellione finita male, che viene trasformato dallo stesso Brencis in un “Dawnwalker“: non più del tutto umano, non ancora del tutto vampiro, condannato a vivere sospeso tra due nature. La sua famiglia è il fulcro emotivo del tutto: Coen ha trenta giorni e trenta notti per salvarla (o per scegliere la vendetta contro chi lo ha trasformato).

Non esiste però un’unica strada già tracciata: possiamo cercare alleati, colpire le fondamenta del potere dei vampiri, inseguire i segreti della valle o tentare di prepararci abbastanza per affrontare direttamente il suo signore.
L’ambizione dichiarata da Rebel Wolves è quella di costruire un vero sandbox narrativo, nel quale anche ciò che scegliamo di ignorare può modificare gli eventi. Le missioni dovrebbero quindi intrecciarsi all’obiettivo principale, mentre personaggi, alleanze e rapporti di forza possono cambiare sulla base delle azioni e delle scelte di Coen. È una promessa importante, soprattutto in un genere in cui troppo spesso il mondo sembra restare immobile in attesa del giocatore.
Ovviamente non aggiungo altro circa la trama, punto di forza di questo gioco assieme ai suoi personaggi principali, ben scritti. Toccherà a voi scoprire cosa riserverà il destino a Coen e alla sua famiglia!
Gameplay
Il sistema più particolare di The Blood of Dawnwalker riguarda il tempo. Non si tratta di un conto alla rovescia che continua a scorrere mentre esploriamo la mappa: muoversi liberamente nella Valle Sangora non consuma minuti preziosi. Il tempo avanza in segmenti prestabiliti quando iniziamo o portiamo avanti determinate missioni, quando ci alleniamo o quando apprendiamo alcune abilità, e il gioco segnala in anticipo il costo delle nostre decisioni. In questo modo le trenta giornate diventano una risorsa da amministrare, esattamente come l’equipaggiamento o i punti abilità.
La doppia natura di Coen modifica anche gli strumenti a nostra disposizione. Di giorno possiamo affidarci alla scherma e alla stregoneria, con magie offensive, effetti di controllo e potenziamenti. Di notte emergono artigli e poteri vampireschi, alimentati dalla salute e dal livello di corruzione, oltre ad abilità di movimento capaci di aprire percorsi differenti. Esperienza e punti abilità sono condivisi, ma i rami di crescita seguono regole diverse: oltre ai classici punti abilità che conquisteremo ad ogni level up, dei manuali acquistabili o reperibili in giro permettono di ampliare scherma e stregoneria, mentre nutrirsi col sangue (umano, animale, e non solo…) e accettare la corruzione sblocca capacità vampiresche più potenti. Come dicevo, anche imparare richiede tempo, e questo rende la progressione parte della stessa economia di scelte che regola le missioni.

Il combattimento propone due livelli di controllo. Omniattacco e Omniblocco scelgono automaticamente la direzione del colpo o della difesa, rendendo gli scontri più accessibili a scapito di un consumo maggiore della resistenza; il sistema direzionale permette invece di leggere i movimenti avversari, scegliere l’angolo corretto e cercare parate perfette e contrattacchi utilizzando la levetta sinistra e anche le icone su schermo che ci daranno una mano. Spade corte, lunghe e a due mani cambiano la velocità delle offensive, mentre stregoneria e capacità vampiresche ampliano le possibilità attraverso abilità attive.
The Blood of Dawnwalker prova quindi a legare esplorazione, combattimento e crescita allo stesso principio: non possiamo fare tutto, vedere tutto, imparare tutto e aiutare tutti in una sola partita. La tua partita quindi è basata anche su delle rinunce, e starà a te rendere le tue decisioni interessanti e come scegliere al meglio il tuo tempo. Aggiungo infatti che alcune missioni sono da eseguirsi entro un tot di tempo, altrimenti l’orologio del gioco andrà avanti e il mondo continuerà per la sua strada indipendentemente da noi.
Devo dire che questo aspetto di The Blood of Dawnwalker è particolarmente intrigante, perché mi ha fatto veramente sentire in un GdR da tavolo, dove il master fa sapientemente succedere cose mentre chi gioca passa il proprio tempo a capire se quella porta ha trappole. Qui non perderai tempo davanti a porte chiuse, ma dovrai decidere bene cosa fare e lasciar andare la voglia di completismo in una singola run. Anzi, come accennavo, qui già si pensa a una saga, pertanto un salvataggio potrà aprire strade particolari in un secondo capitolo, cosa che un approccio diverso potrebbe non fare.
E allora cos’è che funziona a metà? Purtroppo il gioco ha un po’ di difetti specie per quanto riguarda la gestione dei combattimenti, che a volte ho trovato legnosi e un po’ confusionari, così come anche il movimento di Coen, a volte poco fluido per una produzione del 2026. Il sistema di puntamento non riesce a cambiare più rapidamente il suo bersaglio, e a volte si resta scoperti quando tanti nemici attaccano assieme; a inizio gioco il nostro Coen è abbastanza debole e la curva di crescita sembra essere un po’ lenta, salvo a una certa diventare forse anche troppo potente per un “neonato”.
Inoltre l’esplorazione open world, per quanto libera dal giogo del tempo, mi è risultata un po’ confusionaria, alternando grandi spazi vuoti a missioni che quasi ti cadono addosso; il viaggio rapido funziona ma è un po’ (volutamente?) macchinoso, sono state messe le classiche torri di osservazione ma scalarle a volte è un po’ un dramma nonostante il “Passo d’Ombra”, fighissima abilità che ci permette di teletrasportarci a distanze più o meno ravvicinate.
Audio e Video
Come per il gameplay, anche sul discorso grafico siamo di fronte a un gioco a metà: The Blood of Dawnwalker ha una direzione artistica eccellente, ma non possiamo dire lo stesso della direzione e realizzazione tecnica.
La grafica è artisticamente molto bella, ambientazione creata veramente ad hoc, non sono mai stato sui Carpazi nel 1300 ma è così che me li immagino, pieni di boschi, paludi, villaggi marci pieni di soldati ubriaconi e popolani oppressi – insomma, un bel posticino. Anche i personaggi sono ben realizzati, in particolare modo quelli principali, e ho apprezzato alcune scelte stilistiche circa i Vrakhir, ossia i vampiri di questo mondo.

E cos’è che non va, invece? Beh, ogni tanto le texture fanno i capricci, il gioco rallenta, ogni tanto alcuni elementi sono poco definiti, cosa che oggi come oggi non ti aspetteresti da un gioco così curato. Visti gli iniziali problemi di framerate, è stata rilasciata una patch al day one che dà la modalità performance a 60fps, che è quella che ho usato sulla mia PS5 Pro per questa recensione: va bene, però secondo me ogni tanto qualcosa “non torna”, e non è “giusto” relegare l’esperienza migliore a un singola modalità di visualizzazione.
Il gioco offre testi, sottotitoli e doppiaggio completo in italiano; il doppiaggio è buono, ma alcune voci sembrano poco ispirate. Lo so che di solito gioco sempre con il doppiaggio “originale”, e anche questa volta è in effetti possibile impostare i dialoghi in polacco: io però non ce l’ho fatta, scegliendo un più comodo italiano, questa volta. La colonna sonora, guidata dal compositore Nikola Kołodziejczyk, utilizza archi, voci e strumenti legati alla tradizione dell’Europa medievale e dell’area dei Carpazi, cercando sonorità differenti per il giorno e per la notte e riuscendo ottimamente nel suo intento, risultando gradevole e inquietante a seconda delle diverse situazioni.
Concludendo
The Blood of Dawnwalker è un gioco molto ambizioso e secondo me è in gran parte riuscito nel suo intento. Nonostante infatti alcuni difetti che ho elencato nelle righe sopra, mi ha preso e ho iniziato a macinare missioni una dopo l’altra, spinto dalla storia e dalla volontà di vedere come si sarebbe dipanato il tutto, sia lato trama che lato gameplay. A volte ho avuto qualche esperienza un po’ frustrante (e ripetitiva a dire il vero) durante dei combattimenti; interessante comunque che il gioco ti metta da subito di fronte a minacce potenzialmente mortali di fronte alle quali è cosa buona e giusta girare i tacchi. E fai attenzione ai cinghiali!
Rebel Wolves ha imbastito un bel progetto anche se un po’ acerbo, e forse non è riuscita a ricreare “il miracolo Expedition 33“, ma ha in ogni caso prodotto un buon gioco che, con qualche patch e magari un buon seguito, può diventare qualcosa di interessante da seguire nel corso del tempo.
Le scelte stilistiche e artistiche sono efficaci e molto intriganti, e se ti va di passare sopra a qualche problemino tecnico e a gestire un open world non perfetto, allora ti troverai di fronte a un buon numero di ore di divertimento assieme a Coen e alla sua sete di sangue.
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Nerdando in breve
The Blood of Dawnwalker, progetto d’esordio di Rebel Wolves, è un action RPG open world con un’ottima direzione artistica e qualche difettuccio tecnico che però non rovina eccessivamente il gioco.









