Dopo il parere in anteprima di Hardcase (lo trovi qui), una parte della redazione ha voluto confrontarsi sul film del momento: Odissea di Christopher Nolan. Ecco i loro pareri!
Morgana
Quando ero piccola amavo i miti greci. Gli dei, gli eroi, le creature magiche, le avventure impossibili… Poi sono cresciuta, ho studiato la storia, ho riflettuto e ho capito che, in realtà, gli antichi greci erano aggressivi, prepotenti, violenti, oppressivi. Anche i loro dei, più che modelli da seguire, sembravano incarnare e amplificare i peggiori difetti umani. La rilettura dei miti ha così acquistato un significato diverso: ho percepito la misoginia e la brutalità che da piccola mi sfuggivano.
Nolan tutto questo non te lo manda a dire. La sua Odissea e i suoi greci sono ben lontani dall’epicità che studiavamo a scuola.
L’Odissea di Nolan è sporca, meschina, brutale, gore. L’Odissea di Nolan è umana. Ti mette davanti alla natura dell’uomo e a ciò che la guerra riesce a farne. Il suo Ulisse non è un eroe: è un uomo che soffre, sbaglia, ferisce, sceglie, e nessuna scelta resta impunita. La sua astuzia perde la nobiltà della virtù che abbiamo studiato a scuola e diventa un mero strumento di sopravvivenza.
Quello che mi ha colpita più di tutto è che Nolan non distrugge il mito, ma gli toglie la patina e mostra quello che c’è sotto: persone fragili, consumate, spaventate. Circe, Menelao, Sinone, Penelope e Antinoo sono il nostro specchio, ora come allora. È anche per questo che, dopo secoli e secoli, l’Odissea continua a parlarci.
Le polemiche sul film “woke” mi sembrano sterili e ridicole. Ormai basta vedere un attore non bianco, una donna con un ruolo centrale o una scelta che rompe un immaginario occidentale costruito intorno all’uomo bianco, eterosessuale e cisgender, e improvvisamente si grida al tradimento. Ma tradimento di cosa?
Ha davvero senso invocare la fedeltà assoluta per un’opera nata all’interno di una tradizione orale, rimaneggiata nei secoli e arrivata fino a noi attraverso traduzioni che richiedono inevitabilmente di interpretare una lingua antica e complessa? La presunta accuratezza diventa un problema soprattutto quando viene usata per stabilire chi possa avere il diritto di occupare il centro della narrazione.
Per questo la polemica non è soltanto inutile, ma anche profondamente razzista: trasforma la presenza di corpi non bianchi in una provocazione politica, come se la loro esistenza sullo schermo avesse sempre bisogno di una giustificazione. E finisce per parlare molto meno del film che dello sguardo di chi lo rifiuta.
In conclusione, l’Odissea di Christopher Nolan mi è piaciuta da morire, ma è uno di quei film che ti travolgono più di quanto ti conquistino. Sono uscita dalla sala sconvolta, svuotata, quasi sotto shock. L’ho trovato meraviglioso nella sua cupezza e nella capacità di non concedere tregua né conforto, complice una colonna sonora martellante come il battito di un cuore. Non credo che avrò mai voglia di rivederlo: per me è stata un’esperienza-schiaffo, da vivere una volta e basta.
Gattiveria
La capacità di trascinare al cinema con kolossal da 173 minuti e recuperare in 3 giorni gli incassi dimostra una volta di più quanto l’opera di Nolan sia grandiosa. Un capolavoro di montaggio, interpretazione e regia che, aldilà di tutto, ha restituito all’Odissea il valore che merita.
Djando
Partiamo dalla fine: l’Odissea di Nolan mi è piaciuta, tantissimo. Un film duro, sporco, che forse non rivedrò a stretto giro ma che rappresenta una lettura più moderna del classico dell’epica che ci parla in maniera attuale di tanti argomenti su cui riflettere. Ulisse non è più lo scaltro, il “curioso” fine a sé stesso, ma è un uomo che vive in uno stato d’animo più attuale di quanto Omero ci ha raccontato. E ha senso, altroché. Gli dei aleggiano attorno alla storia, ma alla fine sono protagoniste le emozioni più umane che ci siano.
Le polemiche che hanno preceduto l’uscita del film? Inutili e sterili, basate come al solito su rumors incontrollati che, secondo me, sono davvero uno dei mali del nostro presente. Ho sentito di tutto, incluse persone già pronte a restare deluse sulla base di ciò che sentivano in giro, o di voci su “attore X che fa personaggio Y, attrice W che interpreta Z”, che poi al momento della visione hanno (intelligentemente) smesso di applicare filtri e hanno goduto di un film importante, ben fatto, sicuramente non privo di qualche difetto, ma quale film non ne ha?
Nolan ha fatto di nuovo centro, le attrici e gli attori scelti sono stati tutti all’altezza delle aspettative, la narrativa del regista è stata rispettata e ho apprezzato anche le scelte visive più particolari, che mi hanno ricordato il buon Kojima in alcuni momenti – uno fra tutti, l’elmo di Agamennone con le vertebre dorate sul retro, che sapeva di Death Stranding come non mai. Mi sta bene la visione personale di Nolan e mi sta anche bene che ci siano elementi diversi e particolari: stiamo parlando di un fantasy, tramandato oralmente, cosa c’è di male se ci si inserisce del proprio?
jedi.lord
L’Odissea mi accompagna da decenni: fu una VHS, non ricordo neanche di quale collana per bambini, che mi fece conoscere l’astuto Ulisse e le sue assurde peripezie per tornare nella sua Itaca. La consumai, quella videocassetta.
E poi, da lì, per tutta la vita, sia a scuola che non, l’Odissea c’è sempre stata in tantissime riproposizioni, parodie, citazioni e suggestioni, e l’ho sempre preferita all’Iliade, che per il mio cuore non ha mai avuto quella stessa intimità avventurosa, quel senso di sfida al destino e quel gusto così meravigliosamente dark: d’altronde se da bambino vedi Polifemo, Tiresia nell’Ade e Scilla e Cariddi, molto difficilmente te ne dimentichi.
Nonostante ciò, non sono un purista, né un classicista di alcun tipo e non urlo al sacrilegio se un adattamento non è la copia perfetta: d’altronde l’originale (che poi, possiamo discuterne, su cosa sia l’originale) è sempre lì a disposizione e penso che tra altri 3000 anni sarà ancora lì a far parlare di sé. L’importante, per me, è che devi essere coerente con quella che è la tua visione, e quella di Nolan è perfettamente coerente a sé stessa.
Ammetto che sono arrivato al cinema ricolmo di aspettative – perché, comunque sia, a me Nolan piace – e che bello è stato uscire dalla sala felice, gasato e sazio di un’opera che già dal mero punto di vista estetico – audio e video – ti fa capire perché il cinema è così magico?
Sì, l’Odissea di Nolan mi è piaciuta moltissimo, e l’ho trovata un’opera allo stesso tempo rispettosa a modo suo del materiale di partenza e felice di fornire però un altro punto di vista che nel poema proprio non c’è, il tutto in modo armonioso, con quell’estetica sudicia e con una tensione costante che ti tiene sul chi va là per tre ore, anche se sai già cosa accadrà.
Ne parlo da una settimana: mi è piaciuta a QUEL livello. Poi comincerò anche a pensare ai difetti, ma era tanto che non mi godevo così tanto un film in sala, e va bene così.
Delle polemiche precedenti all’uscita neanche voglio parlarne, perché a mio avviso il film le ha spente come cerini sotto la pioggia. Ottimo il cast, belle le scene artigianali, le musiche sono fuori di testa, pure il famoso “colpo di scena”, da panico Agamennone. E i Lestrigoni. E Circe. Ok, direi che la smetto, sennò salgo in macchina e torno al cinema.
Vai al cinema, guardalo e poi fatti la tua idea senza ascoltare nessuno, neanche noi: l’Odissea è un qualcosa che devi vivere, e poi potrai effettivamente scoprire cosa significa per te.
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