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Odissea – Un destino implacabile

Odissea

“Qualcosa la troverai nel tuo spirito,
qualcos’altro un dio te la suggerirà.”
Omero – Odissea – Libro III

Recensione

AVVERTENZA: A un film come questo ci si può approcciare in tanti modi diversi, perché questa, come pochissime altre, è un’opera potenzialmente capace di farci viaggiare nel tempo e nello spazio.
Nei giorni e nelle settimane precedenti, si è fatto un gran parlare di casting, di location, di armature scintillanti e di filologia in generale, con critiche che hanno sfiorato il parossismo.
Nel vedere questo film, però, io ho scelto di ignorare qualunque preconcetto, per giudicare l’opera per quello che realmente è e non per quello che avrebbe potuto essere. Uno sforzo non indifferente, visto il mio attaccamento all’opera di Omero.
Quello che segue, dunque, è solo un condensato delle emozioni che il film è riuscito a trasmettermi.

Storia di un (non) eroe

A schermo spento e titoli di coda in corso, mi alzo dalla sedia e mi guardo attorno. Sono stordito, lo ammetto.

Nelle mie orecchie risuona ancora la voce dell’aedo che ha dato inizio e fine al film. Vorrei tirare le somme e confessare a me stesso le sensazioni che mi ha lasciato dentro, ma è impossibile farlo “a caldo”. È un film troppo complesso e capisco di dover lasciar depositare sul fondo della mia mente il mare magnum di suoni, voci e personaggi che hanno alimentato le ultime tre ore della mia vita.

La storia che ho visto scorrere sullo schermo è più o meno quella che tutti conosciamo e sulla quale non mi dilungherò più di tanto.
Certo Nolan si è preso le sue licenze, ha tagliato alcune parti, tra cui quella centrale incardinata sulle figure di Alcinoo e Nausicaa, ma, di fondo, le gesta di Ulisse sono esattamente quelle che abbiamo conosciuto sin dalla nostra infanzia. Di fargliene una colpa, non me la sento, in fondo: condensare un’opera così maestosa in tre ore di film imponeva sacrifici e compromessi innegabili.
E, allora, l’unica è lasciare da parte la storia in sé e concentrarsi sul modo in cui ogni cosa è stata rappresentata e, soprattutto, sull’interpretazione che il regista ha voluto dare al suo eroe.

Odissea

Perché sia chiara una cosa, l’Odissea, nella sua sapiente miscela di dramma e avventura, è un’opera ricca e complessa come poche altre e il suo personaggio principale è talmente sfaccettato da poter essere potenzialmente oggetto di “letture” personali anche diametralmente opposte tra loro.

C’è chi in Ulisse ha visto l’emblema stesso dell’uomo attaccato alla famiglia, chi ha visto in lui il modello dell’eroe classico, senza macchia e senza paura. C’è, infine, chi, come me, ha da sempre considerato Ulisse come l’archetipo della scoperta e della ricerca della conoscenza.
Nolan, invece, sceglie un’altra via.

Odissea

Addio al multiforme indegno

Nel descrivere le peripezie dell’eroe omerico, Nolan calca la mano sul Destino avverso, quello manovrato, dietro le quinte, dagli dei capricciosi, e trasforma il suo calvario in una sorta di espiazione che lo porta a rivedere totalmente le sue convinzioni iniziali.

In quest’ottica, per l’Ulisse pentito, l’astuzia del cavallo di Troia diventa un bieco inganno, mentre l’eroicità nella conquista di Troia si riduce a un rivoltante massacro.
E così, se l’Ulisse che torna ad Itaca non è più l’Ulisse che anni prima ne era salpato, non è per mere ragioni anagrafiche, ma per colpa della banalità della violenza che lo ha trasformato definitivamente.

Per usare parole che odio, possiamo dire che l’intento di Nolan è chiaramente quello di “decostruire” l’eroe Ulisse, trasformandolo in un vessillo dell’uomo che, pentito, riconosce l’inutilità della propria violenza.
Per raggiungere questo scopo, il regista inanella le sue disavventure, non limitandosi a cancellare dal personaggio ogni traccia di eroismo, ma ponendo in secondo piano anche la sua proverbiale astuzia.
Quello che ne viene fuori è un Ulisse umano, affranto e spesso in totale balia del destino.
Questo diventa chiaro con progredire della storia, tanto che verso la fine ci si rende conto che il vero Ulisse non è quell’uomo sulla zattera alla deriva, ma è la zattera stessa, che, onda dopo onda, viene a sfaldarsi.

Odissea

Un matrimonio perfetto

Venendo al lato più puramente tecnico, l’Odissea è uno spettacolo per gli occhi e persino per le orecchie.
Mai come in questo caso credo di aver assistito a un matrimonio così perfetto tra immagini e suoni.

Il talento di Nolan dietro la macchina da presa è indiscutibile, tanto nelle situazioni più meditative, quanto nelle numerosissime scene adrenaliniche. Incalzato da percussioni crescenti, lo spettatore non può fare a meno di trattenere il fiato e stringere i pugni in ansia per le sorti del sempre più esile equipaggio.

Da segnalare anche, lungo il cammino, alcune piacevolissime derive inquietanti, perfettamente in linea con l’opera originale, con la scena da body horror di Circe a primeggiare su tutte.

Insomma, da questo punto di vista il film non delude, è semplicemente uno dei film più belli da vedere degli ultimi anni (peraltro senza neanche indugiare eccessivamente nell’uso degli effetti speciali).

Odissea

Voglio vivere in Islanda

E allora tutte le critiche che lo hanno preceduto? Avevano senso di esistere? Beh, questo lo lascio decidere a te.
Magari, per alcuni, il colore della pelle di Elena può incidere in modo significativo sul giudizio, per altri (tra cui annovero anche me) no.
A mio avviso, si tratta di questioni che nulla aggiungono e nulla tolgono al valore del film nel suo complesso.

Parliamo, in fondo, di un’opera letteraria atipica che nasce orale e si cristallizza pian piano nei secoli, dunque forse non è il caso di arrabbiarsi troppo per qualche licenza.
Certo, in tutta onestà, devo dire che molte di queste “scelte insolite” non hanno reso il film più bello, anzi, non hanno inciso affatto, dunque forse erano in partenza superflue o evitabili.
Di fondo, però, mi sento di promuovere in larga parte le scelte adottate. Bellissime le location (lo so di mezzo c’è pure la contestata Islanda, ma funzionano bene tutte, fidati!), ottimo il cast, seppure alcuni volti funzionano meglio di altri.
Accanto alle conferme dei sempre bravi Anne Hathaway e Matt Damon, ci sono sorprese positive come Jon Bernthal, nel ruolo di Menelao e Himesh Patel, in quello di Euriloco.
Meno convincenti alcune comparsate famose, forse un po’ forzate, come quella di Elliot Page.
Discorso a parte, infine, per Calypso. Ai suoi detrattori, convinti che una cinquantenne non potesse sostenere il ruolo di una ninfa, mi sento di rispondere in modo netto: Charlize Theron ha ancora tanto da dire.

Odissea

In conclusione

Parlare di un’opera così complessa (e qui mi riferisco tanto al film quanto al testo letterario) richiederebbe pagine e pagine di recensione, anche solo per scalfirne la superficie, ma in fondo davanti a un film del genere, più che alle ragionate elucubrazioni, dobbiamo lasciarci andare alle sensazioni più viscerali.

A me l’Odissea è piaciuta e molto, pur con i suoi limiti e pur con qualche deviazione indigesta dal “sacro testo”.
Se ci si lascia andare alla più pura e spensierata sospensione dell’incredulità, ci si trova dinnanzi a un film capace di rimanere ben impresso nella nostra memoria per molti anni.
Personalmente non condivido la lettura del personaggio di Ulisse adottata da Nolan, ma su di essa spero di potermi soffermare nel corso di un successivo approfondimento.

Quel che rimane, a ogni modo, oltre le apparenze e oltre le critiche aprioristiche, è puro cinema!

Nerdando in breve

Davanti a un film del genere, il miglior consiglio che posso darti è corri a vederlo e giudica tu stesso. Magari non ti piacerà, ma difficilmente rimpiangerai di aver sprecato il tuo tempo.

Trailer

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