Ricordo benissimo la prima volta che entrai in contatto con Pragmata, e non nego che mi ha incuriosito fin da subito, con quel mix tra un personaggio in tuta ipertecnologica… e una bambina dai lunghi capelli biondi e un piumino blu! Dopo anni, finalmente Capcom ha rilasciato Pragmata per le piattaforme maggiori, e io son qui a raccontare le mie impressioni grazie alla copia per PlayStation 5 che ci è stata inviata, per la quale ringrazio sentitamente Capcom.
Recensione
La vicenda di Pragmata si svolge interamente su The Cradle, una stazione di ricerca lunare costruita per estrarre e studiare la lunite, un minerale scoperto sul suolo lunare con proprietà quasi magiche: può essere riprocessato tramite stampa 3D molecolare per produrre qualsiasi cosa, armi comprese. Un’utopia tecnologica, che mi piacerebbe davvero poter toccare con mano… o forse no.
Il protagonista è Hugh, un ingegnere spaziale che arriva sulla stazione in seguito a un “incidente critico” dai contorni poco chiari. L’impatto è traumatico sin dai primi minuti: la struttura è silenziosa, buia, infestata da robot diventati ostili sotto il controllo dell’IA di gestione centrale, denominata IDUS. A salvare Hugh c’è Diana, una Pragmata – androide dalle sembianze di una bambina – che sembra sapere tutto di quella base e pochissimo di se stessa.
Capcom ha dichiarato più volte di voler costruire una narrativa fantascientifica accessibile, senza muri di lore da scalare e aspetti tecnici snocciolati ogni cinque minuti. L’obiettivo è centrato: la storia funziona proprio perché si fida del rapporto tra i due protagonisti per tenere alta la tensione emotiva. Il mistero dietro IDUS, i segreti della lunite e il destino del personale umano sono tutti elementi ben presenti, ma restano lo sfondo su cui si muove qualcosa di più intimo: la costruzione di un legame tra un uomo disorientato e un’androide che non capisce fino in fondo cosa prova, o cos’è.
Non mi dilungo per evitare spoiler, ma posso dire che la durata è tra le 8 e le 12 ore per la campagna principale, con contenuti endgame che allungano significativamente la vita del titolo per chi vuole andare oltre.
Gameplay
Ed eccoci qui. Se la storia fa il suo dovere, il gameplay è il vero motivo per cui Pragmata merita attenzione.
La base è quella di uno sparatutto in terza persona: coperture, schivate, gestione della distanza dai nemici, armi da fuoco con un buon peso e feedback soddisfacente. Fin qui nulla di sorprendente. Anzi, lo dico per puro gusto personale: meno male che non ci sono meccaniche troppo “alla souls”! Il colpo di genio arriva però quando metti mano al sistema di combattimento nella sua interezza: i robot di The Cradle sono protetti da corazze e scudi energetici che li rendono praticamente impermeabili alle pallottole, finché non li “apri” tramite un hack eseguito in tempo reale da Diana.
Attivare l’hacking sovrappone al bersaglio una griglia di nodi colorati nel momento in cui lo prendi di mira con la tua arma: devi tracciare un percorso collegando i nodi potenzianti (più danni, più durata della finestra di vulnerabilità, effetti di stato) fino al nodo finale di esecuzione, tutto mentre i nemici continuano a muoversi, sparare e cercare di farti a pezzi. La finestra di vulnerabilità che si apre una volta completata la griglia è il momento in cui scarichi tutto su quel povero robot e, se hai costruito bene il percorso, lo guardi esplodere in mille detriti soddisfacenti.
Il trucco – e la complessità – è che non stai risolvendo un puzzle in pausa. Stai risolvendo un puzzle in mezzo al caos. Devi tenere sotto controllo la posizione di Hugh, orientare la telecamera, capire da dove arrivano i colpi in arrivo, decidere se interrompere l’hack per schivare o stringere i denti e chiuderlo prima di incassare, e al tempo stesso costruire mentalmente il percorso migliore sulla griglia. Il tutto usando in pratica entrambi i tuoi emisferi cerebrali, vista la “dissociazione” tra le due mani. Detto così sembra un incubo logistico. In pratica, con un po’ di allenamento, diventa uno degli action più appaganti a cui abbia messo mano da anni. Il momento in cui la testa e le dita smettono di combattersi e iniziano a collaborare – l’hack ben piazzato, la schivata al millimetro, la raffica di precisione sui punti deboli appena esposti – ha una soddisfazione rara, quasi simile a quando riesci a “leggere” bene un match di qualsiasi gioco competitivo. Non è un caso che diversi colleghi abbiano tirato in ballo paragoni con il feeling di un rhythm game sovrapposto a uno shooter.
Il sistema di progressione aggiunge ulteriore profondità senza appesantire: le armi secondarie sono generate via stampa 3D e si distruggono dopo l’esaurimento delle munizioni, obbligandoti a riadattare costantemente il tuo arsenale. I nodi di hacking disponibili cambiano di run in run, con un numero limitato di attivazioni che spinge a variare la strategia invece di appiattirsi su una combo preferita. Non è il gioco che ti permette di trovare una build perfetta e di pilotare automatico fino ai credits. Ma è il gioco che ti permette di esplorare le possibilità e di avere comunque un minimo di pianificazione prima di ogni missione.
Fuori dai combattimenti, il jetpack di Hugh introduce sezioni platform leggere, salti assistiti e brevi tratti in bassa gravità, oltre a piccoli enigmi ambientali risolti tramite hacking su terminali statici. Non siamo ai livelli di un platform dedicato, ma queste sezioni respirano bene e smorzano l’intensità degli scontri senza annoiare. Anzi, a volte, mi hanno anche un po’ fatto sclerare!
Se c’è una critica da fare, è che la curva di apprendimento nelle prime ore può sembrare un po’ ripida, soprattutto per chi si aspetta un action immediato e senza troppi fronzoli. Pragmata non è punitivo nel senso souls-like del termine, ma richiede presenza mentale costante: non è il gioco per sbloccare il cervello dopo una giornata pesante. Io l’ho trovata una qualità, non un difetto – ma è giusto saperlo in anticipo.
Infine, un elemento veramente ben realizzato, ossia il Rifugio. Enorme “safe room” – siamo sempre in casa Capcom, qualcuno ha detto macchina da scrivere? – che sarà ampiamente personalizzabile, sarà anche fonte di numerose interazioni con Diana e con il simpatico (ma a volte impertinente) Mr. Cabin, robot che vi farà usare delle monete dedicate per ottenere bonus speciali. Il Rifugio è il posto dal quale partiremo prima di ogni missione e che potremo utilizzare per tutti gli upgrade possibili e immaginabili, nonché per la creazione delle armi che vorremo portare con noi in battaglia; nei vari livelli troverai degli ingressi speciali per il rifugio, permettendoti quindi di avere dei “checkpoint” per far crescere le capacità di Hugh e Diana in corso d’opera, e anche per salvare il gioco, cosa non possibile in missione. Ma fai attenzione: accedere al Rifugio farà fare respawn ai nemici!
Audio e Video
Su PS5 Pro, Pragmata è un piccolo spettacolo tecnico. Il RE Engine torna a fare quello che sa fare meglio – illuminazione globale convincente, superfici materiche e dettagliatissime, animazioni fluide – questa volta in un contesto che per certi versi è più “silenzioso” di un classico horror Capcom, ma non meno elaborato. La stazione lunare è un personaggio “vivente” a tutti gli effetti: corridoi sterili che si alternano a hangar devastati, cupole trasparenti dove la Terra fa capolino nel buio cosmico, moduli ghiacciati, stanze di ricerca abbandonate che raccontano la storia di quello che è successo senza una riga di dialogo. Ogni area ha una sua tavolozza cromatica riconoscibile, e la direzione artistica mantiene una coerenza stilistica che impressiona. Incredibile la riproduzione di New York, vedere per credere.
Su PS5 Pro il gioco gira a risoluzione nativa 4K con 60 fps stabili in modalità standard. Attivando il profilo ad alto frame rate si arriva fino a 120 fps, anche se su questo preset il frame rate non è completamente fisso – restando comunque ben al di sopra di quello ottenibile su PS5 base, dove la situazione è più compromessa. Nei momenti di hacking con effetti particellari pesanti e nemici multipli sullo schermo, la stabilità è quella che ti aspetti da Pro: nessuna esitazione che compromette la leggibilità degli scontri, il che in un gioco che ti chiede di leggere la griglia in tempo reale è quasi una necessità.
Il design sonoro lavora con un approccio che quelli bravi definirebbero “di sottrazione“: colonna sonora fatta di synth metallici, droni elettronici e brani più tesi durante i combattimenti, senza mai sovrastare quello che sta succedendo sullo schermo. Non è una OST da playlist standalone, ma costruisce l’atmosfera giusta per un gioco che si muove su toni freddi, quasi claustrofobici. E, come tipico di alcuni action, Hugh ci avviserà quando l’ondata di nemici è terminata, così da permetterci di resecare un momento i nostri poveri emisferi e tirare il fiato.
Gli effetti audio sono precisi e soddisfacenti: le scariche elettriche degli hack hanno un impatto fisico immediato, le armi suonano come dovrebbero, i robot che crollano a pezzi emettono quel crepitio metallico che ti fa capire di aver fatto un buon lavoro. Il doppiaggio in inglese – con sottotitoli in italiano – è misurato e credibile, con Hugh e Diana che costruiscono la loro relazione anche attraverso il tono di voce, senza eccessi melodrammatici. Io, tuttavia, anche questa volta ho scelto il doppiaggio in giapponese – è un vizio, lo so!
Concludendo
Pragmata è esattamente il tipo di gioco che mi aspettavo da Capcom quando annunciò la nuova IP anni fa: una produzione coraggiosa, focalizzata su un’identità precisa, che non cerca di accontentare tutti ma sceglie una direzione e la percorre fino in fondo. Il sistema di combattimento, con l’hacking in tempo reale integrato nell’azione, è la cosa più fresca e originale che ho visto negli action di questa generazione: richiede coordinazione, attenzione e un certo grado di apprendimento che non tutti potrebbero apprezzare, ma premia in modo straordinario quando finalmente scatta tutto. Su PS5 Pro, tecnicamente, è davvero incredibile.
La narrativa, pur raccontata bene, forse non porta novità incredibili, e qualcuno potrebbe storcere il naso davanti a una durata che non giustifica appieno il prezzo da tripla A. Ma per me, in questo 2026 affollato di sequel e remake, un gioco che osa creare qualcosa di nuovo – personaggi inediti, universo inedito, meccaniche inedite – merita tantissimo rispetto e qualche ora del nostro tempo. Pragmata le merita tutte.
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Nerdando in breve
Capcom rischia tutto su una nuova IP sci-fi e vince: in Pragmata troverai hacking e shooting sincronizzati, atmosfera lunare da manuale, e su PS5 Pro gira che è una bellezza.
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