
Anche andare in bagno è un problema
Ho sentito parlare per la prima volta di Dispatch da Ananke che, tra una partita e l’altra di Valorant, mi ha detto, solleticando la mia curiosità, che aveva iniziato questo gioco dove ogni scelta conta. Ho quindi chiesto ad AdHoc Studio, software house indie che ha realizzato e distribuito il titolo, una key; ne approfitto per ringraziarli tantissimo per avermela mandata.
Recensione
Sono partito con altissime aspettative su Dispatch perché AdHoc Studio è composto da professionisti di lungo corso provenienti da Ubisoft, Night School Studio e Telltale Games che, in passato, mi ha fatto felice con due stagioni di Sam & Max e, soprattutto, con The Walking Dead.

Che ansia, avere gente dietro mentre si lavora
Gameplay e comparto tecnico
Ti darò il solito accenno alla trama, condensandola all’essenziale, senza rifilarti spoiler. Il protagonista di Dispatch è Robert Robertson III, ex supereroe di nome Mecha Man (ricorda un po’ l’Iron Man di Marveliana memoria) che, dopo aver visto distrutta la sua armatura potenziata, si è trovato senza uno scopo nella vita. Avvicinato da una supereroina, viene ingaggiato dall’SDN, il Superhero Dispatch Network, dove dovrà, armato di computer e cuffie, guidare un gruppo di ex criminali che cercano redenzione facendo del bene, mentre aiutano gli utenti che chiamano il centralino dell’azienda in cerca di soccorso.
Il gioco è diviso in 8 episodi, come se fosse una serie TV, e viaggia su due momenti differenti: quello lavorativo, estremamente operativo, in cui dovrai gestire il nostro Z-Team (si chiama proprio così) e quello narrativo, nel corso del quale ti troverai a guardare la vita di Robertone Terzo (non credo che gli piacerebbe essere chiamato così) e a effettuare delle scelte che, in un modo o nell’altro, influiranno sulla trama e sui finali.
Quando ti loggherai nel terminale per la giornata di lavoro, entrerai in un vero e proprio gestionale dove dovrai gestire la tua squadra, scegliendo la giusta eroina o il giusto eroe da mandare a risolvere un determinato problema. I personaggi hanno 5 attributi che li caratterizzano e sono il combattimento, il vigore, la velocità, il carisma e l’intelligenza: occorrerà selezionare la persona più adatta al compito che dovrà svolgere.
Ogni tanto, dovrai muoverti in prima persona sia grazie alle nostre doti di hacker andando a intrufolarti nei sistemi informatici per attivare o disattivare telecamere, recuperare dati e attività simili, sia con dei rapidi quick time event.
Se la fase operativa è quella su cui occorre concentrarsi di più, quella narrativa è più emozionante e coinvolgente dato che ciò che dirai e farai andrà a condizionare permanentemente la storia. Al termine di ogni episodio, della durata di un’ora circa, durante la sigla sarà possibile vedere quante altre persone, in percentuale, hanno agito come te e quali scelte hanno compiuto: sono rimasto stupito da alcuni dati.
Il doppiaggio, in lingua inglese, è straordinario, d’altronde ci sono (tra gli altri) Laura Bailey, Aaron Paul, Erin Yvette, Matthew Mercer e Jeffrey Wright. Il cast è davvero importante e il risultato è di altissimo livello. Ci sono i sottotitoli in Italiano ma ti assicuro che, leggendoli, potresti perderti qualcosa, soprattutto durante le fasi di lavoro. Anche il sonoro è di alto livello.
Ho effettuato l’intera prova su Steam Deck senza alcun problema (ed è per questo che ho dovuto utilizzare gli screenshot del press kit; avendo giocato in treno, non ho pensato a salvare nulla per quanto ero preso dalla storia): i disegni mi hanno ricordato parecchio Invincible.

Una città e un team di cattivi da gestire? EZ!
Impressioni
Ho viaggiato parecchio, qualche settimana fa, e Dispatch mi ha fatto compagnia nel corso di una lunga trasferta di lavoro a Firenze.
Adoro le storie di supereroi con superproblemi come quelle viste nel già citato Invincible, in The Boys, nel primo ciclo degli Ultimates (che dovrei rileggere, prima o poi, perché lo considero fichissimo ma, magari, i miei ricordi sono confusi a causa del troppo tempo passato) perché, al di là dei poteri, apprezzo tanto quando si va ad analizzare il lato umano delle persone e viene fuori che, forse, avere una forza sovraumana non potrà evitare di avere un animo sensibile che si spezza alla prima problematica.
Dispatch equilibra per bene il lato operativo, nel quale si agisce attivamente con una modalità manageriale, e il lato da spettatore, nel quale sembra di essere protagonisti di una serie TV interattiva ed è questo il lato che mi ha coinvolto ed emozionato di più (l’ultima volta, mi era capitato con meno trasporto con Black Mirror: Bandersnatch) ma l’esperienza non è stata sempre eccellente.
Se, da una parte, decidere con quali valori e decisioni morali far andare avanti la vita di Robert Robertson III mi ha permesso di sentirmi come in un gioco di ruolo (con lo zampino di Critical Role non mi sarei aspettato nulla di meno), dall’altra, alcune volte, le risposte ricevute dai comprimari non sempre sono state coerenti con le mie scelte e questo mi ha causato un po’ di frustrazione soprattutto nel finale che mi ha portato, non ho capito per quale motivo, a una conclusione davvero molto molto triste.
Però anche la vita è così, quindi l’ho accettato e mi sono goduto la prima run e sento il bisogno, tra qualche tempo, una volta che mi sarò dimenticato tutto, di portarne avanti un’altra.
In conclusione, se cerchi una bella storia avvincente, che sia in grado di stupirti e tenerti incollato allo schermo e ami i supereroi non convenzionali, prendi immediatamente Dispatch su PC o PlayStation 5: è un’esperienza che ti consiglio alla grandissima, ma sii pronto a restare, ogni tanto, deluso dalle reazioni degli altri protagonisti al tuo operato.
Nota a margine: gradisco i redemption arc, e qui ce ne sono tantissimi, ma odio le storie d’amore forzate e aver dovuto viverne necessariamente una non m’è andata tanto giù. Ovviamente, questo non è un problema per tutti, però volevo scriverlo per chi la pensa come me.
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Nerdando in breve
Dispatch è una grande storia da vivere più di una volta, per scoprire tutti i finali. Alcune volte, però, ti sembrerà che tutto fugga via senza che tu ne abbia davvero il controllo.

Trailer
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