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High Life – Nell’abisso dello spazio profondo e dell’animo umano

High Life

Recensione

Nell’estate cinematografica più insolita di sempre arriva al cinema in Italia High Life, metafisico e introspettivo film di fantascienza diretto da Claire Denis e interpretato da Robert Pattinson e Juliette Binoche.
Ho potuto guardarlo in anteprima e, devo ammetterlo, mi ha lasciato emozioni ambivalenti. E forse è proprio questo il suo obiettivo, a rifletterci.

High Life non è il classico film di fantascienza, anzi forse definirlo “fantascientifico” potrebbe essere riduttivo. L’ambientazione è quella angosciante e claustrofobica dello spazio profondo (così come abbiamo imparato ad immaginarlo grazie ad Alfonso Cuaron e il suo Gravity) ma le dinamiche e le riflessioni messe in campo, in realtà, indagano un terreno molto più inesplorato e insidioso: l’animo umano.
Con una narrazione all’indietro, un magnifico uso del colore e delle luci, un ritmo lento e inesorabile, High Life ci accompagna in una riflessione sull’umanità e le sue sfaccettature che può piacere o non piacere ma non può sicuramente lasciare indifferenti.

Trama

Su una nave spaziale lanciata al di fuori del sistema solare, un uomo e la figlia neonata trascorrono le giornate in una precisa e asfittica routine quotidiana, apparentemente senza un vero scopo al di là della sopravvivenza fine a se stessa.

Attraverso dei flashback veniamo a conoscenza del motivo per cui si trovano lì: Monty, il padre, è infatti l’ultimo sopravvissuto di una missione suicida verso un buco nero. Dopo un’infanzia travagliata, Monty era stato condannato all’ergastolo per un omicidio: insieme ad altri detenuti nel braccio della morte, aveva quindi accettato l’alternativa di partecipare alla spedizione.

Partito senza una prospettiva di ritorno, dunque, il variegato gruppo ha intrapreso un viaggio di secoli per raggiungere un buco nero, addentrarvisi e scoprire come intrappolarne la smisurata energia.
Per una serie di vicissitudini (che scopriremo durante la visione), però, Monty e la figlia Willow, nata proprio a bordo della nave spaziale, sono gli ultimi membri dell’equipaggio rimasti in vita.

Stile

Lo dicevo all’inizio e non posso che ribadirlo: High Life è un film molto molto particolare. Se per voi la fantascienza è quella spensierata dei Guardiani della Galassia o adrenalinica di Alien, allora vi troverete davanti qualcosa di totalmente diverso. Qui, infatti, siamo più dalle parti di Solaris, volendo trovare dei paragoni, o di 2001: Odissea nello spazio.
I ritmi, infatti, sono lenti e l’ambientazione spaziale funge da spunto per indagare un’umanità primordiale, crudele, istintiva e perduta.
I personaggi messi in campo da Claire Denis sono tutti, inesorabilmente, spezzati e cercano, ciascuno a modo suo, un proprio posto nel mondo. Senza obiettivi, procedono ognuno verso la propria personale ossessione, con esiti diversi per ciascuno di loro.

Se la storia e il suo procedere sono stati per me difficili da metabolizzare, quello che ho apprezzato davvero tanto in High Life è senza dubbio la messa in scena, in particolare nell’uso altamente simbolico del colore e nella costruzione delle inquadrature e delle sequenze. Dal punto di vista visivo è senza dubbio un film elegante, che riesce a mantenere un perfetto equilibrio tra la sua forma e il suo contenuto.

Non si tratta di un film semplice o per tutti ma, se deciderete di dargli una chance, non potrà che colpirvi profondamente e portarvi a riflettere su “la vita, l’universo e tutto quanto”.

Nerdando in breve

High Life è un film particolare, che colpisce con un’indagine spietata dell’essere umano e con uno stile visivo elegante e ricercato.

Nerdandometro: [usr 3.2]

Trailer

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