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40 anni di Alien: le curiosità sul film

Alien curiosità

40 anni di Alien

Nel 1979, esattamente 40 anni fa, usciva nelle sale cinematografiche Alien. Il geniale gioellino diretto da Ridley Scott era destinato ad entrare nella Storia e a regalare ancora oggi momenti di puro terrore con semplici e ben studiati elementi.
La pellicola fonde alla perfezione horror e fantascienza avvalendosi di una storia e una messinscena all’apparenza semplici eppure di grandissimo impatto. D’altronde, 40 anni dopo siamo ancora qui a parlarne.
Il successo di Alien è stato tale da dare vita ad un longevo franchise che prosegue ancora adesso, non solo al cinema (con un sequel, Aliens, al livello dell’originale ed una serie di lungometraggi di dubbio gusto) ma anche a fumetti, con le storie pubblicate in Italia da SaldaPress.

Per celebrare l’importante anniversario, abbiamo pensato di raccogliere qualche curiosità su Alien, il primo film che ha dato origine al mito.

Come nasce Alien

Soggetto e sceneggiatura di Alien sono firmati da Dan O’Bannon, che lavorava a questa idea fin dai tempi dell’università. Le origini del capolavoro fantascientifico, però, affondano addirittura…nella Seconda Guerra Mondiale: è in questa epoca che il film doveva essere inizialmente ambientato e doveva raccontare la storia di un Gremlin che si infiltrava all’interno di un bombardiere B-17.
L’idea però venne rivoluzionata dall’autore che, con l’aiuto dell’amico Ronald Shusett, spostò l’azione nello spazio profondo e nell’anno 2122, mantenendo però la situazione angosciante di essere rinchiusi in compagnia di una minaccia letale.
Con il titolo di “Star Beast“, lo script venne rifiutato da quasi tutte le case di produzione, attirando infine l’attenzione della 20th Century Fox nelle persone di Walter Hill (che inizialmente avrebbe dovuto essere anche regista del progetto) e David Giler, affascinati da “Lo Squalo ambientato nello spazio“.
I due contribuirono in maniera significativa a rimaneggiare e ultimare la sceneggiatura, aggiungendo il personaggio di Ash.

Questione di ispirazione

Alien è una storia che funziona alla perfezione ma, a ben guardare, non è nulla di particolarmente innovativo. L’ispirazione da alcuni cult della fantascienza è evidente e dichiarata, tra cui La cosa di un altro mondo (1951), Il pianeta proibito (1956), Il mostro dell’astronave (1958) e Terrore nello spazio (1965).
Ridley Scott ha dichiarato di essere stato influenzato dalla visione di Non aprite quella porta.

Ma tante ispirazioni di solito portano anche problemi e infatti non sono mancati nemmeno in questo caso: lo scrittore di fantascienza A.E. van Vogt citò per plagio gli autori del film, accusandoli di aver copiato il suo racconto del 1939 “Discord in Scarlet“. Alla fine le parti vennero ad un accordo economico.

Casting riusciti

Alien è la dimostrazione che un casting azzeccato può fare la differenza in un film. E nel caso specifico i responsabili ebbero carta bianca nella scelta degli attori visto che la sceneggiatura specificava che ciascun personaggio era unisex: poteva essere interpretato indifferentemente da un uomo o da una donna ed era indicato solo con il cognome.

Per il ruolo centrale di Ripley si optò per una donna e nello specifico per l’allora sconosciuta Sigourney Weaver, alla sua prima parte da protagonista in un film. L’attrice fu l’ultima ad essere scritturata, quando le scenografie erano già ultimate. L’interpretazione fu perfetta: la Weaver vide aprirsi davanti a sé una brillante carriera e ricevette il BAFTA come miglior attrice esordiente.

Inizialmente per Ripley era stata scritturata Veronica Cartwright, che alla fine ha interpretato Lambert. L’attrice venne a sapere del cambio di ruolo solamente quando arrivò sul set ed inizialmente non era convinta del nuovo personaggio e della sua fragilità. Scott riuscì a convincerla spiegandole che Lambert rappresentava la paura del pubblico, era un riflesso di quello che avrebbero provato gli spettatori in sala.

A completamento del cast, gli attori d’esperienza John Hurt e Ian Holm, Tom Skerritt (che prese il ruolo rifiutato da Harrison Ford) e Harry Dean Stanton, che si presentò all’audizione ribadendo che “non amava la fantascienza e neppure i film di mostri“. Scott lo convinse a prendere parte al film dicendogli che il suo Alien sarebbe stato più simile a Dieci piccoli indiani di Agatha Chrstie.

Buona la prima

Una delle voci più insistenti che girano intorno alla lavorazione di Alien è quella che vuole che al momento di girare la famosa scena dell’alieno che esce dallo stomaco di John Hurt, il cast fosse all’oscuro di quanto sarebbe successo.
È tutto vero: John Hurt e il cast tecnico erano gli unici a sapere nello specifico cosa avrebbero girato, mentre il cast artistico conosceva la scena solo a grandi linee e, nella sequenza mostrata al cinema, ha effettivamente reazioni spontanee e genuine.
Sigourney Weaver ha dichiarato successivamente che lei e i suoi colleghi avevano comunque intuito che sarebbe successo qualcosa di piuttosto forte, dal momento che i tecnici indossavano tutti degli impermeabili.

Lo Xenomorfo

In Alien rivestiva un ruolo centrale lo Xenomorfo, la creatura aliena che dà la caccia ai protagonisti. Era fondamentale, quindi, dare vita ad un essere credibile e minaccioso. Il concept della creatura è stato realizzato da H.R. Giger, scelto da Ridley Scott dopo che era rimasto affascinato dai suoi disegni. La Fox era restia a scritturare l’artista, temendo che il suo tratto risultasse troppo spaventoso per il pubblico, ma alla fine cedette alle insistenze del regista.
Giger creò una creatura dai tratti vagamente umani, corazzata e dotata di un paio di mascelle faringee da usare come arma; insistette inoltre perché lo Xenomorfo non avesse occhi, tratto che lo avrebbe reso ancora più spaventoso.

Carlo Rambaldi realizzò effettivamente il mostro, costruendo tre teste animatroniche: due per i primi piani e una per i campi lunghi. Il suo lavoro fu premiato con due premi Oscar per gli effetti speciali.
Ad interpretare l’alieno quando appariva per intero fu Bolaji Badejo, grafico scoperto in un pub che aveva le caratteristiche fisiche perfette per interpretare la creatura, essendo alto più di due metri e dotato di arti lunghi e sottili.

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