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BlacKkKlansman – Il nero sfina

I tempi sono quelli che sono, qui e in America. E quando la situazione razziale è quella che è c’è solo una persona che può dire la sua senza peli sulla lingua: quella persona è Spike Lee e il film è BlacKkKlansman.

Recensione

Spike Lee non è un regista per tutti. I suoi film non sono mai sottili o delicati, ma sono delle bombe a mano contro tutti. Per questo è un regista senza mezze misure artistiche che o ti piace o lo odi. Al massimo ti piacciono Inside Man e La 25esima Ora, due film che, probabilmente, Lee ha realizzato per pagarsi l’abbonamento a vita dei New York Knicks e per dimostrare che, se decidesse di fare compromessi artistici, sarebbe osannato ovunque. E invece, dopo quella doppietta clamorosa, Lee fa un documentario di QUATTRO ORE sull’uragano Katrina e una miriade di progetti indigesti per quasi tutti.

Con BlacKkKlansman, Lee torna con un film quasi normale per i suoi standard, prodotto da Jordan Peele, il regista di Scappa – Get Out. Basato su una storia vera, il film racconta la vicenda a tratti surreali dell’agente di polizia Ron Stallworth, primo poliziotto afroamericano a Colorado Springs, che riesce ad infiltrarsi nella sezione locale del Ku Klux Klan.

Trama

Lo spunto è ai limiti del grottesco e nel trailer sembrava quasi una commedia retro con tutti quei personaggi dalle acconciature afro e i pantaloni a zampa. Invece il film non è una commedia, non è un ritratto nostalgico degli anni ‘70 e non è nemmeno del tutto un poliziesco, ma è una pellicola seria e autorevole, un’indagine sul razzismo e sull’identità razziale.

Il protagonista è John David Washington, che è il figlio di un certo Denzel Washington, non so se ne avete sentito parlare (e giusto per farci sentire vecchi). Non ha ancora il magnetismo del padre, ma regge bene il ruolo e probabilmente ne sentiremo ancora parlare.

Il collega infiltrato, Flip Zimmerman, è Adam Driver, che vedo per la prima volta fuori da Star Wars, mentre la bellissima Laura Harrier (interpretava Liz in Spider-man: Homecoming) è l’attivista Patrice e Topher Grace (tra le altre cose, Eddie Brock in Spider-man 3) è David Duke, il capo del Ku Klux Klan.

Dell’indagine a Lee interessa il giusto, infatti scorre tutta relativamente liscio e senza grossi scossoni, con i classici problemi delle indagini con infiltrati. Non a caso, le due scene chiave e più forti del film non sono cruciali per la storia ma lo sono per quello che vuole dire Lee. La prima scena chiave è un comizio di un attivista di colore, inno all’orgoglio e alla bellezza nera.

La seconda è la scena della cerimonia d’iniziazione al KKK contrapposta al ricordo di un linciaggio da parte di un afroamericano anziano (il cantante Harry Belafonte in un cameo). Questa scena, che contrappone le storie ed esperienze di bianchi e neri, ognuno chiuso nella sua comunità, contiene anche una riflessione metacinematografica su La Nascita di una Nazione, caposaldo del cinema muto e film da cui il moderno Ku Klux Klan trae ispirazione.

Lee non ci presenta i suprematisti bianchi come macchiette, non fa come Tarantino in Django Unchained che li ridicolizza al massimo per cercare un risata. Lee ce li rende ridicoli presentandoceli nella loro normalità. E questo è ancora più forte. Vediamo la loro volgarità, il loro razzismo e la loro misoginia per quello che sono, niente di cui ridere ma qualcosa di intrinsecamente ridicolo, fuori tempo e da annientare.

Eppure, il problema non è fuori tempo e, sebbene l’indagine nel film finisce tutto sommato bene, il problema non è affatto terminato. Le ultime due scene sono un notevole pugno allo stomaco, un doppio gancio, alla storia e al presente con filmati veri, che ci ricorda che David Duke è ancora oggi il capo del Ku Klux Klan, è tra i supporter di Donald Trump e che solo un anno fa il Ku Klux Klan e gentaglia simile marciava in pieno giorno a Charlottesville. Insomma, il razzismo esiste ancora, sempre violento e cattivo come è sempre stato. Sta a noi lottare contro.

Nerdando in Breve

BlacKkKlansman è meno rabbioso dei film giovanili, ma sempre incazzato e potente, come tutte le Spike Lee Joint.

Nerdandometro:
(4 / 5)

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