Darkest Dungeon - Esplorando il luogo più buio - Nerdando.com
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Darkest Dungeon – Esplorando il luogo più buio

Darkest Dungeon

A circa due anni di distanza dall’uscita su PC, l’RPG roguelike Darkest Dungeon è pronto finalmente a sbarcare su console anche per tutti quegli appassionati che non vedevano l’ora di addentrarsi nelle sue folli profondità e che non hanno l’abitudine di giocare su computer.

Recensione

Per coloro che non conoscessero il titolo, Darkest Dungeon è un gioco di ruolo in due dimensioni con visione laterale, in cui un party di avventurieri si addentra nelle profondità di un maniero infestato dalle creature del male.
L’ambiente di gioco si divide in due parti: il Villaggio, in cui possiamo fare acquisti, trovare nuovi avventurieri e curare le ferite (fisiche e mentali) dei nostri personaggi; e i dungeon veri e propri, generati in modo procedurale, e che pullulano di creature malvagie, trappole e tesori.

Dopo un bel filmato introduttivo, in cui facciamo la conoscenza della storia di background, veniamo introdotti tramite un tutorial alla prima missione. In questa inizieremo ad imparare come muoverci e come effettuare le azioni basilari: spostamenti, attacco, difesa e looting.
La prima cosa da dire è che Darkest Dungeon è tutto fuorché adatto ai deboli di cuore. Il titolo ha un livello di difficoltà decisamente orientato verso l’alto e non è un gioco che faccia sconti: anche le situazioni apparentemente più gestibili possono in un attimo volgere al peggio e lasciare a terra vittime illustri tra i nostri personaggi preferiti.

In quanto RPG, naturalmente, avremo modo di far crescere e potenziare i nostri eroi, scegliere i migliori per ogni singola missione (fino a quattro), e assegnare loro la posizione migliore nel party: infatti ogni personaggio, in base alla propria classe, avrà naturalmente abilità e poteri che danno il massimo se impegnati nella giusta posizione. Un guerriero, ovviamente, si vedrà dispiegato in prima fila; un sacerdote con le sue abilità curative, starà invece nelle retrovie eccetera.

Darkest Dungeon introduce, però, una interessante novità: siamo abituati ad eroi che non fanno una grinza davanti agli orrori peggiori, ma quanti di noi manterrebbero intatta la propria sanità mentale di fronte ad una creatura uscita dall’abisso, magari mentre sanguiniamo come fontane aperte a causa di una trappola? Ecco: il fattore di stress è l’elemento fondamentale del gameplay, come vedremo tra poco.

Gameplay

Come detto all’inizio, Darkest Dungeon è un RPG in due dimensioni: l’esplorazione dei labirinti è mostrata tramite visuale laterale, e i combattimenti sono basati su turni. Avremo quindi tutto il tempo di decidere la nostra strategia di attacco e difesa, per un sistema di esplorazione che, francamente, non ha moltissimo da dire. I dungeon non sono altro che una sequenza di corridoi e stanze: nelle stanze troveremo mostri e tesori, i corridoi (generalmente abbelliti con trappole o pile di cadaveri) servono a passare da una stanza all’altra.

Ma parlavo dello stress: gestire questo fattore è fondamentale per la riuscita delle missioni. Non basta aver fatto incetta di torce, cibo e pozioni al villaggio, bisogna soprattutto verificare che il fattore di stanchezza mentale non arrivi a livello critico. Le conseguenze, altrimenti, saranno nefaste proprio dal punto di vista del gameplay, andando a compromettere missioni e scontri altrimenti alla portata. Non è raro, infatti, che un eroe impazzisca, iniziando a vaneggiare e aumentando ulteriormente lo stress dell’intero gruppo; non sono nemmeno rari i casi di fuga, magari lasciando scoperto il fianco ad eroi meno corazzati o che non hanno modo di attaccare in corpo a corpo; nei casi peggiori alcuni avventurieri possono gettarsi a capofitto verso il suicidio, rifiutare cure o praticare autolesionismo pur di fuggire al terrore incombente.
Ultimo, ma micidiale, effetto collaterale è la morte per infarto. Un evento che rischia di spazzar via ore di lavoro fatto per costruire il nostro personaggio preferito.

Per ridurre lo stress, fortunatamente, abbiamo a disposizione il villaggio tra una missione e l’altra. Pregare in chiesa o fare una visita al bordello può risolvere tutti i problemi dei nostri eroi; ovviamente ognuno ha il suo modo preferito per rilassarsi, sta a noi assegnare le attività corrette alle diverse classi. Nel villaggio, oltretutto, potremo fare acquisti e riorganizzare il party, in modo da prepararci per la prossima pericolosa missione.

Comparto tecnico

Inutile negarlo: la grafica la fa da padrona. Il tratto in stile cartoon è sporco, nervoso, e caratterizza i personaggi sposandosi perfettamente con la follia che regna sovrana nella storia di Darkest Dungeon.
Ottimo il recitato inglese, che è corredato da sottotitoli in italiano. Anche l’interfaccia di gioco è completamente tradotta.

La mia sensazione è stata che gli sviluppatori si siano voluti concentrare sulla componentistica del gioco di ruolo, che è sviluppata con una granularità impressionante, a discapito dell’esplorazione che, fondamentalmente, non ha molto da offrire. Una scelta voluta che potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma che personalmente reputo azzeccata perché consente di concentrarsi sull’aspetto ruolistico tralasciando altri dettagli di contorno.

Darkest Dungeon richiede un po’ di tempo per essere praticato a dovere: è un titolo che non perdona, e ce ne accorgiamo duramente vedendo crescere la pila di eroi caduti al cimitero. Insomma: se cercate un gioco leggero, state alla larga, ma se le sfide vi appassionano qui c’è pane per i vostri denti.

Conclusioni

I ragazzi di Red Hook Studios hanno confezionato un piccolo gioiello, questa non è una novità. Il porting verso Xbox One che ho sperimentato farà felici molti giocatori (me compreso), ma è innegabile che occorra un po’ di pratica con i comandi. L’assenza di mouse (che su PC consentiva di fare tutto) si sente eccome, soprattutto nel villaggio.
Niente che comprometta l’esperienza di gioco, ma richiede un po’ di tempo per essere padroneggiata per passare rapidamente di menù in menù, di opzione in opzione.

Personalmente ho adorato le scelte stilistiche: la grafica è un vero spettacolo da guardare. Ho apprezzato molto anche l’elemento dello stress, che mi ha ricordato molto le ambientazioni lovecraftiane; infine, per quanto non sia un grande appassionato dei combattimenti a turni, devo dire che la rapidità degli scontri mi ha convinto che sia stata la scelta giusta.
In conclusione siamo davanti ad un gioco tutto fuorché banale, difficile e molto punitivo. Proprio quello che ci voleva.

Darkest Dungeon è disponibile per PlayStation 4, Nintendo Switch, PlayStation Vita, Microsoft Windows, Linux, Xbox One, iOS e Classic Mac OS.

Nerdando in breve

Darkest Dungeon è un l’RPG roguelike che vi appassionerà per ore, mettendo alla prova la vostra sanità mentale.

Nerdandometro:
(3,2 / 5)

Trailer

 

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