Giochi da tavolo

Venetia è bella ma non ci vivrei

Venetia in tutto il suo splendore

Venetia in tutto il suo splendore

Xbox One o PS4? Cosa c’è di meglio di una console di ultima generazione per giocare online con i tuoi amici? Forse giocare con i tuoi amici.

Sì, io sono uno di quei pigri passatisti che preferiscono trovarsi nel parcheggio sotto casa di un loro amico, a tirare calci al super tele, piuttosto che giocare a Fifa 15. Rimpiango i dialoghi fisici e, per divertirmi davvero, devo usare la mia fantasia: non ho bisogno di un videogioco che mi faccia vedere come menare i draghi, per menare i draghi basta un dado!
Credo sia proprio da questo sentimento puramente infantile che nasce la mia passione per i giochi da tavolo.

Perdonate questa piccola digressione, ma era il modo più naturale per presentarmi e per motivare questa “wannabe” rubrica all’interno di Nerdando.
Per cominciare, appunto, vorrei parlare di Venetia: un “Risiko” molto evoluto a tema rinascimentale; uhm, un attimo… Probabilmente sarebbe meglio paragonarlo a un “Arkham Horror” rinascimentale, visto che i giocatori collaborano tra loro per fronteggiare le minacce esterne alla Serenissima, ma in realtà Venetia è entrambe le cose.
Effettivamente è molto difficile trovare una similitudine con questo strategico: forse “Twilight Struggle” si avvicina in quanto a complessità di gioco, ma, quest’ultimo, ha il grave limite di essere pensato per due giocatori (scelta comunque azzeccata per rendere il dualismo mondiale durante la guerra fredda, però perde se si parla di fruibilità), mentre a Venetia si può giocare anche in 3 o in 4.
Infatti ci ritroveremo a dover scegliere una tra le quattro famiglie veneziane ed a guidarla all’ascesa all’interno della città a scapito delle altre e al proprio arricchimento, ma con il comune scopo di fronteggiare i regni esterni e ampliare così il più possibile il dominio della Repubblica sul mar Mediterraneo.

Rivivremo i momenti dell’ascesa della Repubblica di Venezia, nell’ottavo secolo fino al suo declino nel diciassettesimo secolo, in un’ambientazione pressoché perfetta. Ogni passaggio del gioco è legato a un fatto storico sviscerato e approfondito adeguatamente nel libricino fornito insieme alle istruzioni, così come sono descritte e contestualizzate le quattro famiglie da poter scegliere.
In più, la partita si divide in tre epoche (ascesa, apogeo e declino) in cui cambiano gli effetti particolari delle carte giocate, sempre in relazione alla storia della Serenissima.

Io trovo che l’attenzione riservata all’identificazione storica sia centrale in un gioco da tavolo di questo tipo, infatti il gioco è interessante quanto più l’ambientazione riesce a essere evocativa e precisa; Venetia non ha nulla da invidiare a titoli più noti e giocati.

La componentistica!
Tralasciando le normalissime carte plastificate che compongono le carte azione, da sottolineare i dadi e le pedine in legno. Abituato ai fragilissimi e spesso orridi pupazzetti in plastica, avere dei banalissimi cubetti in legno colorati tra le mani è un sollievo. Certo, avrebbero potuto usare dei colori meno sgargianti che un po’ stonano con il tabellone, però ‘sti cazzi: ci saremmo lamentati che i colori si confondono e non sono distinguibili, quindi va bene così.
A proposito, il tabellone: qualitativamente ben fatto, sia come disegni (in linea con il tema, corretti e precisi) che come materiale. Anche la “linea di avanzamento del tempo” è originale e ben realizzata: una pedina bianca all’estrema sinistra, che rappresenta Venezia, avanza quando si prende il controllo di una colonia, mentre all’estrema destra una pedina nera viaggia nella direzione opposta e si muove in base all’affermazione dei nemici di Venezia. Le ere cambiano quando le due pedine si incontrano e la partita finisce quando la pedina nera arriva all’estrema sinistra, cioè con la caduta della Repubblica.

Non voglio tediarvi eccessivamente parlandovi del regolamento perché sarebbe pesante e difficile da sintetizzare in poche parole, per cui mi limiterò a dirvi che cosa ho apprezzato di più in Venetia rispetto ad altri strategici: manca completamente la variabile “culo”.

Non abbiamo dadi con cui attaccare una colonia, non dobbiamo sottostare alla casistica e vedere la nostra armata distrutta da un misero carrarmatino solo perché siamo palesemente fortunati in amore, ma abbiamo solo un determinato numero di azioni da spendere come meglio crediamo durante il nostro turno di gioco.
Con queste azioni possiamo decidere se aprire rotte commerciali, piazzare segnalini influenza sulle colonie, attaccare potenze straniere o usare le carte azione. Insomma niente è lasciato al caso.

Ok, lo ammetto, quante azioni abbiamo disponibili sono decise da un lancio di dadi da parte del doge (eletto in modo un po’ macchinoso ogni tre turni circa tra i giocatori, questo ruolo comporta dei piccoli bonus), però sono dadi particolari in cui i numeri vanno dal 2 al 4, per cui non una grossissima differenza, e in più abbiamo le carte azione da poter spendere, quindi fidatevi che se giocate male, se siete troppo aggressivi e poco lungimiranti, la partita finisce presto, indipendentemente dal risultato dei dadi.

Ecco, l’unica pecca del gioco sono le carte azione: hanno abilità mediocri e poco incisive, per cui è praticamente impossibile ribaltare una situazione avversa. Avresti dovuto accorgerti prima e creare i presupposti per il tuo dominio! In più, all’inizio, viene fornita una mano troppo esigua e, durante il gioco, ci sono poche occasioni per pescare: spesso ci si trova a non poter usare le poche e inutili carte azione che si hanno in mano. Poco male però: significa che ci dovremmo concentrare sul posizionamento strategico dei segnalini influenza senza sperare troppo in una pescata favorevole.

A fine partita, per determinare in vincitore, si sommeranno semplicemente i punti vittoria guadagnati sconfiggendo eserciti nemici o prendendo il controllo delle colonie.
Il gioco quindi non sarà per forza di cose breve: i 90 minuti segnati sulla scatola sono fin troppo ottimistici, in realtà una partita completa potrebbe durare ben più di due ore anche per i giocatori che hanno già familiarità con le meccaniche di gioco.
Insomma, per affrontare un gioco come questo non basta essere dei casual gamers che giocano a Risiko! il pomeriggio di natale, ma si pretende un minimo di impegno e di curiosità. In particolare, se siete appassionati di strategia e politica, questo titolo non deve assolutamente mancare.



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