Due chiacchiere con: The Sparker (Volt - Che vita di Mecha) - Nerdando.com
Interviste

Due chiacchiere con: The Sparker (Volt – Che vita di Mecha)

The Sparker

Dopo aver letto e amato i primi due numeri della sua opera Volt – Che vita di Mecha, non ho potuto fare a meno che rapirlo durante il Cartoomics 2017 e chiedergli della genesi di questo fumetto edito da Saldapress. Ecco cosa mi ha raccontato The Sparker, al secolo Stefano Conte.

Maurizio: Ciao Stefano, parlaci di Volt.
The Sparker: Allora, Volt parla di un robot che si trova a lavorare, suo malgrado, in una fumetteria.

Maurizio: Che è il posto più brutto del mondo?
The Sparker: No, no (ride)! Però come tutti i lavori ha le sue particolarità. Nel caso di Volt, lui ha il sogno di diventare un fumettista quindi la sua direzione è un’altra. Poi si trova incastrato in questo mondo che non è proprio lo specchio del suo carattere: lui è introverso e invece si trova ad aver a che fare con gente di tutti i tipi. Questo poi è ripreso dalla mia situazione, che è abbastanza simile: a mia volta ho dovuto fare i conti con la stravaganza del mondo esterno. Quando mi son ritrovato certi soggetti così particolari, così stravaganti, ho dovuto assolutamente iniziare a fare delle strisce per mostrarle su Internet.

Maurizio: Per raccontare che genere di persone popola questo mondo?
The Sparker: Esatto: dalle richieste più assurde, ai personaggi incontentabili e così via. Da queste strisce pubblicate su internet questi personaggi si sono poi evoluti fino a diventare storie vere e proprie.

Maurizio: Non ti nascondo che la parte finale del volume è forse quella che più mi diverte. Al di là della storia, che è molto bella, i pezzi di vita vissuta sono eccezionali.
The Sparker: Quelli volevo metterli per creare la sensazione della giornata che Volt aveva, al di là degli episodi principali che formano il cardine della storia. Inoltre ci è venuto in mente di proporre agli altri negozianti di mandarci i loro aneddoti.

Maurizio: State avendo un buon riscontro?
The Sparker: Sì, soprattutto ora che c’è l’entusiasmo dell’inizio. Speriamo diventi una cosa ancor più diffusa, per non aver sempre gli stessi nomi.

Maurizio: Non sei il primo artista che mi dice quando sia traumatico uscire dallo studio e incontrare le persone per cui si disegna. Fa parte della vostra indole?
The Sparker: Io credo che il disegno sia, per le persone più introverse, una valvola di sfogo. Non è una regola per tutti, ma credo che tanti disegnatori possano aver in comune questa caratteristica.

Maurizio: Volt ha una cadenza bimestrale. Quanto durerà? State pensando ad un ciclo?
The Sparker: Noi stiamo ragionando a stagioni con la prospettiva di andare avanti il più a lungo possibile. Poi dipenderà dall’accoglienza. Però c’è tanto da raccontare e ci sono tante idee, per cui speriamo di aver la possibilità di raccontarle.

Maurizio: Tu sai che hai buttato dentro tante di quelle citazioni dalla cultura nerd da farci saltare sulla sedia ad ogni pagina?
The Sparker: (ride) Fondamentalmente quando disegno Volt cerco di divertirmi, per cui quando mi viene in mente qualcosa che c’entra col contesto cerco di metterla; purché non sia qualcosa che rende difficile comprendere la storia a chi quella citazione non la coglie. La sfida quindi è inserire citazioni che tutti possano apprezzare, dal lettore appassionato a quello occasionale.

Maurizio: Chi è il tuo lettore tipo?
The Sparker: Io mi rivolgo prevalentemente ai ragazzi della mia età, che hanno subito le stesse mie influenze. Però ho visto che piace tanto anche alle ragazze e ai bambini, per cui è già un successo da quel lato: sono riuscito a toccare tanti target diversi.

The Sparker

Maurizio: Perché i Mach?
The Sparker: Mi sono sempre piaciuti i robot, sono cresciuto negli anni ’80, ho vissuto quella generazione di robottoni che è arrivata nel nostro Paese e mi è rimasta nel cuore. Quando ho dovuto scegliere una rappresentazione del personaggio, quindi, ho optato per un robot, anche se è più stilizzato e più simpatico di quelli che combattevano coi mostri giganti.

Maurizio: Perché si chiama Volt e perché tu ti chiami The Sparker?
The Sparker: Allora, The Sparker nasce come evoluzione di altri soprannomi che avevo da ragazzo, un adattamento post-adolescenziale. Volt invece l’ho associato a qualcosa che ricordasse la corrente elettrica, mi è piaciuto e l’ho scelto abbastanza d’istinto.

Maurizio: Influenze, riferimenti? Chi è il tuo eroe? Pensi a qualcuno quando esprimi un’emozione?
The Sparker: Io cerco di immedesimarmi nei personaggi che hanno un riscontro reale, perché ispirati da persone che ho conosciuto. Come influenze di opere c’è sicuramente qualcosa di Rat-Man, di Disney, Dottor Slump e Arale. Tutte quelle cose che mi son piaciute da lettore e che poi son diventate qualcosa di personale.

Maurizio: Oltre a Volt, sei anche su altri progetti o ti sta assorbendo al 100%?
The Sparker: No, mi sta assorbendo anche perché non ho smesso di fare il negoziante quindi il tempo che ho è limitato. Ai tempi, però, avevo creato anche altri personaggi e se Volt piace magari ci sarà la possibilità di approfondire altro. I progetti ci sono, vedremo.

Maurizio: Grazie mille per il tuo tempo.
The Sparker: Grazie a te!



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