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Volt – Che vita di Mecha #1 & #2, la fumetteria è un incubo

Volt - Che vita di Mecha

Recensione

SaldaPress, nome illustre nel panorama fumettistico italiano, non è nuova al regalarci serie di pregio. Se The Walking Dead vi dice qualcosa, è alla casa editrice emiliana che dovete rivolgere i vostri ringraziamenti.

Oggi parliamo di un prodotto tutto italiano: Volt – Che vita di Mecha, un progetto presentato al Lucca Comics & Games 2016 che ha fatto il suo debutto il 20 gennaio di quest’anno. Ora, a ridosso dell’uscita del secondo volume, è tempo di tirare le prime conclusioni.

La storia

Volt è un anziano robot antropomorfo (o meglio: un Mech) che raduna attorno alla propria poltrona i suoi nipotini allo scopo di raccontar loro la storia della propria vita, fatta di fatica, sudore e drammi personali, per raggiungere il fine più importante di ogni essere vivente: seguire i propri sogni.

Il sogno di Volt era quello di diventare un fumettista. Armato di matita e fantasia, tenta di dare vita alla propria immaginazione, buttando su carta Le Cinetiche Avventure di Mangaman: un eroe manga votato alla giustizia (su tutto, su tutti). Ma la vita del fumettista, soprattutto prima che diventi famoso, è irta di ostacoli e difficoltà; la prima e più insormontabile, incarnata dalla propria madre, una versione femminile di Darth Vader con poteri oscuri talmente grandi da far invidia a Lord Sidiuos in persona.

Ma tutto ciò non è che l’incipit di un dramma senza fine che trascinerà Volt in un vortice di follia: da aspirante fumettista, infatti, finirà col diventare commesso in un negozio di fumetti. Qui si scontrerà con il volto della pazzia, ovvero quello dei pittoreschi clienti che affollano questo variopinto universo fatto di carta e storie disegnate.

Stile

“Fletto i muscoli e sono nel vuoto”, inneggia giustamente Andrea Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress. Il senso è quello che potete immaginare: senza sua maestà Leo Ortolani e il suo infinito Ratman, il fumetto italiano non sarebbe quello che è oggi.

Stefano Conte, in arte The Sparker, dà vita al progetto di Volt come vero atto d’amore nei confronti del dio fumetto e del suo tempio la fumetteria. Qui si consumano storie, amori, drammi e complesse psicodinamiche che lasciano il segno e che vengono omaggiate nelle pagine di Volt, lasciando all’autore la libertà di mettere sé stesso, la propria fantasia e immaginazione in questa opera, che certamente farà parlare a lungo.

Conte ha dato vita ad un mondo che cita tutto il Gotha della cultura nerd, e lo ha fatto con sapiente alchimia, forse senza attacchi d’arte ma sicuramente senza essere mai banale, mai stucchevole. Le citazioni si rincorrono l’un l’altra, in un crescendo che sa di surreale solo a chi non fa parte di questo mondo, ma che risuonerà tremendamente familiare a tutti gli altri.
Le pagine volano via veloci, dilaniando il lettore tra la voglia di fermarsi e godersi le tavole e l’irrefrenabile voglia di scoprire cosa succede nella pagina successiva: Volt ha, in pratica, tutto quello che serve per ingabbiare lettori dotati della sua stessa autoironia, e della raffinata capacità di non prendersi mai troppo sul serio.

Volume 2

Volt - Che vita di Mecha
Dopo una partenza scoppiettante, giunge il momento di cimentarsi con il secondo volume, in uscita il 10 marzo, dal titolo Il nemico alla porta, in cui il nostro eroe dovrà confrontarsi con un inquietante personaggio in grado di far perdere la pazienza a Giobbe. Ma scopriremo anche qualcosa di più sull’ex commesso della fumetteria e di come abbia tentato di sopravvivere agli avventori del negozio, lasciando dietro di sé una testimonianza tanto preziosa quanto inquietante.

Volt vivrà così il suo secondo giorno di lavoro, e farà la conoscenza di alcune tipologie di clienti, delle loro peculiarità e delle armi a sua disposizione per contrastarle, in un disperato tentativo di mantenere salda la propria sanità mentale.
Buona (anche) la seconda, quindi: il ritmo si mantiene elevato e le gag esilaranti; anzi forse l’albo è superiore persino a quello del debutto, con un unico difetto: il bisogno di aspettare altri due mesi per il prossimo capitolo.

Considerazioni finali

Alzi la mano chi non ha mai avuto il sogno proibito di lavorare in una fumetteria. Che sia una multipiano in stile giapponese o un buco per disadattati come quella di Stuart in The Big Bang Theory, la fumetteria da sempre scatena le fantasie dei nerd amanti degli albi disegnati. Una seconda casa per molti, un sogno proibito per altri, la fumetteria è un luogo in cui il tempo si ferma e la magia, semplicemente, avviene.

E con la magia, arrivano anche i maghi: disegnatori, illustratori, fumettisti; ma non c’è Yin senza Yang e quindi il più grande degli artisti non sarebbe nessuno senza gli amanti della sua arte. La fumetteria è quindi anche il luogo di chi si ciba di fumetti, dai manga ai supereroi, dai francesi agli italiani; perché in fumetteria c’è un sogno adatto ad ogni sognatore.

Volt – Che vita di Mecha è soprattutto un omaggio a questo universo e chi lo abita, il tutto permeato da una vena ironica inarrestabile. Volt è un fumetto – nel fumetto – nella fumetteria: lo dimostrano le tavole della storia e le tavole a corredo, quelle irresistibili perle di follia che trovate alla fine e che, raffinatamente, raccontano episodi di vita vissuta, scene in cui fatti e persone non sono frutto di fantasia, ma parte integrante di questo microcosmo incantato.

Ringrazio SaldaPress per avermi dato modo di leggere questo fumetto.

Nerdando in breve

Vi piace il fumetto italiano? La fumetteria è la vostra seconda casa? Correte a comprare Volt – Che vita di Mecha!



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