
Preview
Una delle ragioni per cui adoro così tanto i giochi indie è che spesso l’esigenza di sopperire alla scarsità di mezzi spinge l’autore a giocare tutte le sue carte sul piano della creatività, o inventando qualcosa di completamente nuovo, oppure, come nel nostro caso, cercando di fornire un’interpretazione del tutto personale di un genere già ben battuto dall’industria mainstream.
In questa ipotesi il rischio più concreto è che il povero sviluppatore indipendente si debba confrontare con valori produttivi incompatibili con i mezzi a propria disposizione, con risultati spesso sconfortanti. Per tale ragione, a mio modesto avviso, una delle regole d’oro per la riuscita di un progetto indipendente dovrebbe essere sempre quella di tenere a freno le proprie ambizioni, dosandole in rapporto ai mezzi realmente a disposizione.
Ci sono poi generi che, di per sé, appaiono davvero impegnativi, quasi delle montagne da scalare, come ad esempio gli RPG. Per questa ragione, quando mi trovo al cospetto di GdR indie che sbandierano proclami del tipo “Un vastissimo e dettagliato openworld nel solco di Skyrim” parto sempre un po’ sospettoso.
Per fortuna, però, non è questo il caso: For Evelyn II parte con premesse misurate e prova a brillare pur consapevole delle sue dimensioni contenute.
Ci starà riuscendo? Vediamolo assieme.

Un mondo piccino picciò
For Evelyn II: Shards of Creation è il secondo capitolo di una saga RPG nata qualche anno fa.
Lo confesso prima ancora di scendere in dettagli: io del primo capitolo non ne sapevo nulla, mai giocato e mai, neanche, sentito nominare, ma non c’è problema perché il nostro prode sviluppatore solitario ha contemplato anche questa evenienza, inserendo nel menù principale la possibilità di assistere al più classico dei recap.
Lanciato il gioco, il cui sviluppo allo stato risulta ancora in fase alpha, la prima caratteristica che cattura l’attenzione, oltre alla cura per il lore e la storia, è lo stile grafico prescelto: un bel 2,5 D dai colori vibranti e dal look retrò. Intendiamoci, nulla di completamente nuovo e, men che meno, rivoluzionario, ma si tratta comunque di un tratto accattivante, col suo abbinamento di sfondi 3D a personaggi 2D dal look un po’ anime.
Mossi, poi, i primi passi nel tutorial, interamente ambientato in un porto, il gioco scopre subito le sue migliori carte. L’atmosfera è quella giusta, piena di mistero e lontano dal chiasso dell’azione sfrenata. Siamo chiamati a muoverci con cautela, non già in un open-world desolante e desolato, ma in un’area circoscritta e progettata con cognizione di causa, proprio come dovrebbe accadere in un ADVENTURE-RPG fortemente story-driven.
Così, tra momenti stealth, un pizzico di magia occulta e l’idea di una mega cospirazione a sorvegliare le nostre azioni, impariamo a conoscere la protagonista del gioco, che, almeno all’inizio, appare dotata di mezzi e capacità piuttosto modeste.
Come detto, a colpire, in queste fasi iniziali, è innanzitutto l’impianto di gioco nel suo complesso, che vira, in modo piuttosto naturale e senza soluzione di continuità, dal gioco di ruolo all’avventura pseudo-investigativa. Insomma si combatte un pochino (ma su questo torneremo dopo), si risolve qualche puzzle e si evitano trappole, guidati da una trama ben definita che ha forse l’unico difetto di tirare in ballo, sin dall’inizio, un po’ troppi personaggi e informazioni.

Alle armi!
Per quanto riguarda gli aspetti ruolistici veri e propri, il gioco decide di non calcare troppo la mano su statistiche, tratti e skill, puntando invece su un gameplay che, come dicevo prima, lo fa somigliare a volte a un’avventura grafica, il tutto a beneficio dell’atmosfera. Intendiamoci, non manca un processo di crescita del nostro personaggio, con annessi e connessi, ma il tutto appare decisamente semplificato e pensato anche che per chi gli RPG proprio non li digerisce.
È importante sottolineare che nelle diverse mappe in cui mi ha condotto il progredire della storia, a dispetto delle dimensioni medio-piccole, non sono mancate chiacchierate con diversi NPC, alcuni dei quali non hanno mancato di affidarmi delle quest secondarie, invero piuttosto semplici da completare.
Se fin qui le scelte di design e il gameplay del gioco mi hanno convinto, lo stesso non posso dire del sistema di combattimento in sé.
Intendiamoci, stiamo parlando di un gioco ancora in piena fase di sviluppo, ma al momento, nonostante lo sviluppatore, grazie a più patch, abbia provato a migliorare la reattività del personaggio aggiungendo anche una funzione di dodge, il tutto appare ancora troppo semplicistico.
Soprattutto il combattimento melee non restituisce alcuna sensazione “fisica” dei colpi inferti e rischia di lasciare la risoluzione degli scontri in balia di una forsennata pressione di tasti. Insomma ricorrere alle armi, almeno per ora, non sembra richiedere né troppa abilità né una grande strategia.
A parte ciò, è chiaro che le mappe e il mondo di gioco appaiano ancora un po’ spoglie, poco interattive, ma d’altro canto bisogna considerare che di tempo per aggiungere contenuti ce ne è ancora molto. Speriamo che l’autore, una volta completata la storia principale (al momento siamo a circa la metà), torni poi sui suoi passi, per arricchire di contenuti il mondo di gioco.

Conclusioni
La prova di For Evelyn II mi ha certamente colpito per la sua capacità di affascinare sin da subito il giocatore con una trama intrigante. Anche a livello di gameplay, al netto di un combattimento troppo semplificato, mi è piaciuta molto quest’anima promiscua, un po’ gioco di ruolo, un po’ avventura, capace di donare la giusta profondità al prodotto.
Resta da vedere se l’ulteriore sviluppo del gioco riuscirà a tenere alto l’interesse del giocatore e a smussare quegli aspetti che al momento convincono poco.
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