Ci sono party game e party game: alcuni sono molto belli, altri forse un po’ deboli in alcuni frangenti, ma il gioco di cui vi parlerò oggi – Patita Matata – mi ha davvero sorpreso per quante risate ha fatto fare a tutto il tavolo! Edito da Asmodee, questo frenetico party game è per 3-8 giocatori e ti assicuro che il divertimento è esponenziale!
Recensione
Partiamo subito dall’elefante nella stanza: il “tema” di Patita Matata è praticamente inesistente, ed è consapevolmente così. Non stiamo salvando il mondo, non stiamo esplorando dungeon, non stiamo nemmeno gestendo un chiosco di ramen: stiamo numerando patate su un foglio, cercando di arrivare per primi alla cinquantesima. È una scemenza assoluta, ma studiata con mestiere.
Ogni giocatore riceve un foglio chiamato Patatometro, su cui sono disegnate 50 patate da numerare in ordine, da 1 a 50. L’obiettivo è banalissimo: completare la sequenza prima degli altri, e fin qui sembrerebbe quasi un gioco di conteggio per bambini. Il problema – o meglio, la parte divertente – è che c’è una sola matita in tutta la partita, e finché ce l’hai in mano scrivi freneticamente, mentre tutti gli altri fanno di tutto per togliertela o distrarti grazie agli effetti del dado.
L’esperienza al tavolo è quella del party game caciarone: si parte con il classico countdown collettivo (“3, 2, 1… Patita Matata!”) e da lì si scatena il caos incontrollato. C’è chi lancia il dado cercando disperatamente di ottenere il risultato che gli permetta di rubarti la matita, chi deve fare gesti o rumori per intralciarti, chi si ritrova all’improvviso a scrivere sul foglio di qualcun altro perché tutto il tavolo ha appena passato il proprio Patatometro a sinistra. In pochi minuti il livello di volume sale, volano risate e imprecazioni scherzose, e il gioco centra esattamente quello che promette: un quarto d’ora di casino organizzato da proporre tra un titolo più corposo e l’altro o in serate dove si vuole coinvolgere anche chi di solito “non gioca”.
Meccaniche
Patita Matata è un ibrido curioso tra un gioco in tempo reale, un party game di destrezza sociale e un esercizio di velocità mentale molto basilare. Ogni round si struttura attorno a due ruoli: chi ha la matita e sta numerando le patate sul proprio foglio, e chi sta lanciando il dado cercando di cambiare questa situazione a proprio vantaggio.
Il giocatore con la matita non ha praticamente decisioni da prendere: deve solo scrivere i numeri, in ordine, il più rapidamente possibile, cercando di non saltare cifre e di non fare errori nella fretta. È una sensazione quasi arcade: concentrazione massima, mano che corre, orecchie che cercano di ignorare quello che succede attorno, sperando che nessuno ottenga il risultato “sbagliato” prima che tu abbia guadagnato abbastanza vantaggio.
Il dado è il vero motore del caos. Ogni faccia corrisponde a un’azione che, in un modo o nell’altro, impatta su chi sta scrivendo o sullo stato generale della partita. Ci sono risultati che ti permettono di rubare la matita e diventare tu il nuovo “contatore ufficiale” sul tuo Patatometro, altri che scatenano mini-coreografie fisiche (battere le mani, colpire il tavolo, fare gesti specifici) con l’obiettivo di distrarre chi sta usando la matita, altri ancora che fanno ruotare i fogli al tavolo, costringendoti a proseguire il lavoro di qualcun altro.
Tutto avviene in simultanea, senza turni “classici”: mentre uno scrive, l’altro lancia il dado, esegue l’azione e passa il dado al giocatore successivo, che fa lo stesso, finché l’effetto di una faccia non cambia improvvisamente chi ha in mano la matita. Vincere significa riuscire a completare le 50 patate del proprio foglio prima degli altri, indipendentemente da quante volte la matita sia passata da una mano all’altra nel frattempo.
La struttura delle regole è volutamente elementare, e si vede che il design punta più alla frenesia che alla profondità. La fortuna fa la sua parte, perché un buon lancio al momento giusto può regalarti una lunga finestra di scrittura indisturbata, ma il gioco non dura così tanto da rendere frustranti gli eventuali colpi di sfortuna. Inoltre, la manualità e la capacità di mantenere i nervi saldi sotto pressione hanno un peso reale: chi scrive in modo rapido e leggibile, senza perdersi tra i numeri, ha un vantaggio tangibile rispetto a chi si incarta ogni tre cifre. Insomma, ci si stressa, ma divertendosi!
Materiali
Dentro la scatola di Patita Matata troviamo un contenuto minimalista ma coerente: un blocco Patatometro da 100 fogli (ognuno con 50 patate per lato), una singola matita e un dado. Stop, niente altro: zero miniature, zero token, zero componenti extra – ed è esattamente tutto ciò che serve per far funzionare il gioco.
Il blocco è il cuore del comparto materiali: ogni foglietto rappresenta una partita, con le patate disposte in modo da riempire visivamente la pagina e dare un minimo di struttura al tracciamento dei numeri. La presenza di 100 fogli permette un buon numero di partite prima di dover pensare a soluzioni “creative” (ricopiare i fogli, cancellarne alcuni, ecc.), soprattutto considerando la durata molto breve di ciascuna.
Insomma, per quanto siano realizzati con cura, direi che i componenti del gioco non sono la motivazione principale per cui comprarlo!
Concludendo
Patita Matata è un party game onesto: promette casino, risate e una competizione tutta giocata su un gesto semplicissimo – scrivere numeri in sequenza – e mantiene esattamente quella promessa, senza sovrastrutture. Nei contesti giusti – serate tra amici, famiglie con bambini abbastanza grandi da gestire la frenesia, associazioni che cercano filler rumorosi tra un gioco pesante e l’altro – funziona molto bene, soprattutto quando il tavolo è pieno e il numero di partecipanti si avvicina al limite massimo. Il nostro test è stato incredibile: non ho mai visto le persone al tavolo ridere così tanto durante un gioco da tavolo!
Tra i suoi punti di forza ci sono l’accessibilità estrema, il setup inesistente, la durata contenuta e la capacità di coinvolgere anche chi di solito si sente intimidito dai giochi da tavolo più strutturati. Sul fronte dei limiti, pesano la dipendenza dalla composizione del gruppo, una certa ripetitività sul lungo periodo (le partite tendono a somigliarsi molto tra loro) e il fatto che chi non ama il real time competitivo potrebbe detestarlo a prescindere.
In definitiva, se nello scaffale dei party game cerchi un titolo leggero, immediato, un po’ fisico e molto rumoroso, che si spiega in meno tempo di quello necessario a tirare fuori i bicchieri, Patita Matata è una scelta azzeccata e coerente con la sua proposta. Se invece preferisci esperienze più strutturate, o se al solo pensiero di una stanza piena di gente che urla “Patita Matata!” ti viene voglia di spegnere le luci e fingerti non in casa, probabilmente è meglio guardare altrove.
In ogni caso, attenzione alle unghie lunghe e alle matite negli occhi!
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Nerdando in breve
Patita Matata è un party game frenetico, semplicissimo e caciarone: patate da contare, una sola matita da difendere, tanto caos e divertimento, che dà il meglio con gruppi giusti e numerosi.
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