
“Quando il saggio indica la luna,
lo stolto guarda il dito“
Confucio (forse)
Recensione
L’interno è quello di una grotta, angusta e buia come l’Inferno. L’unico appiglio in grado di riportarci a contatto con la realtà sono dei versi gutturali, organici, schiocchi di lingue e masticazioni abominevoli, cui è impossibile non associare immagini terrificanti.
Il tempo di abituare gli occhi all’oscurità e il fondo della grotta partorisce i contorni di creature grottesche, quasi buffe, se non fosse per quelle bocche enormi irte di sciabole.
Eppure, senti di non avere paura, sai di poterli sconfiggere perché schierate dalla tua parte ci sono dieci ferocissime… DITA!
Sì, lo ammetto, avrebbe fatto più effetto dire qualcosa tipo “dieci… mitragliatrici o bombe a mano“, ma la realtà di Pluto è proprio questa: la salvezza del nostro buon alter ego è tutta nelle nostre falangi, artritiche e letali al tempo stesso! Hai presente Ken il Guerriero e i punti segreti di pressione? Ecco, qualcosa di simile…

Legarsela al dito
Come è mia abitudine, prima di fiondarmi su un nuovo gioco da recensire, soprattutto se non ne ho mai sentito parlare prima, mi godo un po’ gli screenshot e poi passo gradualmente ai trailer.
Ebbene, di solito l’idea che mi faccio del gioco si rivela piuttosto lontana da quella che è la vera essenza del gioco, non tanto per l’ingannevolezza delle immagini, quanto per la mia senilità incalzante. Nel caso di Pluto, va a sapere perché, mi ero fatto l’idea di un dungeon crawler vecchia scuola, dove, al posto di scudo e spada, si poteva fare affidamento su incantesimi potentissimi, e ovviamente… mi sbagliavo.
E già, perché Pluto, con un abile incantesimo mimetico, ha scelto di nascondere, sotto le vesti di un dungeon crawler, un’anima ben diversa. Come andremo a scoprire a brevissimo, infatti, non siamo di fronte a un gioco dall’ampio respiro, magari con una pletora di meccaniche rigorosamente un po’ annacquate, assolutamente no, Pluto è un prodotto dalla visione chiarissima, che fa del suo gameplay estremamente focalizzato la sua vera essenza.
Bene, ora che penso di aver solleticato abbastanza la tua curiosità, proviamo a spiegare bene in cosa consiste il gioco.

Non muovere un dito!
Di fondo, Pluto è definibile come un gioco di combattimenti con incantesimi. Detto questo, potrei quasi chiudere la mia recensione, ma non lo faccio perché ci sono moltissime cose da dire al riguardo.
Se proprio volessimo paragonarlo a qualcosa di già visto, potremmo accostarlo a un card battler – deckbuilding, ma, nel fare ciò, rischieremmo di commettere un gravissimo torto a questo gioco.
E sì, perché le particolarità sono molte.
Cominciamo col dire che ogni carta incantesimo si basa sulla successione di alcuni elementi (fuoco, fulmine, acqua ecc.) e ognuno di questi elementi viene associato, a nostra scelta, a una delle già citate dita. Se le dita rimangono “libere”, ovvero senza alcun incantesimo associato, produrranno punti scudo che ci permetteranno di ammortizzare il danno che stanno per infliggerci i demoni nostri nemici.
Insomma, sin dalle primissime battute è chiaro che, a seconda delle intenzioni dei nostri avversari, dovremo alternare turni più offensivi a turni più improntati alla difesa. Ma ovviamente non è finita qui, perché è nella sinergia degli incantesimi che risiede il cuore del gameplay.
Infatti, partendo dal presupposto che abbiamo un numero limitato di dita (se solo fossimo stati ottomani…), dovremo cercare di far combaciare gli elementi (fuoco, tuono ecc.) che concludono un incantesimo con quelli che iniziano il successivo, in questo modo un dito verrà sfruttato per dare vita a due incantesimi e i nostri effetti saranno ben più devastanti!
C’è poi da considerare che alle dita possono essere associati degli anelli che potenziano alcuni elementi specifici, quindi sarà per noi quasi obbligatorio cercare di far coincidere su quelle particolari dita l’elemento rafforzato dall’anello.
Bene, ora dimmi, la dinamica del gioco comincia ad intrigarti? Sappi allora che a complicare ulteriormente la situazione ci si mettono anche le “maledizioni” che alcuni demoni ci infliggono e che, di fatto, ci bloccano alcune dita (in sostanza una metafora dell’artrite che avanza…). Sarà sempre possibile rimuoverle, ma l’operazione sarà spesso dolorosa e ci costerà una buona fetta dei nostri preziosi punti vita.
Di cose da dire, poi, ce ne sarebbero anche altre, ma, già dalla descrizione di queste prime dinamiche, puoi ben capire come, alle volte, anche solo giocare una mano può richiedere interi minuti di riflessione. Ti garantisco però che la soddisfazione che si prova nel constatare poi di aver messo su una mano devastante è davvero tanta!

C’è da leccarsi le dita!
Dal punto di vista grafico, il gioco è davvero accattivante, forte di un art style, grottesco e truculento, che richiama in maniera, neanche troppo velata, le raffigurazioni medievali di demoni spesso presenti nelle incisioni antiche e nelle chiese gotiche di tutto il mondo.
Il senso d’angoscia che trasmettono queste entità, sebbene prive di reali animazioni, è sorprendente ed è coadiuvato da un campionario di versi gutturali e sussurri estremamente suggestivo. Anche il campionario di bestiole non è affatto male e la fantasia la fa da padrona.
Insomma, da questo punto di vista, pur nell’estrema semplicità dell’aspetto grafico, va fatto sicuramente un plauso agli sviluppatori per aver caratterizzato così bene il gioco, tutto a beneficio di un’atmosfera unica.
Il dito nella piaga
A legare le singole battaglie tra loro, ci pensa poi una struttura roguelike (o forse sarebbe meglio dire roguelite, in questo caso) piuttosto classica, col nostro stregone che avanza lungo un percorso a caselle con scelte che spaziano dalle ricompense agli eventi, sino a giungere allo scontro con i vari mini boss o boss finale.
Da segnalare poi che le singole run sono piuttosto brevi, e durano circa un’ora anche nel caso non si concludano con la nostra morte prematura. Forse questo aspetto, nonostante l’ottima rigiocabilità, si fa un po’ sentire sul medio-lungo termine.
La mia impressione, sotto questo punto di vista, è che ogni risorsa sia stata utilizzata per elaborare l’eccellente core del gameplay, relegando in secondo piano ogni altro aspetto del gioco, compresa la struttura roguelike, che, a tratti, appare appena abbozzata.
Sempre in tema di note stonate, ho volutamente sorvolato sulla “storia” del gioco, perché qui siamo ad di là del futile. Insomma, capita, soprattutto quando si parla di roguelike e quindi di titoli che fanno della rigiocabilità il loro principale obiettivo, di trovare al posto della storia meri spunti narrativi, ma qui siamo al di sotto del minimo sindacale.
Capisci bene che, se l’obiettivo ultimo della nostra missione è riuscire a partecipare al compleanno di nostra nipote, per quanto la si possa buttare sull’ironia spiccia, in fondo in fondo non siamo messi proprio benissimo.

Conclusioni
Trovandoci a tirare le somme, bisogna riconoscere che Pluto è tutto fuorché un gioco semplice da giudicare. Da un lato, il binomio dita – incantesimi riesce a confezionare uno dei sistemi di combattimento più strategici e appaganti degli ultimi anni (e scusami se è poco), dall’altro però, anche considerando il prezzo di lancio, siamo davanti a un gioco con davvero pochi contenuti, quantomeno per il momento.
Le cose, però, potrebbero evolversi positivamente, considerando che, poco prima di questa recensione, gli sviluppatori hanno pubblicato un aggiornamento attraverso il quale hanno anticipato un ricca e interessante roadmap. Insomma, tra qualche mese, se tutto va come previsto, alzate il giudizio che vedete qua sotto almeno di un livello!
Chiudo dicendo che, semmai questo gioco dovesse avere uno spin-off, io avrei almeno un paio di nomi da suggerire, ma temo che la Disney me li boccerebbe subito…
Prezzo
Pluto lo trovi su Steam al prezzo di € 14.39. Un grazie a Siege Wizard Interactive per avermelo inviato!
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Nerdando in breve
Sublime e ristretto, proprio come un vero caffè espresso. Difficile resistergli!

Trailer
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