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Norse: Oath of Blood – Quando le corna erano un vanto

Norse Oath of Blood

“La sua morte era destinata in terra straniera,
davanti a un’ignota fortezza e per mano sconosciuta.
Lasciò un nome che faceva impallidire il mondo,
per insegnare una morale o adornare un racconto”
Walter Scott

Recensione

Non so quanti tra noi possano vantare un’adeguata conoscenza della cultura norrena. Io, personalmente, credo di saperne davvero molto poco, anzi, diciamo pure che non vado oltre un paio di albi di Thor e il culto di “Pdor, figlio Kmer”.

Forse è per questa mia ostinata ignoranza che in passato mi sono ritrovato spesso a prendere in giro mia moglie, che proprio da quel “Profondo Nord” proviene, uscendomene con le frasi tipiche di chi si nasconde dietro la gloria degli antichi Romani. Sapete, cose del tipo: “Uè, vichinga, ricordati che, mentre noi eravamo impegnati a progettare acquedotti, voi stavate ancora cercando di addomesticare il fuoco!”. Ovviamente lascio a te immaginare le conseguenze, spesso truculente, di queste mie folgoranti alzate d’ingegno…

Ma non è questo il punto. In verità, quello che cerco faticosamente di dire è che, per una parte di noi, la storia dei vichinghi non va molto oltre quel poco folclore che ci è giunto magari attraverso qualche filmaccio degli anni ’90. Ma i vichinghi sono stati qualcosa di diverso e di molto più interessante.

Insomma, quando mi sono avvicinato a questo NORSE, l’ho fatto con un po’ di “timor reverenziale”, con la speranza di colmare, ameno in parte, le mie mancanze. E, incredibile a dirsi, forse qualcosa di nuovo l’ho imparato.

Norse Oath of Blood

Revenge movie ante litteram

Quando mi è stata offerta la possibilità di recensire in anteprima NORSE, del gioco in sé, lo ammetto, ne sapevo ben poco. Certo, avevo visto alcuni trailer e l’idea complessiva che me ne ero fatto era in buona parte… sbagliata. Chissà perché, avevo pensato che il gioco fosse il classico RPG tattico/roguelike dove ci doveva spostare per una “mappa a nodi”, affrontando i classici eventi e/o combattimenti sino all’inevitabile morte e alla run successiva.

E invece no, nulla di più sbagliato. Norse si è rivelato qualcosa di completamente diverso e decisamente più ricco ed intrigante, tanto da stregarmi già dopo pochi minuti. Ma, come si è soliti dire, andiamo con ordine.

Cominciamo col dire che l’intero videogame è pensato con un taglio molto cinematografico. Il gioco è infarcito di piacevoli cutscene che assolvono a un duplice scopo: da un lato, servono a raccontare una storia di faida tra clan che ha il sapore di un buon revenge movie; dall’altro, ci aiutano da subito ad affezionarci ai vari protagonisti e comprimari della storia, donando loro pregi e difetti unici.

Da questo punto di vista, i personaggi che incontreremo lungo il nostro cammino, proprio grazie a questo escamotage, non saranno mai dei semplici “portatori sani di statistiche RPG”, ma saranno a tutti gli effetti persone con un carattere preciso, cui finiremo immancabilmente per volere bene o, per converso, per odiare visceralmente.

Tutto ha inizio col più classico dei tradimenti. L’ambizioso braccio destro dello Jarl di turno decide di salire violentemente al potere, sterminando (quasi) tutti quelli che gli si oppongono. I soli che riescono a fuggire, nel corso di un rocambolesco tutorial, sono i due figli del menzionato Jarl e un fidato guerriero di lungo corso dall’ascia sterminatrice. Da lì partirà la loro missione: leccarsi le ferite, costituire una nuova tribù e prepararsi a lanciare l’assalto finale contro il traditore.

Norse Oath of Blood

Persino il fabbro beve

Dal punto di vista del gameplay, il gioco presenta una struttura piuttosto sfaccettata. Di base, quello che saremo chiamati a fare, terminato il lungo lineare tutorial, sarà gestire il nostro insediamento e prosperare fino al punto da poterci prendere la nostra sospirata vendetta.

Questa prima “anima” del gioco ci pone di fronte a varie sfide, come la gestione oculata delle risorse, la creazione e il miglioramento delle strutture, nonché l’avvio di relazioni o collaborazioni con gli insediamenti vicini. La varietà riscontrata in questo ambito è lodevole e, già dopo qualche ora di gioco, le possibilità di azione si moltiplicano, rendendo questa sezione molto interessante da affrontare.

A rendere ancor più saporita la pietanza, poi, c’è la costante scarsità delle risorse che ci pone sempre di fronte a scelte difficili. In altri termini, scordiamoci di poter costruire nel breve termine tutto quello che ci passa per la testa; dovremo decidere prima le nostre priorità e, se non lo facciamo con attenzione, potremmo trovarci a dover fronteggiare emergenze senza avere adeguati mezzi per uscirne indenni. In fondo, non dimentichiamocelo, stiamo parlando di vichinghi, la cui vita era ben lontana dagli agi dei Romani e la cui unica risorsa ad abbondare pare fosse… la birra.

Discorso a sé stante lo meritano gli “eventi”. Infatti, come se le variabili già menzionate non fossero più che sufficienti, nel corso della nostra avventura, ci troveremo a dover fronteggiare anche una serie di accadimenti (leggi disgrazie) più o meno casuali, che potranno temporaneamente ridurre o addirittura bloccare il funzionamento di alcune strutture (a me, ad esempio, è capitato un paio di volte un maledetto allagamento della fucina!).

Ora, io sono notoriamente un caprone nelle fasi gestionali (ricordo ancora la devastazione che riuscii a generare nella mia setta in Cult of The Lamb, con suicidi di massa e stragi di vario tipo, il tutto in pochissimi turni di gioco!). Sul serio, sono un autentico disastro, quindi, mi ha rincuorato molto riscontrare come, in NORSE le conseguenze della propria inettitudine non sono mai così radicali.

Ti faccio un esempio: una delle prime emergenze che mi sono trovato a dover fronteggiare nella gestione dell’insediamento è stata la carenza di provviste. Nell’arco di qualche turno, non avendo ancora sviluppato né la caccia né la pesca, mi sono ritrovato a passare dall’arte della guerra all’arte della dieta. La cosa però non ha avuto le conseguenze che inizialmente temevo, perché i miei vichinghi, evidentemente già avvezzi a un’esistenza ascetica, non sono morti di stenti, ma hanno fatto “un altro buco alla cinghia” ed hanno continuato a campare. Ovviamente lo hanno fatto con una penalità in termini di punti azione in battaglia, ma questo non mi ha impedito comunque di rialzarmi e riportare la situazione alla normalità nell’arco di qualche turno.

Insomma, nel complesso mi sento di giudicare la parte gestionale come sfaccettata, severa, ma mai eccessivamente punitiva.

Ora, però, andiamo ad impugnare le armi!

Norse Oath of Blood

Ne resterà soltanto uno

N.B. In origine questo paragrafo avrei voluto intitolarlo “Ammazza che mazza”, ma poi c’era il rischio che qualcuno lo scambiasse per un titolo licenzioso e non piuttosto per una citazione dei Simpson, motivo per cui ho ripiegato su qualcosa di meno equivoco :-).

E già, perché un gioco di vichinghi senza un adeguato mulinar di asce che caspita di gioco sarebbe, giusto?

Come si diceva sopra, le anime del gioco sono essenzialmente due. Alla gestione dell’insediamento, si affianca la parte più pruriginosa del titolo, quella rappresentata dalle missioni.

Qui, a mio avviso, il gioco si è ispirato ai due “padri nobili” del genere: da un lato, quel capolavoro indimenticato che è Mutant Year Zero (The Bearded Ladies, dove siete finiti?), e, dall’altro, il meno conosciuto, ma non per questo meno valido, Expeditions: Viking (Logic Artists, dove siete finiti?).

Cominciamo col dire che le missioni, tutte con una storia ben precisa e con cutscene che ci calano egregiamente nell’atmosfera, non sono mai solamente dei semplici scontri. Si svolgono tutte su delle mappe di dimensioni contenute ma liberamente esplorabili, con tanto di eventi e scontri facoltativi, forieri di risorse e punti esperienza extra. Insomma se hai presente il già citato Mutant Year Zero, hai capito cosa intendo.

Nel corso del nostro girovagare arriverà poi l’inevitabile momento della tenzone, e lì Norse mostra davvero i muscoli!

Dalla nostra avremo un numero variabile di guerrieri, che potremo scegliere tra le varie classi all’inizio di ogni missione. Ognuno di essi, come si diceva in apertura, tende ad avere una sua personalità, i suoi tratti caratteristici e il suo set di abilità speciali. Dopo averli disposti sul campo di battaglia si passa all’azione vera e propria che avviene, come in ogni gioco di questo genere, rigorosamente a turni, utilizzando i punti azione.

Credimi se ti dico che il sistema di combattimento è incredibilmente ricco di sfumature, tanto da rendere ogni scontro estremamente divertente, senza, nel contempo, farlo mai assomigliare a una partita a scacchi. Questo è, a mio avviso, un pregio non da poco, perché non amo affatto quei giochi tattici dove la libertà latita e si ha la costante sensazione di poter vincere lo scontro solo facendo esattamente le mosse che gli sviluppatori avevano in mente.

Per renderti partecipe della varietà delle opzioni, ti dico che, oltre, ovviamente, a poter utilizzare l’attacco base, potremo ricorrere ad attacchi potenziati o spingere e strattonare gli avversari (magari per farli cadere addosso a qualcun altro o su oggetti incendiati), oppure ancora potremo menomarli per impedire loro di muoversi e così via. Il quadro tattico, già di per sé molto ricco, si apre poi a ulteriori possibilità quando si passa a considerare che i colpi, per ferire i nostri avversari, devono necessariamente superare la soglia di armatura e quindi spesso la scelta migliore è quella di utilizzare all’inizio quei personaggi o quegli attacchi che, pur non provocando nell’immediato ferite, danneggiano l’armatura dei nemici.

Insomma, come avrai capito, a riferirti tutte le possibilità tattiche offerte dal gioco ci vorrebbero pagine e pagine di recensione, ma il senso è sostanzialmente questo: Norse vanta un sistema di combattimento davvero ricco che rende ogni scontro degno di essere affrontato, senza mai diventare noioso o, peggio ancora, frustrante.

Norse Oath of Blood

Maledetti scarafaggi!

Doveroso, poi, dedicare un ultimo paragrafo all’aspetto tecnico del gioco, forse l’unico punto dolente della produzione.

Dal punto di vista prettamente grafico, a Norse va riconosciuto  un certo coraggio. La resa visiva, tutto sommato, riesce ad attestarsi su livelli medio alti, sebbene il motore grafico fatichi a volte ad apparire fluido in ogni contesto, denotando forse un’ottimizzazione non impeccabile. Le animazioni, invece, pur non essendo moltissime, sono tutte ben fatte e si lasciano apprezzare non solo nelle cutscene, ma anche, ad esempio, nelle closeup che scattano ogniqualvolta  si mette a segno un’esecuzione con colpo critico.

Il comparto sonoro è proprio come ce lo aspetteremmo da un gioco d’ispirazione norrena, con tanto di canti ispirati e percussioni che conferiscono al tutto un sapore austero e galvanizzante.

Sempre dal punto di vista tecnico non posso, infine, sorvolare su una serie di bug da me incontrati nel corso della prova, alcuni di essi anche piuttosto fastidioso o capaci, addirittura, di “rompere” il gioco. Va detto, a onor del vero, che la versione inizialmente offertami dal publisher è stata poi migliorata da una corposa patch, un paio di giorni prima della release, e che questa sembra aver corretto almeno una parte delle incertezze riscontrate. Confido comunque che, anche dopo il rilascio, il gioco continuerà a beneficiare di quest’opera di rifinitura, perché sarebbe veramente un peccato lasciarlo in questo stato viste le enormi potenzialità.

Conclusioni

Come avrai capito leggendo la recensione, a me Norse: OoB è piaciuto parecchio. Sotto molti punti di vista è stata una piacevolissima sorpresa. È un gioco ricco di contenuti e possibilità, che trasuda impegno e amore. Purtroppo sconta ancora qualche bug di troppo, ma spero vivamente si tratti di semplici “peccati di gioventù”.

Insomma il voto che vedi qua sotto può essere letto come un atto di fiducia che mi sento di compiere a fronte di un gioco dalle indubbie qualità.

Prezzo

Norse: Oath of Blood è disponibile per PC, su Steam, al prezzo di € 28,89, con uno sconto in occasione del lancio.

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Nerdando in breve

Ti posso dire che, bug a parte, io in compagnia dei miei amati vichinghi mi sono divertito parecchio e spesso mi sono ritrovato vittima della ben nota sindrome da “ancora  un altro turno e poi smetto”. Il che vorrà pur dire qualcosa, giusto?

Trailer

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