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Fire Emblem 1: Shadow Dragon – Dove tutto è iniziato

Fire Emblem 1: Shadow Dragon

Benvenuto/a, sulla scia dell’articolo su Tutto Fire Emblem in ordine cronologico, oggi mettiamo sotto la lente d’ingrandimento l’inizio di tutto: Fire Emblem 1: Shadow Dragon and the Blade of Light (originale Famicom) e la sua rispolverata su DS, Fire Emblem: Shadow Dragon.

Allaccia le cinture, perché stiamo per tornare a un’epoca in cui l‘innovazione aveva un prezzo salato: una difficoltà così feroce da far sembrare i Souls una passeggiata in un campo fiorito. Un brindisi a quando l’iconico Marth ha impugnato la Falchion per la prima volta e ha salvato il salvabile, o almeno ha provato a farlo.

Quando la semplificazione fa male

Quando si parla di Shadow Dragon and the Blade of Light (il capitolo originale del 1990), si parla di un’innovazione pazzesca per il panorama JRPG dell’epoca. L’ossatura è solida e immortale: JRPG tattico a turni in cui sposti le tue unità su una griglia, calcolando la copertura e il Raggio d’Azione.

Il punto di forza di questo capostipite sta nell’aver introdotto la Permadeath, una lezione impartita con rigidità, che rasentava la crudeltà. Basti pensare che, su Famicom, ogni scontro e ogni movimento contava, perché se il tuo Cain finiva per essere circondato, potevi spegnere la consolle, insultare ogni drago divino sommessamente e resettare la mappa (oppure, se sei una bestia di satana, continuare a giocare haha).

Fire Emblem 1

Il gioco originale ti inonda di un vastissimo cast di 52 personaggi giocabili (che diventano 59 nel remake per DS). Sebbene figure come Marth e Jagen siano centrali, gran parte delle altre unità è sostituibile, una scelta di design che spingeva il giocatore a usare tutte le risorse disponibili, anche dopo le inevitabili perdite causate dalla Permadeath. A parte Marth, nessuno è necessario.

Attenzione! Nel gioco originale era assente il famigerato Triangolo delle Armi (spada batte ascia, ascia batte lancia, lancia batte spada). Una cosa che rendeva la tattica più brutale e meno elegante. La meccanica fu poi introdotta solo nel remake.

Nonostante sia invecchiato abbastanza male per i fan moderni, l’importanza storica e l’innovazione nell’aver creato un genere sono innegabili. Il gameplay è puro e crudo, con pochi strumenti per i giocatori attuali, ma dannatamente efficace nel far sentire ogni singola mossa come una decisione di vita o di morte.

Storia (Con Spoiler): L’Eroe della Falchion

La trama di Shadow Dragon è, ammettiamolo, poco originale e rientra nel canone classico del genere. Ci troviamo nel continente di Archanea, dove il giovane Marth, principe esiliato di Altea (e personaggio che diventerà un’icona assoluta della saga), deve mettersi in marcia. Il regno è caduto, sua sorella Elice è stata rapita e il Drago Oscuro Medeus (che guida il Gran Sacerdote Gharnef) minaccia di inghiottire tutto.

(SPOILER) La missione di Marth è raccogliere alleati, recuperare la Spada Falchion (l’unica in grado di ferire Medeus) e, infine, ottenere il leggendario Scudo Emblema, o Fire Emblem, dopo avervi incastonato i cinque Globi. Solo con questi due artefatti potrà sconfiggere il Drago Ombra. È una storia di rivalsa, di esilio e ritorno al potere.

Fire Emblem 1

La storia è banale rispetto ai plot twist dei successivi titoli (strizzo l’occhio a tutti i Fire Emblem con un time skip), e il cast di personaggi, a parte i protagonisti, tende a essere blando e poco sviluppato. Manca quello spessore relazionale che poi è diventato un marchio di fabbrica della Saga, ma l’iconicità di Marth e l’epicità del suo viaggio come primo eroe della saga sono innegabili e, nel 1990, è stato un racconto perfetto per lanciare un franchise.

Design dei Personaggi: Le Origini dell’Icona

Parliamoci chiaro, il design dei personaggi nel primo Fire Emblem è datato. Gli sprite in gioco erano essenziali, quasi anonimi. Nonostante ciò, l’immensa iconicità di Marth spicca su tutti.

Marth è la quintessenza dell’eroe nobile, destinato a grandi cose. Il suo look (spada, mantello, tiara) ha ispirato generazioni di protagonisti di JRPG e il suo status di primo eroe l’ha reso un gigante riconoscibile in tutto il mondo nerd, al punto da diventare anche ospite fisso in Super Smash Bros.

Fire Emblem 1

Nonostante, come già sottolineato, il cast generale sia blando e manchi di spessore, la figura di Marth bilancia tutto. Il design generale dell’epoca era minimalista e serviva solo a identificare le Classi (Cavaliere, Mercenario, Mago, Arciere, etc.), ma ha posto le basi estetiche per l’intero universo di Fire Emblem.

Differenze con il Remake per Nintendo DS

Fire Emblem 1

L’originale su Famicom era un’esperienza poco accessibile e molto frustrante a causa della sua durezza. Fortunatamente, nel 2008, Fire Emblem: Shadow Dragon è arrivato su Nintendo DS a sistemare le cose.

Il remake è stato un vero e proprio aggiornamento alla modernità, che però è riuscito a mantenere l’anima Old School, risolvendo i problemi che rendevano l’originale invecchiato male.

Queste sono le differenze principali:

  • Triangolo delle Armi Aggiunto: Il remake introduce il Triangolo delle Armi, rendendo la strategia molto più sofisticata e in linea con i FE successivi.
  • Meccanica del Cambio Classe: Nel remake è stata introdotta la possibilità di cambiare la classe delle unità non importanti, dando molta più libertà strategica e personalizzazione.
  • Accessibilità e Salvataggio: Il remake ha introdotto la possibilità di salvare a metà mappa in modo temporaneo. Questo non toglie la Permadeath, ma rende il gioco meno tedioso nei reset e molto più accessibile.
  • Capitoli Gaiden: Sono stati inseriti dei Capitoli opzionali e sbloccabili che ti ricompensano con nuovi alleati, aumentando il cast a 59 unità, ma solo se perdi abbastanza unità permanenti! Un tocco geniale per ovviare alla difficoltà del gioco e aiutare chi gioca Fire Emblem lasciando morire delle unità.
  • Grafica e Interfaccia: Tutto è stato rifatto. L’interfaccia utente è finalmente chiara, permettendo di consultare lo Stato e le Statistiche delle unità in modo rapido sul doppio schermo del DS, inoltre tutti i modelli sono stati rivisti in grafica 3D (anche se a me, personalmente, non piacciono molto).

Fire Emblem 1

Il remake per DS ha fatto un lavoro egregio, bilanciando l’innovazione del franchise con il rispetto per il primo capitolo che ha fatto la storia. Ha limato gli spigoli di un capostipite che era troppo crudo. Penso che Fire Emblem: Shadow Dragon sia il modo definitivo per godersi l’epica di Marth.

Un capostipite che non passa mai di moda

Fire Emblem: Shadow Dragon and The Blade of Light (in entrambe le sue incarnazioni) è un’esperienza che ogni fan dei JRPG Tattici dovrebbe provare. È la storia di come un piccolo gioco per Famicom, nato con le sue meccaniche acerbe e una trama basilare, sia riuscito a porre le basi per creare un brand immortale, con 18 titoli (contando anche il non ancora uscito Fortune’s Weave).

L’originale è un pezzo di archeologia videoludica per i puristi, difficile e crudo, ma il remake per DS è il gioiello che ha saputo rendere onore all’iconicità di Marth e all’innovazione che questa serie ha portato nel mondo dei tattici.

Un must play se vuoi capire da dove tutta la saga trae le sue fondamenta!

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