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Guilty Pleasure: 5 serie brutte che a me sono piaciute

Serie Brutte

È arrivato il momento delle confessioni: si sa, i gusti sono gusti e non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Siamo tutti d’accordo, eppure quando si parla di serie TV ne esistono di brutte e imbarazzanti. E, al di là dei gusti personali, siamo d’accordo anche sul fatto che alcune serie mettono d’accordo tutti e vengono inesorabilmente bollate come “brutte”, “dalla trama assurda”, “senza capo né coda”. E nonostante questo ad alcuni di noi piacciono.

Personalmente, mi è capitato in più di un’occasione di considerare una serie TV brutta, pur rimanendone in qualche modo affascinata. Le ho guardate tutte, dall’inizio alla fine, senza perdermi una puntata. E vergognandomi di quanto mi piacessero. Perciò, ecco a voi i miei 5 guilty pleasure televisivi: le serie TV che mi vergogno di aver apprezzato.

Downton Abbey

Diciamo subito che, a mio modesto parere, con questa serie inglese andata in onda dal 2010 al 2015 non siamo puramente nel campo del brutto. Creata da Julian Fellowes, dipinge l’epopea di una famiglia nobiliare nell’Inghilterra del primo Novecento, tra vicende personali e un mondo in rapido cambiamento. Una serie dalle atmosfere affascinanti ma che non si è risparmiata qualche scivolone di trama (vogliamo davvero parlare dell’uscita di scena del personaggio di Dan Stevens?). Ciononostante, io l’ho adorata e ho guardato con piacere anche i due film che ne sono stati tratti.

Bridgerton

Ancora una serie in costume con la serie evento di Netflix. Bridgerton è iniziata nel 2020 e ha spopolato, conquistando davvero tutti. Prodotta da Shonda Rhimes e basata sulla serie di romanzi ucronici di Julia Quinn, la serie segue le vicende amorose della famiglia Bridgerton, appartenente alla nobiltà inglese nel periodo storico della Reggenza.
La serie in sé è ben realizzata anche se un po’ stucchevole, eppure mi ha tenuta incollata allo schermo e non vedo l’ora di scoprire cosa ci aspetta con la stagione 3.

Banshee – La città del male

Andata in onda in Italia su Sky Atlantic dal 2014 al 2016, Banshee è stata una scoperta inaspettata. Metto le mani avanti: la serie è kitsch ad alto livello. Dentro ci troverete ex ladri che si fingono sceriffi, hamish, nativi americani, hacker e la Pennsylvania più selvaggia. Di violenza ce n’è tanta e spesso anche gratuita. Una perfetta visione estiva, senza troppo impegno e senza troppe pretese. E poi ha il vantaggio di averci fatto conoscere un Antony Starr monoespressione anni luce prima dell’incredibile prova di The Boys nel ruolo di Patriota.

Emily in Paris

Con Emily in Paris mi trovo davanti ad un grosso dilemma, tuttora inspiegabile: si tratta di una serie che mi irrita nel profondo, così come la sua protagonista. Eppure non riesco a smettere di guardarla. La narcisista, frivola ed eccessivamente social Emily non riesce a farmi provare empatia, nonostante adori la sua interprete Lily Collins, che trovo elegantissima. Eppure, dall’ottobre 2020 a oggi, continuo a non perdermi una stagione. Se qualcuno ha risposte al mio dilemma, battete un colpo.

Curon

C’è spazio anche per l’Italia in questa lista con una produzione Netflix di casa nostra: Curon si proponeva nel 2020 come la Twin Peaks del nord Italia, con una storia ricca di mistero, intrigo, inquietudine e antiche leggende. Sulla carta, l’idea poteva funzionare. Peccato che la realizzazione è stata disastrosa, con una recitazione ai limiti dell’imbarazzante. A me, comunque, non è dispiaciuta e se mai uscirà davvero una seconda stagione la guarderò senza esitazione.

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