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NerDisney #20 – Gli Aristogatti

Giro di boa per il nostro NerDisney, che completa con Gli Aristogatti la seconda decina e si introduce nel panorama dei Classici più familiari alla mia generazione, quelli con cui sono cresciuta e che ho riguardato più e più volte da bambina.

I miei ricordi

Sono molto legata a Gli Aristogatti, è sempre stato uno dei classici che ho guardato più volte e con più piacere (oltre ad essere un immancabile della notte di Capodanno sui canali Rai: fateci caso, non c’è anno che non sia in programmazione!).
Da (futura) gattara impenitente, ho sempre adorato gli eleganti gattini protagonisti, anche se devo ammettere che i miei spiriti guida, da sempre, sono Adelina e Guendalina Bla Bla, le sorelle oche inglesi di cui sogno di realizzare il cosplay.

Da piccola, ricordo che de Gli Aristogatti amavo lo stile grafico, elegante e un filo bohémienne e, soprattutto, le musiche! Alleluja, tutti jazzisti! è una melodia che ti rimane in testa e che ti cattura, è impossibile non farsi trascinare dal suo ritmo (non è un certo un caso che fosse nella mia top 3 di migliori canzoni Disney di sempre).

L’ultimo classico di Walt

Gli Aristogatti, ventesimo classico Disney, esce nel 1970: si tratta dell’ultimo progetto approvato direttamente da Walt Disney e il primo lungometraggio ad essere distribuito dopo la sua morte, avvenuta nel 1966.
Un triste primato, che segna uno spartiacque nelle produzioni disneyane. Basato su una storia originale, il film racconta le disavventure di una famiglia di aristocratici micetti dei quartieri alti: L’elegante Duchessa e i suoi tre cuccioli Minou, Bizet e Matisse finiscono infatti vittime del piano di un avido maggiordomo. Quando l’uomo scopre che la ricca e anziana Madame lascerà tutto in eredità ai suoi gatti, infatti, decide di far scomparire i felini nottetempo, abbandonandoli fuori città. Grazie all’incontro con il gatto di strada Romeo e all’aiuto di altri animali, però, gli Aristogatti riusciranno a tornare a casa e a sventare il piano.

Gli Aristogatti si è rivelato un grande successo di pubblico e critica all’uscita e ha saputo mantenersi apprezzato anche con il passare del tempo. Nonostante sia considerato in generale un po’ sottotono per sforzo creativo e animazione, il film è stato “salvato” nell’opinione generale dal cast vocale (che in originale comprende Phil Harris ed Eva Gabor) e per la colonna sonora, in particolare per la memorabile jam session di Alleluja, tutti jazzisti!.

Colonna sonora

Nonostante la musica sia l’elemento trainante de Gli Aristogatti, oltre che quello più iconico e ricordato da tutti, in realtà la colonna sonora non si rivela corposa come in altri classici Disney e, anzi, le melodie cantate sono in realtà pochissime rispetto al minutaggio totale.
Ciò non toglie che le canzoni presenti, su tutte la già citata Alleluja, tutti jazzisti!, abbiano saputo restare nella Storia.

Da segnalare la presenza nel cast vocale del jazzista Scatman Crothers (ma sarà anche tra i protagonisti di Shining nel 1980), che presta voce e movenze al personaggio di Scat Cat. Il gatto jazzista inizialmente doveva chiamarsi Satchmo Cat ed essere doppiato da un altro grande musicista, Louis Armostrong. La malattia che colpì Armstrong (e che lo avrebbe portato alla morte nel 1971) lo costrinse però a rinunciare, lasciando il ruolo al collega.

Questione di doppiaggio

Chi come me è cresciuto con Gli Aristogatti in italiano ha una certezza: Romeo è un gatto romano ed è Er mejo der Colosseo. Ebbene, fuori dai confini della nostra penisola, invece non è affatto così. Romeo, in originale, si chiama infatti Thomas O’Malley ed è un gatto di strada irlandese, come si percepisce perfettamente dal suo accento. Nel 1970, tuttavia, in Italia sarebbe stato molto strano e anche poco accattivante mantenere un rimando del genere e allora il direttore del doppiaggio Roberto de Leonardis ebbe l’idea geniale di riscrivere completamente il personaggio, rendendolo più vicino ai parlanti italiani.

Ed è così che, da una canzone in cui un’intera strofa era dedicata all’elenco dei molti nomi del protagonista, si è passati a Romeo, er mejo der Colosseo, in un adattamento rimasto nella Storia. Non si tratta comunque dell’unico cambiamento nella versione italiana: i tre cuccioli passano dall’originale Marie, Toulouse e Berlioz al nostrano Minou, Matisse e Bizet; il topino Roquefort diventa Groviera e le oche Abigail e Amelia Gabble con il loro zio Waldo diventano Adelina e Guendalina Bla Bla con zio Reginaldo.

Com’è invecchiato

Ho riguardato per l’ennesima volta Gli Aristogatti qualche giorno fa, in preparazione di questo articolo e devo dire che ne sono rimasta catturata come da bambina. A me sembra invecchiato molto bene, nonostante sia molto connotato nel tratto e nello stile generale nei primi anni Settanta.
Probabilmente il mio non è un parere propriamente oggettivo, viziato dal mio amore di lunga data per il lungometraggio animato ma penso proprio che si riveli una visione piacevole anche per un bambino di oggi.

Live action

È annuncio di quest’anno che Gli Aristogatti sarà il prossimo classico a trasformarsi in live action. Poche le notizie certe al momento in cui scrivo: non è chiaro se il film sarà distribuito nei cinema o direttamente in streaming (come successo per Lilli e il Vagabondo) ma quello che è certo è che il trattamento è attualmente in lavorazione. Per scoprire se si rivelerà un’operazione all’altezza delle aspettative o se sarà invece l’ennesimo flop, dovremo aspettare.

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