Giochi da tavolo

Ankh: Divinità Egizie – Guerra santa nell’antico Egitto

Recensione

Lo abbiamo atteso a lungo ma finalmente l’imponente Ankh è pronto a fare bella sfoggia di sé sul nostro tavolo, sia grazie ad una campagna kickstarter dal successo incredibile, sia grazie ad Asmodee Italia che l’ha localizzato in italiano.

Di cosa si tratta? Per chi fosse fermo all’epoca dei babilonesi e non avesse ancora affrontato i gloriosi secoli dei faraoni, sappiate che Ankh è l’ultima fatica di Eric M. Lang, il prolifico autore di giochi che ha dato vita a capolavori come Blood Rage e Rising Sun. Titoli che non ho citato a caso, dato che questo titolo richiama alla memoria per alcune meccaniche i due predecessori.

Meccaniche di gioco

Ankh è sostanzialmente un gioco di strategia e maggioranze: i giocatori, da 2 a 5, prendono possesso di una delle cinque maggiori divinità dell’Egitto antico, aggiudicandosi per questo poteri unici, e si getta a capofitto in una guerra santa allo scopro di diventare la divinità più venerata del mondo.
Per farlo occorrerà aumentare il livello di devozione del popolo in loro, assicurato da un tabellone dedicato. Sarà questa la cartina di tornasole della partita, perché la devozione si acquisisce e si perde, mentre il tempo scorre inesorabilmente, e se giunti verso la fine della partita non se ne sarà acquisita abbastanza, la divinità verrà dimenticata dal popolo, causando l’eliminazione del o dei giocatori dal tavolo.

E se nessuna divinità riesce nell’intento di assicurarsi la quantità minima di devozione? Beh, allora l’Egitto diventa ateo e la partita è persa da tutti.

Ma come si fa ad acquisire devozione?
Di base occorre trionfare negli scontri, che capitano in momenti precisi dello svolgimento del gioco: la linea del tempo, infatti, indica quali eventi occorrono e in quale ordine. Tra questi abbiamo la conquista dei templi, gli scontri armati e carovana di cammelli: una meccanica intrigante di cui parlerò tra poco.
Ma saranno i giocatori a far scatenare gli eventi, portando avanti i segnalini delle azioni che servono a fare tutto: muovere i guerrieri, evocare nuove miniature, scatenare i poteri ankh, che danno bonus eccezionali.

A tal proposito: ogni divinità ha a disposizione 12 poteri, ma potrà attivarne al massimo 6 in ogni partita. Questo assicura dinamiche differenti partita dopo partita e inizia a gettare luce su quanto sia importante giocare in relazione alle azioni degli avversari. Come detto, sono le nostre azioni a scatenare, in certi momenti, gli eventi e quindi saremo noi a dover decidere cosa fare cercando di indovinare come si comporteranno gli avversari, se offrire loro la possibilità di scatenare un evento (e sappiamo sempre quale sarà) o se farlo noi, oppure se rinunciare ad un’azione per temporeggiare.

Gli scontri si giocano su una combinazione di miniature, poteri e carte di combattimento. Un po’ come in Blood Rage (ma senza draft), dovremo calcolare la forza di ogni regione basandoci sulle miniature presenti, su eventuali guardiani evocati e controllati, sulla carta giocata e sui templi controllati.
Insomma: bisogna arrivare agli scontri ben preparati, ragionare in quali regioni lasciar perire i propri soldati e dove puntare tutto per assicurarsi la vittoria.

Qui entrano in gioco le carovane di cammelli: una meccanica che consente di suddividere le regioni di gioco. In questo modo è possibile modificare pesantemente gli equilibri di forza, magari facendo fuori templi e miniature degli avversari e assicurandosi il dominio della parte restante.
Anche nelle partite a due giocatori, che apparentemente sembrano larghe, con l’uso delle carovane la mappa diventa improvvisamente terribilmente stretta e solo la giusta pianificazione e strategia ci consentirà di vincere gli scontri.

Nella scatola, infine, troviamo un libro degli scenari da cui partire per creare le nostre partite. Ogni scenario ha indicazioni per il numero di giocatori al tavolo ed eventuali regole aggiuntive, per cui ogni scenario è giocabile anche più volte.

Componenti

Ankh è ricco di materiali e componenti di ottima qualità. La parte del leone la fanno ovviamente le miniature, ma sono felice di poter dire che anche le carte sono, oltre che ottimamente illustrate, realizzate in cartoncino resistente e flessibile: ovviamente le bustine protettive sono sempre consigliate, ma potrete gestire il vostro mazzo senza paura che vi si distrugga in mano.

Se siete appassionati di miniature da dipingere, qui troverete pane per i vostri denti: le divinità sono spettacolari, ricche di dettagli e davvero molto ben realizzate. Anche i guardiani non sono da meno, in modo particolare l’Androsfinge e Apopi sono davvero belle da vedere e muovere sul tabellone.
Sulla nostra pagina Facebook trovate la galleria con l’unboxing fotografico.

Per chi preferisse guardare il video unboxing, invece, vi lascio qui il video fatto con il buon jedi.lord.

Conclusioni

Ankh mi ha davvero sorpreso: apparentemente sembrava essere un titolo impegnativo e difficile da masticare, invece le regole (ottimamente scritte) si acquisiscono in un attimo: padroneggiarlo, ovviamente, è tutt’altra cosa, ma come promesso si è rivelato essere un titolo profondo ed accessibile, fin dalle prime partite avrete modo di essere competitivi e, soprattutto, di divertirvi.

Nerdando in breve

Ankh porta sul tavolo una guerra santa tra divinità egizie.

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