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Due chiacchiere con: Francesco Artibani

Francesco Artibani

WITCH è stato un vero e proprio punto di riferimento per la mia adolescenza e ancora oggi è uno dei fumetti a cui resto più legata, insieme a PK. Il filo conduttore tra i due? Francesco Artibani.
In occasione dei vent’anni di WITCH, quindi, ho avuto l’occasione di realizzare un sogno e intervistare Francesco Artibani, che ringrazio, proprio riguardo al fumetto che tanto amo.

Clack: Come sei entrato nel progetto WITCH?
Francesco:
Lavoravo a PK, una testata che aveva in qualche modo rivoluzionato la maniera di fare fumetti in casa Disney creando una squadra di autori che collaboravano a stretto contatto con la redazione. Il passaggio a WITCH è stato abbastanza naturale e mi sono trovato subito benissimo.

C: Che ricordo hai del periodo in cui stavi lavorando a WITCH?
F:
Quello di bellissimo momento creativo, un periodo molto felice in cui le idee prendevano forma con estrema semplicità e naturalezza e tutti erano contenti di dare il proprio contributo. Insieme al già citato PK, ha rappresentato il perfetto lavoro di squadra.

C: Nella prima stesura Paperina doveva affiancare le WITCH: è vero che sei stato tu a eliminarla? Come mai questa scelta?
F:
La decisione è stata della direttrice e della redazione, io non avevo questo genere di responsabilità. La scelta – giustissima – era motivata dalla necessità di liberare la serie da qualsiasi rimando disneyano, sottolineando così la propria originalità e indipendenza.

C: Come era organizzato il lavoro creativo per WITCH? Avevate totale libertà artistica?
F:
Il lavoro era improntato al confronto e alla discussione; rimanevano le regole di scrittura disneyana ma c’era una maggiore libertà nel trattare alcuni temi. La totale libertà non esiste mai quando lavori per una multinazionale che è tenuta a rispettare tutta una serie di impegni e livelli qualitativi ma sicuramente si lavorava in maniera tranquilla, personalmente non ho mai avuto problemi di alcun tipo o, peggio ancora, censure o limitazioni.

C: Che idea avevi quando hai iniziato a lavorare alla saga? È quella che abbiamo poi letto (e amato) o ci sono elementi che avresti voluto inserire e invece sono alla fine rimasti esclusi?
F:
No, tutto quello che avevo immaginato l’ho realizzato o l’ho condiviso con le altre persone coinvolte nella scrittura.

C: C’è qualcosa che non hai inserito di cui oggi ti penti perché, a posteriori, avrebbe costituito un valore aggiunto?
F:
Per quello che riguarda la mia parte di lavoro, le trame e i personaggi che ho sviluppato, penso di non aver lasciato fuori niente.

C: WITCH era un fumetto estremamente moderno per gli anni in cui è stato scritto, ha affrontato tematiche profonde come l’accettazione della diversità e l’elaborazione del lutto: quanto era importante per voi questo aspetto per entrare in sintonia col vostro pubblico?
F:
Per me era una cosa assolutamente normale, era scrivere delle storie con un messaggio di rispetto e civiltà di fondo (senza moraleggiare o salire in cattedra). Quelle protagoniste e tutti i personaggi di contorno mi sembravano il cast perfetto per raccontare delle trame universali e alla fine è stato bello vedere come quei racconti siano stati capiti e apprezzati in tutto il mondo.

C: Ti fa felice che, a distanza di 20 anni, si parli ancora di WITCH e ci sia ancora una grossa fetta di appassionati?
F:
Assolutamente sì, è una cosa che mi colpisce ed emoziona molto. È commovente vedere le giovani lettrici e i giovani lettori di 20 anni fa che oggi, da adulti, hanno ancora un ricordo bello di quelle storie.

C: Se avessi la possibilità di scrivere un’ultima storia conclusiva, che finale daresti alla saga?
F:
Più che un finale darei uno sviluppo, racconterei la storia delle WITCH da adulte, cresciute come chi le leggeva un tempo. Mi piacerebbe sapere che cosa ne è stato di loro, che cosa hanno fatto nella vita, se hanno ancora i loro poteri, come li usano e così via…

C: Tra le storie che hai scritto, qual è la tua preferita o quella a cui sei più affezionato?
F:
In assoluto la prima, “Halloween”, ma ho una preferenza speciale per “L’ultima lacrima”.

C: E tra le 5 protagoniste, qual è la tua preferita o quella a cui ti senti più vicino?
F:
Will, senza dubbio.

C: C’è qualcosa di te e della tua personalità nel carattere delle protagoniste?
F:
Di solito uno tende e mettere un po’ di sé in ogni personaggio che scrive, distribuendo parti del carattere (o emozioni, reazioni, stati d’animo). In Will sicuramente ho trasferito un po’ di incertezze, di dubbi verso le cose nuove ma anche un certo coraggio che ti fa tuffare in una nuova impresa perché è quello che ho fatto io con le WITCH quando ho iniziato a scriverle.

C: Pensi ci sia qualche possibilità per nuove avventure di WITCH a fumetti? O è giusto che il progetto abbia avuto la sua conclusione?
F:
Non ne ho idea, il mondo dell’editoria è particolarmente complesso ma è vero anche che le vie del fumetto sono quasi infinite. Per quello che mi riguarda è giusto che un progetto abbia una fine ed è importantissimo chiudere quando le cose vanno bene, quando il pubblico ha un buon ricordo.

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