Locke & Key - Lovecraft per famiglie - Nerdando.com
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Locke & Key – Lovecraft per famiglie

Recensione

Netflix sembra ci abbia preso gusto a fare serie tv tratte dai fumetti. Dopo The Umbrella Academy, il 7 febbraio arriva infatti la prima stagione di Locke & Key, tratto da un fumetto horror scritto da Joe Hill e disegnato da Gabriel Rodríguez, pubblicato in America da IDW Publishing e in Italia da Magic Press.

Non avendo mai letto la serie, ma volendo arrivare preparato, ho recuperato di recenti i sei volumi che compongono la serie principale.

Trama

Un efferato omicidio devasta la famiglia Locke che decide di spostarsi dalla California alla casa ancestrale di Lovecraft, Massachusetts. I tre fratelli Tyrone, Kensey e Bode scopriranno che la casa nasconde tanti segreti, legati a misteriose chiavi che donano diversi poteri a chi le usa.

Mi sembra un momento come un altro per menzionare che Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph King, figlio di Stephen (a cui peraltro assomiglia in modo impressionante).

E se sei il figlio del più grande scrittore horror di sempre qual è la cosa giusta da fare? Ovviamente scrivere un fumetto horror prendendo ispirazione da tuo padre e dal secondo scrittore horror di sempre, HP Lovecraft.

Le ispirazioni kinghiane e lovecraftiane sono abbastanza evidenti. Da un lato l’ambientazione nel New England, dove entrambi gli autori hanno ambientato le loro storie. Dall’altro, King ha scritto tante intense storie di crescita all’ombra di eventi orrorifici, come It e Lovecraft ha creato un intero immaginario demoniaco. Entrambi elementi che tornano in questa serie.

Keys to the kingdom

Locke & Key è una storia di crescita e di drammi familiari ambientata nel lugubre New England (sarà un caso che molti scrittori horror americani vengono da lì?). L’orrore è quasi incidentale. Nel senso che sì ok, ci sono mostri, uccisioni e altre cose sovrannaturali, ma il cuore della storia è quello della crescita dei tre Locke e della risoluzione dei segreti di famiglia.

Per certi versi è il primogenito Tyrone il vero protagonista, ma la sorella Kinsey e il fratellino Bode non sono da meno e sono tutti e tre il fulcro delle vicende tanto quanto Tyrone.

C’è un altro vero protagonista: la Keyhouse Mansion, dove la famiglia Locke si trasferisce. Tipica magione nordamericana, in stile coloniale, a picco sul mare, sferzata dal vento. La Keyhouse Mansion ha stanze, giardini, dependance e cave piene di segreti che vengono a mano a mano esplorati.

Con una sensibilità e un’abilità rara, Hill tratteggia un cast di personaggi sempre approfondito, anche nei personaggi più secondari. Siamo dentro al microcosmo della città di Lovecraft e della sua scuola, non solo dentro la famiglia Locke. Hill riesce a dare spazio a tutti nel corso della serie, spostando di volta in volta l’attenzione su un fratello in particolare o su un personaggio estraneo alla famiglia.

Tutti gli episodi però sono funzionali sia narrativamente che emotivamente e trovano giusto sfogo nel finale della storia. Che per certi versi è stata una vera mazzata per me, non solo per quello che succede, ma perché mi ero appassionato e affezionato a tutti i personaggi e lasciarli andare è stato difficile.

Se notate bene, non ho praticamente mai parlato delle chiavi magiche. E non è un caso. Lo spunto della storia potrebbe far pensare che il fumetto non sia altro che una serie di situazioni in cui le chiavi sono dei deus ex machina magici. Ma non è così. Anzi, per larghi tratti della serie le chiavi sono decisamente in secondo piano.

Detto questo, il concetto dietro e la loro realizzazione mi è piaciuto tanto, quasi da rimanere deluso che alcune chiavi non vengono usate e spiegate così tanto. In generale il modo in cui vengono mostrate le chiavi è interessante e non banale.

Chiavi Grafiche

E se parliamo di rappresentazione, spendiamo anche due parole sui disegni di Rodríguez. Ai disegni per tutta la serie, Rodríguez ha uno stile a tratti cartoonesco, amplificato da colori chiari e dalle poche chine. Non aspettatevi oscurità tipiche di fumetti horror.

Paga forse una certa ripetitività nella rappresentazione dei visi, compensata da una grande capacità espressiva, cruciale per una storia come detto anche di sentimenti.

Personalmente il suo stile l’ho trovato perfetto nel rappresentare la storia in tutti i suoi registri. La serie passa da momenti più sovrannaturali ad altri più intimi, passando per diverse scene molto violente e momenti più leggeri.

Rodríguez ha come punto di forza un grande senso dello storytelling, cioè la capacità di usare i disegni per raccontare una storia, cruciale per un fumetto. Hill sembra quasi volerlo sfidare per vedere fino a che punto il disegnatore sarà in grado di seguirlo.

Ad esempio a metà serie ci sono delle storie apparentemente autoconclusive, ognuna scritta e disegnata in uno stile diverso, talvolta ispirato ad artisti particolari o a generi. Mi sono trovato a leggere una storia in stile Calvin & Hobbes in un fumetto horror e non posso che applaudire il risultato, soprattutto perché coerente con la serie.

Concludendo

Di Locke & Key ne avevo sentito parlare da tempo, ma non mi ero mai interessato, perché di solito non mi interessa molto l’horror. Mi sono ritrovato a leggere invece una storia appassionante e umana, nonostante resti chiaramente una storia horror. Con tanti personaggi che bucano la pagina e degli adolescenti scritti in modo vero (una rarità), Locke & Key è forse la miglior versione cartecea di storie alla Stranger Things, senza la deleteria nostalgia anni ’80.

Edizione

La saga completa di Locke & Key è uscita in sei volumi IDW Publishing, raccolti anche in un cofanetto. In Italia i volumi sono ad opera di Magic Press e sono in tutto e per tutto identici alle versioni americane. Esiste anche un settimo volume che raccoglie storie autoconclusive che non fanno parte della saga principale.

Nerdando in Breve

Un viaggio tra segreti di famiglia e dolori della crescita, con annessa minaccia di mostri lovecraftiani, Locke & Key è un fumetto che ti resta dentro.

Nerdandometro
4.8 out of 5 stars (4,8 / 5)

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