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Nove sfumature di Nerd – Blade Runner

È stato, e per molti versi lo è ancora, il mio film preferito. Una pietra miliare del mio avvicinamento al mondo nerd, e manifestazione di un certo tipo di fantascienza, disperata e malinconica, nichilista e rassegnata, che ha sempre incontrato le mie corde.
Non potevo quindi esimermi dallo scrivere un pezzo su questo capolavoro assoluto che, nonostante gli anni, non accenna a dar segni di invecchiamento.

Ora che è arrivato il novembre 2019, in cui è ambientato il film, ecco quindi nove motivi per amarlo, riscoprirlo e viverlo ancora una volta.

I lavori in pelle

Chi vuole un replicante in casa? Non un elettrodomestico, stile uomo bicentenario, ma proprio uno come Pris (Daryl Hannah) con cui fare le peggio cose a nostro uso e capriccio?
Tanto sono oggetti, giusto?

Ecco il motore della storia: gli elettrodomestici iniziano ad avere le palle piene degli umani. Sono i nuovi schiavi, hanno cinque anni di vita, e durante questi anni devono obbedire senza fiatare agli umani che li hanno creati.
Peccato che siano superiori a loro in tutto, e nel momento in cui se ne rendono conto, per noi mortali sono dolori.
Si comincia con pochi ribelli, si finisce con Skynet.

È la grande metafora che nasconde malamente la storia dell’umanità: il più forte comanda e sfrutta il più debole, anche se poi debole non è. E quando si ribella, l’uomo è costretto a cambiare le proprie posizioni. È già successo, molte volte. Continuerà a succedere.

La fotografia

Una delle due cose più belle ed emozionanti di questo film. La pioggia incessante, le luci al neon, la sovrappopolazione, l’inquinamento incessante. Blade Runner è ambientato in un mondo malato, morente, disperato. Ovunque spazi lo sguardo, tutto è morto o morente, privo di speranze, che si trascina come può in attesa della propria fine.

Vangelis

E questa è la seconda: la colonna sonora dei Vangelis, e in primis il sax di “Love theme from Blade Runner”, sono entrati di diritto nella storia della musica (e delle colonne sonore). Difficile immaginare un connubio meglio riuscito tra questa fotografia e questa colonna.
Capolavoro assoluto.

Dammi una copia su carta di questo

Ammettiamolo: chi mai non ha desiderato avere una macchina fotografica tridimensionale che ti consente di entrare nelle foto, girare gli angoli, spostare i soggetti, e vedere dietro?
Tra le tante cose fenomenali del film, questa è la più eclatante a mio avviso, e quella che vorrei avere sul comodino.

7 versioni per un delitto

Il delitto ovviamente è quello di aver tolto la voce narrante. Lo so, sto andando controcorrente, fuori dal coro, bestemmie e blasfemie e come se non bastasse Ridely Scott mi maledirà in eterno.
Pazienza: sono cresciuto con la primissima versione, quella con il voiceover che ti accompagna passo per passo in un film davvero di difficile comprensione, e quella è la MIA versione di Blade Runner.
Non che le altre non mi piacciano e ammetto che Harrison Ford ha recitato quel voiceover davvero male… ma non il suo doppiatore, che ha invece contribuito a renderlo a tutto tondo.
E poi a me è piaciuto il lieto fine.

Sette versioni, quindi, tra director’s cut, final cut, domestic cut, international cut… Unicorni che entrano o escono di scena, occhi che brillano o che non lo fanno. Insomma: ignorate le 5 in mezzo e guardatevi solo la prima e l’ultima, ove a parte il finale tagliato e il già citato voiceover, a cambiare è la natura di Deckard: umano nella prima (innamorato di un androide in fuga verso una vita normale), replicante nell’altra (mano per mano verso un destino comune con l’altra replicante e verso una fine repentina).

Lacrime nella pioggia

Alzi la mano chi non ha mai sentito, almeno una volta, lo struggente monologo finale di Roy, a cui il compianto Rutger Hauer ha dato il proprio contributo manipolando il testo.
È l’emblema del dramma dei replicanti, che poi è quello anche di noi umani: quando arriveremo alla fine dei nostri giorni e tireremo le somme di quanto fatto, anno dopo anno, la domanda che resterà è sempre la stessa “cosa resterà di noi“? Cosa resterà delle cose che abbiamo visto, vissuto, conosciuto?
È l’unico, enorme, mistero della vita. Non tanto se dopo ci sia o meno qualcosa, ma a cosa siano serviti anni di affanni se poi tutto deve finire, spegnersi, perdersi per sempre in un mare d’acqua in cui la nostra intera vita altro non è che un goccia destinata a perdersi.

Le curiosità

Nel corso di questi anni sono molte le curiosità che sono state raccolte sul film e sulla sua produzione. Ormai non sono un vero segreto per nessuno: dalle litigate tra Harrison Ford e Ridley Scott, agli occhi arancioni per i replicanti, o che il protagonista doveva essere Dustin Hoffman. Insomma: non fanno più notizia, e, a dirla tutta, questo sviscerare a tutti i costi le pieghe della produzione a mio avviso tende un po’ a snaturarne la magia.
La verità è che ogni film ha tonnellate di curiosità e particolarità, il fatto che stiamo parlando di un capolavoro fa sì che si vada a caccia di ogni particolarità che lo circonda.

Con questo è tutto, ma se non riuscite proprio a staccarvi e ne avete bisogno ancora ed ancora… beh, lasciate perdere il pessimo Blade Runner 2049 e recuperate invece il videogioco, targato anni ’90, in cui guideremo un blade runner a caccia di replicanti negli stessi ambienti del film, e con la stessa splendida voce narrante: Michele Gammino.
E oltretutto ci fa giocare con il test Voight-Kampf e la macchina fotografica 3D.

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